UNA COPPIA GAY IN UN TERRIBILE CALVARIO

Caro Project,
mi ha fatto veramente piacere poter parlare con te ieri sera, ne avevo assoluto bisogno e accolgo con entusiasmo l’idea di riportare il discorso di ieri in una mail che poi potrai inserire nel forum.

Ho 31 anni, nella mia vita sono sempre stato convinto di avere mille problemi, dall’idea che non avrei mai trovato un ragazzo che mi amasse all’idea di non essere fisicamente e psicologicamente all’altezza di un compagno serio e a tante altre cose. Per quelle cose mi ci sentivo male, mi sentivo una nullità e pensavo di avere sperimentato il peggio, le situazioni più problematiche della vita, poi ho conosciuto un ragazzo e piano piano, senza colpi di fulmine, abbiamo cominciato a volerci bene. Non so che cosa ci abbia portato a metterci insieme ma è successo.

Per molto tempo non abbiamo potuto convivere, perché non ne avevamo la possibilità, in teoria siamo stati solo due buoni amici, ma in realtà eravamo una coppia. Non ci vedevamo ogni giorno, e capitava che magari in una settimana ci vedessimo solo una volta, ma quando stavamo insieme stavamo veramente bene, abbiamo imparato a volerci bene, a capirci, a fidarci uno dell’altro. Io pensavo di avere trovato la mia serenità e credo che lo pensasse anche lui, ma, improvvisamente lui ha cominciato ad accusare dei disturbi, è andato dal medico che lo ha mandato dallo specialista e ha fatto degli esami strumentali molto approfonditi ed è emerso che il mio ragazzo ha un problema di salute molto serio. Non entro in dettagli, ma è stato veramente un fulmine a ciel sereno.

Al momento ha disturbi abbastanza sopportabili, ma non sarà sempre così e ce lo hanno detto, adesso lui ha cominciato il suo percorso di malattia, che, a parte la gravità della cosa in sé, gli creerà grossissimi problemi anche col lavoro, perché è dipendente di una grossa azienda privata e quando per fare terapia dovrà assentarsi dal lavoro rischierà il licenziamento. Per mia fortuna io ho un buon lavoro e se dovesse servire potrei dargli una mano. Al momento lui non ha detto nulla della malattia ai suoi genitori, che sono anziani e malandati e vivono con lui, non vuole preoccuparli, ma prima o poi si renderanno conto che c’è qualcosa che non va.

I miei genitori conoscono il mio ragazzo, che è stato tante volte a casa mia con loro, ma pensavano che fosse solo un amico. Qualche tempo fa, mio padre, che ha 70 anni, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Si vede che non sei tranquillo, che c’è che non va?” E io gli ho detto tutto, che ero gay e che il mio ragazzo stava male e lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Su me e su tua madre, ci potete contare sempre e per qualsiasi cosa.” Mi sono sentito un po’ confortato ma avrei voluto che a sentirsi confortato fosse il mio ragazzo, che invece con i suoi genitori non può parlare.

Mio padre mi ha chiesto dell’ospedale dove va il mio ragazzo, dei medici che lo seguono e ha detto che sono gente seria, lui conosce quegli ambienti perché anche lui ha avuto problemi oncologici, adesso sotto controllo.

Ho modificato i miei orari di lavoro per poter essere accanto al mio ragazzo il più possibile, lo accompagno al lavoro e vado a riprenderlo, lo accompagno sempre all’ospedale, al medico che lo segue abbiamo detto che siamo una coppia e non ha fatto una piega.

Mio padre a un certo punto ha chiamato Stefano al telefono e Stefano è venuto a pranzo a casa mia, è una cosa che è successa tante volte, ma questa volta mio padre ha detto a Stefano una cosa che lui non si aspettava: “Luigi mi ha detto tutto e noi (cioè lui e mia madre) abbiamo pensato che potreste stare meglio se poteste avere una vostra privacy e una vostra vita autonoma, e allora abbiamo pensato che potreste stare in questo appartamento, noi ce ne possiamo andare in una casetta che abbiamo al paese, che è a solo 15 chilometri da qua, però poi i tuoi genitori resterebbero soli e magari la prenderebbero male, non so … Tu che ne pensi?” Stefano era perplesso e non sapeva che cosa dire e anche io, in realtà. Avrebbe dovuto andare via dalla casa dei genitori e la cosa sembrava proprio irrealizzabile. Mio padre, viste le perplessità, non ha insistito e ha detto solo: “La proposta è sempre valida, se decidete di metterla in pratica, si fa in due giorni al massimo”.

