11/05/2012
SESSUALITA' E AFFETTIVITA' GAY
L’analisi dei dati emergenti dalle statistiche di Progetto Gay conferma un fenomeno che si rileva assai spesso parlando con i ragazzi gay e cioè che la sessualità gay si manifesta molto più facilmente nella sua dimensione strettamente sessuale che in quella affettiva. A questo scopo è sufficiente osservare le statistiche relative all’orientamento affettivo, alla masturbazione e all’uso della pornografia. Esaminiamo le distribuzione delle risposte alla domanda:
Orientamento affettivo percepito
tra le possibili risposte;
1 All'inizio mi sono innamorato di ragazze ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
2 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
3 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma penso che di qualche ragazza potrei anche innamorarmi
4 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma con certe ragazze sto proprio benissimo
5 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazzi ma anche di qualche ragazza
6 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazzi
7 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze
8 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
9 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazze
10 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazze ma anche di qualche ragazzo
11 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma con certi ragazzi sto proprio benissimo
12 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma penso che di qualche ragazzo potrei anche innamorarmi
13 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze
14 All'inizio mi sono innamorato di ragazzi ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazze

Come si vede, la tendenza ad innamorarsi di ragazze in modo esclusivo è il 23,19% mentre la tendenza ad innamorarsi in modo esclusivo di ragazzi (somma delle bande 1 e 2) è 29,67. Si può notare che il 10,97% dei ragazzi (banda 1) dice di essersi innamorato all'inizio di ragazze ma di aver finito per innamorarsi solo di ragazzi, quindi la conversione affettiva da etero a gay è circa all'11%, mentre nessun ragazzo afferma di essersi innamorato all'inizio di ragazzi e di aver finito per innamorarsi solo di ragazze, quindi la conversione affettiva da gay a etero è sostanzialmente nulla. Questo fenomeno è una misura dei condizionamenti che l'educazione o l'assenza di educazione sessuale induce nelle persone.
Esaminiamo ora la distribuzione delle risposte alla domanda relativa alla masturbazione:
Orientamento sessuale della masturbazione
tra le possibili risposte;
1 All'inizio mi masturbavo con fantasie etero ma ora lo faccio solo con fantasie gay
2 Mi masturbo solo con fantasie gay
3 Mi masturbo solo con fantasie gay, ogni tanto ho anche fantasie etero ma non collegate alla masturbazione
4 Mi masturbo con fantasie gay ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazza
5 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie gay, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazza
6 Mi masturbo prevalentemente con fantasie gay ma qualche volta anche pensando alle ragazze
7 Mi masturbo indifferentemente sia pensando ai ragazzi che alle ragazze
8 Mi masturbo pensando ai ragazzi o alle ragazze a seconda dei periodi
9 Mi masturbo prevalentemente con fantasie etero ma qualche volta anche pensando ai ragazzi
10 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie etero, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazzo
11 Mi masturbo con fantasie etero ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazzo
12 Mi masturbo solo con fantasie etero, ogni tanto ho anche fantasie gay ma non collegate alla masturbazione
13 Mi masturbo solo con fantasie etero
14 All'inizio mi masturbavo con fantasie gay ma ora lo faccio solo con fantasie etero

Come si vede, ma masturbazione con fantasie esclusivamente etero è al 12,22%, mentre quella con fantasie esclusivamente gay (banda 1 più banda 2) arriva al 39,90%. Il che significa che una significativa percentuale di ragazzi afferma di innamorarsi in modo esclusivo di ragazze ma si masturba con fantasie gay e questo è un esempio tipico di dissociazione della sessualità dall'affettività.
L'esame della tabella relativa all'uso della pornografia conferma la netta prevalenza della ricerca di pornografia gay come supporto alla masturbazione.
Uso della pornografia
tra le possibili risposte;
1 Non faccio mai uso di pornografia
2 Qualche volta vado su siti porno etero ma solo per curiosità
3 Qualche volta vado su siti porno gay ma solo per curiosità
4 Qualche volta vado su siti porno sia etero che gay ma solo per curiosità
5 Uso prevalentemente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
6 Uso prevalentemente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
7 Uso sia siti porno etero che siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
8 Uso esclusivamente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
9 Uso esclusivamente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
10 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia etero, ci sto sopra tutto il tempo che posso
11 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia gay, ci sto sopra tutto il tempo che posso
12 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia sia etero che gay e ci sto sopra tutto il tempo che posso
13 La pornografia etero per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno etero e non riesco a farne a meno
14 La pornografia gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno gay e non riesco a farne a meno
15 Tutta la pornografia sia etero che gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno e non riesco a farne a meno

L'esame della tabella relativa alla sessualità effettiva di coppia evidenzia come i ragazzi che hanno fantasie masturbatorie esclusivamente o prevalentemente gay formano comunque coppie etero in un una percentuale significativa di casi.
Sessualità effettiva di coppia
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai avuto rapporti sessuali né etero né gay
2 All'inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazze ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazzi
3 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi
4 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi nonostante qualche fantasia etero
5 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi ma sono attratto anche dalle ragazze
6 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazzi ma qualche volta anche con ragazze
7 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazzi ma anche con ragazze
8 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze
9 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
10 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazze ma anche con ragazzi
11 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazze ma qualche volta anche con ragazzi
12 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze ma sono attratto anche dai ragazzi
13 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze nonostante qualche fantasia gay
14 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazze
15 All'inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazzi ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazze

Dato che le gradazioni significative sono 14 sia sulla tabella dell'orientamento affettivo che su quella della masturbazione e e su quella della sessualità di coppia, e corrispondono a suddivisioni analoghe, si può concludere che la bisessualità emerge chiaramente come un fenomeno rilevante nella masturbazione (la zona centrale del relativo diagramma ha un suo massimo) mentre emerge molto meno in dimensione affettiva ed è praticamente assente nella sessualità di coppia. La bisessualità è vissuta come desiderio nella masturbazione, ma non è vissuta a livello affettivo né, sostanzialmente, a livello di coppia.
Nei colloqui coi ragazzi emergono due aspetti tipici e complementari della polarizzazione prevalentemente sessuale della omosessualità, il primo aspetto emerge in fase di accettazione o meglio sarebbe dire di emersione della omosessualità nei ragazzi che provengono da esperienze etero e il secondo si rileva invece in ragazzi che hanno ormai superato la fase di accettazione.
1) Quando un ragazzo che è abituato a vivere una affettività e una sessualità gay avverte per le prime volte la presenza di contenuti gay nella masturbazione tende a sminuirne il significato, degradando il fatto a fenomeno strettamente legato alla masturbazione senza alcun riflesso nella vita affettiva e nella vita sessuale di coppia. Come abbiamo visto, questo fenomeno è ampiamente confermato dalle statistiche. Da qui il tentativo di evitare la masturbazione perché sarebbe in chiave gay e di cercare una sessualità compensatoria attraverso l'intensificazione della sessualità e dell'affettività etero. Quando però il ragazzo si rende conto che la presenza di fantasie gay, anche represse, finisce per mettere comunque in crisi la sa sessualità etero, per toglierle l'alone magico e qualche volta per degradarla a puro comportamento abitudinario, lì comincia la vera presa di coscienza della propria sessualità gay. Il cammino che ho riassunto in poche parole può durare mesi o anni, non è affatto lineare ed è profondamente condizionato dalle situazioni ambientali e familiari dei ragazzi.
2) Quando un ragazzo è ormai perfettamente consapevole di essere gay, capita spesso che tenda comunque a vivere l'omosessualità esclusivamente o quasi esclusivamente in dimensione sessuale e che si renda conto di non essere capace di aprirsi ad una dimensione affettiva vera verso con un altro ragazzo. Tutto questo provoca delle difficoltà nell'avvicinare altri ragazzi. L'abitudine a rimuovere l'affettività della omosessualità, maturata nella fase di emersione e consolidata successivamente dalla pornografia, tende trasformarsi in incapacità di innamorarsi di ragazzi. In situazioni del genere purtroppo la soddisfazione affettiva di fatto non c'è e la ricerca alla sostituzione affettiva in campo etero rappresenta nello steso tempo una valvola di sfogo rispetto al disagio e un impedimento per lo sviluppo di una affettività gay.
Riporto qui di seguito due brani di mail (previa autorizzazione degli autori) che possono illustrare in modo più diretto le due situazioni delineate.
Alberto, 25 anni - "La storia secondo me è semplice, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, proprio non ho mai desiderato di stare con un ragazzo vero. Le fantasie sessuali sui ragazzi sono un'altra cosa, ma anche quelle sono abbastanza recenti, più o meno un anno, prima mi masturbavo solo pensando alla ragazze e non era nemmeno un gran cosa, poi girando su internet sono capitato su un sito gay e lì non ho capito più niente, è un po' l'idea che le reazioni sessuali di un ragazzo le conosco perfettamente, non lo so ma ho proprio scoperto la sessualità ad un altro livello di intensità, però io non mi innamorerei mai di un ragazzo, una vita vicino a un ragazzo non la voglio proprio, io voglio stare con la mia ragazza perché ci amiamo, mi vuole bene, vuole stare sempre con me e io mi sento cercato, amato, coccolato. La sessualità con lei certe volte va proprio bene ma certe volte quando stiamo insieme mi chiedo se mi piace veramente e temo che la risposta sia no, ma questo mi fa cadere in uno sconforto che non ti so descrivere. Io non sono mai stato gay e non voglio diventarlo, la cosa sessualmente mi attira ma in modo molto relativo e diciamo così, tutto sessuale, ma io ho bisogno di una ragazza, della tenerezza di una ragazza e poi voglio una famiglia, dei figli, una vita normale."
Mimmo, 27 anni - "Sono stato con tre ragazzi, sessualmente intendo, solo masturbazione reciproca, il resto non mi attira troppo ma questo sì, a livello sessuale tutto ok, ma quello che mi spaventa è che alla fine io per questi ragazzi non provo niente. Loro credono che io sia innamorato perché facciamo un po' di sesso, per loro funziona così, per me no. E' pazzesco ma quando ho fatto sesso con loro, alla fine, mi è venuta l'idea che forse stavo meglio quando stavo con la mia ragazza, meglio cioè mi sentivo più capace di amare. La mia ragazza mi faceva una tenerezza enorme, anche questi ragazzi, almeno un po' mi fanno tenerezza, ma direi che più che altro è pena più che tenerezza, perché penso che dalla vita non avranno nulla. In certi momenti mi sono sentito proprio un verme, cioè facevo sesso con loro e li illudevo e non sapevo nemmeno perché. Project, ce la farò mai a innamorarmi veramente di un ragazzo? Io prima forse non ero etero, é possibile, ma mi sentivo innamorato, sessualmente un po' meno ma comunque non era male, adesso col sesso va alla grande ma mi sento proprio arido e la consonanza con questi ragazzi non la sento proprio. Insomma non mi sento né carne né pesce, per il sesso sono gay ma non riuscirò mai ad innamorarmi di un ragazzo".
22:44 Scritto da: gayproject in AMORE GAY, FORUM PROGETTO GAY, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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26/04/2012
EDUCAZIONE SESSUALE GAY
Questo post è dedicato alla educazione sessuale con particolare riguardo alla educazione sessuale dei ragazzi gay. Parto da una osservazione concreta. Nel parlare quotidianamente di sessualità con ragazzi gay di tutte le età, riscontro sistematicamente i danni provocati da una educazione sessuale distorta o meglio sarebbe dire dalla totale assenza di una educazione sessuale che possa essere degna di questo nome. Ancora oggi, nel 21° secolo ormai inoltrato, i ragazzi hanno ancora delle sessualità un concetto legato a tabù di vario tipo, la sessualità è vista non come una realtà ordinaria, vissuta quotidianamente da tutti, ma come una specie di territorio nello stesso tempo affascinante e proibito al confine tra il gioco e l’affettività, un territorio che attira e nello stesso tempo intimorisce, che promette cose meravigliose ma che può provocare fortissime delusioni. Questa visione della sessualità come realtà che deve restare nascosta perché porta in sé una nota forte di trasgressione, dato che tutto quello che ha a che vedere col piacere sessuale appare intrinsecamente trasgressivo, è ancora profondamente radicata specialmente tra i ragazzi più giovani e tende piano piano ad affievolirsi con l’andare degli anni. È molto più facile parlare seriemente e senza tabù di sessualità con un ragazzo tra i 35 e i 40 anni che con un ragazzo intorno ai 20 anni che è ancora profondamente condizionato da modelli comportamentali e di interpretazione di origine esterna. Ci sono ancora oggi parecchi ragazzi ventenni che non hanno un’idea realistica di come gli altri vivano la sessualità e che, quindi, tendono a considerarsi unici e a vedere la propria sessualità come anomala o affetta da qualcosa di patologico quando di anomalo o di patologico non c’è assolutamente nulla. Aggiungo che ci sono ragazzi 20enni letteralmente terrorizzati dall’idea che qualcosa della loro sessualità possa trapelare ai loro genitori. In certi ambienti, ancora oggi, i ragazzi gay subiscono delle vere forme di violenta repressione che li induce purtroppo a fare scelte che nel tempo si dimostreranno devastanti per la loro vita affettiva e per il loro equilibrio personale. Mi capita di parlare con ragazzi di oltre 20 anni che non hanno mai avuto prima nessuna possibilità di parlare seriemente della loro sessualità. Parlare con questi ragazzi permette di capire la profondità del loro disagio e la necessità che hanno di essere rassicurati e di poter guardare il futuro con una speranza concreta. Per uscire da certi ambienti e guadagnarsi una vera autonomia ci vuole uno sforzo enorme e questi ragazzi sono spesso del tutto abbandonati a se stessi e scoraggiati in ogni loro tentativo di emanciparsi e di costruirsi una prospettiva migliore. Molto spesso le famiglie o sono assolutamente incapaci di rendersi conto delle difficoltà dei figli o sono portare a considerare prioritario che si segua il modo di vivere tradizionale per mantenere una onorabilità almeno di facciata davanti alla gente. In certi ambienti, ancora oggi, un ragazzo 20enne non può permettersi di non avere una ragazza se non vuole essere sostanzialmente emarginato. Lo stato di sofferenza provocato da queste situazioni è veramente pesante. Qui non solo non c’è una educazione sessuale alla libertà e alla responsabilità ma c’è una vera forma di violenza educativa che non propone ma impone, con forme pesantissime di ricatto mascherato, modelli coercitivi di comportamento. A questo atteggiamento impositivo si contrappone quello di completo disinteresse che è invece caratteristico di ambienti che si ritengono più aperti e liberi. Va sottolineato che, per i ragazzi, parlare seriemente di sessualità e chiarire i propri dubbi in questa materia è fondamentale e l’assenza di qualsiasi forma di confronto finisce per indurli a cercare il confronto lontano dalla dimensione del quotidiano, negli ambienti che, per l’etichetta gay che portano, appaiono i più adatti al confronto in tema di sessualità. Parlo in primo luogo della pornografia, che presenta modelli apparentemente gratificanti e semplici ma dotati di una forza di persuasione ben al di là di quella delle parole. Negli anni passati la pornografia in internet si presentava con criteri di forte aggressività e in forme molto stereotipate, l’accesso ai siti era in genere a pagamento e la presenza di dialer per addebitare all’utente spese telefoniche molto alte era un deterrente che aiutava a tenere la grande maggioranza dei ragazzi fuori da quegli ambienti. Oggi le cose sono cambiate, i siti porno gratuiti sono molti (si finanziano esclusivamente con la pubblicità a tema) e recentemente si stanno diffondendo i blog creati da singoli utenti per raccogliere foto dal web e per ri-pubblicarle, è il fenomeno del re-blogging, che ha un particolare significato quando si parla di siti erotici (qui non si parla esplicitamente di pornografia ma di contenuti attinenti la sessualità anche in modo più largo, come foto di nudo o candid con qualche interesse sessuale). Il re-blogging ha portato alla creazione di siti che ormai della vecchia pornografia pesante presente su internet anni fa hanno decisamente ben poco, sono gestiti con buon gusto, alcune volte non hanno finalità commerciali e non c’è da meravigliarsi che abbiano un pubblico in progressivo aumento. Anche questi blog a tema erotico però presentano inevitabilmente modelli di comportamento. La pornografia e oggi anche il re-blogging di contenuti erotici costituiscono per parecchi ragazzi gay il modello sessuale di riferimento, in qualche modo la vera educazione sessuale. Va tenuto presente che l’approccio dei ragazzi con la pornografia è molto precoce e che in genere il primo contatto avviene tra i 13 e i 14 anni, quindi in un’età estremamente recettiva rispetto ai contenuti attinenti alla sessualità. L’uso della pornografia è strettamente connesso con la masturbazione ed è, al massimo, argomento di discussione con i coetanei, ma questo accade soprattutto per i ragazzi etero, per i quali parlare di queste cose con i loro amici è comunque possibile e non rischioso, per i ragazzi gay è invece facile rendesi conto dai discorsi degli altri ragazzi che la sessualità di quei ragazzi è un’altra ed è facile dedurne l’errata conclusione che nella propria sessualità c’è qualcosa di sbagliato. I ragazzi etero arrivano a parlare tra loro della loro sessualità, della pornografia e della masturbazione e questo consente loro di rendersi conto del loro essere come gli altri. Per un ragazzo etero i messaggi provenienti dalla pornografia sono filtrati attraverso i discorsi con gli amici ed hanno una valenza meno importante che per i ragazzi gay che su quegli argomenti non hanno una possibilità di confronto interpersonale. Aggiungo che i primi rapporti sessuali dei ragazzi etero sono in genere notevolmente più anticipati dei primi rapporti dei ragazzi gay e si presentano come una specie di patente da adulto, per i ragazzi gay invece, la masturbazione sulla base della pornografia sostituisce la sessualità vissuta con persone reali per periodi molto lunghi e finisce per consolidare i modelli offerti dalla pornografia. C’è poi un altro elemento che gioca nettamente a sfavore dei ragazzi gay. Un ragazzo etero può ammettere anche in famiglia di avere una simpatia per una ragazza e può vederla anche a casa sua, alla presenza dei genitori, che in genere vedono la cosa con occhio benevolo purché non si vada troppo oltre almeno in modo visibile. I genitori sanno bene, anche se fingono di non saperlo, che i figli e le figlie hanno una loro vita sessuale anche se giovanissimi, ma danno tutto questo per ovvio e scontato, in sostanza non se ne meraviglierebbero affatto. Per un ragazzo gay invece la sessualità è fin dall’origine qualcosa da nascondere, da tenere in una dimensione privatissima di assoluta invisibilità, relegata ai momenti in cui nessuno può intervenire. Per un ragazzo gay, le opportunità di parlare seriamente di sessualità gay sono molto ristrette almeno fino ai 18 anni, poi, anche attraverso internet si arriva, talvolta pericolosamente, a situazioni in cui è possibile parlare anche di sessualità gay, ma spesso i contesti sono i meno appropriati e sono quelli legati alle chat erotiche e ai siti di incontri in cui i discorsi sono finalizzati agli incontri e le possibilità vere di confronto serio sono decisamente ridotte. L’educazione sessuale dei ragazzi gay presenta una enorme complicazione che consiste nel fatto che, purtroppo, non esiste di fatto una società matura capace di integrare l’omosessualità, in questo senso una educazione a comportamenti liberi, che sarebbe in assoluto la più desiderabile, finirebbe per essere dannosa per lo steso ragazzo e lo metterebbe seriamente a rischio in ambienti in cui l’omofobia è ancora profondamente radicata. I discorsi sulla sessualità servono certamente a creare un confronto ma anche e soprattutto a fare diminuire l’ansia, ed evitare l’idea che la sessualità, e quella gay in particolare, sia una specie di successione di tappe obbligate. Parlare serve a sdrammatizzare, a togliersi dalla mente l’idea di “avere un problema” di essere “un po’ anomalo”, di dover per forza trovare una spiegazione a tutto, di dover interpretare qualsiasi pensiero che ci passi per la mente per scoprirne i risvolti più riposti. Parlare di sessualità serve a ridimensionare e a riportare le cose in prospettive meno emotivamente condizionate, a capire che la sessualità è una cosa complessa e che ciascuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi e suoi condizionamenti che vanno accettati per quello che sono.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=2413
17:33 Scritto da: gayproject in AMORE GAY, FORUM PROGETTO GAY, RIFLESSIONI GAY, RIFLESSIONI SULL'AMORE, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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24/04/2012
GAY E CAPACITA' DI SCELTA
Questo post intende trattare di una capacità, non scontata, ma fondamentale, e cioè della capacità di correggere le proprie scelte. I gay, come tutte le persone di questo mondo, sono soggetti a tentazioni di varia natura. Ci sono ragazzi che possono subordinare le scelte affettive a questioni di ruolo sociale, di opportunismo o anche di utilità economica, altri possono mettere un crisi rapporti consolidati da anni per un’avventura di una notte, altri possono finire per adeguarsi alle richieste sociali al punto da sacrificare la propria sessualità. Tutti questi comportamenti vanno capiti “in situazione” cioè dal punto di vista specifico di chi li mette in pratica e in relazione a tutto il vissuto precedente. Si tratta spesso di scelte sbagliate, indotte in buona parte da fattori esterni, che rischiano di provocare conseguenze anche molto pesanti. Partiamo da un presupposto: si può sbagliare, le debolezze sono tante. L’attrazione per il denaro, per il ruolo sociale o per il sesso esiste ed è forte. Va sottolineato che la qualità di una persona non si rileva nel suo non sbagliare mai, che non sarebbe umano, ma nella capacità di correggere i propri errori e di fare delle scelte. Spesso però alle scelte oggettivamente e soggettivamente sbagliate, per le quali cioè si prova anche una sensazione di disagio morale, si aggiunge l’idea che “ormai” non si può tornare indietro e che basta un cedimento per mettere in crisi una persona in via definitiva. Chiediamoci: perché un programma come word è migliore della classica carta e penna per scrivere una lettera? La risposta è una sola: perché usando il computer è possibile correggere facilmente gli errori e migliorare il testo progressivamente. I programmatori sanno bene che nella scrittura di un programma di una qualche complessità si commettono inevitabilmente degli errori e la ricerca e la correzione di questi errori è una fase fondamentale del lavoro che porta alla realizzazione e alla ottimizzazione di un programma. Così accade anche nella vita individuale: inevitabilmente si commettano errori ma è fondamentale che quando, per restare nella metafora informatica, il programma non gira, si eviti la tentazione di azzerare tutto e di distruggere quanto si è costruito fino a quel punto e ci si metta invece di impegno a correggere gli errori e ad aggiustare il tiro. Alcuni punti devono essere sempre tenuti presenti: innanzitutto le scelte, tutte le scelte, anche quelle sbagliate, sono reversibili e sono reversibili in qualsiasi momento. In secondo luogo: la reversibilità delle scelte è assai più agevole se la correzione di rotta è rapida perché con l’andare del tempo le abitudini si consolidano e ci si abitua all’idea molto comoda della irreversibilità e quindi della irresponsabilità morale. Mi fermo su una metafora: non si diventa obesi per aver mangiato un pasticcino in più, ma quando l’abitudine alla trasgressione delle regole della dieta si radica, diventa particolarmente difficile tornare all’osservanza delle corrette regole alimentari. La metafora aiuta anche da un altro punto di vista: mangiare un pasticcino in più può essere gradevole e la tentazione è grande ma continuare senza regola a mangiare pasticcini non solo non porta alla soddisfazione individuale ma porta allo stare male e al convincersi di essere naturalmente destinati all’obesità, il che nella grande maggioranza dei casi non è vero. Le scelte, tutte le scelte, vanno fatte con lo sguardo rivolto al futuro cercando di prevedere responsabilmente le conseguenze a lunga scadenza di quello che si sta per fare. Questo discorso vale innanzitutto per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, ma vale anche per la fedeltà di coppia e per la tendenza a seguire i dettami sociali a scapito della propria affettività profonda. La situazione di disagio morale che prova chi fa scelte sbagliate non deve essere seppellita e giudicata una forma residua di inutile moralismo, ma deve essere vista come un campanello di allarme e come un segnale su cui riflettere per tornare indietro prima di commettere errori ancora più grossi. Il disagio morale che si prova di fonte alle scelte sbagliate che comunque si fanno nella vita è proprio il meccanismo di autoregolazione che consente di correggere gli errori. Espressioni come: “tanto non ci posso fare niente”, “è la mia natura”, “è più forte di me” sono le tipiche espressioni che accompagnano l’acquiescenza al cedimento morale cioè all’abdicazione alla capacità di scelta individuale. Un esempio classico è legato al disimpegno nello studio che viene così inquadrato nella luce di una ineluttabilità “per natura”, ma lo stesso si può dire per la tendenza alla trasgressione nella vita di coppia o per il passivo adattamento a regole sociali che non si condividono. La parola “destino” dovrebbe essere cancellata dal vocabolario perché rappresenta una comoda scusante per ogni forma di disimpegno e di perseveranza in situazioni che comunque si ritengono sbagliate. La morale sta nel non abdicare alla propria capacità di fare delle scelte e quindi nella capacità di tornare indietro e di modificare la propria condizione attraverso l’impegno individuale. Vorrei sottolineare che, tra i gay, non è raro trovare forme di rilassamento morale che, lo sottolineo, non consistono in comportamenti specifici sbagliati in sé, ma proprio nell’abdicazione alla propria capacità di scelta e di impegno in nome della ineluttabilità presunta di un destino o di una natura individuale “sbagliata”. La moralità sta nella capacità di reagire e di non perdere comunque la propria capacità di scelta.
Riporto qui di seguito due mail che illustrano la situazione, previa autorizzazione di chi me le ha mandate.
1/4/2012
Caro Project,
Ho 27 anni, [ - omissis -] Adesso vengo al motivo che mi ha spinto a scriverti: mi sono messo da un anno con una ragazza perché non ne potevo più delle pressioni subdole dei miei e anche perché se non lo avessi fatto gli amici prima o poi sarebbero arrivati a capire come stavano veramente le cose. È una bravissima ragazza e io con lei non sto male e, al limite, penso che ci sia pure un certo coinvolgimento sessuale, però quando vedo certi ragazzi e mi immagino come sarebbe stare con quei ragazzi mi bolle proprio il sangue, è proprio un’altra dimensione, solo che con quei ragazzi non ci potrò stare mai e allora tanto vale provare a stare con questa ragazza, che è pure innamorata cotta di me. Mi fa piacere che sia lei a cercarmi e mi fa piacere vederla, ma non è veramente quello che voglio e di questo ne sono certo. In pratica quando mi trovo ad abbracciarla arrivo a pensare come sarebbe bello se al posto suo ci fosse uno di quei ragazzi che mi attirano veramente. Io ho la netta sensazione di imbrogliare questa ragazza, Il coraggio di parlare chiaro con lei non ce l’ho perché temo che mi sputtanerei davanti a tutto il paese, forse non succederebbe, ma pensarlo mi dà la spinta per continuare ad andare avanti così ma non ti nascondo che certe volte mi sento da schifo perché so che la sto solo usando. Quando ci vediamo, cosa che succede in pratica tutti i giorni, la vedo contenta di vedermi e mi sento proprio a disagio, ma che posso fare? Tanto io in pratica non ho nessuna possibilità di scelta e tanto vale andare avanti così. Alla fine penso che potrebbe anche funzionare, o almeno lo spero. E poi a prendere decisioni radicali non ci riesco proprio è contro la mia natura, la forza per fare scelte definitive non ce l’ho e allora lascio che gli altri le facciano per me e non ci posso fare niente, è più forte di me. Non sono nato leone, sono una pecora e a non seguire il gregge non ce la faccio, non ce la farei mai ad andare da solo contro tutto e tutti. [- omissis -].
11/4/2012
Caro Project,
[- omissis -] Sono riuscito a fare il primo passo e pensavo che non ci sarei mai riuscito. È stato difficilissimo ma sono riuscito a parlare con la mia ormai ex-ragazza. La reazione all’inizio è stata gelida, non se lo aspettava assolutamente, in pratica non aveva capito niente, e lì sono stato proprio malissimo, poi mi ha richiamato nel primo pomeriggio e mi ha chiesto di vederci perché voleva restituirmi i regali che le avevo fatto, la cosa non mi piaceva ma non potevo farci nulla, così ho messo anche io insieme i regali che mi aveva fatto lei e ci siamo visti il pomeriggio, mi ha detto che però la fedina col mio nome voleva tenerla e lì mi è venuto un sorriso spontaneo e lei si è messa a piangere, mi diceva che mi voleva bene ma che capiva che la mia vita sarebbe stata un’altra e che non mi avrebbe dimenticato. Ci siamo stretti le mani per qualche secondo. Io ho cercato di spiegarle le cose dal mio punto di vista ma ha detto che non ce n’era bisogno e ci siamo salutati con un abbraccio che non mi aspettavo. Effettivamente penso che anche io non mi dimenticherò di questa ragazza. Il giorno appresso mi aspettavo che mi chiamasse ma non lo ha fatto e ci sono rimasto male, il sabato successivo ci siamo visti con gli amici ed è stata una bella cosa, con me è stata affettuosa in modo sincero e con gli amici era come se non fosse cambiato nulla, salvo un atteggiamento un po’ più distaccato, ma probabilmente ce ne rendevamo conto solo noi. Insomma, mi sento molto meglio, più libero e soprattutto il fatto che lei abbia capito mi fa stare bene. Il rapporto che c’è adesso è autentico e penso che non si perderà. Questo era probabilmente il passo più difficile ma me ne restano ancora tanti. Cercherò lavoro lontano da qui. So che non è facile trovarlo ma ce la devo mettere tutta. Se resto qui la possibilità di essere me stesso non ce l’avrò mai. Ho cominciato a mandare curricoli in tutta Italia e anche all’estero, adesso spero che qualche proposta concreta mi arrivi ma, se dovesse succedere, il distacco dalla mia famiglia e dai miei amici sarà certamente molto duro. Voglio provare a riprendere in mano il mio destino, a fare le mie scelte e a costruire la mia vita come penso che la vorrei. Speriamo bene Project! [- omissis -].
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=2408
11:33 Scritto da: gayproject in RIFLESSIONI GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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27/03/2012
GAY SOLO NELLA MASTURBAZIONE
Ciao Project,
scriverti questa mail mi riesce molto difficile ma ho letto tante cose che hai scritto e penso tu possa darmi una risposta seria. Ho 22 anni, mi sento realizzato sotto tanti profili: studio, amici, ecc., mi dicono che sono un bel ragazzo, io penso nella media, ho una ragazza da tre anni e con lei ho anche una vita sessuale, facciamo l’amore più o meno tutte le settimane, le cose funzionano nel senso che non ho mai avuto problemi di erezione o cose del genere. Io non prendo l’iniziativa, aspetto che lo faccia lei, così mi sento a mio agio, ormai succede da anni. All’inizio c’era molto la curiosità del sesso in sé o meglio il lasciarsi andare perché in effetti è stata lei che si è innamorata di me, mi sentivo al centro delle sue attenzioni e dei suoi desideri e le cose venivano da sole anche se non ho mai provato un vero desiderio sessuale, cioè quando stavamo lontani per più tempo, di lei mi mancava la compagnia, se vuoi anche l’intimità, ma non il sesso come tale. Ma dopo aver letto i tuoi post, confesso che mi sono venuti parecchi dubbi per la testa perché, anche se in effetti non l’avevo mai considerata una cosa importante, in pratica da sempre, quando mi masturbo immagino situazioni sessuali che coinvolgono “anche” ragazzi e anzi ultimamente è come se quell’anche fosse diventato essenziale. Nelle mie fantasie le donne ci sono ma, diciamo così, sono sempre meno fondamentali, è come se fossero una scusa che mi permette di stare in situazioni sessuali con altri ragazzi e, in effetti, la cosa che più mi eccita in queste fantasie è proprio quel clima di complicità che si forma con gli altri ragazzi, un po’ l’idea di fare insieme qualcosa di sessuale, di farlo con una ragazza, ma di farlo insieme ad altri ragazzi, come se la cosa fatta solo con la ragazza perdesse senso. Mi è capitato circa un mese fa di sognare una situazione simile, cioè di sognare di trovarmi insieme con un ragazzo a parlare di sesso (di sesso fatto con le ragazze) però per me l’importante era sentire parlare di sesso quel ragazzo, era una cosa eccitante fino all’orgasmo e ho notato che l’orgasmo è arrivato pensando al ragazzo non alla ragazza. Nei giorni dopo il sogno, che mi ha parecchio sconvolto, ho cominciato a masturbarmi pensando esclusivamente a un ragazzo e la cosa mi veniva proprio spontanea, non era un mettermi alla prova, però con la mia ragazza non è cambiato nulla, non ho avuto problemi sessuali con lei anche se non le ho detto nulla né del sogno né delle masturbazioni pensando a un ragazzo. D’altra parte anche prima nelle mie fantasie c’erano dei ragazzi anche se sempre però, diciamo così, la parte strettamente sessuale, era concentrata o almeno sembrava concentrarsi tutta sulla ragazza. Insomma, con la mia ragazza non è cambiato nulla, ma dentro di me qualcosa è cambiato, non lo posso negare, mi sono detto che alla fine potrei anche essere bisex e che non sarebbe una tragedia, però resta il fatto che non mi sono mai innamorato di un ragazzo, almeno fino adesso, e non riesco ad immaginarmi con un ragazzo a scambiarmi tenerezze come faccio con la mia ragazza. Cioè, è come se adesso io fossi bisex, o meglio fossi gay ma solo nella masturbazione. Io faccio sport da quando ero ragazzino, vedo spessissimo altri ragazzi nudi ma questo non mi fa nessun effetto, ormai quelle cose le vedo senza nessun alone sessuale e mi sono proprio indifferenti. Ho tanti amici con i quali mi sento molto libero nei comportamenti ma sono tutti etero e in fondo penso di essere etero anche io e sui miei amici non ho mai avuto fantasie sessuali di nessun genere (ma nemmeno sulle mie amiche) certe volte penso che nelle questioni sessuali ho bisogno di qualcuno che prenda l’iniziativa come è successo con la mia ragazza e penso che io dopo gli andrei appresso. Non ho la vocazione del conquistatore ma del conquistato, anche se sono maschile al 100%. Se ho un desiderio affettivo riguardo ai ragazzi è quello di essere corteggiato da un ragazzo, di diventare il centro della sua attenzione, penso che in una situazione simile finirei anche per sciogliermi del tutto … o forse no, non lo so. Ma si può essere gay solo nella masturbazione? È importante, certo, ma non penso che basti, cioè alla fine bisogna pure innamorarsi di un ragazzo. Forse non mi è ancora successo ed è solo questione di tempo, ma non so che pensare, non so se desiderare che succeda oppure no, perché se succedesse mi troverei in terribile imbarazzo con la mia ragazza che di tutte queste cose non sa niente e forse è bene che non le sappia. Di cercare ambienti gay non mi passa proprio per la testa e già mandarti questa mail mi richiede di superare un imbarazzo terribile. Aspetto una tua risposta. Se vuoi, pubblica la mail, perché mi sono tenuto sul generico e quindi si può fare.