Quando ho riaccompagnato Stefano a casa sua e ci siamo separati, lui ha pensato che se fosse stato con me nella stessa casa sarebbe stato più tranquillo, anche per la malattia, perché i suoi non sapevano nulla e in caso di necessità non avrebbero saputo che cosa fare. Mi ha detto: “Devo provare a farlo accettare ai miei genitori, ma loro hanno anche mia sorella e non rimarrebbero comunque soli … vediamo che succede.” Dopo nemmeno una settimana, i miei sono andati a vivere in paese e Stefano si è trasferito a casa mia. Era felice di stare con me, era anche quello un modo di realizzare un sogno, ma alla base di tutto c’era una terribile malinconia. Vedevo Stefano sorridente e apparentemente tranquillo ma avevo paura del trascorrere del tempo, mi sembrava tutto effimero e paurosamente instabile.

Al momento la situazione è questa, Stefano fa controlli in ospedale ogni due mesi, i medici non si sbilanciano, decideranno loro che cosa fare passo dopo passo, io mi porto dentro un’angoscia terribile e penso a quello che può provare Stefano, noi parliamo di tutto, meno che della malattia, il che significa che sta provando a rimuoverla e a non farsi condizionare troppo.

Io mi sento in imbarazzo soprattutto per il sesso, ti giuro, Project, non so mai come comportarmi, prima non avevamo mai avuto problemi, veniva tutto da sé in modo spontaneo, adesso lanciare l’idea mi sembra inopportuno, ma alla fine questo è pure un discorso stupido. Lui ogni tanto prende l’iniziativa, raramente arriviamo al sesso, nella maggior parte dei casi ci limitiamo a sorridere e a passare oltre. È diverso per le coccole, adesso c’è molta più tenerezza di prima, un po’ per compensare la diminuzione netta della sessualità e soprattutto, penso, perché adesso abbiamo una intimità nostra, abbiamo una casa nostra e possiamo accoccolarci uno appoggiato all’altro a vedere la televisione o semplicemente a sentire che ci siamo e che ci vogliano bene.

Project, mai avrei pensato di dover affrontare una situazione come questa, che mi mette alla prova in modo violento a livello emotivo. Ho il terrore del futuro, i medici non incoraggiano ma non scoraggiano nemmeno, parlano della fase di terapia verso la quale si sta andando ma non parlano mai di prospettive a lungo termine. Io non faccio domande quando andiamo insieme in ospedale. Stefano chiede qualcosa e io cerco di memorizzare le risposte del dottore e di rimettere insieme i pezzi del puzzle per capire qualcosa in più. Ci siamo imposti di non andare a leggere Wikipedia e di lasciare fare ai medici il loro lavoro.

Qualche volta al mattino mi sveglio accanto a Stefano e mi metto a pregare per Stefano, e io non sono mai stato religioso, però adesso un conforto nelle idee della religione ce lo trovo. Di questo non posso parlare con Stefano, non tanto perché lui è radicalmente razionalista e non credente, ma perché per lui sarebbe come una ulteriore conferma che io considero insormontabile il suo problema di salute. Anche lui, secondo me, non vede affatto prospettive favorevoli, ma non ne parla mai. Certe volte, quando ci abbracciamo, mi chiedo che cosa stia pensando ma ovviamente lui non dice nulla. Quei momenti di silenzio sono intensissimi, il nostro modo di stringerci le mani è già molto eloquente. Anche questo è essere gay e io non lo avevo mai immaginato.

Adesso mi rendo conto di quanto fossero assurdi i problemi che avevo qualche anno fa, adesso ho fatto un bagno di realtà che mi ha messo a contatto con la natura umana nella sua fragilità. Sto imparando delle lezioni durissime, so solo che amo Stefano, che non lo lascerò mai solo, non voglio pensare a un futuro senza Stefano, la sola idea mi fa venire da piangere, perché lo vedo accanto a me sereno che mi stringe la mano, sento la sua voce un po’ esitante e lo vedo anche sorridere, è lui che cerca di non farmi pensare e di farmi coraggio.

Adesso siamo a questo punto, Project, e il resto non lo conosce nessuno. Mi sento profondamente malinconico, mi sento una piuma portata dal vento. I miei cercano di essere presenti e di rasserenare un po’ l’atmosfera, trattano Stefano come se fosse un figlio loro, questo consola un po’, ma la malinconia terribile di fondo resta. Io amo Stefano anche perché ha una dignità anche in questa situazione, e non si chiude in se stesso, accetta di condividere le sue angosce con me, senza troppe parole ma con tanto amore.
Chiudo qui, Project, perché non riesco ad andare avanti.
Luigi

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6739

UNA COPPIA GAY IN UN TERRIBILE CALVARIOultima modifica: 2018-10-16T18:13:56+02:00da gayproject
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