Sando
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Nota di Project.
Mi capita spesso di parlare con ragazzi che si avvicinano all’idea di essere gay per passi successivi e che restano con mille dubbi in mente finché non vivono la loro prima vera storia d’amore gay. Molti, direi la maggior parte, come Sando, arrivano alla consapevolezza di essere gay dopo essere passati per la consapevolezza di non essere comunque del tutto etero, proprio attraverso la dicotomia tra la sessualità di coppia che resta etero anche se non è vissuta in modo molto coinvolgente e la masturbazione che assume progressivamente connotazioni sempre più marcatamente gay. Devo dire che questo percorso interessa la grande maggioranza di quel 30/35% di gay che hanno avuto una vita sessuale etero ed è in sostanza un quadro piuttosto tipico. Effettivamente nel caso di Sando non si presenta nessuna delle classiche complicazioni che accompagnano questo processo e qui bisogna aprire una parentesi.
La sessualità, tutta la sessualità, anche quella etero, può essere vissuta realmente senza problemi solo quando c’è un adeguato retroterra solido dal punto di vista affettivo e una consistente misura di autostima. Ho avuto modo di parlare privatamente con Sando e posso dire che ha un rapporto molto bello con i genitori e tra l’altro ha avuto la fortuna di avere genitori che si vogliono bene e ha visto fin dall’infanzia un atteggiamento affettivo serio tra loro. Sando è cresciuto sereno, senza tabù assurdi per la testa e a 22 anni ha una maturità che purtroppo che molti non raggiungono nemmeno a 40. Un po’ è merito suo ma in grandissima parte è merito della sua famiglia che gli ha creato un ambiente favorevole. Parlando con lui ho potuto capire che la famiglia con ogni probabilità non gli porrebbe nessun problema se lui fosse gay e che anzi il padre si deve essere reso conto che la storia con la sua ragazza non è per Sando realmente un amore travolgente e gli ha fatto capire che se la storia dovesse finire non si stupirebbe più di tanto. Probabilmente il padre non sospetta che il figlio possa essere gay ma gli ripete spesso: “in quelle cose devi fare sempre e solo quello che ti senti di fare e devi infischiartene di quello che pensano gli altri!”.
Detto quindi che non ci sono state pressioni familiari di nessun tipo né forme di intrusione dei genitori con tentativi di istituzionalizzare e incanalare il rapporto con la ragazza verso una soluzione matrimoniale, Sando si è sentito sostanzialmente libero di seguire le sue pulsioni, il che è una cosa di grandissimo valore. Al momento non è in grado di valutare, diciamo così, la completezza del suo essere gay perché gli manca l’elemento fondamentale costituto dal vivere un vero rapporto d’amore gay, e la paura, da quello che si capisce, non è che questo rapporto arrivi, ma è invece proprio la paura che questo rapporto possa non arrivare. Ed è proprio per questo che Sando è incerto sul fatto di lasciare la ragazza. Aggiungo una cosa. Sando ha cercato di documentarsi e di capire molto seriemente che cosa significa essere gay ed ha della omosessualità un’idea molto seria e realistica, in sostanza la sente cosa sua, ma ha paura che il salto che lo porterà ad una storia d’amore condiviso possa non compiersi mai, perché l’ambiente sociale in cui vive non lo favorisce di certo. In pratica nel suo essere gay avrebbe l’appoggio della famiglia ma solo in privato e per lui vivere una relazione gay con una visibilità anche assolutamente minima sarebbe molto rischioso. Attualmente è impegnatissimo negli studi ed è proiettato verso l’idea di allontanarsi di molto dalla sua regione e di vivere e lavorare in una grande città anche se per tutto questo ci vorranno degli anni. Io penso che stia seguendo la strada giusta e mi auguro proprio che possa trovare quello che desidera. Forza Sando!!
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23/03/2012
GAY IN USA
Questo articolo mira ad evidenziare come nell’arco di meno di un ventennio la condizione giuridica dei Gay negli USA sia stata radicalmente modificata. Il discorso non può che partire dal XIV Emendamento che così recita:
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XIV Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America
Sezione 1.
Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono. Nessuno Stato potrà fare o far rispettare qualsiasi legge che possa ridurre i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti. Nessuno Stato potrà privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà, senza un giusto procedimento legale, né negare a qualsiasi persona nella sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi.
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Ad un europeo salta agli occhi che si parla di un diritto dello Stato di privare una persona della vita, purché ciò avvenga secondo un giusto procedimento legale. Ma non è di questo che dobbiamo parlare qui, ma della condizione giuridica dei Gay negli USA. La clausola del giusto procedimento legale ai sensi del XIV Emendamento è stata tradizionalmente invocata dai Gay per il riconoscimento dei loro diritti negli USA.
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel processo Bowers v. Hardwick, 478 U.S. 186, detta brevemente sentenza Bowers, pronunciata il 10/6/1986
(http://www.law.cornell.edu/supct/html/historics/USSC_CR_0...)
considerata l’accusa allo statuto della Georgia di violare i diritti individuali attraverso la condanna della sodomia tra maschi adulti e consenzienti, concluse che:
1)La Costituzione non riconosce alcun diritto fondamentale agli omosessuali di impegnarsi in atti di sodomia.
2) Non è accettabile pensare che qualsiasi tipo privato di condotta tra adulti consenzienti sia garantito dalla Costituzione e non possa essere oggetto di divieti disposti dalla legge.
3) E’ quanto meno “ridicolo” (is , at best, facetious), in un contesto in cui molti Stati hanno criminalizzato e ancora criminalizzano la sodomia, affermare che “si tratta di un comportamento profondamente radicato nella storia e nella tradizione di questa nazione” o di un concetto implicito nella “libertà ordinaria”.
4)Si dovrebbe esercitare la massima prudenza nell’ampliare le clausole del giusto procedimento legale alla tutela di “nuovi diritti fondamentali”.
5) Il fatto che un comportamento omosessuale si verifichi nell’intimità di una casa privata non modifica la sostanza delle cose.
6) Le leggi contro la sodomia non possono essere invalidate sulla base asserita che la convinzione della maggioranza dei cittadini che la sodomia è immorale non è una spiegazione logica adeguata per supportare la legge.
La sentenza è del giugno 1986, in pratica la Corte Suprema considera legittime le leggi dei singoli Stati che criminalizzano specifiche pratiche sessuali o discriminano l’omosessualità in quanto tale. Riporto qui di seguito, tradotta da me, la fondamentale sentenza LAWRENCE versus TEXAS che in un clima sociale profondamente mutato modifica radicalmente la precedente decisione del 1986. (http://www.law.cornell.edu/supct/html/02-102.ZS.html)
__________
CORTE SUPREMA DEGLI STATI UNITI
LAWRENCE et al. v. TEXAS
RISPOSTA PER LA CORTE D’APPELLO DEL TEXAS, QUATTORDICESIMO DISTRETTO
DISCUSSA IL 23/3/2003, DECISA IL 26/6/2003
In risposta a un disturbo causato da armi in una residenza privata, la polizia di Houston entrò nell’appartamento del ricorrente Laurence e vide lui e un altro uomo adulto, il ricorrente Garner, impegnati in un atto sessuale privato consensuale. I ricorrenti furono arrestati e condannati per rapporto sessuale deviato (deviate sexual intercourse) in violazione di una legge del Texas che vieta che due persone dello stesso sesso siano coinvolte in certe intime condotte sessuali. Nella motivazione, la Corte d’Appello di Stato sostiene tra l’altro che la legge violata non era incostituzionale per quanto riguarda il rispetto delle procedure nel Quattordicesimo emendamento.
La corte valutando questo punto ha considerato la sentenza del processo Bowers v. Hardwick, 478 U.S. 186.
Si ipotizza che la legge del Texas che considera un crimine per due persone dello stesso sesso essere coinvolte in certe condotte sessuali intime violi la clausola del giusto processo legale.
a - Per risolvere questo caso bisogna accertare se i ricorrenti erano liberi, in quanto adulti, di impegnarsi in una condotta privata, sotto la garanzia del diritto del giusto processo legale.
Per questo giudizio la Corte ritiene necessario riconsiderare gli assunti della sentenza Bowers.
La questione sostanziale sottoposta alla Corte, nella causa Bovers è “se la Costituzione Federale conferisca un diritto fondamentale agli omosessuali di impegnarsi in atti di sodomia…”. La sentenza manifesta l’incompetenza della Corte nell’affermare la portata della libertà in gioco. Dire che il punto centrale nella sentenza Bowers era semplicemente il diritto di praticare determinate condotte sessuali sminuisce il significato della questione proposta, sarebbe come se si dicesse a una coppia sposata che il matrimonio riguarda solo il diritto di avere rapporti sessuali. Anche se le leggi coinvolte nella sentenza Bowers, e anche quelle coinvolte in questa decisione, non comportano altro che il divieto di un atto sessuale particolare, le sanzioni previste e le loro finalità hanno implicazioni che si estendono ben oltre, toccando il comportamento sessuale, che è la più privata delle condotte umane, e in casa, cioè nel luogo più privato. Queste leggi cercano di controllare dei rapporti personali che, siano o meno formalmente riconosciuti dalla legge, spettano alla libertà delle persone di scegliere senza essere punite come criminali.
La libertà garantita dalla Costituzione riconosce alla persone omosessuali il diritto di costruire rapporti, all’interno dei confini delle loro case e delle loro vite private, conservando la loro dignità come persone libere.
b – Dopo avere rigettato la pretesa di liberà presentatale, la Corte, nella sentenza Bowers afferma che le condanne contro la sodomia hanno radici antiche. Bisognerebbe comunque notare che non c’è una storia di lunga durata, in questo paese, per quanto riguarda le leggi dirette alla condotta omosessuale, considerata come materia separata. Le prime leggi americane sulla sodomia non erano dirette egli omosessuali come tali ma intendevano invece proibire più in generale l’attività sessuale non procreativa, sia tra uomo e donna che tra due uomini. Inoltre le più antiche leggi sulla sodomia sembrano non essere state applicate contro adulti consenzienti che agiscano privatamente. Invece la condanna della sodomia spesso coinvolgeva atti predatori verso quanti non potevano acconsentire o non acconsentivano: relazioni tra uomini e ragazzi o ragazze minorenni o relazioni tra adulti che coinvolgessero l’uso della forza, relazioni tra adulti che implicassero disparità di stato o tra uomini e animali. L’antico divieto penale di sodomia omosessuale sul quale la sentenza Bowers si è basata è così connaturato con la condanna generale del sesso non procreativo, come lo è con la tradizione di perseguire comportamenti per il loro carattere omosessuale.
Lungi dal possedere radici antiche, le leggi americane indirizzate a coppie dello stesso sesso non si sono sviluppate fino all’ultimo terzo del ventesimo secolo. Ed anche adesso, solo nove stati hanno indicato le relazioni omosessuali come oggetto di azione penale.
Perciò, i motivi storici fatti valere nella sentenza Bowers sono più complessi dell’opinione della maggioranza e della opinione conforme del Chief Justice Burger citata. Sono motivi che presentano qualche dubbio e, in conclusione, sono stati sopravvalutati.
La sentenza Bowers intendeva certamente puntualizzare che per secoli ci sono state voci potenti che hanno condannato le condotte omosessuali come immorali. Ma è obbligo di questa Corte definire la liberà di tutti e non rendere obbligatorio il proprio codice morale. Le leggi e la tradizione della nazione nello scorso mezzo secolo sono qui più rilevanti. Esse mostrano una emergente consapevolezza che la libertà dà una protezione sostanziale alle persone adulte nel decidere la loro condotta e la loro vita privata il questioni che riguardano il sesso.
c – Le carenze della sentenza Bowers diventano ancora più evidenti negli anni che seguono la sua pubblicazione. I 25 stati con leggi che proibivano le condotte indicate nella sentenza Bowers si sono ridotti ora a 13, dei quali 4 indirizzano le loro leggi esclusivamente contro le condotte omosessuali. In questi Stati, incluso il Taxas, che ancora condanna la sodomia (sia omosessuale che eterosessuale), c’è un percorso verso la non obbligatorietà dei divieti rispetto ad adulti consenzienti che agiscono in privato. Ciò conferma che la clausola di giusto percorso legale protegge le decisioni personali relative al matrimonio, alla procreazione, alla contraccezione, alle relazioni familiari, alla crescita e all’educazione dei figli, e colpisce la legislazione basata su concetti di classe, diretta agli omosessuali come gruppo e rende ancora più incerto l’assunto della sentenza Bowers. Lo stigma che la legge penale del Texas impone, per di più, non è una cosa banale. Anche se un reato c’è e si tratta di un reato minore, resta ciò non di meno un reato penale con tutto quello che questo fatto comporta per la dignità delle persone incolpate, compresa l’annotazione delle condanne nel casellario giudiziario e sui moduli di ricerca di lavoro e il fatto di essere registrati come colpevoli di reati sessuali secondo la legge dello Stato. Quando le fondamenta di una sentenza hanno subito una seria erosione, l’atteggiamento critico da parte di altre fonti ha maggiore importanza. Negli Stati Uniti l’atteggiamento critico verso la sentenza Bowers è stato sostanziale e continuo, una disapprovazione delle sue motivazioni sotto ogni punto di vista, e non soltanto quanto ai suoi presupposti storici. E anche se la sentenza Bowers si basava su valori ampiamente condivisi, i ragionamenti della sentenza e i suoi assunti sono stati rigettati dalla Corte Europea dei Diritti Umani e altre nazioni hanno intrapreso azioni coerenti con l’affermazione del diritto protetto degli omosessuali adulti di seguire condotte intime consensuali.
Non c’è stata peraltro alcuna evidenza che in questo paese ci sia un interesse dello Stato in qualche modo più legittimo o più urgente che giustifichi la limitazione delle scelte personali.
Attenersi a quanto già deciso non è un obbligo inderogabile.
La sentenza Bowers non ha prodotto forme di affidamento tali da poterne sconsigliare il ribaltamento quando ci siano ragioni convincenti per farlo.
La sentenza provoca incertezza perché altre sentenze, anteriori e successive contraddicono i suoi assunti di fondo.
d - La ragionevolezza della sentenza Bowers non resiste ad un’analisi attenta. Stivens, nel suo parere contrario alla sentenza Bowres conclude che “il fatto che la maggioranza che governa uno Stato abbia tradizionalmente considerato una particolare pratica come immorale non è una ragione sufficiente per sostenere una legge che vieta quella pratica, e singole decisioni riguardanti l’intimità delle relazioni fisiche, anche quando non destinate a produrre prole, sono una forma di “libertà”, protetta dalla clausola del giusto processo”.
Questa analisi avrebbe dovuto essere alla base della sentenza Bowers, ed è alla base di questa sentenza.
La sentenza Bowers non era corretta quando fu pronunciata e non è corretta neppure oggi e con la presente decisione è annullata.
In questo caso non sono coinvolti minori, persone che potrebbero essere ferite o costrette né persone che non possano facilmente rifiutare il loro consenso e non si tratta di condotte pubbliche né prostituzione. Il caso coinvolge invece due adulti che, con pieno e mutuo consenso, si sono dedicati a pratiche sessuali comuni in uno stile di vita omosessuale. Il diritto dei ricorrenti alla libertà sotto la clausola del giusto processo legale accorda loro il pieno diritto di seguire condotte private senza intervento dello Stato.
Lo stato del Texas non favorisce alcun interesse pubblico statale che possa giustificare la sua intrusione nella vita personale e privata dei singoli individui.
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22/03/2012
ELEMENTI DI STORIA DELLA REPRESSIONE DEGLI OMOSESSUALI
Il 16 dicembre dell’anno 342 gli imperatori Costantino e Costante approvarono una legge, inclusa nel codice teodosiano Cod.Theod. IX, 7, 3 (Cod. Justin IX, ix, 30), che così recitava:
“Gli imperatori Costantino e Costante al popolo:
Quando un uomo si concede sessualmente come una donna, cioè come una donna si concede agli uomini, che cosa dovrebbe cercare? Quando il sesso ha perso il suo significato ed è divenuto un delitto che è bene che non si conosca, quando Venere cambia in un’altra forma, quando l’amore è cercato ma non trovato? Noi ordiniamo che le leggi insorgano e che si armino della spada vendicatrice, affinché gli infami colpevoli che ci sono o che ci saranno siano sottoposti alle pene previste.”1
Nonostante questi accenti di sdegno morale, consta comunque che gli imperatori romani abbiano continuato a riscuotere tasse per la prostituzione maschile fino all’imperatore Anastasio (imperatore d’Oriente 491/518).
La legge di Costantino e Costante citata sopra venne poi aggravata da Teodosio (imperatore del 379 al 395). Quanto Teodosio fosse politicamente succube di Sant’Ambrogio, che lo umiliò pesantemente, è fatto noto.
“Tutti coloro che hanno la vergognosa abitudine di condannare il proprio corpo maschile a dover subire il sesso altrui, facendogli svolgere un ruolo femminile (essi difatti in apparenza non sono diversi dalle donne) dovranno espiare un così grave crimine nelle fiamme vendicatrici davanti agli occhi del popolo.
Questa legge non ha bisogno di interpretazione.”2
Si tratta in pratica di comminare il rogo agli omosessuali. La norma si presenta “laica” perché viene da Teodosio che non usa linguaggi di tipo ecclesiastico per non apparire troppo palesemente succube di Sant’Ambrogio.
Non va dimenticato che con l’editto di Tessalonica (di Teodosio) del 380 il Cristianesimo è diventato la religione dello stato romano e dopo il 390 sono cominciate le persecuzioni del Paganesimo. Nel 393 l'imperatore Teodosio dichiarò ufficialmente l'illegalità del Paganesimo in tutto l'impero e fece chiudere definitivamente gli ultimi templi rimasti in attività; la pena di morte divenne esplicitamente la condanna riservata a coloro che rifiutavano la conversione al Cristianesimo. La data del provvedimento che commina il rogo agli omosessuali è il 6 agosto del 390, come si deduce dal riferimento ai consoli. L’intervento di Sant’Ambrogio contro Teodosio per la questione dell’eccidio di Tessalonica è proprio dell’estate del 390, ed è molto probabile che le norme giuridiche che prevedono il rogo per gli omosessuali siano il primo di una lunghissima serie di tributi pagati da Teodosio alla Chiesa a pochi anni dalla sua morte, si tratta nella sostanza della nascita della subordinazione del potere imperiale alla Chiesa, anche se formalmente la legislazione teodosiana riecheggia ancora lo stile dell’antica legislazione romana.
Molto interessante è vedere come le cose siano cambiate un secolo e mezzo dopo, quando ormai il potere ecclesiastico era saldamente consolidato. Riporto per intero il testo della Novella 77 di Giustiniano, probabilmente dell’anno 538. Vi invito a riflette sul sostanziale cambiamento di tono.
“NOVELLA XXVII
AFFINCHE’ NON SI COMMETTANO ATTI DI LUSSURIA CONTRO NATURA … E NON SI BESTEMMI CONTRO DIO.
L’Imperatore Giustiniano agli abitanti di Costantinopoli.
PREMESSA. Riteniamo essere cosa manifesta a tutti coloro che hanno una giusta sapienza che Noi molto ci diamo da fare e preghiamo affinché coloro che ci sono stati affidati dal Signore Iddio vivano rettamente e incontrino la sua pace, poiché la misericordia di Dio non vuole la perdizione ma la conversione e la salvezza e Dio accoglie i delinquenti che si correggono. Per questo motivo invitiamo tutti a tenere ben presente il timore di Dio e ad invocare la sua pace, sappiamo infatti che tutti coloro che amano Dio e sostengono la sua misericordia così si comportano.
Capo I.
Dunque, considerato che alcuni, animati da istigazione diabolica, si lasciano coinvolgere in gravissimi atti di lussuria e che quelli stessi fanno cose contro natura, Noi ingiungiamo a costoro di tenere ben presente il timore di Dio e il futuro giudizio e di astenersi da diabolici e illeciti atti di lussuria di questo genere, affinché a causa di atti empi di tal fatta non siano colti dall’ira di Dio e non mandino in rovina le città con tutti i loro abitanti. Siamo infatti a conoscenza dalle divine scritture del fatto che a causa di atti empi di questo tipo andarono in rovina città insieme con i loro abitanti.
1 -Omissis - Infatti a causa di questi delitti vengono le carestie, i terremoti e le pestilenze, pertanto vi ammoniamo affinché vi asteniate da predetti illeciti per non perdere le anime vostre. Se poi alcuni, dopo questa nostra ammonizione, saranno trovati ancora ad insistere in questi delitti, essi si renderanno prima di tutto indegni della misericordia di Dio e saranno per giunta assoggettati ai tormenti stabiliti dalle leggi.
2 Ordiamo infatti al gloriosissimo prefetto della città imperiale di arrestare e di sottoporre ai più estremi supplizi coloro che permangono in questi atti illeciti ed empi dopo la nostra ammonizione, affinché non accada che per il disprezzo di tali individui la nostra città e il nostro Stato si trovino a dover subire danno. Se poi, dopo questa nostra esortazione, alcuni troveranno individui di questo genere e non li puniranno, saranno condannati anche essi allo stesso modo dal Signore Iddio. E lo stesso gloriosissimo prefetto, se avrà trovato qualcuno commettere qualcosa di simile e non lo avrà perseguito secondo le nostre leggi, prima di tutto sarà vincolato al giudizio di Dio e per di più dovrà sostenere la nostra indignazione.”3
Lascio questi documenti alla riflessione di ciascuno.
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1CTh.9.7.3
Impp. Constantius et Constans aa. ad populum. Cum vir nubit in feminam, femina viros proiectura (quum vir nubit in feminam viris porrecturam) quid cupiat, ubi sexus perdidit locum, ubi scelus est id, quod non proficit scire, ubi venus mutatur in alteram formam, ubi amor quaeritur nec videtur, iubemus insurgere leges, armari iura gladio ultore, ut exquisitis poenis subdantur infames, qui sunt vel qui futuri sunt rei. Dat. prid. non. dec. Mediolano, proposita Romae XVII kal. ianuar. Constantio III et Constante II aa. conss. (342 dec. 4).
CJ.9.9.30: Imperatores Constantius, Constans
Cum vir nubit in feminam, femina viros proiectura (quum vir nubit in feminam viris porrecturam) quid cupiat? ubi sexus perdidit locum, ubi scelus est id quod non proficit scire, ubi venus mutatur in alteram formam, ubi amor quaeritur nec videtur: iubemus insurgere leges, armari iura gladio ultore, ut exquisitis poenis subdantur infames, qui sunt vel qui futuri sunt rei. * constantius et constans aa. ad pop. * <a 342 pp. romae xvii k. ian. constantio iii et constante ii aa. conss.>
2CTh.9.7.6 [=brev.9.4.5]
Iidem aaa. Orientio vicario urbis Romae. Omnes, quibus flagitii usus est, virile corpus muliebriter constitutum alieni sexus damnare patientia (nihil enim discretum videntur habere cum feminis), huius modi scelus spectante populo flammis vindicibus expiabunt. Pp. in foro Traiani VIII. id. aug., Valentiniano a. IV. et Neoterio coss.
Haec lex interpretatione non indiget.
3Idem Aug. Constantinopolitanis.
<Praefatio> Omnibus hominibus qui recte sapiunt manifestum esse putamus, quia omne nobis est studium et oratio, ut crediti nobis a domino deo bene vivant et eius inveniant placationem, quoniam et dei misericordia non perditionem sed conversionem et salutem vult, et delinquentes qui corriguntur suscipit deus. Propter quod omnes invitamus dei timorem in sensibus accipere et invocare eius placationem, et novimus quia omnes qui deum diligunt et eius misericordiam sustinent hoc faciunt.
CAPUT I.
Igitur quoniam quidam diabolica instigatione comprehensi et gravissimis luxuriis semetipsos inseruerunt et ipsi naturae contraria agunt, et istis iniungimus accipere in sensibus dei timorem et futurum iudicium et abstinere ab huiusmodi diabolicis et illicitis luxuriis, ut non per huiusmodi impios actus ab ira dei iusta inveniantur et civitates cum habitatoribus earum pereant. Docemur enim a divinis scripturis, quia ex huiusmodi impiis actibus et civitates cum hominibus pariter perierunt.
- omissis - Propter talia enim delicta et fames et terrae motus et pestilentiae fiunt, et propterea admonemus abstinere ab huiusmodi praedictis illicitis, ut non suas perdant animas. Sin autem et post huiusmodi nostram admonitionem inveniantur aliqui in talibus permanentes delictis, primum quidam indignos semetipsos faciunt dei misericordia, post haec autem et legibus constitutis subiciuntur tormentis.
Praecepimus enim gloriosissimo praefecto regiae civitatis permanentes praedictis illicitis et impus actibus et post haec nostram admonitionem et comprehendere et ultimis subdere suppliciis, ut non ex contemptu talium inveniatur et civitas et respublica per hos impios actus laedi. Si enim et post hanc nostram suasionem quidam tales invenientes hos subtercelaverint, similiter a domino deo condemnabuntur. Et ipse enim gloriosissimus praefectus in invenerit quosdam tale aliquid delinquentes et vindictam in eos non intulerit secundum nostras leges, primum quidem obligatus erit dei iudicio, post haec autem et nostram indignationem sustinere.
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23:36 Scritto da: gayproject in AMORE GAY, AMORE VERO, RIFLESSIONI GAY, SESSUALITA' GAY, STORIE GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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21/03/2012
SESSUALITA' GAY CON LEGGEREZZA
Ciao project,
ho ripensato alla nostra chiacchierata di ieri notte e, se ci penso bene, ci sono delle cose che secondo me non sei arrivato a capire, cioè, per te una cosa o è bianca o è nera, ma penso che in quello che dici ci siano ancora parecchi pregiudizi, in particolare sul sesso senza amore. Forse magari ti sei dimenticato di come ci si può sentire a 20 anni, perché nelle cose che dici ci sento troppo moralismo e troppo distacco dalla realtà, almeno dalla mia realtà. È un fatto che il sesso ai ragazzi piace e non è che piace solo quando stai vivendo una storia d’amore coinvolgente che magari pensi che sarà quella che segnerà la tua vita, no, il sesso ai ragazzi, ma penso pure a quelli di 40 anni, piace sempre, non con tutti perché non siamo attirati sessualmente da tutti, ma quando vedo un ragazzo che mi attizza io un pensiero sopra e non solo un pensiero ce lo faccio eccome, poi magari non se ne fa niente perché è etero o perché a lui io non interesso, ma se, per esempio, questa’estate andassi in vacanza e trovassi al mare un bel ragazzo che ci sta, perché dovrei dirgli di no? E perché dovrei dire di no a me stesso? Naturalmente con tutta la prudenza in fatto di prevenzione, su questo ti do completamente ragione, ma perché mi dovrei fare scappare un’occasione così? Che cosa farei di male se con quel ragazzo ci stessi veramente, naturalmente se è possibile e salvando sempre la salute? Io la spinta sessuale la sento fortissima e non è necessariamente una cosa che mi deve portare all’amore eterno. Tra etero c’è di mezzo il problema che una ragazza può rimanere incinta e lì la cosa del non cercare sesso solo come sesso la capisco di più, ma tra due ragazzi? Vabbe’, diciamo che se fossi fidanzato io o se fosse fidanzato lui, allora pure pure per rispetto del mio o del suo ragazzo ci può stare, ma quando siamo due ragazzi che non hanno un ragazzo perché il sesso bisogna metterlo da parte? Magari ho capito male quello che hai detto, però dalle tue parole ho capito questo. Ma perché le cose non le possiamo prendere con leggerezza? Va bene il sesso, diciamo così, come forma d’amore, ci sta tutto, ma perché dire no al sesso anche come semplice divertimento, come gioco? Poi quando avrò un ragazzo mi farò bastare il mio ragazzo, ma adesso non ho nessuno e non capisco perché non possa anche divertirmi con un po’ di sesso, che poi, a quello che sento, i ragazzi lo fanno eccome, anche se poi fanno tanti bei discorsi sull’amore ecc. ecc.. Ma i ragazzi sui siti porno che ci vanno a fare? A cercare l’amore vero? Quello che deve durare tutta la vita? Ci vanno solo a cercare un po’ di divertimento e allora quando ti trovi con un ragazzo che ti piace e che ci sta perché devi mettere da parte l’idea? E poi il sesso è un divertimento sano, non è come la droga o come l’alcol, non ti rovina la salute. Mi sembra che tu ancora consideri il sesso una cosa che si può fare solo se nell’ambito di una specie di matrimonio tra due ragazzi che ricalca molto il modello classico di matrimonio, promessa di amore eterno e di fedeltà ecc. ecc.. Voglio aggiungere una cosa, in tutto quello che hai detto ieri sera questa è l’unica cosa sulla quale non mi sento d’accordo e mi sento più libero di te, forse potrei dire più giovane di te, per il resto posso solo dire che mi ha fatto enormemente piacere confrontarmi con te perché mi hai fatto riflettere su tante cose, diciamo così, su quelle più serie e di questo ti ringrazio.
Fabio
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20/03/2012
SCOPRIRSI GAY A 30 ANNI
Ciao Project,
innanzitutto ti devo ringraziare per ieri sera, ti posso garantire che sono rimasto molto colpito, non mi immaginavo cose simili, che fosse una cosa seria l’avevo capito e avevo anche capito che un senso vero dovesse averlo, ma non pensavo che potessero succedere cose come quelle che mi hai fatto leggere. Non era la prima volta che cercavo di avvicinarmi ad ambienti gay ma ero molto diffidente perché le mie esperienze precedenti erano state deludenti. Certo è quasi incredibile che uno si svegli a 30 anni suonati e cominci a vedere così tardi cose che in fondo sono ovvie ma la rimozione è stata tanto forte che, come ti ho detto, sono arrivato a un passo dal matrimonio, poi, per fortuna, mi sono chiesto che cosa stavo facendo e mi è crollato il mondo addosso. Mi hanno preso per pazzo tutti quanti, dalla mia ragazza ai miei genitori, non ti dico i genitori di lei, però ormai il momento peggiore della tempesta dopo la rottura dell’ipotesi di matrimonio è passato. Alla mia ex non ho potuto, o forse voluto, spiegare nulla, l’ho strumentalizzata per anni è vero, ma non me ne rendevo conto. Si è sentita tradita, lo so, ma non riuscirei mai a spiegarle come stanno realmente le cose perché, è brutto da dire, ma ho pensato spesso che lei mi avrebbe sposato, anche se tra noi non c’è mai stato vero trasporto né sessuale né affettivo, solo per trovare una sistemazione, sarà cattivo e cerco magari una giustificazione , ma è quello che penso. I miei quando hanno saputo che non mi sarei sposato le hanno pensate tutte meno quella giusta. Né a mio padre né a mia madre passa nemmeno per l’anticamera del cervello che io possa essere gay e penso che sia un bene, perché già così l’atmosfera è strana ma se lo sapessero sarebbe proprio difficile convivere. Io vivo ancora con loro ma ho un lavoro stabile niente male e potrei anche andare a stare per conto mio, ma stiamo nella stessa città, una città piccola, e andare a vivere in un’altra casa non mi darebbe più privacy, dovrei proprio cambiare città, ma questo significherebbe cambiare lavoro. Mi fa stano, quando cammino per la strada, girarmi a guardare un ragazzo, perché non ci sono abituato, ho sempre evitato di farlo, quasi per principio, so benissimo che è una cosa stupida ma è quello che è successo per anni e anni e poi sto riscoprendo i piaceri del sesso (non quello di coppia) e comincia a sembrarmi una cosa semplice, direi del tutto naturale, che si fa perché è gradevole e si fa lasciando i pensieri liberi di andare dove vogliono, e mi fa strano che per tanti anni mi sono fatto tanti complessi su queste cose. Quando giro per siti porno cerco soprattutto foto di bei ragazzi in atteggiamenti molto spontanei e penso che i ragazzi sono proprio una cosa bella, forse la cosa più bella che la natura ha creato e mi immagino come sarebbe conoscere un ragazzo come lo sogno io, come sarebbe poterlo abbracciare sapendo che lui lo vuole, insomma stare con un ragazzo come me, cioè che pensa le stesse cose, che desidera le stesse cose, che capisce subito quello che voglio dire. Quando stavo con la mia ex non ci stavo male, anche se non mi amava nel vero senso della parola (e come avrebbe potuto!) in qualche modo mi voleva bene ma io sentivo che stare con lei non era quello che volevo realmente e mi chiedevo come potessero tanti altri ragazzi trovare il sesso così coinvolgente, adesso l’ho capito e lo trovo coinvolgente anche io, ma quello gay, ma allora le mie pulsioni gay le consideravo una specie di perversione privata che si deve reprimere perché è ovvio che è sbagliata. Mi manca tanto di conoscere altri ragazzi gay, non di quelli del pride ma di quelli come me, che magari sono passati anche per esperienze etero o anche no, ma di ragazzi gay coi quali poter parlare in modo libero. Ieri sera mi sono sentito strano anche perché abbiamo parlato di sessualità, cioè di sessualità gay, e credevo che non ci sarei mai riuscito. Non ti nascondo che ero complessato anche dal fatto di essere troppo grande per avere ancora questi problemi, mi dicevo che a vent’anni, ok, è possibile, ma 30, proprio non si può, mi sentivo immaturo. Esistono tanti ragazzi gay come me … è vero, in effetti è ovvio, ma avevo sempre rimosso l’idea di fare il grande salto e di cercare di capire che cosa c’è “veramente” dall’altra parte del muro. Comincio a pensare che dall’altra parte del muro ci sia proprio un mondo normalissimo di ragazzi veri che vivono o cercano di vivere come possono, cioè al meglio rispetto alla situazione che c’è intorno, che purtroppo non incoraggia i gay. L’ambiente di Progetto gay in effetti è molto diverso dai classici ambienti gay. Mi era capitato di stare po’ in chat, poi è entrato uno che ha subito lanciato una proposta sessuale ed è stato kikkato immediatamente, proprio nel tempo di due secondi. Questo fatto mi ha colpito molto, in chat non ho parlato e non ho risposto al saluto perché non mi andava di parlare ma ho seguito la conversazione ed era proprio lontanissima da quelle di altre chat gay, poi mi sono deciso a mandarti la mail, beh, non mi aspettavo nemmeno una risposta, ma hai risposto dopo meno di mezz’ora e dopo un’ora eravamo su msn. Devo dire che sono rimasto colpito da tutto il tono della conversazione, molto semplice e molto diretto. Abbiamo fatto notte alta e te ne chiedo scusa, ma ne valeva la pena. Adesso se penso di essere gay mi sento meno strano, non mi sembra una perversione, mi ha colpito molto quando hai detto che essere gay è un modo di amare, è vero! Ma non l’avevo mai messa in questi termini. Mi hai fatto riflettere anche su un’altra cosa fondamentale e cioè sulla prevenzione. Francamente sono cose che avrei sottovalutato facilmente perché uno è portato a pensare che sono cose lontanissime che possono succedere solo agli altri, credo proprio che farò tesoro di quello che ho imparato ieri, quando mi capiterà di innamorarmi di un ragazzo e spero tanto che succeda, e che succeda presto, perché adesso comincio a vederla come una cosa che potrebbe anche capitare anche se ancora mi sembra una cosa lontana. Io con un ragazzo? Be’ la cosa qualche mese fa mi avrebbe fatto storcere il naso, adesso invece penso che mi piacerebbe moltissimo. Hai insistito molto sul volersi bene e non me lo aspettavo, ho visto sempre il sesso tra due ragazzi come una cosa che si fa soprattutto per sé e non come una forma di tenerezza condivisa. Project, va bene, non la faccio tanto lunga, credo che ti manderò qualche altra mail, se avrai la pazienza di rispondermi. Il Progetto è veramente una cosa unica!
Andrea N.
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19/03/2012
UN GAY INNAMORATO
Ciao Project,
ho 22 anni, sono gay credo da sempre anche se in pratica sono solo tre mesi che ho messo da parte definitivamente l’idea di poter anche essere etero. In questo il tuo forum ha avuto un ruolo importante per farmi superare le paure, perché il mio rifiuto era derivato dall’idea negativa che avevo della omosessualità. In effetti progetto gay è una cosa unica sul web e leggendolo tutti i giorni mi sono reso conto che mi sento molto vicino ai ragazzi che ci scrivono e c’è pure un’altra cosa, cioè vedo che essere gay alla fine non significa essere condannato alla solitudine, cioè non significa per forza né restare senza amici, parlo di amici gay come si deve, né restare senza un amore. La mia vita, se metto da parte il sesso, non sarebbe tanto male, a giugno prenderò la laurea di primo livello in una disciplina scientifica e poi dovrò fare la magistrale ma mi sembra tutta una strada piuttosto tranquilla, magari, dopo, non lo sarà il trovare lavoro, ma per qualche anno ancora, devo solo andare avanti per la mia strada che è già definita. Ho due genitori che mi vogliono bene e che reputo persone intelligenti. Non ho mai pensato di fare coming out con loro perché fino a pochi mesi fa non ero nemmeno convinto di essere gay e pure la parola non mi piaceva per niente, poi mi ci sono abituato e adesso mi sembra una cosa come un’altra e, al limite, pure una cosa positiva perché, non me lo posso nascondere, mi piacciono i ragazzi, le ragazze non le guardo proprio, non mi viene naturale, mentre un bel ragazzo, soprattutto un ragazzo dolce, con un bel sorriso, mi manda in estasi. Quanto al sesso i miei interessi sono stati sempre rivolti verso i ragazzi anche se fino adesso in pratica non c’è stata nessuna possibilità perché non saprei nemmeno come comportarmi, insomma se di un ragazzo non sai se è gay devi stare molto attento a come ti comporti. Adesso, francamente, non penso che parlerò coi miei genitori e non per paura o altro ma perché penso che siano cose mie e che devo trovare da me la mia strada. Leggendo il forum ho scoperto che ragazzi come me ce ne sono tantissimi, io sono gay, certo, ma sono soprattutto me stesso, non mi identifico col mio essere gay, o almeno non penso che la vita si possa ridurre tutta a un solo denominatore comune. Sono credente, ma questa è un’altra storia che mi crea non pochi problemi anche perché non mi piace tenere un piede in due scarpe, ma di questo poi, magari, parleremo in privato (se ti va di darmi il suo contato msn). Al momento non riesco ancora a pensare al sesso in modo totalmente positivo, cioè senza complessi e senza sensi di colpa, è un po’, penso, la conseguenza della mia formazione e non ti nascondo che leggendo quello che scrivi tu ho pensato che su questo sto ancora molto indietro e che cerco di sublimare molto, di portare molto le cose su un piano affettivo eliminando in più possibile i risvolti sessuali più diretti. Riuscirò mai a stare “sessualmente” con un ragazzo? Questo proprio non lo so e devo dire che probabilmente a frenarmi è proprio questo, mi sento legato, inibito, ancora molto condizionato. Coi miei anche da piccolo non c’è mai stata occasione di parlare di sesso, non ho mai visto i miei in un atteggiamento di tenerezza, sono molto razionali e almeno apparentemente staccati da queste cose, anche con me niente effusioni, cioè nei comportamenti in famiglia siamo tutti un po’ freddi. E poi tanti altri complessi, cioè se sarò all’altezza e come ci si comporta con un ragazzo, sono tutte cose che non riesco nemmeno ad immaginare ma al momento evito di fare in modo di trovarmi in concreto di fronte al problema. Non sono riuscito nemmeno a vivere la masturbazione senza complessi e qui la religione c’entra molto, ho già detto che non mi piace tenere un piede in due scarpe ma non voglio nemmeno buttare via tutta la mia vita precedente perché la sento come un valore ma non mi va di parlarne adesso. In pratica sono un po’ in lotta con me stesso: essere gay al 100%, non parlo di cose strane ma proprio di avere un ragazzo e di vivere una vita di coppia, oppure essere gay magari solo a fantasia? Perché se alla fine di buttarmi veramente in un rapporto a due non me la sento che cosa posso fare? E se poi va male? Se poi mi trovo con un ragazzo che sembra in un modo ma poi è tutto in un altro modo? Se poi non mi andasse più di rimanerci e mi sentissi invece pressato da lui, non sarebbe meglio allora stare soli? A parte il fatto che ho il terrore della malattie a pure se si fanno i test, come dici tu, alla fine io non avrei mai la certezza che lui non ha comportamenti a rischio con altri e poi non è nemmeno una cosa di comportamenti a rischio, non sopporterei proprio di essere tradito e invece penso che sia una cosa che succede. All’università c’è un ragazzo bellissimo, non ho alcun dubbio che sia etero perché quando gli va vicino qualche ragazza fa il tenero, sorride, fa tante moine (pure belle da vedere) però proprio per questo mi fa rabbia, quando parla con me (perché un minimo parliamo) assume proprio un altro tono, sciolto, sì, ma volutamente distratto, e lo fa anche con gli altri ragazzi. Non è il ragazzo dei miei sogni, anche se è bellissimo e proprio tanto tanto sexy, ma sexy in modo naturale, il ragazzo dei miei sogni è un altro che avevo conosciuto in parrocchia ma che adesso si è molto allontanato, ogni tanto ci incontriamo fuori, purtroppo ha lasciato gli studi, penso più per ragioni economiche che per altro. Quando parliamo cerco sempre di insistere sul fatto che bisognerebbe cercare di tornare all’università, dove andava pure bene e in una facoltà molto difficile. Mi sentirei felice se questo ragazzo riprendesse gli studi, con un solo anno potrebbe finire la triennale, lui è molto tentato e penso che la famiglia farebbe di tutto per farlo andare avanti. Purtroppo non fa la mia facoltà, altrimenti avrei potuto essergli utile in un altro modo ma ne fa una di quelle durissime, è molto intelligente e anche portatissimo per lo studio. Adesso lavora ma mi ha detto che non ha lasciato del tutto lo studio e che sta comunque preparando un esame molto importante che vorrebbe dare “se mai riprenderà gli studi”. Questa frase mi ha fatto immensamente piacere perché vuol dire che ha in mente di riprenderli effettivamente. Noi abitiamo in un paese a 40 km dalla città dove c’è l’università e gli ho detto che lo accompagnerei io, sia all’andata che al ritorno, e che si potrebbe pranzare insieme alla mensa. Ho avuto l’impressione che questo discorso gli abbia fatto piacere. Diciamo che ci incontriamo mediamente una volta alla settimana ma quando capita stiamo a parlare anche un’oretta e penso che la cosa gli faccia piacere, certo a me fa piacere, c’è uno scambio di sorrisi che mi piace moltissimo, apparentemente il discorso è disimpegnato perché parliamo solo di università e di prospettive per il futuro, eppure si sta benissimo. Non so lui a che punto si senta coinvolto ma io lo sento come il ragazzo dei miei sogni, mi sento come se già stessimo costruendo qualcosa insieme e potrebbe pure essere vero! Che c’entra il sesso con tutto questo? Beh, da parte mia c’entra sicuramente, non lo posso negare, stare vicino a lui mi fa un effetto fortissimo anche sessuale. Quando ci incontriamo temo sempre che abbia altro da fare ma non succede e stiamo a parlare per un’oretta in modo serissimo. Voglio dire che mi dice quello che pensa anche se parliamo solo di cose di studio e di futuro, io credo che si sia creato un rapporto serio. È gay? Non lo so proprio, non so nemmeno dire se preferirei che lo fosse oppure no, adesso mi sento bene così, è un amico speciale, e lo è veramente, non me lo sto immaginando io. Il tempo mi farà capire verso che direzione stiamo andando. È possibile innamorarsi di uno che vedi solo per un’ora alla settimana e che non sai nemmeno se è gay? A me succede e poi così la cosa la posso sublimare come mi pare, non mi sento costretto a prendere decisioni o a fare cose alle quali non mi sento ancora pronto o, meglio, io spero che piano piano con questo ragazzo le cose cambino sia per lui che per me e che si possa arrivare a scoprire piano piano e insieme che ci vogliamo bene e che quello che vogliamo è solo stare vicini. Devo dire, però, che tutto questo ragionamento tante volte mi mette in crisi perché non c’è nessuna base oggettiva, ci sono solo delle impressioni che potrebbero essere del tutto fuorvianti. Sto sublimando stroppo? Cioè sto scappando dalla realtà e sto cercando di rifugiarmi nel mondo della favole che sono bellissime ma non hanno nulla di reale? Francamente non lo so, adesso il mio stato d’animo è questo, mi sento innamorato, è la prima volta che la vita di un altro ragazzo mi interessa in un sento profondo, sento di volergli bene. Lo so che tu dici che le cose serie cominciano sempre in modo reciproco, ma le sue reazioni non potrebbero magari nascondere una realtà del tutto simile alla mia? Non parla mai di ragazze, è contento di parlare con me, si sente incoraggiato e soprattutto mi sorride come non ha mai fatto nessun altro. Project, se ti va di fare due chiacchiere con me il mio msn è [omissis], mi sento un po’ in condizione di stallo, sono felice ma da lui vorrei tanto una risposta esplicita anche se sono io il primo a non parlare chiaro, pensa che avevo pensato addirittura di fare coming out con li, di dirgli proprio tutto anche se proprio non me la sono sentita. Grazie della pazienza che hai avuto nel leggere tutto questo romanzo fino a qui. Aspetto la tua risposta.
Un abbraccio.
Lorenzo
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03/03/2012
SULLA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELL'ORIENTAMENTO SESSUALE
Il test di Orientamento sessuale di Progetto Gay presuppone una lettura e una interpretazione quantitativa dei dati emergenti dal questionario. Per quanto si tratti si schematizzazioni, sono pur sempre schematizzazioni che tendono a rispettare gli stessi criteri di classificazione e di interpretazione che intervengono in un colloquio diretto.
Adottiamo quindi una scala di orientamento sessuale 0 (completamente etero) a 1 (completamente gay), graduata in centesimi.
La scala dell’orientamento sessuale [0;1] ha un significato importante nello studio del caso singolo. Se alle risposte significative in termini di orientamento sessuale si attribuisce un valore sulla scala [0;1], il loro valor medio potrà essere considerato l’orientamento medio e lo scarto quadratico medio dei valori potrà essere utilizzato come parametro di dispersione. Volendo rappresentare la densità di probabilità nell’intervallo [0;1] utilizzando solo questi due parametri si hanno due scelte possibili: la distribuzione Beta e la distribuzione normale,
La distribuzione Beta, limitata all’intervallo [0;1], è definita da due parametri α e β:
![]()
Il pratica si tratta di usare la funzione
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divisa per il fattore
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In modo da riportare ad 1 l’area sull’intervallo [0;1].
La media µ e lo scarto quadratico medio σ di una distribuzione Beta sono legate ai parametri α e β dalle formule
![]()
![]()
Si trova facilmente la distribuzione Beta avente scarto quadratico medio dato e media data, tuttavia sussistono problemi in merito al calcolo del fattore
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perché, quando α o β sono minori dell’unità, l’integrale numerico che si dovrebbe calcolare è improprio ma non solo,
Funzione di densità di probabilità
la funzione agli estremi dell’intervallo o va a zero o tende ad infinito, esclusi tutti i valori intermedi, questa ultima osservazione porta ad eliminare la distribuzione Beta da quelle che possono essere scelte per rappresentare correttamente l’orientamento sessuale.
La scelta alternativa, nettamente migliore, consiste nell’adottare una distribuzione normale gaussiana riparametrata in modo che l’area nell’intervallo [0;1] sia unitaria. Partiamo dalla gaussiana pura
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e riparametriamola in modo da avere area unitaria sull’intervallo [0;1]

semplificando

Questa funzione ha media e deviazione standard µ e σ e non contiene integrali impropri, inoltre può assumere agli estremi qualsiasi valore, 0 escluso, ed ha area unitaria nell’intervallo [0;1], per questo si presta nel modo migliore a rappresentare l’orientamento sessuale “con due soli parametri”. Ovviamente la funzione è simmetrica rispetto al valor medio ed ha un significato di tipo orientativo. Una rappresentazione nettamente migliore, ma questa volta basata su un maggior numero di parametri, si ottiene suddividendo le domande del questionario in tre categorie (sessualità, affettività, socialità), con un numero di domande per ciascuna categoria che consenta di avere una significatività statistica per determinare una media e una deviazione standard attendibili (10 o12 domande).
La combinazione lineare di tre funzioni di distribuzione normale relative alle tre componenti studiate, con coefficienti fissi, che riflettano il peso medio della sessualità, dell’affettività e della socialità nella determinazione dell’orientamento sessuale complessivo (per esempio coefficiente 0.6 per la sessualità, 0.3 per l’affettività e 0.1 per la socialità) potrebbe fornire una rappresentazione a 6 parametri, con un limite di tre massimi possibili, la rappresentazione potrebbe poi assumere una evidenza “di colore” rappresentando per ogni ascissa tre tratti verticali uno di seguito all'altro di altezza corrispondente a ciascuna delle tre componenti, per esempio usando il rosso per la componente sessuale, il blu per la componente affettiva il verde per quella sociale. In questo modo l'orientamento complessivo è visivamente scomposto nelle sue tre componenti.

Nella figura qui sopra è rappresentata una curva di orientamento sessuale con una componente sessuale molto forte in fona gay, con massimo intorno ad 80% gay, ma emerge anche un secondo picco in zona etero, intorno a 17% gay, determinato da una componente affettiva nettamente etero e da una forte componente sociale, concentrata anche essa in zona etero.
La figura seguente rappresenta invece una situazione in cui affettività e sessualità sono bene integrate, resta un picco di origine sociale in zona etero, ma decisamente molto meno significativo di quello emerso nel caso precedente.

In ogni caso i diagrammi precedenti, costruiti sulla base della teoria illustrata sopra mantengono un notevole livello di significatività e di immediatezza grafica, Progetto Gay quindi li adotterà come standard nello studio dell'orientamento sessuale.
17:08 Scritto da: gayproject in FORUM PROGETTO GAY, SESSUALITA' GAY, tecnologia, VITA GAY | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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19/02/2012
AMORE GAY DA GAY SINGLE A COPPIA GAY

Ciao,
permettimi di partire da un’analogia di carattere chimico-fisico che, secondo me si presta ad introdurre il discorso. L’energia potenziale di un corpo in un campo di gravità come quello terrestre in cui viviamo è proporzionale all’altezza del corpo, per portare un corpo in alto si compie un lavoro che viene immagazzinato sotto forma di energia potenziale nel corpo e può essere restituito come energia cinetica quando il corpo cade dalla posizione più alta per tornare a quella più bassa. Tutti i copri hanno la tendenza naturale ad occupare le posizioni più basse che possono raggiungere, cioè a collocarsi al minimo livello possibile di energia potenziale. Osservando la curva della figura immaginiamo di avere un corpo nel punto A, punto di minimo di una curva (un vincolo) sulla quale il corpo può muoversi. Se il tratto di curva da A a C non avesse un massimo ma fosse costantemente decrescente il corpo scivolerebbe naturalmente nella posizione C e vi resterebbe stabilmente perché il punto C sarebbe per esso il punto più basso raggiungibile. Se invece tra A e C ci fosse un punto di massimo B il corpo per passare da A a C dovrebbe prima aumentare la sua energia potenziale salendo fino al punto B per poi diminuirla scendendo al punto C. La differenza di altezza tra A e C rappresenta la differenza tra lo stato iniziale e quello finale, se l’altezza del punto C è inferiore all’altezza del punto A, possiamo dire che lo stato finale C è più stabile di quello iniziale, ma se per passare da A a C il corpo deve oltrepassare il massimo rappresentato dal punto B ad una altezza maggiore dell’altezza di A, il corpo per raggiungere uno stato finale più stabile (C) deve passare per uno stato intermedio (B) più instabile (a maggiore energia potenziale) rispetto allo stato di partenza A. La differenza di altezza tra A e B rappresenta l’energia di attivazione del passaggio tra A e C, se il corpo che si trova in A non arriva prima in B caricandosi di energia potenziale non potrà ricadere in C diminuendo nettamente la sua energia potenziale rispetto al punto di partenza A.
Se il copro di cui parliamo non può ricevere energia dall’esterno, il passaggio da A a C avviene solo se non c’è il picco di attivazione B, ed è un passaggio irreversibile, il corpo cade, perde la sua energia cinetica nell’urto e resta lì perché non può riacquistarla. Per fare passare il corpo da C ad A sarebbe necessario fornirgli energia dall’eterno e questo è stato escluso per ipotesi, il corpo resta quindi definitivamente in C.
Se invece si ipotizza che sia possibile fornire energia al sistema dall’esterno, viene meno anche il concetto di irreversibilità, il corpo che si trova in A deve ricevere dall’esterno una energia di attivazione paria alla differenza di altezza tra A e B (relativamente piccola) per passare in C (ipotizzato a un livello più basso di A) e restituire energia pari alla differenza di quota tra B e C, maggiore dell’energia di attivazione, il processo quindi, al termine, conduce ad una diminuzione di energia potenziale e ad una maggiore stabilità. Se il corpo fosse in C potrebbe ritornare in A ma solo ricevendo dall’esterno un’energia pari al salto tra C e B, energia di attivazione del passaggio tra C e A, e restituendo alla fine una quota di energia corrispondente al dislivello tra B e A, miniore dell’energia di attivazione, in questo caso quindi il processo porterebbe a uno stato finale meno stabile di quello di partenza. Le osservazioni fatte hanno una validità generale in moltissimi campi e costituiscono la base della teoria della stabilità.
Proviamo ad applicare quanto detto al mondo dell’affettività. Immaginiamo di porre in ordinata lo stress e immaginiamo di rappresentare in ascissa una successione di stati possibili per un ragazzo, dalla condizione di single instabile che non pensa ad avere una vita di coppia (tratto che precede il punto A) a alla condizione di single che si sta spostando verso un coinvolgimento di coppia (tratto AC) alla condizione di componente di una coppia in condizione instabile (tratto oltre C). La curva è la cosiddetta curva di stress. Ipotizziamo che un ragazzo si trovi nello stato A, punto di minimo stress e quindi di relativa stabilità. Se il picco rappresentato dal punto B non ci fosse e il tratto della curva da A a C fosse costantemente decrescete lo spostamento verso una situazione meno stressante C sarebbe naturale e spontaneo. Il ragazzo passando gradualmente da A a C diminuirebbe il suo stress in modo progressivo fino alla nuova situazione di stabilità. Tuttavia accade spessissimo che la curva di stress presenti un massimo tra A e C, in questo caso per passare da una situazione di minimo stress relativo A ad un’altra di minimo stress relativo, inferiore ad A, rappresentata dal punto C, è necessaria una energia (uno stress) di attivazione, cioè è necessario un aumento dello stress che porti a superare lo stress di picco rappresentato dal punto B, per poter poi collocarsi in una situazione finale di maggiore stabilità C.
Immaginiamo che il punto A rappresenti un soggetto in condizione di single in equilibrio e il punto C rappresenti lo stesso soggetto in condizione di vita di coppia in equilibrio. Ammettiamo per ipotesi che C sia una condizione meno stressante di A, se la curva AC è sempre discendente il passaggio da A a C è spontaneo e non presenta alcun problema in termini di aumento di stress, se tra A e C esiste un massimo B, per passare da A a C occorre uno stress di attivazione. Tanto più alto è questo stress di attivazione tanto più il processo è difficile. Inoltre, se il picco B non esiste chi si trova in A vede la prospettiva libera fino a C, ossia capisce dove sta andando e quindi se la situazione finale sarà di maggiore o di minore stabilità, se invece il picco B esiste, e quindi il passaggio da A a C necessità di uno stress di attivazione, chi si trova in A non è in grado di vedere che cosa c’è oltre il picco B e non può quindi capire fin dall’inizio se il superamento del picco di stress B sarà vantaggioso o svantaggioso, perché il punto C potrebbe anche trovarsi più in alto di A e la situazione di vita di coppia potrebbe quindi essere più stressante di quella di single. Per un etero in genere il tratto AC non presenta punti di massimo tra A e C, il soggetto capisce fin dall’inizio verso dove si sta muovendo e può quindi rendersi conto in partenza del fatto che la sua condizione in situazione di vita di coppia in certi casi sarebbe peggiore di quella da single (C più in alto di A). Per un gay invece lo stress di attivazione del processo che lo porta dalla condizione di single alla condizione di coppia esiste eccome ed è rappresentato dai problemi di carattere sociale e dalla parziale accettazione della omosessualità che si devono superare per arrivare alla vita di coppia. Per di più per un gay non è prevedibile in partenza, proprio per l’esistenza del picco B, se l’esito finale del tentativo di passare ad una vita di coppia sarà stabilizzante (minore stress) o ulteriormente destabilizzante (maggiore stress). Assumiamo per ipotesi, per semplificare il discorso, che la vita di coppia sia meno stressante della vita da single (C più in basso di A). Per passare dallo stato A allo stato C le strade possibili sono tante a tutte diverse una dall’altra, alcune di esse hanno stress di attivazione molto alto, altre decisamente più basso. I chimici sanno che la presenza di un catalizzatore fa in modo che una reazione con forte energia di attivazione, che per ciò stesso tende a non avvenire, può invece avvenire facilmente attraverso una serie di passaggi intermedi tutti a bassa energia di attivazione. Così nella vita affettiva, pensare di passare dalla situazione di single a quella di coppia in un solo passo è irrealistico (stress di attivazione altissimo e forte incertezza circa la maggiore stabilità della vita di coppia rispetto a quella da single) e per questo si cerca di creare una serie di passaggi intermedi, tutti a basso stress di attivazione, che possano portare al risultato finale. Tra l’altro valutando l’incremento di stress passo dopo passo è possibile farsi un’idea della convenienza dell’intero processo. Si parte dal creare un contatto, poi una simpatia, poi un’amicizia, un’amicizia sempre più stretta e ad ogni passo si valuta l’opportunità di fare il passo successivo.
Vengo adesso all’idea della identità e della complementarità. Un gay riesce ad affezionarsi profondamente ad un ragazzo quando lo sente veramente affine, in questo senso il fatto che l’altro sia gay è una condizione necessaria ma non sufficiente. Non basta che sia un ragazzo, altrimenti non si tratterebbe neppure di omosessualità, ma deve essere anche un ragazzo gay, perché senza questa condizione la reciprocità è teoricamente impossibile. In sostanza partendo dall’insieme “ragazzi”, ci si limita al sottoinsieme “ragazzi gay”, ma il processo di progressiva restrizione del campo procede ulteriormente imponendo la condizione che si tratti di un “ragazzo gay affine” cioè di uno che possiamo percepire come profondamente simile. Faccio un esempio classico di condizione restrittiva, un ragazzo gay non dichiarato orienta la sua ricerca tra i “ragazzi gay non dichiarati”. E ancora, un ragazzo gay che abbia un’esperienza di vita collegata ad un senso forte delle religione si indirizza prevalentemente verso ragazzi con esperienze affini. È poi naturale che un ragazzo si orienti verso ragazzi che percepisce avere una sessualità affine alla sua, cioè basata su fantasie e comportamenti sessuali simili, condizione senza la quale l’equilibrio sessuale è in realtà molto difficoltoso. È certamente più semplice trovare un’armonia di coppia tra persone strettamente simili che condividono lo stesso tipo di sessualità e per questo non hanno particolari disagi nella sessualità di coppia che non richiede, in questi casi, sforzi di adattamento da parte di nessuno dei due. Questi meccanismi di identificazione sono alla base anche dei rapporti di amicizia e valgono anche in campo etero ma in campo etero la sessualità ha inevitabilmente dei ruoli ben definiti e quindi nella dimensione strettamente sessuale di una coppia etero l’identificazione assume un senso molto relativo, mentre per un gay resta un valore importante anche nel campo strettamente sessuale. Perché un ragazzo si può trovare più o meno bene in Progetto Gay? Perché può essere più o meno in grado di stringere amicizie in questo ambito? La risposta viene da sé, maggiore è il grado di affinità che percepisce con gli altri ragazzi maggiore è il suo grado di integrazione e di gratificazione. Per un gay nei confronti dei ragazzi valgono regole analoghe a quelle che governano i rapporti di un etero con le ragazze: non esiste un confine definibile tra amicizia e amore, ma l’amicizia seria è la condizione minima per qualunque rapporto autentico di coppia. Aggiungo ancora che i ruoli, e non parlo di ruoli sessuali ma familiari, per un etero hanno un significato anche in rapporto ai figli, in queste situazioni la differenziazione tra il maschile e il femminile all’interno della coppia è automatica e spontanea. Tra i gay invece la condizione di sostanziale parità è una delle poche garanzie di equilibrio e di stabilità. Più il rapporto e sbilanciato più e fragile. Aggiungo che tra i gay il meccanismo di identificazione agisce anche e profondamente all’interno della coppia già costituita, se è una vera coppia: si assumono atteggiamenti dell’altro o meglio si condividono atteggiamenti del viso e del corpo, modi di esprimersi, e anche di ragionare e, col passare del tempo, se il rapporto funziona, si percepisce realmente l’altro come l’altra metà di sé. Questi meccanismi agiscono allo stesso modo anche nelle amicizie amorose, più o meno unilateralmente sessualizzate e nelle cosiddette migliori amicizie che per un gay possono essere un passo “a basso stress di attivazione” verso rapporti più coinvolgenti.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=21&t=2229
18:19 Scritto da: gayproject in AMORE GAY, AMORE VERO, FORUM PROGETTO GAY, RIFLESSIONI GAY, RIFLESSIONI SULL'AMORE, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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17/02/2012
TEST DI ORIENTAMENTO SESSUALE E STATISTICHE DI PROGETTO GAY
STATISTICHE DI PROGETTO GAY
Dopo pochi giorni dall'apertura del nuovo test di orientamento sessuale online, reperibile alla pagina:
http://progettogaysito.altervista.org/newint/index.php
Progetto Gay presenta qui il primo prospetto statistico riassuntivo (dopo la raccolta di 101 schede relative al test sull'orientamento sessuale). Si tratta di dati molto parziali che tuttavia hanno già un notevole valore informativo. Riportiamo di seguito le tabelle statistiche riassuntive e i relativi grafici che permettono una lettura più intuitiva dei dati.
Distribuzione delle risposte alla domanda
Come percepisci il tuo orientamento sessuale
tra le possibili risposte;
1 All’inizio ho avuto anche una fase etero ma ora mi sento nettamente gay
2 Mi sono sempre sentito gay fin dall'inizio
3 Mi sento gay, ma ogni tanto avverto anche pulsioni etero
4 Mi sento gay ma le ragazze non mi sono sessualmente indifferenti
5 Mi sento bisessuale con una forte prevalenza gay
6 Mi sento bisessuale con una lieve prevalenza gay
7 Mi sento bisessuale senza un particolare orientamento gay o etero
8 Mi sono sentito o pienamente etero o pienamente gay a seconda dei periodi
9 Mi sento bisessuale con una live prevalenza etero
10 Mi sento bisessuale con una forte prevalenza etero
11 Mi sento etero, ma i ragazzi non mi sono sessualmente indifferenti
12 Mi sento etero, ma ogni tanto avverto anche pulsioni gay
13 Mi sono sentito sempre etero fin dall’inizio
14 All’inizio ho avuto anche una fase gay ma ora mi sento nettamente etero
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come percepisci il tuo orientamento sessuale |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 8 | 17 | 12 | 7 | 7 | 7 | 4 | 6 |
| 7.92% | 16.83% | 11.88% | 6.93% | 6.93% | 6.93% | 3.96% | 5.94% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 2 | 3 | 5 | 12 | 11 | 0 | - | - |
| 1.98% | 2.97% | 4.95% | 11.88% | 10.89% | 0.00% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Orientamento affettivo percepito
tra le possibili risposte;
1 All’inizio mi sono innamorato di ragazze ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
2 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
3 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma penso che di qualche ragazza potrei anche innamorarmi
4 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma con certe ragazze sto proprio benissimo
5 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazzi ma anche di qualche ragazza
6 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazzi
7 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze
8 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
9 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazze
10 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazze ma anche di qualche ragazzo
11 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma con certi ragazzi sto proprio benissimo
12 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma penso che di qualche ragazzo potrei anche innamorarmi
13 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze
14 All’inizio mi sono innamorato di ragazzi ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazze
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Orientamento affettivo percepito |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 6 | 22 | 5 | 8 | 3 | 6 | 3 | 3 |
| 5.94% | 21.78% | 4.95% | 7.92% | 2.97% | 5.94% | 2.97% | 2.97% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 0 | 1 | 2 | 13 | 29 | 0 | - | - |
| 0.00% | 0.99% | 1.98% | 12.87% | 28.71% | 0.00% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Sessualità effettiva di coppia
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai avuto rapporti sessuali né etero né gay
2 All’inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazze ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazzi
3 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi
4 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi nonostante qualche fantasia etero
5 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi ma sono attratto anche dalle ragazze
6 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazzi ma qualche volta anche con ragazze
7 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazzi ma anche con ragazze
8 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze
9 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
10 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazze ma anche con ragazzi
11 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazze ma qualche volta anche con ragazzi
12 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze ma sono attratto anche dai ragazzi
13 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze nonostante qualche fantasia gay
14 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazze
15 All’inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazzi ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazze
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Sessualità effettiva di coppia |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 38 | 2 | 10 | 2 | 5 | 3 | 1 | 3 |
| 37.62% | 1.98% | 9.90% | 1.98% | 4.95% | 2.97% | 0.99% | 2.97% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | - |
| 1 | 3 | 1 | 5 | 5 | 19 | 3 | - |
| 0.99% | 2.97% | 0.99% | 4.95% | 4.95% | 18.81% | 2.97% | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Orientamento sessuale della masturbazione
tra le possibili risposte;
1 All’inizio mi masturbavo con fantasie etero ma ora lo faccio solo con fantasie gay
2 Mi masturbo solo con fantasie gay
3 Mi masturbo solo con fantasie gay, ogni tanto ho anche fantasie etero ma non collegate alla masturbazione
4 Mi masturbo con fantasie gay ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazza
5 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie gay, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazza
6 Mi masturbo prevalentemente con fantasie gay ma qualche volta anche pensando alle ragazze
7 Mi masturbo indifferentemente sia pensando ai ragazzi che alle ragazze
8 Mi masturbo pensando ai ragazzi o alle ragazze a seconda dei periodi
9 Mi masturbo prevalentemente con fantasie etero ma qualche volta anche pensando ai ragazzi
10 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie etero, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazzo
11 Mi masturbo con fantasie etero ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazzo
12 Mi masturbo solo con fantasie etero, ogni tanto ho anche fantasie gay ma non collegate alla masturbazione
13 Mi masturbo solo con fantasie etero
14 All’inizio mi masturbavo con fantasie gay ma ora lo faccio solo con fantasie etero
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Orientamento sessuale della masturbazione |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 15 | 25 | 5 | 1 | 4 | 13 | 4 | 4 |
| 14.85% | 24.75% | 4.95% | 0.99% | 3.96% | 12.87% | 3.96% | 3.96% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 5 | 2 | 0 | 4 | 19 | 0 | - | - |
| 4.95% | 1.98% | 0.00% | 3.96% | 18.81% | 0.00% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Variabilità delle fantasie masturbatorie
tra le possibili risposte;
1 Le mie fantasie masturbatorie sono praticamente sempre le stesse
2 Le mie fantasie masturbatorie cambiano poco nel tempo
3 Le mie fantasie masturbatorie sono molto variabili
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Variabilità delle fantasie masturbatorie |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | - | - | - | - | - |
| 37 | 51 | 13 | - | - | - | - | - |
| 36.63% | 50.50% | 12.87% | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Uso della pornografia
tra le possibili risposte;
1 Non faccio mai uso di pornografia
2 Qualche volta vado su siti porno etero ma solo per curiosità
3 Qualche volta vado su siti porno gay ma solo per curiosità
4 Qualche volta vado su siti porno sia etero che gay ma solo per curiosità
5 Uso prevalentemente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
6 Uso prevalentemente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
7 Uso sia siti porno etero che siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
8 Uso esclusivamente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
9 Uso esclusivamente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
10 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia etero, ci sto sopra tutto il tempo che posso
11 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia gay, ci sto sopra tutto il tempo che posso
12 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia sia etero che gay e ci sto sopra tutto il tempo che posso
13 La pornografia etero per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno etero e non riesco a farne a meno
14 La pornografia gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno gay e non riesco a farne a meno
15 Tutta la pornografia sia etero che gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno e non riesco a farne a meno
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Uso della pornografia |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 7 | 8 | 8 | 8 | 5 | 23 | 8 | 7 |
| 6.93% | 7.92% | 7.92% | 7.92% | 4.95% | 22.77% | 7.92% | 6.93% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | - |
| 16 | 3 | 1 | 2 | 3 | 1 | 1 | - |
| 15.84% | 2.97% | 0.99% | 1.98% | 2.97% | 0.99% | 0.99% | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Quanti siti porno visiti abitualmente?
tra le possibili risposte;
1 Abitualmente non visito siti porno
2 Abitualmente visito un solo sito porno
3 Abitualmente visito da 2 a 5 siti porno
4 Abitualmente visito da 6 a 10 siti porno
5 Abitualmente visito più di 10 siti porno
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Quanti siti porno visiti abitualmente? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 17 | 32 | 40 | 8 | 4 | - | - | - |
| 16.83% | 31.68% | 39.60% | 7.92% | 3.96% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Polarizzazione dell’interesse sessuale
tra le possibili risposte;
1 Le mie fantasie sessuali si concentrano su una sola persona che ha per me un significato affettivo forte
2 Le mie fantasie sessuali si concentrano su due persone che hanno per me un significato affettivo forte
3 Le mie fantasie sessuali si concentrano su un gruppo ristretto di persone che hanno per me un significato affettivo forte
4 Le mie fantasie sessuali sono indirizzate soprattutto a persone che ho conosciuto e che mi attraggono sessualmente
5 Le mie fantasie sessuali sono legate soprattutto a episodi particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale che mi capita di vivere giorno per giorno
6 Le mie fantasie sessuali sono legate soprattutto a ricordi di episodi passati particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale
7 Le mie fantasie sessuali sono orientate soprattutto dalla pornografia
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Polarizzazione dell’interesse sessuale |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | - |
| 5 | 1 | 8 | 35 | 14 | 16 | 22 | - |
| 4.95% | 0.99% | 7.92% | 34.65% | 13.86% | 15.84% | 21.78% | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Frequenza della masturbazione e stato emotivo
tra le possibili risposte;
1 La frequenza della mia masturbazione è praticamente costante
2 La frequenza della mia masturbazione tende ad aumentare quando mi innamoro e a diminuire quando sono depresso
3 La frequenza della mia masturbazione tende ad aumentare quando sono depresso e a diminuire quando mi innamoro
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Frequenza della masturbazione e stato emotivo |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | - | - | - | - | - |
| 63 | 13 | 25 | - | - | - | - | - |
| 62.38% | 12.87% | 24.75% | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Ritengo la masturbazione
tra le possibili risposte;
1 Ritengo la masturbazione un fatto assolutamente naturale
2 Ritengo la masturbazione un comportamento che dovrebbe sparire se ci si innamorasse veramente
3 Ritengo la masturbazione un fatto che alla fine si accetta ma è moralmente riprovevole perché di fatto strumentalizza l’immagine di un’altra persona
4 Ritengo la masturbazione un vizio dal quale ci si dovrebbe liberare perché la sessualità è una cosa seria
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Ritengo la masturbazione |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 80 | 12 | 4 | 5 | - | - | - | - |
| 79.21% | 11.88% | 3.96% | 4.95% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Masturbazione e affettività
tra le possibili risposte;
1 Penso che masturbazione e affettività siano strettamente legate e quando ti innamori la vivi in un altro modo
2 Penso che masturbazione e affettività siano due cose che possono anche avere qualcosa in comune ma in genere la masturbazione è solo uno sfogo fisiologico
3 Penso che masturbazione e affettività non abbiano niente in comune
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Masturbazione e affettività |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | - | - | - | - | - |
| 27 | 52 | 22 | - | - | - | - | - |
| 26.73% | 51.49% | 21.78% | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Ritengo la sessualità vissuta in coppia
tra le possibili risposte;
1 Ritengo che la sessualità vissuta in coppia sia l’espressione di una forma d’amore
2 Ritengo che la sessualità vissuta in coppia sia un comportamento che dovrebbe essere l’espressione di una forma d’amore ma che alla fine si banalizza del tutto
3 Ritengo che la sessualità vissuta in coppia sia un fatto che comunque si accetta ma è moralmente riprovevole perché di fatto strumentalizza un’altra persona a fini egoistici
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Ritengo la sessualità vissuta in coppia |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | - | - | - | - | - |
| 77 | 23 | 1 | - | - | - | - | - |
| 76.24% | 22.77% | 0.99% | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Curiosità per il nudo
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai spiato la nudità di nessuno, né ragazzo né ragazza
2 Ho spiato la nudità di ragazze inconsapevoli
3 Ho spiato la nudità di altri ragazzi inconsapevoli
4 Ho spiato la nudità sia di altri ragazzi che di ragazze inconsapevoli
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Curiosità per il nudo |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 50 | 4 | 32 | 15 | - | - | - | - |
| 49.50% | 3.96% | 31.68% | 14.85% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Causare situazioni sessualmente imbarazzanti
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai fatto in modo che né ragazzi né ragazze si trovassero in situazioni sessualmente imbarazzanti
2 Ho fatto in modo che altri ragazzi si trovassero in situazioni sessualmente imbarazzanti
3 Ho fatto in modo che delle ragazze si trovassero in situazioni sessualmente imbarazzanti
4 Ho fatto in modo da mettere in situazioni sessualmente imbarazzanti sia altri ragazzi che ragazze
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Causare situazioni sessualmente imbarazzanti |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 81 | 13 | 5 | 2 | - | - | - | - |
| 80.20% | 12.87% | 4.95% | 1.98% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Reazioni di fronte a situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi)
tra le possibili risposte;
1 Non mi sono mai trovato in situazioni di nudità collettiva non sessuale
2 Ho fatto in modo di non trovarmi mai in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi)
3 Quando mi trovo in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi), mi sento in forte imbarazzo e cerco di starci il meno possibile
4 Mi piace trovarmi in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi) ma devo cercare in tutti i modi di controllare l'erezione che è quasi inevitabile
5 Mi piace trovarmi in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi) ma devo cercare in tutti i modi di controllare l'erezione che è quasi inevitabile se c'è qualche ragazzo che mi interessa
6 Mi trovo a mio agio in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi) e se arriva l'erezione in fondo non succede niente
7 Mi sento a mio agio in situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi), ci sono abituato e non mi fa più nessun effetto
8 Le situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi) mi sono del tutto indifferenti
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Reazioni di fronte a situazioni di nudità collettiva non sessuale (spogliatoi) |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 9 | 12 | 21 | 8 | 8 | 4 | 11 | 28 |
| 8.91% | 11.88% | 20.79% | 7.92% | 7.92% | 3.96% | 10.89% | 27.72% |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato)
tra le possibili risposte;
1 Non mi sono mai trovato ad assistere a scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato)
2 Quando mi succede di assistere a scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato) mi sento in forte imbarazzo
3 Quando mi succede di assistere a scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato) mi eccito ma non prendo parte alla cosa
4 Quando mi succede di assistere a scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato) faccio anche io la mia parte perché è solo un gioco
5 Quando mi succede di assistere a scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato) faccio anche io la mia parte perché è un gioco sessuale che mi piace
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri ragazzi (esempio denudamento forzato) |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 80 | 11 | 5 | 5 | 0 | - | - | - |
| 79.21% | 10.89% | 4.95% | 4.95% | 0.00% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Frequenti chat erotiche?
tra le possibili risposte;
1 Non frequento mai chat erotiche
2 Qualche volta frequento chat erotiche etero ma solo per curiosità
3 Qualche volta frequento chat erotiche gay ma solo per curiosità
4 Qualche volta frequento chat erotiche sia etero che gay ma solo per curiosità
5 Mi è capitato qualche volta di andare in chat erotiche etero perché cercavo ragazze da contattare ma non ho mai contattato nessuna ragazza di persona tra quelle che ho conosciuto nelle chat erotiche
6 Mi è capitato qualche volta di andare in chat erotiche gay perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessun ragazzo di persona tra quelli che ho conosciuto nelle chat erotiche
7 Mi è capitato qualche volta di andare in chat erotiche etero perché cercavo ragazze da contattare e poi ho conosciuto di persona alcune di quelle ragazze
8 Mi è capitato qualche volta di andare in chat erotiche gay perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona alcuni di quei ragazzi
9 Mi è capitato molte volte di andare in chat erotiche etero perché cercavo ragazze da contattare ma non ho mai contattato nessuna ragazza di persona tra quelle che ho conosciuto nelle chat erotiche
10 Mi è capitato molte volte di andare in chat erotiche gay perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessun ragazzo di persona tra quelli che ho conosciuto nelle chat erotiche
11 Mi è capitato molte volte di andare in chat erotiche etero perché cercavo ragazze da contattare e poi ho conosciuto di persona molte di quelle ragazze
12 Mi è capitato molte volte di andare in chat erotiche gay perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona molti di quei ragazzi
13 Frequento regolarmente chat erotiche etero e conosco così moltissime ragazze anche di persona
14 Frequento regolarmente chat erotiche gay e conosco così moltissimi ragazzi anche di persona
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Frequenti chat erotiche? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 70 | 4 | 5 | 3 | 0 | 7 | 0 | 5 |
| 69.31% | 3.96% | 4.95% | 2.97% | 0.00% | 6.93% | 0.00% | 4.95% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 2 | 2 | 0 | 2 | 0 | 1 | - | - |
| 1.98% | 1.98% | 0.00% | 1.98% | 0.00% | 0.99% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Frequenti siti di incontri?
tra le possibili risposte;
1 Non frequento mai siti di incontri
2 Qualche volta frequento siti di incontri etero ma solo per curiosità
3 Qualche volta frequento siti di incontri gay ma solo per curiosità
4 Qualche volta frequento siti di incontri sia etero che gay ma solo per curiosità
5 Mi è capitato qualche volta di frequentare siti di incontri etero perché cercavo ragazze da contattare ma non ho mai contattato nessuna ragazza di persona tra quelle che ho conosciuto nei siti di incontri
6 Mi è capitato qualche volta di frequentare siti di incontri gay perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessun ragazzo di persona tra quelli che ho conosciuto nei siti di incontri
7 Mi è capitato qualche volta di frequentare siti di incontri etero perché cercavo ragazze da contattare e poi ho conosciuto di persona alcune di quelle ragazze
8 Mi è capitato qualche volta di frequentare siti di incontri gay perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona alcuni di quei ragazzi
9 Mi è capitato molte volte di frequentare siti di incontri etero perché cercavo ragazze da contattare ma non ho mai contattato nessuna ragazza di persona tra quelle che ho conosciuto nei siti di incontri
10 Mi è capitato molte volte di frequentare siti di incontri gay perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessun ragazzo di persona tra quelli che ho conosciuto nei siti di incontri
11 Mi è capitato molte volte di frequentare siti di incontri etero perché cercavo ragazze da contattare e poi ho conosciuto di persona molte di quelle ragazze
12 Mi è capitato molte volte di frequentare siti di incontri gay perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona molti di quei ragazzi
13 Frequento regolarmente siti di incontri etero e conosco così moltissime ragazze anche di persona
14 Frequento regolarmente siti di incontri gay e conosco così moltissimi ragazzi anche di persona
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Frequenti siti di incontri? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 67 | 1 | 6 | 2 | 0 | 4 | 0 | 14 |
| 66.34% | 0.99% | 5.94% | 1.98% | 0.00% | 3.96% | 0.00% | 13.86% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 1 | 1 | 0 | 2 | 0 | 3 | - | - |
| 0.99% | 0.99% | 0.00% | 1.98% | 0.00% | 2.97% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Sei mai stato in un locale dichiaratamente gay?
tra le possibili risposte;
1 Non sono mai stato in un locale dichiaratamente gay
2 Qualche volta sono stato in un locale dichiaratamente gay ma solo per curiosità
3 Mi è capitato qualche volta di andare in un locale dichiaratamente gay perché ci vado con amici
4 Mi è capitato qualche volta di andare in un locale dichiaratamente gay perché cercavo ragazzi da contattare
5 Mi è capitato molte volte di andare in un locale dichiaratamente gay perché ci vado con amici
6 Frequento regolarmente i locali gay
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Sei mai stato in un locale dichiaratamente gay? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | - | - |
| 75 | 4 | 12 | 2 | 6 | 2 | - | - |
| 74.26% | 3.96% | 11.88% | 1.98% | 5.94% | 1.98% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Innamoramento etero e masturbazione
tra le possibili risposte;
1 Non mi sono mai innamorato di una ragazza
2 Quando mi innamoro di una ragazza evito di masturbarmi
3 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo pensando a lei ma dopo ho sensi di colpa
4 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo tranquillamente pensando a lei
5 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo pensando anche ad altre ragazze ma dopo ho sensi di colpa perché mi sembra di tradirla
6 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo pensando anche a qualche ragazzo ma dopo ho sensi di colpa perché mi sembra di tradirla
7 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo tranquillamente anche pensando ad altre ragazze
8 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo tranquillamente anche pensando a qualche ragazzo
9 Quando mi innamoro di una ragazza mi masturbo solo pensando ad altre ragazze, se lo facessi pesando a lei mi sentirei in colpa
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Innamoramento etero e masturbazione |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 40 | 9 | 2 | 16 | 3 | 3 | 9 | 17 |
| 39.60% | 8.91% | 1.98% | 15.84% | 2.97% | 2.97% | 8.91% | 16.83% |
| 9 | - | - | - | - | - | - | - |
| 2 | - | - | - | - | - | - | - |
| 1.98% | - | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Innamoramento gay e masturbazione
tra le possibili risposte;
1 Non mi sono mai innamorato di un ragazzo
2 Quando mi innamoro di un ragazzo evito di masturbarmi
3 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo pensando a lui ma dopo ho sensi di colpa
4 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo tranquillamente pensando a lui
5 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo pensando anche ad altri ragazzi ma dopo ho sensi di colpa perché mi sembra di tradirlo
6 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo pensando anche a qualche ragazza ma dopo ho sensi di colpa perché mi sembra di tradirlo
7 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo tranquillamente anche pensando ad altri ragazzi
8 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo tranquillamente anche pensando a qualche ragazza
9 Quando mi innamoro di un ragazzo mi masturbo solo pensando ad altri ragazzi, se lo facessi pesando a lui mi sentirei in colpa
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Innamoramento gay e masturbazione |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 51 | 8 | 4 | 21 | 4 | 0 | 12 | 0 |
| 50.50% | 7.92% | 3.96% | 20.79% | 3.96% | 0.00% | 11.88% | 0.00% |
| 9 | - | - | - | - | - | - | - |
| 1 | - | - | - | - | - | - | - |
| 0.99% | - | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Innamoramento, chat erotiche e siti di incontri
tra le possibili risposte;
1 Quando mi innamoro non vado più sulle chat erotiche e sui siti di incontri
2 Quando mi innamoro cerco di evitare le chat erotiche e i siti di incontri ma non sempre ci riesco
3 Quando mi innamoro continuo ad andare sulle chat erotiche e sui siti di incontri
4 Non frequento chat erotiche e siti di incontri
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Innamoramento, chat erotiche e siti di incontri |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 21 | 11 | 6 | 63 | - | - | - | - |
| 20.79% | 10.89% | 5.94% | 62.38% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Innamoramento e pornografia
tra le possibili risposte;
1 Quando mi innamoro non ho più bisogno di siti porno per masturbarmi
2 Quando mi innamoro cerco di non andare nei siti porno per masturbarmi ma qualche volta succede
3 Quando mi innamoro continuo tranquillamente a masturbarmi guardando siti porno
4 Non faccio uso di pornografia
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Innamoramento e pornografia |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 13 | 43 | 29 | 16 | - | - | - | - |
| 12.87% | 42.57% | 28.71% | 15.84% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
I primi ricordi che hai di episodi che avessero una qualche coloritura sessuale sono per te
tra le possibili risposte;
1 I primi ricordi che ho di episodi che avessero una qualche coloritura sessuale sono persi nel passato, lontani e in pratica ininfluenti
2 I primi ricordi che ho di episodi che avessero una qualche coloritura sessuale, per me, non sono gradevoli
3 I primi ricordi che ho di episodi che avessero una qualche coloritura sessuale, per me, sono gradevoli
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
I primi ricordi che hai di episodi che avessero una qualche coloritura sessuale sono per te |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | - | - | - | - | - |
| 22 | 24 | 55 | - | - | - | - | - |
| 21.78% | 23.76% | 54.46% | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
I primi episodi della tua vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano
tra le possibili risposte;
1 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazzi più piccoli di me
2 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazze più piccole di me
3 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazzi quasi coetanei
4 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazze quasi coetanee
5 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazzi più grandi di me
6 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano ragazze più grandi di me
7 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano uomini adulti
8 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano donne adulte
9 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi di soli ragazzi quasi coetanei
10 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi di sole ragazze quasi coetanee
11 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi misti di ragazzi e ragazze quasi coetanei
12 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi si soli ragazzi più grandi di me
13 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi di sole ragazze più grandi di me
14 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano gruppi misti di ragazzi e ragazze più grandi di me
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
I primi episodi della tua vita che avessero una qualche coloritura sessuale riguardavano |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 0 | 3 | 38 | 27 | 10 | 8 | 3 | 0 |
| 0.00% | 2.97% | 37.62% | 26.73% | 9.90% | 7.92% | 2.97% | 0.00% |
| 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | - | - |
| 3 | 2 | 3 | 1 | 2 | 1 | - | - |
| 2.97% | 1.98% | 2.97% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
I primi episodi della tua vita che avessero una qualche coloritura sessuale erano di tipo
tra le possibili risposte;
1 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale erano di tipo omosessuale
2 I primi episodi della mia vita che avessero una qualche coloritura sessuale erano di tipo eterosessuale
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
I primi episodi della tua vita che avessero una qualche coloritura sessuale erano di tipo |
|||||||
| 1 | 2 | - | - | - | - | - | - |
| 53 | 48 | - | - | - | - | - | - |
| 52.48% | 47.52% | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
A che età hai scoperto la masturbazione?
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
A che età hai scoperto la masturbazione? |
|||||||
| 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 |
| 1 | 1 | 2 | 1 | 5 | 4 | 19 | 22 |
| 0.99% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | 4.95% | 3.96% | 18.81% | 21.78% |
| 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 23 | - |
| 21 | 12 | 2 | 5 | 1 | 4 | 1 | - |
| 20.79% | 11.88% | 1.98% | 4.95% | 0.99% | 3.96% | 0.99% | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come hai scoperto la masturbazione?
tra le possibili risposte;
1 Ho scoperto la masturbazione da solo
2 Ho scoperto la masturbazione tramite discorsi di amici
3 Ho scoperto la masturbazione tramite un altro ragazzo
4 Ho scoperto la masturbazione tramite una ragazza
5 Ho scoperto la masturbazione attraverso la masturbazione in comune con amici
6 Ho scoperto la masturbazione tramite la pornografia
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come hai scoperto la masturbazione? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | - | - |
| 58 | 23 | 11 | 0 | 2 | 7 | - | - |
| 57.43% | 22.77% | 10.89% | 0.00% | 1.98% | 6.93% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come hai reagito alla scoperta della masturbazione?
tra le possibili risposte;
1 Alla scoperta della masturbazione ho provato panico
2 Alla scoperta della masturbazione ho provato incertezza
3 Alla scoperta della masturbazione ho cercato di reprimerla
4 Alla scoperta della masturbazione l’ho trovata subito gradevole ma la vivevo con sensi di colpa
5 Alla scoperta della masturbazione non ho avuto nessun problema e l’ho vissuta molto tranquillamente fin dall’inizio
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come hai reagito alla scoperta della masturbazione? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 5 | 18 | 4 | 26 | 48 | - | - | - |
| 4.95% | 17.82% | 3.96% | 25.74% | 47.52% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Le fantasie delle tue prime masturbazioni erano
tra le possibili risposte;
1 Le fantasie delle mie prime masturbazioni erano etero
2 Le fantasie delle mie prime masturbazioni erano gay
3 Le fantasie delle mie prime masturbazioni erano prevalentemente etero
4 Le fantasie delle mie prime masturbazioni erano prevalentemente gay
5 Le fantasie delle mie prime masturbazioni erano sia etero che gay
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Le fantasie delle tue prime masturbazioni erano |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 49 | 28 | 8 | 6 | 10 | - | - | - |
| 48.51% | 27.72% | 7.92% | 5.94% | 9.90% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
A chi erano dedicate le tue prime masturbazioni?
tra le possibili risposte;
1 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre a ragazzi conosciti nella vita reale
2 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre a ragazze conosciute nella vita reale
3 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre a ragazzi visti per caso
4 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre a ragazze viste per caso
5 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre o quasi a immagini di ragazzi prese della pornografia e talvolta a ragazzi presi della vita reale
6 Le mie prime masturbazioni erano dedicate sempre o quasi a immagini di ragazze prese della pornografia e talvolta a ragazze prese della vita reale
7 Le mie prime masturbazioni erano dedicate un po’ ai ragazzi e un po’ alle ragazze ma soprattutto ai ragazzi
8 Le mie prime masturbazioni erano dedicate un po’ ai ragazzi e un po’ alle ragazze ma soprattutto alle ragazze
9 Le mie prime masturbazioni erano dedicate in pratica indifferentemente sia ai ragazzi che alle ragazze
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
A chi erano dedicate le tue prime masturbazioni? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 25 | 27 | 6 | 7 | 4 | 16 | 7 | 5 |
| 24.75% | 26.73% | 5.94% | 6.93% | 3.96% | 15.84% | 6.93% | 4.95% |
| 9 | - | - | - | - | - | - | - |
| 4 | - | - | - | - | - | - | - |
| 3.96% | - | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Dopo la scoperta della masturbazione ne hai parlato con qualcuno?
tra le possibili risposte;
1 Dopo la scoperta della masturbazione non ne ho parlato con nessuno
2 Dopo la scoperta della masturbazione ne ho parlato con i miei genitori
3 Dopo la scoperta della masturbazione ne ho parlato con un sacerdote
4 Dopo la scoperta della masturbazione ne ho parlato con uno psicologo
5 Dopo la scoperta della masturbazione ne ho parlato con alcuni amici più grandi
6 Dopo la scoperta della masturbazione ne ho parlato con alcuni amici coetanei
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Dopo la scoperta della masturbazione ne hai parlato con qualcuno? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | - | - |
| 68 | 1 | 2 | 1 | 1 | 28 | - | - |
| 67.33% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | 0.99% | 27.72% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
A che età hai avuto il tuo primo contatto con la pornografia?
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
A che età hai avuto il tuo primo contatto con la pornografia? |
|||||||
| 0 | 6 | 7 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 |
| 1 | 1 | 1 | 1 | 5 | 2 | 9 | 12 |
| 0.99% | 0.99% | 0.99% | 0.99% | 4.95% | 1.98% | 8.91% | 11.88% |
| 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 |
| 22 | 5 | 17 | 7 | 4 | 2 | 2 | 4 |
| 21.78% | 4.95% | 16.83% | 6.93% | 3.96% | 1.98% | 1.98% | 3.96% |
| 22 | 24 | 25 | 26 | 27 | - | - | - |
| 1 | 1 | 1 | 2 | 1 | - | - | - |
| 0.99% | 0.99% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come sei arrivato alla pornografia?
tra le possibili risposte;
1 Non sono mai arrivato alla pornografia
2 Sono arrivato alla pornografia per imitare il comportamento di amici
3 Sono arrivato alla pornografia per suggerimento di amici
4 Sono arrivato alla pornografia per curiosità spontanea
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come sei arrivato alla pornografia? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 3 | 8 | 24 | 66 | - | - | - | - |
| 2.97% | 7.92% | 23.76% | 65.35% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come hai reagito alla scoperta della pornografia?
tra le possibili risposte;
1 Alla scoperta della pornografia ho reagito con eccitamento
2 Alla scoperta della pornografia ho reagito con sensi di colpa
3 Alla scoperta della pornografia ho reagito con incertezza
4 Alla scoperta della pornografia ho reagito cercando di evitarla
5 Alla scoperta della pornografia l’ho trovata interessante da subito ma la vivevo con sensi di colpa
6 Alla scoperta della pornografia non ho avuto nessun problema e l’ho usata molto tranquillamente fin dall’inizio
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come hai reagito alla scoperta della pornografia? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | - | - |
| 42 | 7 | 13 | 10 | 10 | 19 | - | - |
| 41.58% | 6.93% | 12.87% | 9.90% | 9.90% | 18.81% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Hai mai detto a nessuno che facevi uso di pornografia?
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai detto a nessuno che facevo uso di pornografia
2 Ho detto ai miei genitori che facevo uso di pornografia
3 Ho detto a un sacerdote che facevo uso di pornografia
4 Ho detto a uno psicologo che facevo uso di pornografia
5 Ho detto ad amici più grandi che facevo uso di pornografia
6 Ho detto ad amici coetanei che facevo uso di pornografia
7 Non ho mai fatto uso di pornografia
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Hai mai detto a nessuno che facevi uso di pornografia? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | - |
| 49 | 1 | 2 | 1 | 0 | 44 | 4 | - |
| 48.51% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | 0.00% | 43.56% | 3.96% | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
A che età hai avuto i primi contatti sessuali con un’altra persona?
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
A che età hai avuto i primi contatti sessuali con un’altra persona? |
|||||||
| 0 | 4 | 6 | 7 | 8 | 10 | 11 | 13 |
| 23 | 1 | 9 | 1 | 1 | 2 | 2 | 4 |
| 22.77% | 0.99% | 8.91% | 0.99% | 0.99% | 1.98% | 1.98% | 3.96% |
| 14 | 15 | 16 | 17 | 19 | 20 | 21 | 22 |
| 12 | 5 | 9 | 12 | 1 | 6 | 2 | 3 |
| 11.88% | 4.95% | 8.91% | 11.88% | 0.99% | 5.94% | 1.98% | 2.97% |
| 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | - | - |
| 2 | 1 | 1 | 1 | 2 | 1 | - | - |
| 1.98% | 0.99% | 0.99% | 0.99% | 1.98% | 0.99% | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Chi era la persona con la quale hai avuto i primi contatti sessuali?
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai avuto contatti sessuali
2 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era un ragazzo più piccolo
3 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era un ragazzo coetaneo o quasi
4 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era un ragazzo più grande
5 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era un uomo adulto
6 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era una ragazza più piccola
7 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era una ragazza coetanea o quasi
8 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era una ragazza più grande
9 La persona con la quale ho avuto i miei primi contatti sessuali era una donna adulta
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Chi era la persona con la quale hai avuto i primi contatti sessuali? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 26 | 3 | 28 | 5 | 2 | 6 | 26 | 4 |
| 25.74% | 2.97% | 27.72% | 4.95% | 1.98% | 5.94% | 25.74% | 3.96% |
| 9 | - | - | - | - | - | - | - |
| 1 | - | - | - | - | - | - | - |
| 0.99% | - | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come sei arrivato ad avere i primi contatti sessuali con un’altra persona?
tra le possibili risposte;
1 Sono arrivato ad avere i miei primi contatti sessuali in una dimensione che io vedevo come un gioco
2 Sono arrivato ad avere i miei primi contatti sessuali in una dimensione che aveva per me un forte interesse sessuale
3 Sono arrivato ad avere i miei primi contatti sessuali in situazioni di costrizione fisica o psicologica
4 Non ho mai avuto contatti sessuali
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come sei arrivato ad avere i primi contatti sessuali con un’altra persona? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 27 | 42 | 8 | 24 | - | - | - | - |
| 26.73% | 41.58% | 7.92% | 23.76% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
I tuoi primi contatti sessuali sono stati del tutto episodici o si sono ripetuti?
tra le possibili risposte;
1 I miei primi contatti sessuali sono stati del tutto episodici, è successo una volta sola
2 Direi che i miei primi contatti sessuali sono stati episodici, è successo solo qualche volta
3 I miei primi contatti sessuali per un po’ sono diventati un’abitudine
4 Non ho mai avuto contatti sessuali
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
I tuoi primi contatti sessuali sono stati del tutto episodici o si sono ripetuti? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 15 | 33 | 29 | 24 | - | - | - | - |
| 14.85% | 32.67% | 28.71% | 23.76% | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Soddisfazione dei tuoi primi contatti sessuali
tra le possibili risposte;
1 I miei primi contatti sessuali mi piacevano molto
2 I miei primi contatti sessuali li prendevo come un gioco o poco più
3 I miei primi contatti sessuali non mi piacevano ma non mi sembravano nemmeno sgradevoli
4 Quanto ai miei primi contatti sessuali, non mi dispiacevano ma mi sentivo in colpa, prima dicevo di rifiutarli ma poi finivo per accettarli
5 Non ho mai avuto contatti sessuali
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Soddisfazione dei tuoi primi contatti sessuali |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 32 | 18 | 14 | 13 | 24 | - | - | - |
| 31.68% | 17.82% | 13.86% | 12.87% | 23.76% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Evoluzione della sessualità masturbatoria
tra le possibili risposte;
1 Le mie fantasie masturbatorie sono state e sono tutt’ora sempre gay
2 Le mie fantasie masturbatorie sono state e sono tutt’ora sempre etero
3 Le mie fantasie masturbatorie tendono a divenire progressivamente sempre più gay
4 Le mie fantasie masturbatorie tendono a divenire progressivamente sempre più etero
5 Le mie fantasie masturbatorie sono state sempre più o meno variabili
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Evoluzione della sessualità masturbatoria |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | - | - | - |
| 27 | 22 | 31 | 2 | 19 | - | - | - |
| 26.73% | 21.78% | 30.69% | 1.98% | 18.81% | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Come hai conosciuto il tuo/la tua attuale partner o il tuo ultimo/la tua ultima partner?
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai avuto partner di coppia
2 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) a scuola
3 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) all’università
4 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) al lavoro
5 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) tramite amici
6 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) tramite siti di incontri
7 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) tramite chat erotiche
8 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) frequentando locali
9 Ho conosciuto il mio/la mia attuale partner (o il mio ultimo/la mia ultima partner) casualmente tramite internet
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Come hai conosciuto il tuo/la tua attuale partner o il tuo ultimo/la tua ultima partner? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
| 35 | 9 | 12 | 5 | 19 | 5 | 1 | 5 |
| 34.65% | 8.91% | 11.88% | 4.95% | 18.81% | 4.95% | 0.99% | 4.95% |
| 9 | - | - | - | - | - | - | - |
| 10 | - | - | - | - | - | - | - |
| 9.90% | - | - | - | - | - | - | - |

Distribuzione delle risposte alla domanda
Nei periodi in cui non hai avuto un/una partner come ti sei comportato?
tra le possibili risposte;
1 Nei periodi in cui non ho avuto un/una partner ho cercato una ragazza
2 Nei periodi in cui non ho avuto un/una partner ho cercato un ragazzo
3 Nei periodi in cui non ho avuto un/una partner non ho cercato altri ragazzi né ragazze
4 Nei periodi in cui non ho avuto un/una partner ho cercato sia ragazzi che ragazze
SENZA ALCUNA CONDIZIONE AGGIUNTA
SODDISFANO LE CONDIZIONI IMPOSTE N. 101 SCHEDE
|
Nei periodi in cui non hai avuto un/una partner come ti sei comportato? |
|||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | - | - | - | - |
| 33 | 28 | 31 | 9 | - | - | - | - |
| 32.67% | 27.72% | 30.69% | 8.91% | - | - | - | - |

21:43 Scritto da: gayproject in FORUM PROGETTO GAY, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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03/02/2012
GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ
Questo post mira ad illustrare le cause ed i meccanismi del rifiuto della omosessualità da parte di ragazzi che sono o sono stati pienamente consapevoli di essere gay. “Sì io sono così, ma non voglio essere così!”. Il rifiuto della omosessualità sintetizzato in questa frase si presenta come un atto volontario e libero di scelta ma la realtà è del tutto diversa. La repressione familiare e sociale della omosessualità ne impedisce ogni libera manifestazione al punto che la coscienza familiare e sociale finisce per sostituire la coscienza individuale nella motivazione delle scelte, fino a portare un ragazzo a rinunciare ad avere la sua coscienza personale pur di non essere espulso del gruppo.
Esaminiamo separatamente i rapporti interpersonali che portano alla abdicazione alla coscienza individuale. Partiamo dall’ambiente familiare. “Odio i miei genitori perché se sono gay è colpa loro! Mi hanno sempre assillato con l’idea di avere una ragazza e così mi hanno portato a pensare che stare con una ragazza fosse un dovere e ho finito per odiare perfino l’idea di stare con una ragazza, ma se loro non si fossero impicciati non sarebbe stato così. Avevo un amico e gli volevo bene, ma hanno cominciato a dire che non dovevo uscire con lui ma con una ragazza, che quel ragazzo mi avrebbe portato sulla cattiva strada, e io, pur di fare il contrario di quello che volevano loro, con quel ragazzo ho passato tantissimo tempo. È cominciato tutto così, alla fine per me c’era solo quel ragazzo”. Chi scrive queste parole rimprovera i genitori di essersi intromessi pesantemente nella sua vita privata apparentemente proponendo ma sostanzialmente tentando di imporre dei valori che avrebbero portato di conseguenza “per reazione” verso l’omosessualità. Come si vede, questo ragionamento mira alla ricerca di “colpe” che avrebbero portato alla omosessualità. In realtà, però, gli elementi centrali del discorso restano due “l’omosessualità è un male”, “l’omosessualità è la conseguenza di comportamenti sbagliati”. Queste due ultime affermazioni sono il segno che i valori della morale familiare e sociale sono stati profondamente interiorizzati e in pratica la sola reazione che si verifica consiste nel dire ai genitori: “La colpa non è mia ma vostra!” Ma l’idea che l’omosessualità sia una male è talmente interiorizzata che il figlio arriva ad odiare i genitori per avergli procurato questo male gravissimo. Di fronte al teorema della morale familiare: “L’omosessualità è una cosa molto brutta e ti ci sei cacciato per colpa tua” la reazione arriva a negare solo la seconda parte di questa affermazione: “Non è vero che la colpa è la mia, la colpa è vostra!” Lo stesso uso del concetto di colpa e della omosessualità come conseguenza di una colpa sa molto mi morale religiosa. Un ragazzo sessualmente represso che abbia interiorizzato la morale familiare non accusa i genitori di avergli impedito di essere gay ma anzi li accusa di averlo fatto diventare gay “per reazione”. Naturalmente in queste situazioni ci sono a monte delle carenze familiari molto pesanti o quanto meno della forme di ignoranza grave che si manifesta in interventi educativi di tipo repressivo. L’educazione ha come elemento fondamentale il dialogo e il rispetto reciproco, che in queste situazioni vengono meno, in buona sostanza queste famiglie sul piano affettivo non sono neppure famiglie.
In modo simile si dà abusivamente il nome di amicizia a dei rapporti, più di gruppo che interpersonali, nei quali manca del tutto la dimensione affettiva e l’unico valore riconosciuto è l’appartenenza al gruppo. È il caso tipico dei gruppi di ragazzi che trovano la loro coesione nel fatto di passare molte ore insieme in giro per la strada o nei bar. Specialmente nei piccoli paesi dove tutti si conoscono, far parte di questi gruppi è praticamente un obbligo al quale è impossibile sottrarsi. Quando un ragazzo gay sessualmente represso dice: “Esco con gli amici” dovrebbe dire invece: “Siccome non voglio rimanere in casa per nessun motivo perché in casa non potrei comunque avere neppure un minimo di libertà, tento di integrarmi nel gruppo”. Nel gruppo, in assenza di rapporti seri di carattere personale, si parla di sport, di politica e ovviamente di ragazze e per integrarsi nel gruppo è necessario conformarsi al modo di fare e di ragionare di gruppo, quindi è necessario essere etero perché il gruppo combina uscite del sabato sera, appuntamenti in discoteca e simili ma sempre e solo seguendo una logica etero. Con questi “amici” un ragazzo gay può integransi solo fingendo di essere etero o meglio (cioè peggio) “volendo” essere etero ad ogni costo.
Quali possibilità di confronto o di dialogo minimamente serio ha un ragazzo che si senta gay in situazioni del genere? Praticamente e paradossalmente ne ha una sola e cioè creare, nei limiti del possibile, un rapporto autentico con una ragazza e qui viene la parte più delicata del problema della repressione sessuale. Mettersi con una ragazza non è solo una scelta di facciata o la risposta obbligata alle richieste espresse o tacite della famiglia o del gruppo ma è praticamente l’unico modo che un ragazzo gay sessualmente represso ha di creare un rapporto che abbia un contenuto affettivo reale. Un ragazzo gay, proprio per il fatto che dimostra in genere un atteggiamento diverso nei confronti della ragazze, molto più legato a una ricerca di dialogo che ad un approccio immediatamente sessuale, con le ragazze ha in genere un certo successo. Per un verso è portato a vivere il rapporto con una ragazza come una copertura sociale ma per l’altro si rende conto che con una ragazza un rapporto affettivo vero è possibile e non è raro il caso che questi rapporti affettivi diventino molto importanti, anche se per motivi diversi, sia per la ragazza che per il ragazzo gay. La ragazza ci vede una bellissima storia d’amore, il ragazzo una reale possibilità di dialogo. Il dialogo in genere si approfondisce e col passare del tempo la ragazza alimenta sempre di più la speranza che quel rapporto arrivi finalmente a manifestasi anche sotto forma di interesse sessuale ma la cosa tarda ad accadere. Le ipotesi possibili a questo punto sono due, o il ragazzo tenta un approccio sessuale con la ragazza che, date le condizioni di particolare calore affettivo, potrebbe benissimo avere un risultato almeno in parte positivo portando il ragazzo all’idea di una ritrovata eterosessualità, o il ragazzo mette da parte del tutto la possibilità di un contatto sessuale con la ragazza e arriva a pensare di poterle confidare di essere gay. Ovviamente si tratta di due ipotesi molto diverse ma non è raro il caso che si possano presentare una dopo l’altra.
Quando un ragazzo arriva a dire alla ragazza con la quale ha costruito un rapporto affettivo serio di essere gay in genere si sente sicuro che l’esito non sarà distruttivo del rapporto e infatti spesso il rapporto sopravvive al coming out. La ragazza, se è realmente innamorata, tende a non dare alla dichiarazione del ragazzo un peso troppo grande, vede che il ragazzo la cerca, sta bene con lei e pensa che la “fase gay” sia in via di risoluzione e che con po’ di pazienza tutto si aggiusterà, cosa che però non accade e, superata la fase del coming out, in assenza di segnali sessuali incoraggianti, la ragazza gradualmente tende ad allentare i rapporti, tanto più se vede spesso il ragazzo distratto da altri interessi, non è raro il caso che si arrivi a una rottura traumatica, in genere perché il ragazzo accusa ingiustamente la ragazza di volerlo condizionare e di togliergli la libertà. Tuttavia il rapporto con la ragazza in questi casi ha un valore estremamente positivo perché rafforza nel ragazzo l’idea di essere gay, non sono però rari i casi in cui, anche dopo il coming out con la ragazza, il ragazzo rinnega del tutto il suo essere gay e si impegna con tutte le sue forze per essere etero e per non perdere l’appoggio della ragazza che ormai giudica indispensabile. In queste situazioni, di fatto, è come se il coming out fosse annullato. Ci sono ragazze che mantengono in queste situazioni un atteggiamento possibilista ma prudente e ce ne sono altre che ci ravvisano una ormai chiaramente avvenuta conversione eterosessuale del ragazzo. In ogni caso la situazione torna a livelli di maggiore ambiguità.
Le situazioni più complicate non sono però quelle in cui si arriva ad un coming out del ragazzo nei confronti della ragazza ma quelle nelle quali si arriva a costruire una relazione anche sessuale tra il ragazzo e la ragazza. Queste relazioni per la ragazza hanno, a maggior ragione per la presenza del coinvolgimento sessuale, la valenza di vere storie d’amore, mentre per il ragazzo sono dei classici esperimenti sessuali in cui ci si mette alla prova. Se la prova è superata, cioè se c’è un coinvolgimento sessuale che permetta di arrivare fino in fondo, il ragazzo si sente gratificato, perché ha superato il suo esame e ha ottenuto la sua patente etero, la ragazza lo vede sinceramente soddisfatto e attribuisce quella soddisfazione al coronamento di un sogno d’amore anche da parte del ragazzo, mentre il primo motivo di soddisfazione per il ragazzo è costituto dal potersi finalmente considerare etero. In questa relazione che ormai ha anche dei risvolti sessuali il ragazzo non tende a prendere l’iniziativa, o lo fa solo per mettersi ulteriormente alla prova e soprattutto, per il ragazzo, avere rapporti sessuali con la ragazza non rappresenta tutta la sessualità perché anche in presenza di possibilità concrete e di facile realizzabilità di rapporti sessuali con la ragazza, il ragazzo non sfrutta a pieno quelle possibilità e conserva una sessualità masturbatoria totalmente orientata in direzione gay, anche con l’uso di pornografia gay. Questo fatto è in genere interpretato dal ragazzo come un vizio che bisogna togliersi. Tuttavia, dopo i primi tempi, i rapporti con la ragazza tendono ad andare in crisi, il ragazzo si sente insoddisfatto da “quella” ragazza ed è portato a seguire la logica etero del cambiare ragazza. All’esterno tutto questo comportamento appare come tipico di un ragazzo etero, l’integrazione familiare migliora e così quella all’interno del gruppo degli “amici”, ma la masturbazione in chiave gay resta, l’uso di pornografia gay resta e l’omosessualità tende sempre più ad essere considerata come un vizio nato per reazione ad errori educativi della famiglia: “Se i miei non si fossero messi in mezzo io adesso sarei felice, ho una ragazza che mi vuole bene e non mi mancherebbe nulla”. In questa espressione non si dice “sono innamorato di una ragazza” e nemmeno “voglio bene a una ragazza” ma “ho una ragazza che mi vuole bene” il che è decisamente diverso. In queste situazioni viene meno anche l’idea di essere gay, e se anche quell’idea aveva portato in precedenza il ragazzo al coming out verso la ragazza, il coming out viene del tutto rimosso. Una ragazza mi ha scritto: “Lui prima mi ha confessato di essere gay, di masturbarsi pensando ai ragazzi e di fare uso di pornografia gay, però poi tra noi le cose sono andate molto bene anche sul piano sessuale e quando gli ho chiesto se si sentiva ancora gay ha detto che io non avevo capito bene e che erano solo dubbi come quelli che vengono a tutti i ragazzi e che lui gay non ci si è sentito mai”.
Che cosa può fare una ragazza in una situazione simile? Credere che la “fase gay” sia realmente superata e che si possa magari dare al rapporto una dimensione più ufficiale attraverso una presentazione del ragazzo ai genitori della ragazza, nella prospettiva di un futuro matrimonio, sembrerebbe la via più naturale e in genere il ragazzo è, almeno inizialmente, favorevole a questo tipo di scelta che non fa che confermarlo nell’idea di essere etero e gli attribuisce per di più la qualifica sociale di fidanzato ufficiale. In realtà tuttavia qui cominciano a manifestarsi le debolezze del rapporto. Il ragazzo prima dice di sì, poi ci ripensa e si rende conto che potrebbe chiudersi in una trappola, ma non perché si sente gay, questione che gli sembra ormai superata, ma perché quella “potrebbe non essere la ragazza giusta”. Il teorema del “potrebbe non essere la ragazza giusta” può salvare il ragazzo dal matrimonio una o due volte, ma quando l’età avanza il passo decisivo non si può più eludere e così si arriva anche al matrimonio che sembra il coronamento perfetto di una storia tipicamente etero, turbata solo da qualche incertezza di orientamento sessuale ancora di tipo adolescenziale e dal permanere di una masturbazione in chiave gay, che non mai sparita del tutto ma è stata degradata al livello di vizietto che non potrà comunque mettere in crisi la serenità di un matrimonio, tanto più se allietato dalla nascita di figli. Non è raro che prima del matrimonio arrivi un minimo di resipiscenza e che il ragazzo senta l’esigenza di confidarsi e di chiedere consiglio e qui, spesso, sedicenti esperti gli offrono tutto il loro sostegno nel trovare che per certe “stupide fantasie” il matrimonio è il rimedio migliore e che tutto sarà certamente risolto dalla pratica della vita matrimoniale. Nei primi tempi le cose sembrano effettivamente andare così e possono anche restare per lunghi periodi a questo livello ma poi il senso di insoddisfazione si fa sentire. Le mogli si rendono conto che c’è qualcosa che non va, il dialogo coi mariti è in crisi e non si capisce perché, i mariti sono nevrotici, ansiosi, hanno bisogno di un sostegno psicologico, cominciano a strare parecchio tempo fuori casa, talvolta anche di notte, ricevono sms che non aprono subito e telefonate che si riducono a uno “Scusami, ora non posso, ti richiamo io” oppure le mogli scoprono nei computer dei mariti tracce dell’uso di pornografia gay o messaggi amorosi scambiati con uomini e a quel punto il matrimonio è in crisi totale.
In sintesi: negare la propria sessualità produce alla lunga effetti negativi ai quali è molto difficile trovare un rimedio.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=2211
16:18 Scritto da: gayproject in AMORE GAY, AMORE VERO, RIFLESSIONI GAY, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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01/02/2012
COME NON HO CAPITO E NON HO ACCETTATO DI ESSERE GAY
Questo post mira a mettere in evidenza i meccanismi tipici della inconsapevolezza e della non accettazione dell’essere gay, in questo senso presenta una rassegna dei meccanismi di rimozione e sottovalutazione di tutti gli elementi che, se correttamente interpretati, porterebbero alla consapevolezza e all’accettazione dell’essere gay.
ESSERE GAY
Assumiamo come definizione di base che essere perfettamente eterosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del sesso opposto e che essere perfettamente omosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del proprio sesso. Resta ovviamente che tutte le posizioni intermedie sono comunque possibili.
Ora il problema è identificare innanzitutto in che cosa si concretizzi l’innamoramento affettivo e sessuale. Che vuol dire per esempio innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo profondo di un ragazzo? Provo a rispondere sulla base dell’esperienza maturata in Progetto Gay.
Innamorarsi affettivamente di un ragazzo significa:
1) Desiderarne intensamente la presenza (creare occasioni per stare spesso accanto a quel ragazzo, cercare di ritardare il più possibile il momento della separazione quando si sta con lui, percepire che il tempo passa lentissimo quando aspettiamo di vederlo e che passa velocissimo quando stiamo insieme con lui, scambiare appena possibile sms con quel ragazzo e aspettare ansiosamente le sue risposte, cercare di metterlo totalmente a suo agio, avere il piacere di ascoltarlo).
2) Provare per quel ragazzo forme di solidarietà (provare sensazioni di disagio quando lui è in difficoltà o non sta bene, provare sensazioni dei felicità quando lui è felice anche per questioni che con hanno nulla a che fare con noi, volergli stare vicino per aiutarlo a risolvere i suoi problemi).
3) Desiderare di conoscere il più possibile sulla vita di quel ragazzo: se ha una ragazza, chi sono i suoi amici, come passa il suo tempo, che ipotesi fa per il suo futuro.
4) Provare forme di gelosia (quando quel ragazzo dimostra particolare simpatia o attenzione per una ragazza o per un altro ragazzo, anche al livello di amicizia importante, sperare che le sue storie d’amore finiscano presto o che gli lascino almeno il tempo per rimanere con noi).
Innamorarsi sessualmente di un ragazzo significa:
1) Percepire la gradevolezza della presenza fisica di quel ragazzo (restare colpiti dal suo sguardo, dalla sua voce, dalla sua stretta di mano, dal suo modo di sorridere, di muovere le mani, di camminare, vedere qualcosa di perfetto in alcuni particolari fisici di quel ragazzo come il colore della pelle, dei capelli, l’armonia del suo fisico, la forma delle mani o del volto, il calore emanato da quel ragazzo, il suo odore).
2) Vivere la presenza di quel ragazzo come sessualmente eccitante (andare in erezione quando si sta vicino a lui, specialmente quando si sta da soli, anche senza nessuna apparente implicazione sessuale).
3) Chiedersi se quel ragazzo è anche lui sessualmente coinvolto e cercare di capire, per esempio, se anche lui va in erezione per la nostra presenza.
4) Fermarsi ripetutamente a fantasticare su quello che si vorrebbe fare con quel ragazzo immaginandolo sessualmente coinvolto.
5) Sognare quel ragazzo in situazioni di nudità o di coinvolgimento sessuale con noi.
6) Masturbarsi pensando a quel ragazzo e sognare che anche lui possa fare lo stesso.
È ovvio che tra le forme di coinvolgimento affettivo e quelle di coinvolgimento strettamente sessuale ci sono ampie zone di ricopertura e di continuità e che le distinzioni troppo analitiche hanno un significato molto relativo. Un solo concetto va sempre tenuto presente e cioè che perché ci sia un vero innamoramento non basta né il solo interesse sessuale né il solo interesse affettivo, le due componenti sono entrambe necessarie.
CAPIRE DI ESSERE GAY E ACCETTARE DI ESSERE GAY
L’essere gay può essere vissuto senza attribuire all’innamoramento oggettivo che si vive alcuna connotazione consciamente gay, in questo caso non si potrà parlare di identità gay perché il significato dell’innamoramento non è ancora stato inquadrato correttamente dalla persona che pure lo vive. Si manifesta così il problema di capire e di accettare di essere gay, problema che, in ambienti fortemente orientanti alla eterosessualità, può non essere di facile soluzione.
CONSAPEVOLEZZA
Le idee più tipiche che ritardano le presa di coscienza della omosessualità fanno ricorso alla sostituzioni dei termini che contengono riferimenti alla sessualità con altri più neutri o a pretese motivazioni alternative dell’interesse verso un altro ragazzo e sono più o meno sintetizzabili così:
1) Non sono innamorato di un ragazzo ma lo considero come esempio da seguire perché lui è bello, realizzato e felice e io non lo sono. Si tratta della cosiddetta categoria del “modello” assai usata tempo fa per contrastare la consapevolezza di essere gay attraverso la lettura dell’interesse verso un altro ragazzo in termini di pura emulazione.
2) Mi piace ma è solo un piacere estetico. In questa classica affermazione non si usa l’espressione “sono innamorato” ma al suo posto l’espressione “mi piace”, individuando il motivo dell’attrazione al di fuori della sfera sessuale in una dimensione puramente estetica. Si dice: “Mi giro a guardarlo ma solo perché è bello” e quel “solo” tende ad escludere l’idea di un coinvolgimento sessuale.
3) Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze. Osservo a questo proposito che l’ultima affermazione capovolge la logica del discorso e trasforma quelle che dovrebbero essere le conclusioni in premesse. Secondo la logica si dovrebbe dire: “Mi innamoro solo di ragazze (dato di fatto) quindi sono eterosessuale (verifico la definizione di eterosessuale)”, si dice invece: “Sono eterosessuale (affermazione assiomatica assunta per principio) quindi mi innamoro solo di ragazze (comportamento dovuto, deduzione dall’assioma)”. Sottolineo che dire “Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze” significa operare una separazione tra la sessualità “essere fisicamente attratti” (noto che anche qui non si usa l’espressione “innamorarsi”) riservata ai ragazzi e l’innamoramento affettivo che sarebbe il “vero innamoramento” riservato alle ragazze. Chi usa questo linguaggio è convito di vivere per le ragazze un amore “più alto” perché non sessualizzato.
4) È solo una fase transitoria, quando troverò la ragazza giusta tutte queste fantasie passeranno. Questa frase esprime la cosiddetta concezione della omosessualità transitoria o evolutiva. Qui non si nega l’attrazione omosessuale ma la si svilisce confinandola in una dimensione cronologicamente limitata, ma meglio sarebbe dire attribuendole una dimensione di sostanziale immaturità affettiva e sessuale che sarà superata dall’avvento di una sessualità etero matura “quando arriverà la ragazza giusta”. Direi che l’idea della fase transitoria è particolarmente subdola perché non definisce nessun limite temporale concreto e permette una serie indefinita di rinvii della questione a una ipotetica risoluzione automatica generata dall’esterno. Il punto di vista della omosessualità come espressione di una adolescenza non ancora compiuta e cioè della omosessualità superabile è quello adottato dalla Congregazione per l’educazione cattolica per l’ammissione in seminario delle persone con tendenze omosessuali. La Chiesa “non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall'Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l'espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un'adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell'Ordinazione diaconale.”
ACCETTAZIONE
Una volta che comunque si sia giunti alla consapevolezza di essere gay, la cosa non è comunque sempre accettata pacificamente, perché parecchi preconcetti molto radicati ne ostacolano l’accettazione. Molti di questi preconcetti sono di derivazione religiosa e sono quindi intrinsecamente dogmatici. I meccanismi della non accettazione fanno leva sempre sulla necessità di una appartenenza (familiare, religiosa o sociale) che sarebbe incompatibile con l’omosessualità. Le idee più tipiche che rendono difficile l’accettazione della omosessualità si possono riassumere così:
1) Sono cose che fanno tutti, sono solo delle forme di esplorazione della sessualità. In questa frase si concentrano due approcci negazionisti distinti: a) “lo fanno tutti” (cosa assolutamente non vera) quindi il tuo non è un comportamento autenticamente omosessuale. b) “non si tratta di omosessualità ma di esplorazione sessuale”, torna qui la tecnica del cambiare nome alle cose per negarle.
2) I gay sono persone fissate col sesso e ne fanno di tutti i colori e io non ho nulla a che vedere con loro. Con affermazioni di questo genere si cerca di generare un senso di disgusto verso l’omosessualità degradandola moralmente. Qui si può parlare propriamente di omofobia interiorizzata.
3) È un vizio che mi devo togliere. Questa affermazione rappresenta in un certo senso un passo in avanti perché l’omosessualità è pienamente consapevole ma bollata, perfino da chi la vive, col marchio della immoralità. In queste situazioni pesano molto le iterate condanne della omosessualità da parte della chiesa. Il catechismo della chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966). E il Catechismo aggiunge (n.967) “Questi peccati diconsi gridare vendetta al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punirli con più severi castighi”. Queste affermazioni non hanno bisogno di commento. Non vi è dubbio che un omosessuale per essere cattolico dovrebbe considerare l’omosessualità il peggiore dei vizi. L’idea della omosessualità “contro natura”, che è di derivazione dogmatica, è ancora oggi diffusissima anche tra persone sotto altri aspetti di buon livello culturale.
4) Devo farmi vedere da uno psicologo perché così non va. Tra i pregiudizi più diffusi circa l’omosessualità c’è il fatto che sia ritenuta una patologia psichiatrica o un disordine mentale. Va sottolineato che il percorso per eliminare l’omosessualità dal catalogo dei disturbi psichiatrici è stato molto lungo e tortuoso, ha portato ad una infinità di polemiche e tuttora, nonostante le posizioni contrarie degli ordini professionali, molti psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, che affermano “il diritto degli omosessuali di essere curati” espressione paradossale, tendono ad applicare terapie volte alla modificazione dell’orientamento sessuale (terapie riparative della sessualità sostenute da Nicolosi e in Italia da Cantelmi con l’appoggio di forti gruppi religiosi). Sulla questione della difficile eliminazione della omosessualità dal catalogo delle malattie psichiatriche rinvio all’interessantissimo articolo: "Teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale".
Devo sottolineare che anche oggi alcuni operatori sanitari, che dovrebbero essere punti di riferimento attendibili, arrivano a confondere orientamento sessuale e identità di genere.
5) Se fossi gay darei un dispiacere terribile ai miei genitori che si aspettano i nipotini. Questa frase rappresenta in termini sublimati una realtà che andrebbe descritta in modo più pertinente così: “Se i miei capissero che sono gay, per me la vita in famiglia diventerebbe un inferno, siccome non ho scelta, devo accattare di sacrificare la mia sessualità”. Gli ambienti familiari fortemente e insistentemente orientanti verso l’eterosessualità sono per i ragazzi gay una ragione di preoccupazione molto profonda. Devo sottolineare che il coming out in famiglia è una realtà decisamente rara.
6) Forse mi piacciono i ragazzi ma gay non mi ci sento proprio. Dietro questa frase si nota l’accettazione sostanziale della omosessualità ma non dell’identità omosessuale. “Posso anche comportarmi come omosessuale ma non sono omosessuale”, come se l’essere gay non corrispondesse a un insieme di tendenze e di comportamenti ma avesse una connotazione ontologica ulteriore, cioè come sei ci fosse una differenza tra il comportarsi come fanno i gay e ragionare come loro e l’essere gay in sé.
7) Non voglio essere gay e nessuno me lo può imporre. Dietro questa frase si nasconde una ulteriore mistificazione e cioè che essere gay sia una scelta volontaria e non una realtà da accettare per quello che è.
CORTEGGIAMENTO GAY E AMICIZIA AMOROSA
L’essere gay può manifestarsi all’esterno attraverso comportamenti che rendono evidente lo stato di innamoramento e tendono ad ottenere una risposta da un altro ragazzo. Questi comportamenti esterni costituiscono il corteggiamento gay. Va sottolineato che il corteggiamento gay spesso è inconsapevole nel senso che parecchi ragazzi che mettono in atto forme di oggettivo corteggiamento nei confronti di altri ragazzi leggono il loro comportamento in chiave di amicizia molto forte, al limite di amicizia sessualizzata fra etero e tendono comunque ad escludere l’inquadramento nella categoria della omosessualità Se un ragazzo si innamora inconsapevolmente, di un altro ragazzo, il corteggiamento può assumere una tale lievità da non essere neppure percepito come tale dal ragazzo cui è diretto, perché non è percepito così nemmeno dal ragazzo che lo mette in pratica. In queste situazioni il corteggiamento si manifesta spesso in forme tenuissime, si va dal sorriso al prolungare la conversazione più di come sarebbe usuale, dall’offerta di fare un tratto di strada insieme o di accompagnare l’altro a casa alla proposta di uscire insieme con altri ragazzi e, in qualche caso, anche alla proposta di uscire insieme da soli. Spesso queste amicizie amorose sono vissute all’inizio in modo gratificante e si trasformano in relazioni interpersonali anche molto strette che mantengono però tutte le caratteristiche apparenti tipiche di un’amicizia. Spesso le ragazze non capiscono perché il loro ragazzo preferisca uscire con in suo migliore amico piuttosto che con loro. Talvolta può accadere che quelle che sembrano delle comuni amicizie siano in realtà delle amicizie amorose, cioè, almeno unilateralmente, delle forme inconsapevoli di innamoramento omosessuale.
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26/01/2012
GAY E FRUSTRAZIONE
Chiarisco in premessa che intendo parlare propriamente di “frustrazione”, non di ansia o ancora più genericamente di disagio, cose peraltro che possono essere legate alle frustrazioni. Naturalmente cercherò di condurre la mia analisi con stretto riferimento ai gay.
L’etimologia stessa del termine “frustrazione” derivato dall’avverbio latino “frustra” = ”invano, inutilmente”, indica chiaramente che la frustrazione è una forma di disagio conseguente al mancato conseguimento di un risultato desiderato o sperato. La frustrazione è uno dei possibili esisti del desiderio. La riduzione del senso di frustrazione può derivare solo dal contenimento del bisogno o del desiderio entro l’ambito del possibile e ancora meglio del probabile, in altri termini solo una capacità di valutare ex ante la maggiore o minore realizzabilità del proprio desiderio consente di limitare i suoi eventuali esisti frustranti. È qui che entra in gioco la radicale distinzione degli obiettivi in relazione al fatto che la loro realizzazione dipenda o meno soltanto da noi. Chiarisco il discorso con due classici esempi:
1) Il portare a termine di studi (obiettivo individuale).
2) Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo (obiettivo condiviso).
Si tratta di due obiettivi radicalmente diversi.
Il portare a termine gli studi dipende solo all’azione, più o meno condizionata, del singolo che può trovare ostacoli oggettivi ma che è consapevole che il conseguimento dell’obiettivo (obiettivo individuale), al di là dei condizionamenti esterni, dipende in modo essenziale dal suo impegno e dalla sue capacità, in questo caso la frustrazione è percepita essenzialmente come senso di “inadeguatezza”.
Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo è invece un fatto sostanzialmente connesso ad una relazione interpersonale, questo significa che il conseguimento dell’obiettivo non dipende unicamente dalla persona che sta puntando su quell’obiettivo ma anche da un’altra persona che dovrebbe condividere quell’obiettivo (obiettivo comune). In questo caso la frustrazione è percepita come “rifiuto”.
Non è raro però che la frustrazione-rifiuto sia vissuta anche come frustrazione-inadeguatezza sulla base della individuazione delle cause del rifiuto nella propria inadeguatezza: “mi ha rifiutato perché non sono all’altezza della situazione o perché ho sbagliato qualcosa”, alla base di questi ragionamenti c’è comunque una visione non autenticamente relazionale dei rapporti affettivi che sono interpretati come una specie di partita a scacchi in cui, se non si sbagliano le mosse, si arriva comunque a vincere la partita. In questo modo l’altro è visto come oggetto da conquistare con una strategia che, se adeguata, porta necessariamente al risultato. Questo modo di vedere le cose, pur essendo in molti casi del tutto incongruo, appare assolutamente ovvio a chi lo adotta come proprio modello interpretativo, al punto da ottenebrare l’oggettività dei fatti. Mi spiego con un esempio concreto. Un ragazzo gay che si innamora perdutamente di un ragazzo “oggettivamente” etero è indotto a vedere il suo oggetto d’amore come gay represso e non come etero e a pensare che con una opportuna strategia sarà possibile far sì che prenda atto della sua presunta omosessualità repressa. In situazioni del genere, il vivere la frustrazione come inadeguatezza può durare anni e si può anche non arrivare mai a vedere le cose come stanno, nemmeno quando l’altro si sposa.
È fondamentale rendersi conto che alcune cose, per quanto desiderate profondamente, sono di fatto impossibili. Un ragazzo etero non può innamorarsi di un ragazzo gay, qualunque strategia usi il ragazzo gay la cosa rimarrà comunque impossibile, bisognerebbe quindi mettere da parte l’idea di essere inadeguati (non abbastanza belli, non abbastanza solari, non abbastanza affidabili, troppo nevrotici ecc. ecc.) e rendersi conto che il rifiuto non è un rifiuto della persona in quanto tale ma una manifestazione della oggettiva o soggettiva impossibilità di condividere gli obiettivi dell’altro.
Mi fermo un attimo a riflettere sulla sensazione di essere rifiutati. La sensazione di rifiuto che si prova quando l’altro non condivide il nostro obiettivo è spesso vissuta, in particolare dai ragazzi gay innamorati di ragazzi etero, come un rifiuto non genericamente della persona ma della persona “in quanto gay”, piuttosto che come impossibilità di condividere un obiettivo dell’altro, e questo rende talora più difficile il processo di accettazione della omosessualità. Aspettarsi che un ragazzo etero si innamori di un ragazzo gay non ha senso ma aspettarsi che possa essere amico di un ragazzo gay è invece realistico. Un ragazzo gay in queste situazioni è spesso portato al tutto o nulla, e la cosa è anche comprensibile e un ridimensionamento dell’obiettivo che consenta che possa essere realmente un obiettivo condiviso è spesso difficile perché anche quando un ragazzo gay dovesse accontentarsi di un rapporto di amicizia con il ragazzo etero di cui è innamorato, resterebbe comunque frustrato nel suo “vero (anche se irrealistico) obiettivo” che è quello di costruire una storia d’amore condivisa. Comunque metabolizzare la sensazione di rifiuto di un coinvolgimento affettivo e sessuale da parte di un ragazzo etero, per un ragazzo gay è ancora tutto sommato un processo di presa di coscienza della realtà non troppo traumatico, perché si tratta in fondo di difficoltà oggettive e oggettivamente insuperabili.
La questione si fa invece molto più delicata quando la sensazione di rifiuto interviene nel rapporto con un altro gay, qui si tratta di un rifiuto su basi soggettive che per la persona rifiutata è molto più difficile da accettare ed è molto più frequentemente accompagnato da sensazione di inadeguatezza. Entrano tipicamente in gioco in queste situazioni meccanismi proiettivi per i quali si proiettano nell’altro le proprie sensazioni e le proprie attese e non si capisce che l’altro è oggettivamente un altro, con una diversa storia individuale, con altri desideri e con un vissuto del tutto autonomo. In genere, quando un ragazzo gay si innamora, la prima e assillante domanda che si pone concerne l’orientamento sessuale dell’altro, se l’altro non è gay c’è poco da fare, ma se l’altro è gay “sembra” che il problema sia risolto e che la reciprocità non possa non esserci, è il tipico teorema “gay + gay = amore” dietro il quale si nascondo meccanismi proiettivi molto forti che ci fanno vedere nell’altro, in quando gay, un individuo identico a noi. Che cosa può metterci al riparo da questi meccanismi proiettivi che ci portano spesso alla frustrazione? La risposta è quasi ovvia, si tratta della socializzazione. Più un ragazzo ha una vita sociale e affettiva ricca, parlo soprattutto di amicizie, più ha esperienza diretta della variabilità dei soggetti con i quali interagisce e meno è portato a meccanismi proiettivi. Faccio un esempio concreto. Un ragazzo gay che mi scriveva la sua prima imbarazzatissima mail mi diceva: “non ho mai incontrato un ragazzo gay” per lui la categoria “ragazzo gay” era ancora unitaria e non avendo riferimenti precisi la completava proiettivamente vedendo nel “ragazzo gay” un altro se stesso. Quello stesso ragazzo, dopo un po’ di giorni trascorsi con serate passate in chat diceva: “mi sono reso conto che con tanti ragazzi riesco ad andare d’accorso ma con qualcuno è come se ci fosse una distanza più grande, pure se si tratta sempre di bravissimi ragazzi, hanno un altro modo di ragionare, però con alcuni mi trovo veramente bene.” Questi discorsi sono il tipico segno di una progressiva socializzazione e quindi della progressiva diminuzione della tendenza proiettiva. L’altro elemento chiave, oltre la generica socializzazione, per prevenire i sensi di frustrazione è l’esperienza. Il primo rifiuto può essere veramente traumatico, i successivi lo sono certamente di meno, in sostanza la nostra psiche considera i primi traumi da rifiuto come una specie di vaccinazione che attenua la virulenza dei successivi. Il trauma da rifiuto porta spesso a comportamenti che appaiono come tentativi di superare il rifiuto, ossia come delle insistenti richieste di conferme da parte dell’altro, che ovviamente non fanno che rimarcare la sensazione di rifiuto. Tutto questo, che appare come un comportamento inadeguato, ha invece un senso preciso e serve alla “definizione” della questione (mettere un confine o un limite) ossia al suo superamento “definitivo”, al suo inquadramento. Va sottolineato che chi dopo un primo rifiuto si ostina a chiedere ulteriori conferme si giudica per ciò stesso inadeguato, ma è in realtà alla ricerca di un meccanismo di frattura che crei le condizioni per passare oltre. In questo senso i rifiuti non chiari, impliciti, detti e non detti, non fanno altro che evitare questo momento di frattura e impedire di fatto fa definizione della questione che resta perennemente irrisolta. Al di là della percezione soggettiva, le vere situazioni di disagio si concretizzano dove permane uno stato di costante incertezza e il tempo passa senza che ci si possa rendere conto della presenza o dell’assenza di una vera dimensione simmetrica in un rapporto affettivo.
Vorrei aggiungere che le frustrazioni in campo affettivo sono spesso complicate dalla presenza di altre frustrazioni, questa volta di matrice strettamente individuale, connesse al mancato conseguimento di obbiettivi legati alla ricerca e alla stabilizzazione del lavoro o al successo negli studi, specialmente quando gli insuccessi sono percepiti come derivanti da mancanza di impegno individuale nella soluzione di un problema che, questo sì, sarebbe realmente risolubile. In genere le frustrazioni dovute a sostanziale disimpegno a livello individuale vengono mascherate da frustrazioni nei rapporti affettivi o di coppia che sono ingigantite per farne il nucleo del proprio stato di disagio, in questo caso si motivano gli insuccessi nella vita affettiva con incapacità primarie, originarie, che è impossibile superare e che incombono quasi come un destino ineluttabile, è il momento del “tanto io sono così, sono fatto male, non ci posso fare niente …”. Le singole frustrazioni, non riportate alle loro cause ma viste come espressione di qualcosa di incontrollabile innescano idee con contenuti vagamente depressivi che rischiano di pervadere la vita a vari livelli e di mettere in moto circoli viziosi dai quali è difficile uscire. L’esperienza insegna che i problemi si affrontano e si risolvono uno alla volta. La cosa più sensata è evitare di dare al proprio cervello modo di girare a vuoto sempre sui soliti contenuti scegliendo invece obiettivi concreti a breve scadenza da realizzare concentrandosi seriamente su di essi. L’antidoto alla frustrazione e il modo per spezzare una serie di frustrazioni che rischia di innescare un meccanismo depressivo è conseguire i primi successi, mette le basi per guardare al concreto e a quegli obiettivi che sono realmente conseguibili a breve con uno sforzo di impegno individuale, come fare un esame, mandare un curriculum per la ricerca di un lavoro, non lasciare che il tempo scorra quando ci sono problemi da affrontare subito. In questa prospettiva l’essere gay può anche portare a delle frustrazioni in campo affettivo difficili da accettare, ma piuttosto che avvitarsi su se stessi nella ricerca di che cosa si è sbagliato, ha senso concentrarsi su obiettivi individuali e concreti il cui conseguimento può portare ad un netto aumento dell’autostima e quindi anche della capacità di affrontare le frustrazioni nella vita di coppia con maggiore concretezza e serenità.
Concludo dicendo che le frustrazioni sono un elemento ineliminabile nella vita di chiunque e che pertanto è necessario imparare a conviverci, ricordandosi sempre che come ci è capitato di essere rifiutati ci sarà certamente capitato e ci capiterà, più o meno coscientemente, di rifiutare altre persone o altre forme di coinvolgimento, tutto questo non ha nulla di patologico ma fa parte della normale amministrazione della vita affettiva.
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23/01/2012
AMORE GAY SCONTATO
Ciao Project,
ti scrivo perché ho un dubbio in testa che è come un tarlo. Ho 24 anni e il mio ragazzo ne ha 23, ci conosciamo dai tempi della scuola, in pratica siamo cresciuti insieme e il nostro metterci insieme è venuto assolutamente naturale, quasi una cosa scontata, e magari il problema è tutto lì. Ci vogliamo bene, di questo penso di non avere dubbi ma in realtà i dubbi ce li ho. Quando stiamo insieme va tutto bene e allora i dubbi spariscono proprio, ma penso che quando non stiamo insieme il suo cervello vada perennemente alla ricerca di un altro, non di uno in particolare ma di uno che sia meglio di me. Io non sono un bello cinematografico, sono un ragazzo passabile, diciamo al massimo un po’ più che passabile, e forse non corrispondo sempre al suo modello. Ci siamo lasciati tante volte ma poi siamo tornati sempre insieme ma mi viene l’idea che sia successo perché non ha ancora trovato di meglio, anche se stiamo insieme da quattro anni e lui di ragazzi ne ha conosciuti tanti, qualche volta me lo dice pure, io lo dovrei mandare a quel paese, almeno in teoria sarebbe la reazione giusta, ma quando ci ho provato realmente, è successo una volta sola un paio di anni fa, lui è stato così male che sono dovuto tornare sui miei passi e sono stato anche contento di averlo fatto, ma poi a distanza di tempo si sono ripresentati più o meno gli stessi fatti. In pratica lui non mi ha scelto, non c’è stato il classico colpo di fulmine, il fatto che ci dovessimo mettere insieme era già nei fatti, due ragazzi che si conoscono da quando avevano 11 anni, che sono arrivati a dichiararsi gay reciprocamente quando ne avevano 19/20, poi alla fine si mettono insieme perché stanno bene insieme, perché hanno un mondo in comune e poi, forse, anche perché è la strada più facile. Questo dubbio un po’ mi tormenta. A lui manca l’esperienza dell’innamoramento che ti capita tra capo e collo come cosa del tutto inattesa, con me non c’è stato niente di simile. Forse ha bisogno di innamorarsi anche in un altro modo. Onestamente mi sento messo da parte o meglio strumentalizzato, ma non lo fa con cattiveria e ci soffre pure seriemente. Certe volte ne parliamo per ore, io cerco di scuoterlo ma vedo che il suo pensiero è lontano e che continua a fantasticare su altri ragazzi, ma su ragazzi che magari con lui hanno scambiato poche parole, ma lui a quelle parole cerca di dare chissà quale senso anche se il senso non c’è. Certe volte ho l’impressione che tenda anche a costruire, sulla base di ricordi, delle ipotesi di storie che avrebbero potuto esistere e che gli servono per fantasticare. Sia chiaro, Project, io non ci vedo niente di patologico, se mai un lasciarsi andare un po’ alle malinconie delle reali o presunte occasioni perdute, ma questo fa parte della sua personalità. Lui è veramente un bel ragazzo ma è stato sempre complessato dall’idea di essere brutto, una cosa che non ho mai capito, tendeva a svalutarsi, a pensare che nessuno si sarebbe interessato di lui e invece, piano piano, si sta accorgendo che sui ragazzi ha realmente un fascino forte, vede che gli vanno appreso, che lo cercano ed è portato a vedere dietro queste cose un interesse vero per lui come persona. È portato ad innamoramenti molto profondi anche se unilaterali e penso che, se troverà un po’ di disponibilità in qualcuno, lo perderò, o forse semplicemente andrà violentemente in crisi perché tenderà a mettere insieme il mio volergli bene con l’immagine di quel ragazzo, in fondo lo so che io gli vado bene per tante cose importanti e che anche lui mi vuole bene in modo autentico ma non riesce a trattenersi dal dare corda ai ragazzi e questo certe volte mi fa stare proprio male. Qualche giorno fa siamo andati in un locale a Milano e lui si è messo a fare la corte a un ragazzo ma in modo molto determinato, l’ambiente era gay e quel ragazzo era anche un po’ interessato, lui lo guardava, gli faceva gli occhi dolci, pensava che quello stesse lì da solo, quello per qualche minuto è stato al gioco, poi gli ha detto sorridendo che c’era il suo ragazzo. La reazione è stata di apparente disinteresse, ma era ovvio che non era così. Quando siamo usciti ne abbiamo parlato, mi ha detto che tanto lui è sfigato e mi ha abbracciato stretto. Il mio ragazzo un potere enorme su di me ce l’ha perché probabilmente io ne sono innamorato molto più di come lui è innamorato di me, ma forse anche questo non è vero. Certe volte discutiamo per ore, mi fa arrabbiare al punto che lo pesterei e poi finiamo a fare l’amore come non mi è mai successo con nessun altro perché vedo che è contento e che con me sta bene. Project, io penso di essere la sua vita reale, la sua ordinaria amministrazione, quella senza la quale perde l’orientamento, ma penso anche che lui abbia bisogno di altro, brutalmente anche di sesso fatto con altre persone, lui la vede come una possibile alternativa alla nostra storia ma io penso che potrebbe essere invece un modo di rivalutare la nostra storia, ormai ci conosciamo bene, sono quasi 4 anni che stiamo insieme e non credo che crollerà ma sto sempre sulle montagne russe, dalla stelle alle stalle nel tempo di una settimana, prima pensavo che fossero crisi passeggere o anche periodiche, adesso comincio a pensare che siano delle componenti ineliminabili del nostro rapporto. La nostra non è la classica storia di due ragazzi contro il mondo, è tutto più complicato eppure, ti giuro Project, io non riuscirei ad adattarmi a vivere senza di lui, perché quando c’è è autentico, non mi imbroglia mai, magari mi dice cose che mi fanno male ma sono sicuro che la verità è quella. Mi ha detto che se si dovesse innamorare di un altro ragazzo me lo direbbe certamente e che non farebbe mai le cose di nascosto e gli credo perché è fatto così. Quando ci siamo messi insieme mi sembrava di toccare il cielo col dito, era tutto così ovvio, così lineare, così naturale, ma evidentemente era troppo ovvio, troppo lineare e troppo naturale, forse abbiamo solo scelto la strada più semplice e ne stiamo pagando adesso le conseguenze, francamente vorrei tanto che non fosse così. Il mio sfogo è finito, sto pensando che mi manca tantissimo però c’è sempre il tarlo che lui magari adesso sta pensando ad altro. Ti saluto, Project, se vuoi, pubblica pure la mail.
Davide
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21/01/2012
GAY E LAVORO
Ciao Project,
ti scrivo per vedere che effetto fa, cioè che affetto fa a me, tanto non ci conosceremo mai. Non ne posso più di vedere passare i giorni così uno appresso all’altro senza nessuna prospettiva, solo tempo che se ne va, di anni ne ho finiti 31 da un pezzo a vedo avvicinarsi i 32, che ho concluso nella mia vita? Laurea, grandi sogni, non gradi forse ma qualcosa mi sarei aspettato e invece il mio 110 e lode non è servito a nulla ormai sono anni che faccio di tutto, concorsi che non finiscono mai e per le cose più assurde, lavoretti di tutti tipi che nulla hanno a che vedere con la mia laurea e adesso da un po’ nemmeno quei lavoretti. In pratica un mucchio di promesse fasulle, tanta fatica e poi quasi niente. Potrei fare dei master, sarebbero altri soldi buttati e altro tempo sprecato, alcuni amici miei che li hanno fatti stanno a zero lo stesso, sarà il momento ma è così e poi a tutto questo bel po’ di cose ci aggiungo pure le frustrazioni sentimentali. Coi ragazzi più giovani di me non mi sento a mio agio, loro stanno passando adesso la fase dei sogni e delle pie illusioni, quando parlo con loro mi considerano uno sfigato che ha buttato la spugna. Con quelli della mia età la reazione è duplice: o sono sostanzialmente dei falliti come me e allora ci facciamo buona compagnia accusando di altri di essere ladri e imbroglioni o sono gente arrivata e non capisci nemmeno per quale ragione, qualcuno forse se lo merita ma certi proprio non sai come hanno fatto ad arrivare dove stanno perché anche a livello di competenze professionali fanno pena, e io con questa gente non ho nulla da spartire, mi sento orgoglioso e stupido nello stesso tempo. I gay sono arrivisti e disposti a vendere la madre pur di arrivare dove vogliono, almeno quelli che conosco io. Uno in particolare, di quelli ben piazzati che non ho mai capito come facessero a essere ben piazzati, mi fa sempre la paternale come se fossi un completo imbecille al quale bisogna insegnare ancora l’abbiccì del saper campare in società, e questo è uno dei meno peggio. Allora mi sono detto che se i gay arrivati sono così, io ne voglio uno sfigato come me e pure più sfigato di me che magari potrebbe essere umanamente un po’ meglio e almeno non mi farebbe prediche sul farmi furbo e cose simili, che poi sarebbe un altro modo per dirmi che è maglio imbrogliare che essere imbrogliati. Ma chi mi dice che un gay sfigato e magari pure io stesso, una volta avuta la poltroncina buona non ci si vende l’anima e non si fa come fan tutti? Un’altra cosa che mi ha fatto strano del tuo forum è che secondo te i gay pensano soprattutto ai sentimenti, ma questa è una balla colossale, io ne ho visti di quelli che del loro ragazzo se ne fregavano alla grande e, passami il termine, se lo sarebbero venduto al migliore offerente pur di fare un passetto in avanti nella scala sociale. Io ho conosciuto ambienti gay, mica quelli dei locali o della gente sbandata, no, ambienti gay su, dove i ragazzi li mettevano proprio sotto i piedi, e non erano nemmeno quelli di 50 o 60 anni che li mettevano sotto i piedi, che quelli almeno un po’ di dignità ce l’avevano, ma quelli di 25 o 30 che si sentivano proprio i padroni e i ragazzi li vedevano solo come servi da attirare con la bella vita e da allontanare con un calcio in culo quando dicevano anche solo mezza parola che avesse un senso. Io questo ho visto, perciò la parola gay usata come la usi tu mi fa strano, ci saranno pure quelli buoni ma io non li ho ancora visti da nessuna parte, anche se realmente conosco forse solo un tipo di gay e li vedo nella competizione del lavoro e non mi piacciono per niente. Mi sento avvilito, Project, praticamente preso nel vortice di un mondo che dovrebbe essere il mio ma certe volte mi fa proprio schifo. È vero che sul lato etero la cosa è esattamene la stessa, non sono solo i gay che fanno schifo ma è il mondo nel suo complesso che fa schifo. Vorrei proprio ricominciare tutto da capo, con gente diversa, sono stufo dell’idea che tutto debba essere sempre e solo un compromesso con la propria coscienza e che ci si debba vendere per forza. Non sai quanto chi ha i soldi si approfitta di chi non ce li ha! E sto parlando di gay che si approfittano di ragazzi gay. Una cosa sola potrebbe migliorare la situazione di un ragazzo gay che non ha i miliardi ed è un lavoro vero che gli permetta di fregarsene di chi lo vorrebbe mettere sotto i piedi. Io non cerco l’amore, di queste cose non me ne frega niente, io vorrei solo un po’ di dignità e la potrei avere solo lavorando, ma un lavoro vero non lo trovo e ho sempre davanti agli occhi il mio perenne dover chiedere, parlo di chiedere lavoro, abbassando la testa di fonte a gente che stimo meno di zero ma che ha su di me quasi potere di vita e di morte. Io sono un professionista serio e un tipo, poco più che un ragazzo, mi ha detto facendomi un sorrisetto, quasi come se mi facesse una grazia, che mi avrebbe fatto avere un contrato a tre mesi perché esiste una “solidarietà fra gay” e io l’ho mandato a cagare lui e il suo contratto e non ha nemmeno capito il perché e mi ha vomitato appresso una valanga di insulti di una violenza inaudita! Ma perché uno non può avere la sua dignità? Perché la mancanza di lavoro deve diventare il sistema per schiavizzare la gente? Il primo problema di un gay, come di chiunque, è avere un lavoro e una dignità senza dover strisciare davanti a nessuno! Tutto il resto viene dopo!
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15/01/2012
RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'
Ciao Project,
mi fa proprio strano scriverti questa mail perché non ho mai parlato con nessuno di queste cose. Dove vivo io devo stare attento a tutto e preferisco stare solo perché se avessi amici, diciamo così che si farebbero anche gli affari miei. Qui va così, e allora resto solo, ma è dura, ho solo internet, un po’ di foto e di video li cerco pure io, però quelle cose degli incontri oppure delle chat per farsi le se..e non mi interessano, magari sono rimasto un bambino dentro perché mi incanto a guardare certe foto, non mi piace il porno spinto, mi piacciono le foto dove di un ragazzo di vede tutto ma anche il sorriso, però delle cose naturali, come nella vita di tutti i giorni, cioè un po’ come farei io. Adesso queste cose in rete si cominciano a trovare e mi piacciono molto, proprio mettere insieme la faccia del ragazzo e tutto il resto, non lo so, sarò pure tarato che penso a queste cose ma le immagino dolci quando mi faccio una se.a, non mi piacciono quelle cose esagerate che si trovano in giro, un ragazzo mi piacerebbe carezzarlo, baciarlo, pure il resto certo, ma se viene spontaneo a tutti a due, se no non fa niente, penso che mi starebbe benissimo anche solo stare abbracciato con un ragazzo, cioè non con uno qualunque ma col ragazzo mio. Se mi vuole bene, di quello che facciamo non me ne importa niente ma voglio che mi voglia bene. Mi dico tante volte che il ragazzo io non ce lo avrò mai, anzi diciamo che in pratica ne sono sicuro, non ci so fare coi ragazzi, mi considerano un ragazzino anche se ho quasi 19 anni perché sono timidissimo, avere un ragazzo vicino mi imbarazza, divento rosso e non parlo, lo so che sembra stupido ma succede e poi non sono proprio un bel ragazzo, insomma non male, almeno non bruttissimo, quelli belli li vedo e sono belli veramente, io sono diciamo passabile e poi mi sentirei terribilmente in imbarazzo proprio a stare con un ragazzo, cioè a starci nudo insieme, e fare altre cose, sono molto complessato in queste cose e penso che potrei essere proprio una frana e questo mi frena molto, poi non mi so vestire, mi dicono che sono uno zombi ecc. ecc.. Ho paura che queste paure non me le leverò più dalla testa e poi non ne posso parlare con nessuno. A parte che amici non ne ho, anche se ne avessi che faccio? Se gli dico cose così mi prendono per un matto. Allora ho pensato di scriverti così mi dici quello che pensi di me e poi, se ti va, parliamo un po’ su msn. Magari a parlare non cambia niente però almeno uno si sfoga un po’. Aspetto con ansia la tua risposta.
Luca
Ciao Project,
ieri notte è stata stranissima, all’inizio mi tremavano proprio le mani, mi faceva proprio un effetto tipo panico, poi invece sono stato a mio agio, mi dispiace di averti trattenuto fino a quell’ora a raccontarti tutte quelle cose, te ne dicevo una e poi stavo in ansia per la tua risposta. In pratica mi sono sentito meno strano, cioè allora non sono poi tanto fuori. Tante cose che a me sembravano strane a te non lo sembravano affatto e questo mi tranquillizzava. Mi dicevo ma vuoi vedere che alla fine sono un ragazzo normale pure io!! Allora il modo mio di pensare a un ragazzo non è così assurdo e di ragazzi come me ce ne sono tanti! Magari!! Questa cosa mi fa stare meglio. Mi è piaciuta alla fine quando mi hai detto che io in fondo veri problemi non ne ho, mi sembrava quasi incredibile, ma detto da te dopo tante ore che parlavamo voleva dire che era proprio così e in effetti grossi problemi non ne ho, un po’ imbranato sono ma penso che di ragazzi imbranati come me ce ne siano tanti. Io in fondo l’idea di essere uno un po’ fuori me l’ero messa in testa anche per dirmi che la timidezza tanto non la potevo superare però se lo trovassi veramente un ragazzo che mi vuole bene, penso che tutta questa paura sparirebbe completamente. Certe volte mi sento scemo a cercare l’amore quando vedo che magari gli altri cercano solo il sesso, ma io voglio di più, sarò pure ingenuo ma voglio di più, cioè un ragazzo se sta con me deve essere proprio felice di stare con me, lo so che sono uno un po’ mediocre, ma io mica voglio uno bello come il sole, mi sta bene uno come me e pure peggio, però mi deve volere bene e allora sì che saprei volergli bene anche io. Grazie Project, mi sa che ti scoccerò ancora, ma già così mi sento più normale e mi piace.
A presto.
Luca
Se vuoi mettere le mail nel forum, fallo, non mi dispiace mica.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2183
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09/01/2012
OMOFOBIA E DOC
Questo post è dedicato alla omofobia nel DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), non riguarda quindi gli atteggiamenti di omofobia sociale, cioè gli episodi di intolleranza verso i gay di cui si legge sulla stampa (fobia “contro i gay”) determinati dall’ignoranza e dall’incitazione all’aggressione verso i gay, ma propriamente la fobia, ma meglio sarebbe dire l’idea ossessiva, “di essere gay” che si manifesta nell’ambito del DOC, si tratta di un disturbo che può creare stati di sofferenza profonda e che va riconosciuto e affrontato con mezzi adeguati, ricorrendo all’aiuto di uno specialista. Riconoscere un DOC con idea ossessiva di essere gay non è cosa facile perché si è portati spesso a vedere tutta l’omofobia, anche quella del DOC, come un fenomeno di origine sociale o culturale trascurando del tutto il fatto che si tratti una vera patologia che non va sottovalutata e che ha cause non riferibili a fenomeni sociali e culturali. Nell’ambito dell’attività di Progetto Gay mi è capitato qualche volta di avere colloqui con ragazzi affetti dal DOC con l’idea ossessiva di essere gay. Ultimamente ho scambiato una serie di mail con un ragazzo 22enne che mi ha permesso di chiarire molto meglio le cose esponendole dal suo punto di vista. Devo molto a questo ragazzo che mi ha permesso di farmi un’idea del DOC nelle sue connessioni con l’idea di essere gay con una compiutezza e una chiarezza che non avevo mai raggiunto. Questo è un brano di una sua mail: “se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità, sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà.” Direi che questa frase è il segno della maturità umana oltre che culturale di questo ragazzo che ringrazio sentitamente. Ho chiesto esplicitamente ed ottenuto dal mio interlocutore il permesso di pubblicare i contenuti del nostro scambio epistolare.
Nell’avvicinarmi per gradi al nucleo del problema, sempre nel pieno rispetto della privacy, seguitò lo stesso percorso che ha seguito il mio interlocutore, chiamiamolo Marco, nelle sue mail. Chiedo scusa a chi legge se il percorso sarà lungo, ma fare chiarezza su queste cose richiede anche al lettore uno sforzo di attenzione non piccolo.
Marco ha 22 anni, è uno studente universitario, comincia così la sua prima mail: “ti scrivo con un’ansia e un terrore addosso che sono quasi indescrivibili ma ho bisogno di avere un confronto”. Racconta quindi la sua situazione familiare, certamente non facile, rapporti fortemente conflittuali con i genitori, una prima adolescenza sbandata e senza punti di riferimento, brutti momenti come ribellione, insuccessi scolastici, capelli tinti, risse, droghe leggere, atti vandalici, fughe ecc., successivamente il contatto con altre persone gli ridà fiducia e lo reinserisce in un clima vivibile. Intraprende una strada di crescita molto profonda che lo porta a formarsi una “personalità indipendente in parte da tutto e tutti” che però concentra, a suo giudizio, il meglio di tutti quelli che lo hanno cresciuto “in buona fede e con amore” e si sente in buona parte un loro risultato.
Dal punto di vista della sessualità l’adolescenza di Marco è stata piuttosto complessa. Fin da piccolo ha avuto la passione per i piedi e non faceva molta distinzione fra uomo e donna ma il piede femminile per lui restava oggetto di un piacere speciale, crescendo e scatenandosi gli ormoni la masturbazione si è incentrata su tutte le donne che conosceva, professoresse incluse, “fino a sbocciare alle medie con vere e proprie occasioni di approfondimento...” ma prima che accadesse tutto ciò, come talvolta succede, Marco con i suoi amici scopre e sperimenta la masturbazione di gruppo sui porno etero, logicamente facendo ognuno per se ... un giorno però un amico un po’ effeminato vuole andare oltre e Marco lo segue “facendo varie volte prove, anche arrivando alla penetrazione ma pensando sempre alle donne soprattutto desiderando che accadesse con una ragazza il più in fretta possibile”. Verso i 12-13 anni sia Marco che il suo compagno di esplorazioni sessuali iniziano a trovarsi “la fidanzata” e i momenti di sperimentazione e curiosità sessuale tra loro si fermano. “Io e questo amico effeminato non avevamo ancora trovato una donna e talvolta non sapendo ancora come fosse questo rapporto con le donne e molto incuriositi sognavamo di averlo e abbiamo continuato quelle esperienze senza mai avere rapporti affettivi i quali ci schifavano e anzi evitavamo proprio certi contatti perché erano fastidiosi e ci inducevano talvolta anche dei veri e propri disturbi. Va notato che Marco sottolinea l’effeminatezza del suo amico. Finite queste esperienze, sempre considerate pure curiosità, Marco e il suo amico si trovano entrambi la ragazza. Marco sottolinea che anche durante le esperienze con il suo amico la masturbazione era al 99% eterosessuale e molto desiderata e soddisfacente e per ripiego talvolta non avendo la possibilità di avere ragazze vere, le fantasie “cadevano su una dimensione maschile che riguardava cosa potevamo fare alle donne ma facendolo fra noi, niente più.”
“Tornando alle ragazze, sono iniziate le esperienze con loro, i colpi di fulmine (sempre avuti fin dall'asilo tant'è che spesso venni messo in castigo perché sorpreso a toccare le mie coetanee o comunque mi ricordo sogni sulle mie amiche e il desiderio profondo di averle e annusarle), il desiderio era feroce e incontrollabile, da stare male ... ho iniziato a vivere in un altro mondo tant'è che ho pensato con ribrezzo alle cose fatte fra amici e ho avuto alcuni problemi personali.
Per farla breve la mia adolescenza è scoppiata con una dipendenza e fame di donna fortissima che mi ha portato a trascurare lo studio ed innamorandomi spesso e avendo voglia in continuazione di avere una ragazza, sentire il suo odore, toccarla, leccarla ecc. ecc. ho avuto la prima storia seria di 4 anni, precedentemente varie esperienze ma tortuose perché cambiavo spesso target in quanto mi interessavo anche di più ragazze contemporaneamente e con una masturbazione continua e quasi incontrollabile perché era il mio massimo desiderio giornaliero.”
Fin qui, direi, l’adolescenza di Marco, per quanto agitata, non presenta elementi oggettivamente patologici, ma lui stesso ci descrive il primo apparire dell’idea ossessiva.
“Tra i fidanzamenti, le coccole, i baci, la voglia di essere amato da una ragazza, di essere suo, di avvertire la gelosia sua, sentirsi proprietà di una ragazza, fare l'amore ecc. ecc. non avevo mai notato però un mio comportamento: tendevo ad ossessionarmi svariate volte su varie cose, toccare un tot di volte le cose, fare le scale veloci altrimenti sarei stato "sbagliato", mettere in ordine, pulire, parlare dicendo certe cose, chiedere scusa agli oggetti, soffrire per cose assurde ecc. ecc. e da qui iniziò al'età di 14 anni un po’ la mia identità ossessiva, pacata ma presente, che sfociò un giorno durante una vacanza in montagna sentendo un racconto di un amico di famiglia, il quale parlava dell'outing di un suo collega insospettabile. Mi prese il terrore e la paura che anche io potessi diventare gay e sarei stato obbligato ad andare con gli uomini e lo collegai subito le cose fatte anni prima, senza paura e senza alcun significato, fra amici, e iniziarono i rimuginamenti: “ma non è che sei gay?", "sei sicuro?" così saltuariamente nel procedere degli anni la cosa è andata acutizzandosi a periodi e sparendo in altri ... nel frattempo iniziavo a conoscere nuovi amici, a frequentare la palestra e persone molto più belle e grandi di me per le quali provavo invidia e anche sottomissione perché ero non in grado di competere con loro. La mia personalità sicura e forte quasi bullesca è andata scemando fino a che mi sono sentito praticamente una pecora che si crede leone, mi sono accorto che ero solo un pallone gonfiato e che le mie qualità erano solo quelle che avrei voluto avere ma non le possedevo per cui ho dovuto "costruirmi" davvero ... mattone su mattone, fisico, mente, sex appeal ecc. ecc.. Per cui talvolta, mi capitava di ammirare alcune persone per la loro bellezza e mi sentivo schiavo: "sono inferiore, loro sono belli ... non è che sei gay?" e lì iniziai ad ossessionarmi sempre di più e la mia mente giocava all'opposto, tutte le cose che (perdona la franchezza) mi facevano schifo e mi davano molto fastidio come i rapporti omosessuali comparivano come un obbligo perché loro erano belli e se quindi capivo e apprezzavo la loro bellezza (sempre con invidia) dovevo farmeli piacere ... via così finché non si è automatizzato questo timore fino a sfociare ad una vera e propria crisi di panico, ansia e quasi anoressia ... prima di arrivare a tutto ciò ero impanicato ma saltuariamente e nel frattempo continuavo ad innamorarmi a destra e a manca di amiche donne e desideravo ritrovare l'amore, fare sesso ecc. ecc. finché non incontrai la mia attuale ragazza, che conobbi per amicizie in comune. Non scattò come un colpo di fulmine bensì lentamente tant'è che ci lasciammo pure ma io, quando lei si fidanzò, mi sentii come se mi avessero portato via qualcosa e le scrissi che avevo bisogno di lei e che se si fosse lasciata un giorno mi avrebbe trovato lì pronto ad aspettarla ... intanto l'ossessione che capitava già pochissime volte ed era quasi inconsistente non era quasi più presente.”
Devo sottolineare che quando l’idea ossessiva retrocede Marco ritrova una piena sessualità etero.
Marco prosegue: “Un giorno lei mi scrive, si è lasciata col ragazzo perché non stava più bene con lui e perché il mio messaggio l'aveva fatta pensare ... intanto io mi ero fatto un mio mondo e iniziavo a sentirmi bene da solo ma al cuore, come sai, non si comanda e allora ci siamo buttati in questa relazione che ora perdura ed è ben solida tant'è che dipendiamo fortemente l’uno dall’altra ... nel frattempo io sono continuato a cambiare, a crescere, a divenire indipendente mentalmente: ho capito di non credere in Dio e mi sono riconosciuto ateo, ho iniziato ad amare la scienza ed analizzare gli aspetti della vita sotto un profilo logico e non più di mistero o trascendentale, ho sdoganato l'omofobia e ho tessuto amicizie con persone omosessuali che tutt'ora perdurano e sono ottime. In questo ultimo hanno ho fatto amicizia con un ragazzo tramite una nostra amica in comune, fin da subito ci siamo trovati in sintonia come due fratelli separati alla nascita, era uno di quegli amici che si contano sulle dita della mano, uno dei pochi che avevo con cui condividere argomenti profondi della vita, come dio, scienza, vita ecc. ecc., pochi mesi fa però questo mio amico (io intanto mi sono ossessionato sempre di più sulla omosessualità, avevo paura che qualcuno mi volesse stuprare o che un uomo mi obbligasse a fare certe cose, avevo timore e rifuggivo le manifestazioni affettuose fra amici maschi) INSOSPETTABILE mi rivela che è gay, io tranquillamente gli dico che è tutto ok e che deve stare tranquillo, deve essere quello che è e che spero di non essermi comportato male magari con qualche battuta tipica sugli omosessuali, il tutto si trasforma in una ancora più solida amicizia tant'è che mi confida le sue pene d'amore come niente fosse ... lì però nel giro di pochi giorni la mia ossessione monta sfociando in un attacco di panico, ansia e anoressia profonda, da non riuscire a dormire e mangiare per settimane, e allora sono andato su internet cercando "si può diventare gay?", "paura di essere gay?" ecc. ecc. e ho trovato un forum che parlava di un disturbo che si chiama "Disturbo ossessivo-compulsivo legato alla paura di diventare omosessuali" come quei disturbi del lavarsi le mani o controllare sempre il gas e mi ci sono riconosciuto in pieno. Sono due mesi che sono in terapia farmacologica, in psicanalisi e un po’ depresso ... ho perso completamente me stesso e la ricerca di rassicurazioni mi ha portato a stravolgere la mia naturale attrazione per le donne con immagini intrusive di atti sessuali e di sensazioni fasulle di piacere, come se dovessi seguire quella via ... ne fossi obbligato ... questo mi fa stare molto male ... le medicine mi tolgono già di loro la libido e quindi faccio fatica a fare l'amore con la mia ragazza (mentre fino ad un mese prima non riuscivamo ad uscire di casa perché la voglia di fare sesso era incontenibile) ... e le idee in testa divengono sempre più fitte e leggendo sul tuo sito di omosessualità repressa, latente e cose così mi sono imparanoiato sempre di più fino ad avere vere proprie crisi di identità; ora sono molto sotto, ho una crisi fortissima che non mi lascia respiro ... perciò volevo chiederti che cosa puoi trarre dal mio racconto secondo te e la tua esperienza. Aggiungo che mi è stato diagnosticato sia da uno psichiatra, sia dallo psicologo che da amici professionisti il DOC, il disturbo che sopra ti dicevo, soffro di ansia e ossessività fin da piccolo ma la caratteristica di questo male è che tende a farti sentire ciò che non sei per coprire altri problemi, a dire dello psicologo riguardo a mio padre e/o esperienze della mia vita molto dolorose ... Sto davvero male perché sto perdendo me stesso e sento come se non potessi più amare le donne e il loro sesso del quale sento il bisogno che però questa ossessione blocca con pensieri e ragionamenti che mi inducono a credere che io sia diventato gay. Concludo dicendoti che io ho cancellato l'omofobia perché ho capito che è naturale e normale essere gay, ho trovato persone interessanti e ho piacere che vivano la loro vita serenamente e odio profondamente tutti coloro i quali condannano queste cose ... per cui non ho, come da definizione del male, problemi con l'omosessualità e ancora di più non ne avevo con il mio orientamento sessuale ... però tutto questo mi ha posto mille dubbi sulla mia intera vita e ho tanta paura e non posso essere più me stesso ...”
Alla prima mail di Marco ho risposto così:
“Ho letto con molta attenzione la tua mail. Da tutto quello che scrivi emerge piuttosto chiaramente il quadro del DOC che si manifesta anche attraverso la paura di essere gay. Che la paura sia infondata mi sembra abbastanza chiaro, nessuna delle cose che dici è indicativa di orientamento sessuale gay, né le esperienze preadolescenziali con altri ragazzi, né le idee ricorrenti legate alla paura di essere gay. Ti sento decisamente preoccupato, e il DOC può fare questo effetto, ma ti vorrei dire che mi è capitato più di una volta di conoscere ragazzi con questo tipo di disturbo connesso all’idea ossessiva di poter essere gay, in alcuni casi il disturbo faceva proprio stare male quei ragazzi, però, seguiti da persone esperte, sia a livello farmacologico che a livello psicologico di sostegno, quei ragazzi hanno visto cambiare le cose in modo molto netto, gradualmente e con tempi non brevissimi ma il peso delle idee ossessive è stato progressivamente minore, al punto che la loro vita di relazione non ne è stata realmente condizionata. La maggior parte di questi ragazzi non sono omosessuali e vivono l’omosessualità solo come fobia e come condizionamento, qualcuno però, ma sono una minoranza, alla fine supera la dimensione ossessiva con l’accettazione della omosessualità come condizione normale della sua vita. Proprio la settimana scorsa parlavo in chat con uno di questi ragazzi, che conosco da anni ormai, e sono rimasto veramente stupito dalla strada che ha fatto, dall’equilibrio che ha raggiunto e dalla maturità emotiva che dimostrava. Alcune osservazioni andrebbero tenute presenti, anche se mi rendo conto che per un ragazzo con il DOC sono argomentazioni che non possono essere risolutive, in primo luogo non credo proprio che tu sia gay, ma ammesso e non concesso che tu lo fossi questo non condizionerebbe realmente la tua vita. Conosco tantissimi ragazzi che sono felici di esserlo e si sentono realizzati così. Ma, ripeto, non credo che tu abbia niente a che vedere con i gay e anzi mi fa veramente piacere il fatto che tu possa avere amici gay e che tu ne dia un buon giudizio. Puoi avere idee ossessive, certo, puoi averle e bisogna cercare di rendersi conto che la situazione di disagio può essere molto alleviata da terapie comportamentali che mirano ad ridurre il senso della responsabilità che puoi provare e a prevenire le risposte di tipo ossessivo attraverso una consapevolezza razionale. Fino a non molti anni fa questi disturbi di fatto non erano curati se non con forme di psicoterapia aspecifica, oggi esiste la possibilità di ricorrere a farmaci altamente specifici che aiutano molto a contenere il problema. Le situazioni purtroppo si complicano per quei ragazzi che sono lasciati a sé stessi fin oltre i 35/40 anni, allora un approccio efficace diventa più difficile, ma alla tua età la combinazione tra terapia di sostegno e terapia farmacologica può veramente cambiare le cose, cioè può permetterti di vivere una vita normale. Aggiungo una cosa, i ragazzi con DOC sono in genere ragazzi con quozienti di intelligenza superiori al normale. Sei uno studente di una facoltà scientifica e lo studio potrà aiutarti molto a ritrovare una serenità di fondo, proprio attraverso l’apprendimento di un metodo scientifico di analisi della realtà. Nell’avvio del DOC conta certamente anche il clima familiare e in particolare lo stress affettivo nei rapporti con i genitori e tu certamente non hai vissuto da questo punto di vista una situazione ideale, hai reagito, è vero, ma ne hai anche sofferto. Se potrò esserti utile in qualcosa lo farò molto volentieri.”
Marco mi risponde:
“Grazie project per l'attenta analisi di quanto ti ho riportato, se posso rubarti ancora un po’ di tempo avrei piacere di parlare con te perché anche se saprai bene che il mio disturbo mi porta a cercare rassicurazioni, informazioni, fare autotest e via dicendo fino a sfinirsi (e chi mi ha in cura dice che è come drogarsi e dovrei cercare di smettere di informarmi, testarmi e rassicurarmi ma è davvero dura), pensa che non riesco a studiare ed il mio pensiero è praticamente centrato quasi esclusivamente su questo problema ... vorrei ricordarti ancora che nutro grande rispetto per le persone omosessuali e non le reputo nemmeno "omosessuali" perché parto dal concetto di libertà personale e quindi, detta franca, non mi interessa cosa fai a letto, chi ami o se ti piace il rosso o il blu, a me interessano le persone per quello che sono e se sono "diverse" da me, come io per loro, meglio ancora ... avremo di più da raccontarci.
Già ora mentre ti scrivo la mia mente mi sta portando immagini e sensazioni che mi danno ansia, paura e terrore … tutto perché ho paura di non poter più amare la mia ragazza, di non poter fare l'amore come un tempo con lei, che, se mai un giorno finisse, io non sia più in grado di innamorarmi di altre donne, di godere di cotte dolorose e dell'affetto passeggero (per non dire scappatelle) di qualsiasi ragazza mi attragga, per tutte queste domande che mi sto facendo, per la crisi che ho e per le conseguenze che giorno per giorno pago”.
Quindi Marco si sofferma sulla terapia farmacologica ed è evidente che ha acquisito una notevole capacità di interpretare il significato terapeutico dei farmaci che gli sono stati prescritti.
“Sappi che mi è stata modificata la terapia, ora prendo un farmaco in più oltre ai due di inizio terapia: [omissis] un ansiolitico che "dovrebbe" tenere a bada l'ansia provocata dai pensieri e dalle immagini intrusive che fa, poveretto, il suo magro effetto, a lungo andare ... già lo noto.
[omissis] questa è la novità che dovrebbe bloccare l'ideazione ovvero dovrebbe aiutarmi a non cadere nelle trappole del "domandarsi" in continuazione con il conseguente effetto dell'autoconvinzione e sensazione di essere ciò che si teme (omosessuale, sporco, malato di aids, gas aperto, non amare il proprio partner ecc. ecc.), dovrebbe cioè limitare l'affioramento di immagini e pensieri intrusivi”.
Poi Marco prosegue:
“tornando a noi, volevo esporti vari miei dubbi dato quel che ho letto sul tuo sito, l'ho spulciato per bene ... da vero doccato come si dice in gergo, ho letto anche su internet e spesso si parla di "accettazione", di "omosessualità latente", per farti un esempio: da un estratto di un intervista a Tiziano Ferro lui dichiara che gli piacevano le donne, che era fidanzato ecc. ecc. ho letto talvolta di queste storie ... persone che vivono vite etero "gratificanti" per poi "scoprirsi" (mi mette un'ansia e un panico addosso che non ti immagini) omosessuali. La vedo un po’ strana come cosa ... vediamola al contrario: un eterosessuale che nasce in una società omosessuale si sentirà "inadatto" al contesto sociale e alle tipiche relazioni che esso principalmente e moralmente accetta, si sentirà differente dai suoi coetanei perché non riuscirà a tessere e fare le stesse esperienze che fanno gli altri, oppure ci proverà ma ne resterà alquanto scontento e scottato (per non dire traumatizzato) per cui capirà molto presto che la sua felicità dipende da alcuni fattori ben differenti da quelli dai quali dipende la felicità della maggior parte degli altri, che queste cose potrebbero non piacere agli altri e che quindi potrebbe non essere accettato. Io penso sia questo il percorso che una persona con un determinato orientamento sessuale compie nel "capire chi è" ma rispetto alla società, non credo rispetto a se stessi ... mi spiego meglio: io non ho mai capito che mi piacevano le donne, da quando sono nato fino alla prima cotta il tutto gravitava intorno ad esse, poi le polluzioni, poi le cotte, il primo bacio (taaaaaaaaaaaaaaanto desiderato [immagine intrusiva con pensiero annesso "e se volessi anche un primo bacio con un uomo?" dolore, ansia e panico ]), le esperienze sessuali (togliendo quel piccolo e breve stralcio di conoscenza in cui c'era curiosità ed impossibilità di averle con l'altro sesso, come già ti ho raccontato) tanto bramate nonché desiderate quasi più di ogni altra cosa ... cioè il mio comportamento, che per motivi
familiari non aveva nessun impatto e/o riscontro in quanto la mia famiglia "non c'era" e quindi non mi dovevo vergognare di nulla, andava liberamente a zonzo fin dove la mia naturale tendenza spingeva ... e spingeva davvero forte ... io credo che sia tale anche per chi ha una tendenza differente dalla mia, non è che ci si guarda allo specchio e si nota un "bruffolo" nuovo che non si era visto "to’ ve’ sono gay" oppure "va là sono etero!" io credo che sia la paura dell'etichetta, come ho letto molto spesso, che manda in casino le persone che sanno di avere desideri differenti da quelli degli altri ... ma non il rapporto con il proprio piacere, quello credo sia indiscutibile e non soggetto a dubbi ovvero "so che mi piacciono i ragazzi, sono felice di quello che provo ma ho paura a mostrarmi" oppure per le persone più sensibili "mi piace andare con gli uomini, la società però dice che è da malati, che schifo che faccio!!!" però il piacere e il desiderio resta ... non piomba dal cielo così come una goccia di pioggia o mi sbaglio anche qui?
In questo periodo sto studiando una materia in cui si parla molto di ordine e di leggi, di come le "cose" viventi e non rispondano al caos bensì ad un ordine ... che in realtà, parere mio, è una forma differente di caos ... il caos ha la finalità di rendere una equazione insensata, l'ordine l'opposto, un po’ come l'oracolo e l'architetto di matrix ... concordi?? Tornando ai dubbi ... perciò quando il DOC attacca furibondo, come in questi due giorni, che ho passato chiedendomi ad ogni bacio della mia ragazza cosa sentivo, cosa volevo, cosa provavo perché lo facevo, "ma ne sei sicuro?", "non sento nulla", "tanto se chiudo gli occhi non provo quel piacere che provavo quando ero innamorato o quando l'ho baciata 4 sere fa" e così via fino alla morte cerebrale ... sento davvero sprofondare la terra sotto, io voglio stare con lei come ho fatto fin ora ... ti dirò di più, caro project (caro perché mi ascolti e perché chissà quanta roba ti tocca leggere ogni dì!) ieri sera a casa del mio carissimo amico gay a vedere un film fra amici oltre ai pensieri ossessivi e un po’ di doc ma abbastanza controllato mi ci si sono infilati con mio grande piacere anche pensieri a sfondo sessuale con relativa implacabile voglia di faccende orali verso una mia cara amica seduta accanto alla mia ragazza (mi sono sentito per questo anche traditore, ma mi ha rincuorato molto) ma davvero con desiderio...mentre sentivo che il resto era, sempre con il dubbio che attanagliava la mente, una cosa forzata, meschina, sadica fatta a posta per farmi del male ...
Concludo questa mail con altre due piccole cose, io credo, project, che tutti noi sappiamo da sempre cosa davvero ci rende felici e cosa ci fa piacere, l'amore ne è la testimonianza indegradabile (se si può dire), l'innamoramento sia in età adolescenziale che adulta (per motivi di opportunità nel trovare partner o nei casi dei paesini retrogradi dispersi in Italia), è la spia che non vediamo e che in futuro ci farà orientare, così per definirsi, in quale "rango" si è ... poi logicamente dovrebbe finire lì la cosa in una società realmente libera ... ma questo è un altro discorso ...
Io in sunto non credo esistano "chiamate" alla sessualità gay ... simili alla chiamata per la vocazione o altra religione che sia ... che spuntano così da un giorno all'altro, che nascono dopo anni e anni e anni di matrimonio o di rapporti eterosessuali profondi, amorosi e con desiderio anche doloroso ... mi permetto, senza fonte precisa, di riportarti all'attenzione anche la casistica che nessuno ha mai pensato di stilare ma che io mentalmente ho fatto su quanti omosessuali si sono mai poi scoperti eterosessuali ... non credo esista NULLA del genere ... un omosessuale è ben fiero di esserlo e di morire tale ... come lo è un etero ... e quindi io credo che il mio problema, i miei dubbi come quelli di tanti altri nella mia condizione (project non ti immagini quanti siamo e i suicidi che accadono per questo male, davvero) si basano su una grande disinformazione fatta dal "partigianato" gay e sull'omofobismo gobbo e laico di taluni "sofisti" che hanno credenze personalissime su una condizione naturalissima che non sono in grado di accettare nella loro mente ... l'unico esempio di chi non accetta sono costoro ... che sono un po’ come gli integralisti islamici, i nazisti ecc. ecc. gli xenofobi per eccellenza ... ma parlando fra noi, fra chi non ha paura ne di omo ne di etero ... accettarsi significa solo prendere coraggio in “un mondo così” di comportarsi liberamente ... ma non c'entra nulla con lo "scoprire" qualcosa che c'è sempre stato ma non si è mai visto ... questo è quello che mi fa terrorizzare ... quello che ha distrutto in questi due giorni la voglia di baciare e fare l'amore con la mia ragazza (in questo i farmaci danno una botta MICIDIALE), però davvero ... sentire persone che dicono "prima andavo a donne e ora solo ho capito che sono gay" mi sembra come dire, insultando, ho scoperto solo ora di avere quel neo li ... come fai a scoprire che ti piacciono gli uomini a 50 anni????? e la masturbazione dove la metti? le cotte?? i sogni erotici? le fantasie in classe o a lavoro?? e ce ne sarebbe da elencare ... su quanto detto, se hai tempo, voglia e senza alcun obbligo mi piacerebbe confrontarmi ... ti ringrazio anticipatamente e ti chiedo nuovamente se possa scriverti altre volte così da avere un buon confronto liberatorio e magari curativo per il problema che ho ora ...”.
Questa è stata la mia risposta:
“Premetto che puoi scrivermi quando vuoi e che cercherò di leggere le tue mail con la massima attenzione e di risponderti senza filtri, passo a risponderti. Al di là delle cose che si raccontano e che ben poco hanno di realistico, è assolutamente ovvio che nella stragrande maggioranza dei casi quando si dice che un ragazzo “si è scoperto gay a 25 anni” si intende che quel ragazzo ha accettato la sua omosessualità a 25 anni. L’orientamento sessuale ha origini molto lontane e le sue prime manifestazioni sono molto precoci, poi matura piano piano attraverso la masturbazione durante l’adolescenza, ma nella sostanza è chiaramente definito già a 13/14 anni. Quando si parla di omosessualità latente il discorso è un po’ diverso, ma devo premettere un concetto molto netto che ti mette certamente fuori di questa categoria. Per omosessualità latente si intende che una persona che finirà per riconoscersi gay può vivere per anni da perfetto etero, ma quella persona non sarà “minimamente sfiorata da alcun dubbio” relativo al proprio orientamento sessuale. Vorrei dire che una persona con omosessualità latente vive l’emergere del suo orientamento gay in modo problematico solo quando ne ha consapevolezza piena, non si tratta di dubbi sull’orientamento sessuale, che quando emerge si manifesta senza oscillazioni, ma di disorientamento essenzialmente sociale e comportamentale. I dubbi sono una caratteristica sostanzialmente assente nei casi di omosessualità latente sia prima che dopo (vedi caso ”forse” di Tiziano Ferro). Le sensazioni che tu provi manifestano, se mai, la consapevolezza di un problema che oggettivamente non sussiste, quindi l’esatto contrario di quello che accade a un gay latente per il quale “non esiste alcun problema”. Messa da parte l’idea della omosessualità latente, che comunque è una cosa oggettivamente rara (credo di averne incontrato un paio di casi in tutto), resta che si usa impropriamente l’espressione omosessualità latente come sinonimo di omosessualità repressa, negata, ma comunque oggettivamente consapevole. L’orientamento della masturbazione è fondamentale e un ragazzo sa benissimo dove sono orientati i suoi desideri sessuali spontanei. I discorsi che sento molto spesso (perché i ragazzi repressi sono molti) da parte dei ragazzi gay repressi manifestano in modo evidente lo “sforzo” presente e passato per adeguarsi ad una sessualità etero che a loro non appartiene, per “farsi piacere” una ragazza. Le cose che scrivi tu sono proprio diverse e francamente l’idea che tu possa essere gay non mi sembra proprio credibile. Non te lo dico per darti un contentino (che col doc non ti potrebbe comunque tranquillizzare) ma perché è schiettamente quello che penso. Parli della tua ragazza come un ragazzo profondamente innamorato anche se angosciato da mille dubbi, ma quei dubbi in fondo sai bene che non hanno nulla a che vedere con l’orientamento sessuale ma che provengono dal doc. Mi è capitato anni fa di parlare spesso con un ragazzo allora 19enne che aveva fatto pericolosamente vita gay, stava con un uomo 40enne, andava in giro per locali gay e ne faceva di tutti i colori anche molto a rischio, poi ha incontrato una ragazza e con questa ragazza ha cominciato a stare bene. Mi ha raccontato la storia e mi ha chiesto se era strano che un gay potesse avere una migliore amica etero. Gli ho risposto: “Quale gay? Tu non sei gay!” ha insistito nel dire che lo era, ma in effetti i discorsi che faceva sul suo compagno 40enne e quelli che faceva sulla ragazza erano di tipo completamente diverso, in riferimento al compagno parlava solo di sesso senza una vera componente affettiva, mentre in riferimento alla ragazza, con la quale non aveva allora rapporti sessuali, usava il linguaggio tipico degli innamorati veri. Dopo qualche mese ha lasciato il 40enne e si è messo con la ragazza, con la quale ho parlato anche io diverse volte, e la cosa è andata benissimo. Ti racconto questa storia per sottolineare che i tuoi discorsi a proposito della tua ragazza sono proprio come quelli di quel ragazzo. I tuoi sono i discorsi tipici di un ragazzo etero innamorato messo in crisi dal doc. Hai cambiato terapia e questo inevitabilmente ti metterà un po’ a disagio ma a medio termine ne sentirai i benefici. Tra l’altro alcuni farmaci [omissis] hanno spesso effetti collaterali sulla sfera sessuale. Il problema tipico dell’uso di questi farmaci è legato alla definizione del dosaggio di equilibrio, perché gli effetti collaterali dipendono sensibilmente dalle dosi e le variabilità individuali sono notevoli. Ha certamente senso che tu abbia anche l’appoggio di una terapia psicologica che può sostenerti nei momenti più problematici legati alla terapia e soprattutto può darti delle certezze di tipo quasi-affettivo che ti permettano di avere punti fermi sui quali contare. Da quello che si capisce leggendo, la tua ragazza ti vuole bene veramente e questo è importantissimo. Non sei lasciato a te stesso, hai intorno persone che ti vogliono bene. È vero che hai vissuto anche sotto il profilo familiare anni molto difficili ma ormai ne hai piena consapevolezza anche se passare tranquillamente oltre, con un fardello di ricordi come i tuoi, non è facile. Se hai dubbi per i quali tu pensi che io possa dirti qualcosa di utile, io sono qui, per tutto quello che posso, ma ci sono anche, se vuoi, per scambiare mail su altre questioni anche non legate alla sessualità. Per il momento ti abbraccio e ti invio questa mail.”
Marco mi risponde:
“Ciao Project,
buon anno innanzitutto. Volevo fare altre due chiacchiere con te, la mia ossessione si è resa più indipendente e l'ho proprio "vista" … la sento arrivare e colpire apposta ciò a cui tengo, però da qui all'uscirne ce ne vuole molto, soprattutto da quando mi hanno detto che si basa su un problema mentale e che si deve imparare a conviverci. Se posso romperti le scatole volevo aggiornarti sulla mia condizione attuale e avere un piccolo confronto con te:
Mi sono lasciato con la mia ragazza, sotto la spinta di una voglia tremenda di nuove esperienze … mi sono scritto con nuove ragazze, mi attirano tutte e per capodanno mi sono cotto di una ... che è una meraviglia ... non riuscivo a staccarle gli occhi da dosso!!! Avevo gli ormoni talmente a palla che ho cercato di baciarle tutte facendo delle figuracce, per fortuna che mi conoscono essendo mie colleghe di lavoro e alcune di loro sono in facoltà con me e quindi sanno come sono in realtà, non posso nascondere però che davvero avevo voglia di farmele tutte, ma vabbe’ ... naturale no? ha ha ha.
Sta di fatto che non so che fare con la mia (ex) ragazza, che tanto mi stava a cuore ... a volte la penso e mi manca, però credo che la voglia di avventura ed aver provato queste sensazioni non possano convivere con una vera voglia esclusiva verso una sola persona, giusto? Per cui credo che sia finita ma l'idea di perderla per sempre è qualcosa che ancora faccio fatica ad accettare.
Sarà che il disturbo se ne era un po’ andato, si era un poco calmato o comunque era controllabile anche se colpiva facendo male, oggi sono tornato alla routine ... e mi sono fregato andando a fare test, autotest, letture ecc. ecc. e come non capitare sul tuo forum??
Ho riletto per l'ennesima volta l'articolo su ragazzi che si scoprono gay dopo una vita eterosessuale, che fanno fatica ad accettarsi :
"Per i ragazzi che hanno vissuto una precedente fase eterosessuale l’identificarsi come gay non coincide ovviamente con la maturazione sessuale ma segue la pubertà anche di parecchi anni, la grande maggioranza di questi ragazzi arriva ad identificarsi come gay tra i 20 e i 25/26 anni ma per alcuni l’età è spostata ancora più avanti."
ma quindi si può DIVENATARE gay? Non lo dico con disprezzo, sai come la penso ... ci sono davvero persone che non si rendono conto della loro sessualità?? Io la consapevolezza l'ho avuta chiara e netta fino a ieri l'altro con punte di ossessione ma esistono davvero persone che ne prendono "coscienza" solo a 20-25 anni?? Io ne ho 22 è ho un po’ il terrore di questa cosa, non voglio perdere le occasioni con le ragazze che tutt'ora mi attirano, io voglio le attenzioni di una donna :(
Sappi che è un periodo un po’ così, i farmaci che prendo mi hanno distrutto la vita sessuale in quanto faccio fatica a fare tutto ... la masturbazione è molto rara e ho paura di aver un rapporto con una ragazza perché magari non sarei in grado di arrivare a fondo.”.
Rispondo a mia volta.
Ciao Marco, leggere la tua ultima mail non fa che confermare che non hai nulla a che vedere con i gay e che la ricerca di notizie sullo scoprirsi gay dopo l’adolescenza è frutto dei disturbi che purtroppo non ti fanno stare bene. Non solo nella tua mail mancano del tutto elementi gay ma sono presenti in abbondanza elementi nettamente etero che non lasciano aperti spiragli all’idea che tu possa essere gay. Ma qui vorrei fermarmi un attimo, perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente. Il DOC induce paure legate sempre ad elementi visti come negativi e intrinsecamente disturbanti, ma mentre la paura delle malattie è una paura di cose che realmente fanno paura, la paura di essere gay è la paura di una condizione (l’essere gay) alla quale si può attribuire un significato negativo solo perché si è assimilata dall’ambiente in cui si è cresciuti l’idea che essere gay sia una calamità e una cosa terribile, cosa che oggettivamente non ha alcun senso. Non sarebbe male provare a sfatare il mito negativo dell’essere gay. Di gay ne conosco tanti e sono persone rispettabilissime e in molti casi proprio persone ottime e per niente ossessionate o sconvolte dall’idea di essere quello che sono. Sono gay, e basta, vivono la loro vita, hanno i loro affetti, non somigliano nemmeno un po’ a quello che la gente vede come gay, sono persone normali che si innamorano di persone dello stesso sesso. Nota bene che se un gay non ha nessuna paura di essere quello che è e non se ne sente affatto sconvolto, a maggior ragione la semplice paura di poter essere gay non dovrebbe neppure esistere, in pratica è come se un biondo avesse paura di diventare bruno, a parte che la cosa non è proprio possibile, non si capisce che cosa avrebbe da temere, non sarebbe uno sconvolgimento da nessun punto di vista a parte l’abitudine ad essere biondo. L’unica cosa della tua mail che mi desta qualche perplessità è il fatto che tu stia archiviando il rapporto con la tua ragazza, alla quale sembravi e probabilmente eri legatissimo. Per un verso dici che le terapie limitano la tua vita sessuale anche a livello di masturbazione ma per l’altro parli di coinvolgimento sessuale forte nei confronti, lo sottolineo, sempre e solo di ragazze. Però tu parli di questo forte desiderio sessuale in direzione etero proprio in una fase in cui il disturbo dovuto al DOC era diminuito nettamente, il che non fa che confermare che, al di là del DOC, la sessualità gay non fa proprio parte dei tuoi orizzonti. Quello che dici delle ragazze per un gay sarebbe assolutamente inconcepibile. Il DOC ti condiziona in certi momenti, ma noto che vedi l’idea di ricercare informazioni sui gay più come una tentazione che come un elemento realmente compulsivo. Questo fatto, unito al fatto che hai passato periodi sostanzialmente senza il condizionamento del DOC fa ben sperare perché il DOC è controllabile e non è violentemente intrusivo al punto di cancellare le tue pulsioni spontanee etero, che ci sono e che si notano eccome. Posso dirti che tutto questo mi sembra un passo in avanti e anche la tua mail non ha il sapore di una cosa scritta sotto un pesante condizionamento di tipo compulsivo perché parli ampiamente di sessualità etero, cosa che se fossi sotto una forte influenza del DOC non accadrebbe perché saresti totalmente dominato da un’idea invasiva. In buona sostanza sembra che le terapie un effetto lo abbiano eccome e questo è importantissimo. Ti faccio notare un’ultima cosa e poi ti mando questa mail. Tu mi scrivi in modo molto libero e cerchi un confronto con me tramite un sito gay e tutto questo non ti terrorizza affatto, anzi, manifesti una forma di rispetto profondo per me e per quello che rappresento, e tutto questo non accadrebbe se tu avessi una reale ossessione di essere gay. Si tratta di questioni che comunque sono sotto controllo e c’è da credere che non ti rovineranno la vita perché già adesso hai un atteggiamento che non sembra proprio dominato da un’idea realmente ossessiva. L’aiuto dei farmaci è importante, è vero, ma prendere coscienza della inconsistenza oggettiva delle proprie paure non è certo un elemento trascurabile.
Un abbraccio e ancora un sincero augurio di tanta tanta serenità per questo 2012 appena cominciato.
La successiva mail di Marco è probabilmente quella più interessante perché puntualizza e chiarisce gli aspetti fondamentali del DOC.
“Ehi Project,
piacere che tu abbia risposto, avevo paura che ti sembrasse la solita "compulsione", grazie!!
"perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente"
questo era un tempo, io ho capito che era una cosa naturale, ovvia e anzi degna di stima perché tale e quale amore come fra uomo e donna tempo fa ... prima che scoppiasse il tutto.
Io sono un po’ ossessivo dalla nascita e questo è venuto fuori dallo psichiatra. Io non ho terrore dell'omosessualità come cosa nefasta, brutta e non auspicabile ma come cosa che non voglio perché non mi piace e non mi appartiene! E' come per il poveretto che nasce in un paesino di montagna ove l'omosessualità è considerata un crimine e si sente obbligato a non essere quello che sente, a dover stare con una donna, a fare cose che gli fanno schifo ... questo io dico, io impazzisco perché il mio cervello mi parla sussurrandomi queste cose, cose che non fanno parte di me, che non mi piacciono ... mi propone immagini su chiunque, anche sui miei cari ... mi storpia le sensazioni verso le ragazze (la ragazza di cui mi sono cotto ha un fratello ben posato, ci credi che mentre ammiravo lei e sbavavo il mio cervello mi diceva "non è che sei indeciso e potrebbero piacerti entrambi?" ... al che mi sono sentito male per un istante e ho cercato di non pensare a quando suggeritomi ma concentrandomi sul mio cuore e il mio senso ... piacevolmente appagato dalla ragazza); il problema è proprio qui, è un qualcosa che mi vuole cambiare, che beffardamente non avendo io problemi con l'omosessualità, rispettandola e anzi essendo interessato a capirne il mondo e le sue problematiche me la rigira contro ... facendomi assumere la mia pacificità come una volontà inconscia ... quindi che sia io in fallo e qui è l'innesco dell'ossessione. Tu mi hai fatto l'esempio del biondo e del bruno ma è un po’ troppo semplicistico ... se prendi la sessualità, essa concentra l'individuo in una dimensione che tocca l'essere in punti davvero alla radice, la natura e lo "spirito" che si sentono in pericolo, perché c'è una forza (l'ossessione o nel caso del ragazzo del paese che viene obbligato) che si impone e scattano dei meccanismi automatici di difesa ... non perché sia un male essere biondo o bruno ma perché IO NON SONO BRUNO e diventarlo sarebbe un bel problema … tu potresti immaginarti una vita con una donna, che ti tocca, fa sesso con te, ti bacia, il suo odore la sua presenza?? Credo sia orribile PER TE non come cosa oggettiva ma PER TE non sarebbe auspicabile ... per me è la stessa cosa ma al contrario ... è una cosa bella che due persone si amino, non c'è dubbio e come ti dico io sono per l'amore libero e che ognuno faccia quello che si sente ... ma io non mi sento tale, io ho un problema, una patologia diagnosticatami che non si sviscera con l'abbattimento del feticcio "omosessualità" che non è niente di malsano nella mia mente ... anzi ti ribadisco che ho dei rapporti di amicizia e di stima profonda con tante persone omosessuali e come tu stesso hai detto io ti stimo moltissimo e ti reputo appunto una persona a cui ho voluto raccontare la mia storia della quale mi vergogno e non ti immagini quanto!!! Parlo da solo, mi picchio, urlo, tremo, faccio incubi, sono stato anoressico, tutto perché dentro di me qualcosa non va...la mia sessualità è intatta, il mio rapporto con le persone che amano persone dello stesso sesso è accettato ed anzi proficuo e ne sono anche orgoglioso tant'è che nell'ambiente familiare mio in cui la cosa non è ben vista io vi difendo a spada tratta perché nessuno è in diritto di criticare, denigrare un'altra persona per il suo comportamento sessuale o d'amore ... nessuno. Come non sopporto questo e mi infervoro facilmente avendo una visione molto razionale delle cose ed avendo messo la dimensione sentimentale/istintiva sotto controllo, lo stesso faccio nei miei confronti e questo mi uccide perché non posso vivere serenamente la cotta per una donna perché il DOC nasconde dei problemi molto più profondi tant'è che la prima cosa che mi hanno detto quelli che da più tempo hanno il mio problema e mi ha ribadito il mio psichiatra è il fatto che non c'entri nulla con la concezione dell'omosessualità ed anzi ricerche ulteriori in questo campo hanno evidenziato che l'omofobia non fa parte del disturbo ma ne è talvolta una fittizia conseguenza per motivi di psicosi e nevrosi che quindi portano alla errata difesa ... ma questa è un'altra storia.
Io Project sono in una crisi che mai avevo affrontato prima proprio perché sono libero di pensare come voglio, sono indipendente ed aperto a tutti volendo bene a chiunque … ma il mio cuore e la mia sessualità avendo un solo verso non possono in quel caso piegarsi a quelle cose ... perché sarebbero un problema, io mi sento male a pensare di dover andare con un uomo ed immaginarlo mi fa sentire sporco, stuprato e tante altre brutte sensazioni ... questo mi provoca ... perciò non è una cosa bella per me pensare a me stesso in quelle condizioni, per me è una cosa felice pensare che due persone che amano lo stesso sesso lo possano fare, liberamente alla luce del sole, che possano essere amici degli etero e che le etichette decadano prima o poi e che la sessualità sia una cosa che passa sottocchio come un neo sulla schiena...
La mia mente è talmente aperta che il solo caso in cui si verifica il collasso è quando qualcosa mi viene imposto e va contro la mia salute ... contro il mio essere, contro la mia natura.
Ecco quanto.
Questo ha distrutto la mia immagine, la mia forza e la mia sicurezza nella sessualità ... mi ha portato ad avere comportamenti strani e ha chiudere un amore che andava bene ma non era giusto in questo momento, ad andare male all'università ecc. ecc.
Ora la finisco con la lista della spesa, che ne avrai piene le scatole, scusami se mi sono dilungato ma volevo che fosse chiara la questione: il mio medico di base fu il primo a non capire la cosa ed è scritto nel DSM che spesso è di difficile diagnosi la patologia proprio perché confusa con una non accettazione, una omofobia interiorizzata ecc. ecc. ma non è così, sfortunatamente ... non è una questione culturale; non sai quanto io mi senta in colpa verso il mondo gay per le cose che penso perché so che sono persone qualunque, buone e senza niente di cui vergognarsi ma una mente che ha dei problemi, come la mia, non ti immagini cosa ti porti a pensare ... e cosa ti porti a fare ... io talvolta non sono in grado di capire se è finzione o realtà quello che ho intorno, sento male al petto e piango senza fine ... perché qualcosa mi vuole uccidere dentro, perché non posso più amare le donne, essere amato da loro, non posso più essere ... io so chi sono ma mi sono perso ed è dura.
Grazie per l'ascolto, scusa lo sfogo, non era il mio scopo.
Un abbraccio,”
Ho risposto a mia volta a Marco.
Ciao Marco,
ho letto ma tua ultima mail con estrema attenzione e mi si è come aperto il cervello, in pratica ho cominciato a capire realmente di che cosa parli e ho messo da parte l’idea, oggettivamente molto superficiale, che i tuoi disturbi potessero avere una dimensione diciamo così culturale o ambientale. Adesso arrivo anche a capire che cosa vuol dire il senso di impossibile coinvolgimento “per te” in una sessualità che non è la tua e il quadro generale mi è molto più chiaro. Ho provato dirti quello che pensavo partendo da presupposti totalmente sbagliati, adesso me ne rendo conto, ma mi hai corretto con grande lucidità e con estremo tatto, cosa della quale ti ringrazio moltissimo, e mi hai fatto entrare più seriamente nel tuo mondo. Quanto ho imparato dalla tua ultima mail mi sarà utilissimo anche in futuro per valutare meno superficialmente situazioni simili. Se tu pensi che io possa essere utile in qualche modo, sono a tua disposizione. Sei veramente un ragazzo di notevolissimo spessore umano e mi sento onorato di averti conosciuto, te lo dico in tutta sincerità.
E Marco mi ha risposto a sua volta.
Ehi Project,
sono felice di averti reso una idea più chiara del mio problema e magari una testimonianza utile per i tuoi futuri aiuti alle persone, se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà, penso.
Se ti fa piacere possiamo ancora chiacchierare, trovo un buon riscontro verso di te.
Ti ringrazio come sempre.
A presto
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http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=2174
14:51 Scritto da: gayproject in FORUM PROGETTO GAY, MESSAGGIO PERSONALE, RIFLESSIONI GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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02/01/2012
DISAGIO GAY
Partiamo da un presupposto che è ampiamente e oggettivamente documentato: la vita di un ragazzo gay presenta spesso motivi di stress che non esistono nella vita di coetanei etero o che esistono ma in modo meno problematico. Solo per fare alcuni esempi, la sessualità per un ragazzo gay è spesso un tabù vissuto come trasgressione e con sensi di colpa, l’accoglienza nel gruppo dei pari evidenzia che il confronto è limitato e ha spesso il sapore di una più o meno marcata emarginazione, il rapporto con la religione è complesso e spesso contraddittorio e le pressioni in direzione etero da parte della famiglia rappresentano parecchie volte condizionamenti molto difficili da superare. Si comprende facilmente quindi perché i ragazzi gay presentino delle forme di fragilità psicologica che sono meno comuni tra i coetanei etero. In buona sostanza esistono serie motivazioni oggettive alla base del disagio dei ragazzi gay. Questo post mira a mettere in evidenza alcuni meccanismi psichici che spesso condizionano i ragazzi gay e li espongono al rischio di marginalità e di atteggiamenti depressivi. Basta scorrere l’indice del Forum di Progetto Gay per notare come il maggior numero di post si concentra proprio sulla sezione “Disagio gay” e su quella relativa al “Coming out”, tipico motivo di disagio per i gay.
Come è ovvio il panorama del disagio gay è quanto mai articolato e complesso in relazione alle condizioni ambientali dei singoli e alla storia individuale ma ci sono elementi ricorrenti che possono essere presi utilmente in considerazione.
LO STAR BENE CON SE STESSI
Mi capita spesso di vedere ragazzi che sono alla spasmodica ricerca di un rapporto affettivo forte dal quale sperano di ottenere la soluzione di tutti i loro problemi, ma la vita di coppia richiede come presupposto lo star bene con se stessi, condizione senza la quale si costruisce su basi molto fragili una serie, talvolta assai estesa, di attese poco realistiche. Che cosa significa stare bene con sé stessi? Significa prima di tutto mantenere un equilibrio interno complessivo che non polarizzi in modo radicale tutta la vita affettiva e mentale di una persona su una sola questione, per quanto importante essa possa essere. Così come una dieta sana è caratterizzata da un equilibrio tra i vari nutrienti, lo star bene con se stessi comporta l’armonia di vari elementi “tutti essenziali” al raggiungimento dell’equilibrio complessivo. In questo senso va sottolineato che l’autostima dipende certamente e in modo molto significativo dal successo negli studi e nel lavoro e che l’abbandono degli studi, il continuo rinvio nell’affrontarli seriamente, o la perdita del lavoro possono essere causa di fortissimo stress al quale si reagisce spesso tramite un meccanismo di compensazione, ossia concentrando tutta la propria attenzione su un oggetto diverso che molto frequentemente è la vita affettiva, che viene così caricata di attese e finisce per fornire una auto-giustificazione del lasciarsi andare. Il vero rischio dei ragazzi gay non è rappresentato da una deriva sessuale della vita affettiva, cosa peraltro piuttosto rara, ma dal lasciarsi andare, dal farsi portate dalla corrente nella convinzione che “tanto” non ci si può fare nulla. In realtà è vero esattamente il contrario, il futuro è nelle nostre mani e, da qualsiasi condizione si parta, la possibilità di migliorarlo esiste certamente anche se richiede uno sforzo serio di volontà. Sottolineo che la volontà non è un sentimento astratto, ma ha un senso quando si traduce in scelte concrete cioè in pratica nel destinare il proprio tempo ad attività produttive di risultati. Vedo ragazzi che, di fonte a difficoltà nello studio o nel trovare lavoro, difficoltà quest’ultima particolarmente seria in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo, si lasciano vincere da atteggiamenti passivi e dall’idea di un destino ingovernabile contro il quale nulla può la volontà individuale. Affermazioni come: “Se non avrò un ragazzo accanto a me non avrò mai la serenità per mettermi a studiare seriamente”, oppure come “Tanto nella vita non combinerò mai nulla” sono due modi tipici per abbandonarsi alla corrente. L’abulia, cioè la mancanza di volontà è un segno di sofferenza individuale molto significativo, ne deriva la mancanza di una progettualità rivolta al futuro e la sensazione percepita di essere portati dalla corrente e, gradualmente, partendo da qui, si scivola verso atteggiamenti depressi. In un equilibrio psichico complessivo l’autostima dipende fortemente da elementi legati alla volontà oltre che all’affettività e la volontà va esercitata per gradi, nel concreto, nel quotidiano, con progetti a breve termine e non con discorsi astratti. Per fare ripartire il meccanismo degli studi bisogna andare a lezione tutti i giorni, studiare tutti i giorni per ore e fare gli esami, solo questo lavoro concreto e oggettivamente pesante ha un senso effettivo nella ricostruzione dell’autostima. Qui va chiarito che vanno affrontati risolutamente quei problemi che possono oggettivamente essere risolti con un impegno di volontà “individuale”, questo significa che non ha molto senso cercare di affrontare pervicacemente problemi la cui soluzione dipende dal rapporto con altre persone, l’esempio tipico è il coming out, e in particolare il coming out familiare, sul quale spesso si concentra l’attenzione di molti ragazzi. Riflettere sul coming out familiare e eventualmente realizzarlo quando le condizioni sono effettivamente favorevoli ha un senso e aumenta l’autostima, ma fare del coming out “oggettivamente impossibile” il centro della propria vita quando mancano le condizioni minime per poterlo affrontare senza grossi rischi, significa polarizzare tutta la propria vita intorno a un problema la cui soluzione non dipende da noi e in molti casi è oggettivamente impossibile. Mi spiego con un esempio. Se un ragazzo vive in una famiglia difficile, perché conflittuale, quel ragazzo vivrà indubbiamente una condizione di disagio familiare ma la soluzione del problema non dipende da lui, farà quindi bene ad assumere un atteggiamento di distacco e a farsi coinvolgere il meno possibile in questioni sulle quali può avere solo un’influenza molto relativa. Se volesse cercare di risolvere comunque il problema andrebbe incontro a inevitabili frustrazioni. C’è poi un’altra questione fondamentale, ciascuno è prima di tutto un individuo, poi, eventualmente, è parte di una coppia o di un gruppo sociale più largo in cui si riconosce. Voglio dire che se i problemi di tipo sociale devono essere affrontati in gruppo e quelli di coppia devono essere affrontati in due, quelli individuali devono essere affrontati e risolti essenzialmente a livello individuale e non devono essere trasferiti in dimensione di coppia o in dimensione sociale. Fare pesare sulla vita di coppia o sulla vita sociale i problemi individuali non risolti significa considerare la coppia o il gruppo come un possibile modo di superare il disagio individuale, ma questa impostazione è decisamente fragile.
LA CONQUISTA DELL’AUTONOMIA

Partiamo da un esempio fisico, una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione, se alimentata da una corrente di vapore a pressione progressivamente crescente aumenta progressivamente il numero di giri dell’albero motore, al limite fino alla rottura della macchina, al calare della pressione del vapore diminuisce il numero di giri. Questo significa che il regime di una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione è totalmente dipendente dall’alimentazione. Nel 1782 James Watt brevettò il regolatore di Watt, un meccanismo collegato all’albero motore di una macchina a vapore che, all’aumentare del numero di giri, modificando la propria geometria per effetto della forza centrifuga, provvedeva a chiudere progressivamente la valvola di accesso del vapore, in questo modo il regime della macchina a valore poteva rimanere costante anche in caso di aumento della pressione di alimentazione.
Che cos’è l’autonomia? È la possibilità di autoregolarsi anche in casi di sovraesposizione o di aumento di stimoli esterni. Anche il cervello ha bisogno di meccanismi di autoregolazione che impediscano che la sovreccitazione possa portare a condizioni di stress pericoloso. Sono esempi classici di meccanismi di autoregolazione quelli legati all’abitudine che abbassa i livelli di coinvolgimento e quelli relativi all’applicazione di filtri o di tempi di ritardo prima della risposta. Una vera autonomia si raggiunge quando una persona è capace di regolarsi da sé per mantenere un equilibrio interiore tra le varie componenti affettive, volontarie e razionali della sua personalità. Come si acquisisce l’autonomia? La risposta è necessariamente articolata. Come in tutti i comportamenti umani esiste una base solida di tipo genetico sulla quale si inserisce un lungo processo di apprendimento di comportamenti. Come si impara ad amare, così si impara ad essere autonomi vedendo degli esempi, prima di tutto in ambiente familiare e poi anche in altri ambienti. Chi vive in famiglie e in società fortemente gerarchizzate e con un senso della gerarchia molto interiorizzato, difficilmente tende a sviluppare una vera autonomia di comportamento, per quelle persone l’omologazione è un valore e l’essere accettati in famiglia o in società è il giusto premio di quella omologazione, in quei casi raggiungere una vera autonomia è un processo difficile da sviluppare contro-corrente. L’autonomia non è l’indipendenza da un ambiente ma la capacità di autoregolarsi che è il presupposto per potersi allontanare da qualsiasi ambiente. Allontanarsi non significa andarsene via fisicamente ma rendersi indipendenti. Come accade che uno stato, per rendersi indipendente da un altro, debba sviluppare un suo proprio sistema di regole, così accade anche per le persone: l’autonomia, cioè l’autoregolazione, in pratica la capacità di darsi delle regole che permettano la conservazione dell’indipendenza nel tempo, è la condizione per creare una vita adulta indipendente. Chi scappa da un ambiente ma non è autonomo perché incapace di darsi delle regole che permettano il mantenimento della situazione di indipendenza prima o poi finirà in nuove situazioni di dipendenza.
Esistono alcune regole fondamentali che permettono il mantenimento di un autonomo equilibrio personale. La prima di queste regole consiste nel non trascurare nessuno degli aspetti della propria personalità e nel non farsi travolgere dagli eventi. L’esperienza è maestra di autonomia, in particolare l’esperienza ripetuta della frustrazione e della delusione porta nella dimensione dell’usuale eventi che quando accadono per la prima volta hanno un alto potenziale dirompente. In altre parole l’esperienza insegna ad essere autonomi controllando e riducendo il senso dei delusione e di frustrazione. Un vero scoglio nella conquista dell’autonomia è dato dalla difficoltà di auto-valutarsi che ha come conseguenze la sopravalutazione o la sottovalutazione di sé in diversi campi e la conseguente errata valutazione degli obiettivi in rapporto alla reale possibilità di conseguirli. L’autostima cresce attraverso un meccanismo di determinazione di obiettivi, di impegno per raggiungerli e di effettivo conseguimento di quegli obiettivi. Se l’obiettivo è fuori portata, cioè è scelto senza tenere conto delle proprie possibilità, il risultato finale non sarà un aumento ma una diminuzione dell’autostima.
L’esito più comune della mancanza di autonomia è il vittimismo, purtroppo piuttosto diffuso tra i gay. Il vittimismo da radici oggettive e solide, cioè è spiegabile sulla base di forme di disagio molto concrete ma resta in ogni caso un atteggiamento mentale diametralmente opposto alla vera autonomia. L’atteggiamento vittimistico cerca consolatori, cioè persone che favoriscano e confermino quell’atteggiamento. Nella dimensione vittimistica ogni tipo di impegno della volontà è inutile, le colpe sono integralmente scaricate all’eterno e tutti i ragionamenti conducono inevitabilmente al fatto che “tanto” non c’è nulla da fare. Contro questo atteggiamento esistono varie possibilità di intervento, prima di tutto la socializzazione in un ambiente non votato al vittimismo, possibilmente con degli obiettivi concreti a breve termine che richiedano un impegno immediato e impediscano l’infinito bla bla inconcludente che spesso accompagna il vittimismo. In secondo luogo, alle persone con atteggiamenti vittimistici non bisogna fornire una spalla su cui piangere ma delle alternative concrete, un fare in luogo di un parlare, una fare concreto che abbia un inizio e una fine e che produca dei risultati visibili. Non dimentichiamoci mai che dietro questi atteggiamenti ci possono essere forme di sofferenza profonda, quindi nessun atteggiamento di contrapposizione o di polemica, nessun tentativo di convincere in astratto la persona portatrice di atteggiamenti vittimistici ad accettare altre visioni della vita. Sottolineo che spesso il vittimismo è legato alla netta sopravvalutazione dei livello di soddisfazione altrui e a una netta sottovalutazione del peso della volontà nella costruzione dell’autostima, il confronto con la realtà è quindi essenziale per riportare le valutazioni entro termini realistici.
Il disagio gay esiste ma esistono anche molte vie per superarlo o per imparare a conviverci, in ogni caso però resta essenziale la componente dell’impegno volontario e serio per cambiare le cose.
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10/12/2011
MIO FIGLIO E' GAY E MI ALLONTANA DALLA SUA VITA
Caro Project,
le inviai una mail nell’estate del 2009 (https://sites.google.com/site/progettog ... figlio-gay ), alla quale lei ebbe la gentilezza di rispondere e sempre nell’estate del 2009 avemmo la possibilità di parlare qualche volta su msn. Non le nascondo che con mio figlio l’atmosfera tuttora non è distesa, il discorso è rimasto nel vago e nel non detto e quel che è peggio, penso che lui abbia rinunciato a qualsiasi tentativo di dialogo. Esce la mattina presto per andare all’università e torna la sera tardi, non mangia mai con coi, è sfuggente, se provo a avviare un minimo di conversazione se ne va senza rispondere. Ma questo succede qualsiasi sia l’argomento di conversazione. Con l’università se la è sempre cavata benissimo e dovrebbe essere ormai quasi alla fine ma a noi non dice nulla, nemmeno se ha esami da fare o se li ha fatti. Cioè io non so a che punto sta con gli studi. Prima non era così, un minimo di dialogo c’era, portava a casa i suoi amici, insomma lo sentivamo più vicino, adesso, dopo quel discorso tra detto e non detto (ed è passato tantissimo tempo) si è chiuso ancora di più, tra l’altro questo fatto è motivo di discussione anche con mia moglie che mi dice che non sono stato in grado di fare nulla ma anche lei non ha saputo o potuto fare nulla. Le confesso che provo una sensazione di fallimento a livello familiare che prima non provavo, come se anche io in fondo mi sentissi un estraneo in casa mia. Ho letto diverse volte il forum, e vorrei che mio foglio fosse come uno di quei ragazzi, ma non è così. Forse ho troppe paure, non lo affronto in modo diretto, non ho la credibilità che un padre dovrebbe avere ma mi sento sinceramente a disagio, è un po’ come se mio foglio lo avessi perso e certe volte mi sento proprio male per questo. Adesso siamo quasi a Natale e io sono certo che per Natale mio figlio non sarà con noi, che se ne andrà via senza nemmeno dirci dove va e che tornerà magari due o tre gironi dopo con un muso lungo del quale non capirò mai la ragione. D’altra parte non so come comportarmi, la mattina si alza prima di noi e esce presto io vorrei provare a parlarci, sento i rumori che fa prima di uscire e mi viene in mente che dovrei uscire dalla stanza e dirgli almeno buongiorno, ma non ci riesco perché quando ci ho provato mi ha risposto con un sorriso di sufficienza e quasi di disprezzo. È praticamente come se fosse un estraneo in casa. Non mi chiede più nemmeno soldi e anzi non avrebbe nemmeno bisogno di chiedermeli perché se li potrebbe prendere direttamente senza dirmi nulla (prima lo faceva), ma adesso non tocca più una lira della famiglia, come se fosse un gesto di disprezzo anche quello. Come faccia ad andare avanti non lo so e la cosa mi preoccupa. Ma che cosa gli abbiamo fatto? Lo abbiamo deluso? Ma perché non ce lo dice? Forse l’essere gay non c’entra nulla con tutto questo ma tutto è cominciato con quel mezzo discorso nell’estate 2009, come se da allora le cose avessero preso un’altra piega. Che posso fare? Mi dia un consiglio perché più passa il tempo più questa storia mi fa stare male. Spero di sentirla presto. Se vuole, pubblichi pure questa mail.
M. A.
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27/11/2011
STATISTICHE DI PROGETTO GAY
STATISTICHE DI PROGETTO GAY
ANALISI STATISTICA DEI DATI DI ORIENTAMENTO SESSUALE
STATISTICHE su1940 risposte
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LA MIA ETA' media 24,53 |
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ORIENTAMENTO SESSUALE PERCEPITO |
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PRESSIONI FAMILIARI |
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ATTESE SOCIALI |
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SESSUALITA' EFFETTIVA DI COPPIA |
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DICHIARATO / NON DICHIARATO |
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PESO DEI MIEI RAPPORTI CON I COETANEI NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE |
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PESO DEI MIEI RAPPORTI CON I GENITORI NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE |
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PESO DELLA RELIGIONE NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE |
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IL PESO DELLA PORNOGRAFIA NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE |
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ORIENTAMENTO AFFETTIVO PERCEPITO |
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POLARIZZAZIONE DELL'INTERESSE SESSUALE |
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DIFFICOLTA' DI ACCETTAZIONE DELLA PROPRIA SESSUALITA' NEL PASSATO |
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DIFFICOLTA' DI ACCETTAZIONE DELLA PROPRIA SESSUALITA' NEL PRESENTE |
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ORIENTAMENTO SESSUALE DELLA MASTURBAZIONE |
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IL PESO DELLA MASTURBAZIONE RISPETTO ALLA SESSUALITA' DI COPPIA NELLA MIA VITA SESSUALE |
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LIVELLO DI SODDISFAZIONE SESSUALE DELLA MIA VITA DI COPPIA REALE O IPOTETICA (per chi non ha avuto rapporti sessuali) |
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LIVELLO DI SODDISFAZIONE AFFETTIVA DELLA MIA VITA DI COPPIA REALE O IPOTETICA (per chi non ha avuto rapporti sessuali) |
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LIVELLO DI SODDISFAZIONE SESSUALE DELLA MIA MASTURBAZIONE |
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LIVELLO DI SODDISFAZIONE AFFETTIVA DELLA MIA MASTURBAZIONE |
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ANALISI STATISTICA DEI DAT SULLA SESSUALITA' GAY
STATISTICHE SU 534 risposte
LA MIA ETA' MEDIA = 29,24
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DOVE VIVO |
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CON CHI VIVO |
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I MIEI GENITORI |
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FRATELLI/SORELLE IN MEDIA 1,32
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QUANTO MI RITENGO SODDISFATTO DEL MIO INSERIMENTO SOCIALE |
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I MIEI AMICI |
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I MIEI AMICI GAY |
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IL MIO ORIENTAMENTO SESSUALE |
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LE MIE CONOSCENZE SUL MONDO GAY |
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A CHE ETA' HO CAPITO DI ESSERE GAY IM MEDIA 15,46
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COME HO CAPITO DI ESSERE GAY |
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A CHE ETA' HO ACCETTATO DI ESSERE GAY IN MEDIA 20,14
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IL MIO ATTEGGIAMENTO DI FRONTE ALL'ESSERE GAY |
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QUANTO MI RITENGO GAY |
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COME HO REAGITO ALLA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE GAY |
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CHI SA DI ME |
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Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%. |
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IL TEMPO DELL'ACCETTAZIONE |
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COME VIVO LA MIA SESSUALITA' |
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Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%. |
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LA MIA FANTASIA MASTURBATORIA DOMINATE |
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LE ALTRE MIE FANTASIE MASTURBATORIE |
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Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%. |
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ETA' DEL PARTNER IDEALE |
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I MIEI RAPPORTI SESSUALI |
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COME VIVO O DESIDERO UN RAPPORTO SESSUALE |
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IL PESO DEL SESSO IN UN RAPPORTO GAY |
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QUANTO MI RITENGO SESSUALMENTE SODDISFATTO |
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ANALISI STATISTICA DEI DATI SULL'USO DELLA PORNOGRAFIA
STATISTICHE SU 296 RISPOSTE
1 La mia età, in media 26,57
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2 Dichiarato / Non dichiarato |
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3 Uso della pornografia |
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4 Faccio uso della pornografia perché |
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5 A quanti anni hai cominciato a fare uso della pornografia |
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6 Quante volte, in percentuale, ti masturbi facendo uso della pornografia? |
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7 Protagonisti dei porno |
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8 Tipologia del porno |
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9 In base che cosa scelgo i porno |
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10 Sei mai andato su un sito porno a pagamento? |
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11 Hai mai acquistato film porno? |
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12 Quanti siti porno visiti abitualmente? |
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13 Variabilità delle fantasie masturbatorie |
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14 In che misura le tue fantasie masturbatorie sono ispirare dalla pornografia? |
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15 Le mie esperienze sessuali |
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16 Le mie esperienze para-sessuali |
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Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%. |
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17 Frequenti chat erotiche? |
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18 Frequenti siti di incontri? |
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19 Sei mai stato in un locale dichiaratamente gay? |
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20 Se mi innamoro di un ragazzo |
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21 Quando mi innamoro di un ragazzo |
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22 Quando sono innamorato di un ragazzo |
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15:38 Scritto da: gayproject | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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GAY E CORAGGIO DI CAMBIARE
Caro Project,
leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me. Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene. Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti. Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo. Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso. Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo. Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta. Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello. Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito. Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere. Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po' di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.
[lettera firmata]
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25/11/2011
GAY E VIDEOCHAT ETERO
Mi è capitato più volte in questo ultimo periodo di parlare con ragazzi tra i 20 e i 30 anni che manifestavano dubbi circa il loro orientamento sessuale ma in un quadro molto particolare, seriemente connotato in termini di eterosessualità. Si tratta di ragazzi ormai fuori dall’adolescenza, sostanzialmente di giovani uomini che hanno una vita affettiva e sessuale etero certamente non solo di facciata, hanno una ragazza, non dico hanno avuto ma hanno tuttora una ragazza e ne parlano come si parla di una ragazza della quale si è innamorati in senso serio, sia affettivo che sessuale, ma non solo, si tratta di ragazzi che hanno una storia sessuale adolescenziale fino ai 19-20 anni circa del tutto priva di episodi che possano fare pensare ad una omosessualità repressa nel passato o anche nel presente. Un elemento importante riguarda la masturbazione che non è mai in chiave gay ma non è sempre in chiave etero perché la masturbazione comincia a manifestarsi in una certa percentuale almeno come puro fatto fisico, del tutto staccato da fantasie sessuali. Per questi ragazzi la masturbazione con fantasie etero resta comunque soddisfacente ma la frequenza della masturbazione solo fisica senza fantasie arriva anche al 60/70% dei casi, il che significa che la masturbazione perde quasi completamente il suo valore affettivo-proiettivo, in questi casi si parla di masturbazione meccanica o anaffettiva. Questi ragazzi non hanno problemi a parlare in modo esplicito della loro sessualità e lo fanno in modo non nevrotico ma spontaneo e nello stesso tempo razionale. In linea teorica nulla sembra indicare nella loro sessualità una dimensione gay neppure repressa, con le ragazze non hanno particolari problemi e vivono la sessualità etero di coppia in una dimensione affettiva vera. Nella vita di questi ragazzi ci sono stati però degli episodi assolutamente non trascurabili che li hanno condizionati. Questi episodi derivano dalla necessità di darsi risposte che non si sono trovate nella vita ordinaria a causa di un ambiente in cui parlare seriemente di sessualità è praticamente impossibile, l’educazione sessuale è totalmente demandata al gruppo dei pari e di fatto alla pornografia e lo sviluppo della sessualità è dato per scontato come necessaria evoluzione di una pulsione naturale. Sembra incredibile ma ancora nel XXI secolo esiste il tabù della masturbazione, che viene vista come fenomeno solo adolescenziale che deve essere superato attraverso la sessualità di coppia. Questa idea, che non ha alcuna base se non un preconcetto di vecchissima ascendenza, crea ancora situazioni di disagio nei ragazzi che, pur avendo una ragazza e avendo nei limiti del possibile una vita sessuale con lei, continuano a praticare la masturbazione. Qui i sensi di colpa non hanno nulla a che vedere con la religione ma dipendono dal l’idea di non riuscire ad essere sessualmente adulti, cioè di non accontentarsi della sola sessualità di coppia, che tra l’altro, per varie condizioni ambientali, per molti ragazzi etero non è certo cosa frequentissima. Parlare di queste cose ovviamente non è facile e non è facile in particolare parlarne con la propria ragazza, da qui nasce il desiderio di conoscere meno superficialmente la vita sessuale degli altri ragazzi per capire come vivono il rapporto tra sessualità di coppia e sessualità masturbatoria. Il primo posto dove un ragazzo etero andrebbe a cercare un confronto con altri ragazzi etero è una chat etero e qui cominciano a sorgere gli equivoci. In una chat etero un ragazzo etero dovrebbe andare a cercare ragazze ma non ne trova molte e quelle che ci sono sono oggetto di attenzione da parte di parecchi ragazzi. Capita, e non è affatto raro, che un ragazzo etero cerchi in una chat etero un confronto con altri ragazzi etero per parlare con loro di sessualità in condizione di anonimato, dando per scontato che in una chat etero si incontrino solo ragazzi etero in senso stretto, cosa che è molto lontana dalla realtà. Capita spesso che le chat etero siano frequentate da ragazzi gay, o almeno da ragazzi che fanno sesso anche con i ragazzi, che utilizzando discorsi e argomentazioni tipicamente etero cercano di coinvolgere ragazzi etero in atmosfere che di etero non hanno proprio nulla. Faccio un esempio concreto, se incontro un ragazzo “etero” in chat e questo mi propone di masturbarmi con lui in video pensando a una ragazza o per capire come reagisco di fonte a una ragazza che a lui piace molto, dovrebbe suonarmi il campanello di allarme, un comportamento del genere non è un comportamento tipicamente etero. La scusa accampata di solito è che masturbarsi insieme è una cosa che tutti gli etero fanno, cosa assolutamente falsa, e che se uno si fa condizionare da queste cose vuol dire che è gay, o che ce l’ha piccolo, ecc. ecc.. Questi ragionamenti arrivano spesso a vincere le inibizioni e, oggi, trovare ragazzi “etero” che si masturbano insieme in video su chat “etero” non è affatto raro. Può accadere effettivamente che ragazzi gay fortemente repressi arrivino alla sessualità gay cercando inconsciamente sesso gay su una chat etero e anzi è un meccanismo di giustificazione piuttosto efficiente: io non cerco sesso gay ma confronti con altri ragazzi etero! In situazioni simili si arriva prima o poi a capire il senso vero di quello che si sta facendo, ma nel caso in cui arrivi su una chat “etero” un ragazzo realmente “etero” e si trovi poi coinvolto in masturbazioni in cam con ragazzi pretesi “etero”, la situazione si complica parecchio perché quel ragazzo sarà automaticamente portato a vedersi come possibile gay, quel tipo di esperienze che ai suoi occhi sono o erano “etero” lo convincono che per un ragazzo etero sia o possa essere realmente normale masturbarsi in cam con un altro ragazzo e lo inducono a ripetere l’esperienza, che spesso di accompagna ad un crescente interesse per la sessualità o meglio per il sesso dell’altro ragazzo, cosa che aumenta la confusione, ma subentrano dopo la masturbazione in cam sensi di colpa profondi nei confronti della propria ragazza e la sensazione di avere buttato via la propria sessualità finisce per produrre situazioni violentemente ambivalenti, da un lato la masturbazione in cam attira perché paradossalmente qualifica il ragazzo etero come un “etero normale” perché “tutti lo fanno” ma per l’altro respinge perché provoca sensi di colpa pesantissimi. Dietro tutto questo poi si cela lo spettro del poter essere gay e non sono infrequenti le risposte nevrotiche tipiche dell’incertezza dell’orientamento sessuale come gli esperimenti sessuali per verificare il proprio orientamento, in pratica dei modi di mettersi alla prova per verificare la propria risposta sessuale, si tratta di meccanismi nevrotici che con la sessualità spontanea non hanno nulla a che fare e che proprio per la loro origine nevrotica non forniscono mai risposte attendibili o definitive. Osservo che in tutto questo discorso la dimensione è strettamente sessuale e che l’affettività è del tutto assente. Chiediamoci per un attimo chi sono i ragazzi “gay” che vanno in chat etero per indurre i ragazzi alla masturbazione in cam, la risposta è una sola, non sono “veri” gay cioè ragazzi che amano i ragazzi ma solo ragazzi che fanno sesso coi ragazzi e che non se ne innamorano. Questi ragazzi tendono a trasmettere un’immagine solo sessuale della omosessualità perché per loro il coinvolgimento affettivo di fatto non esiste e possono anche ritenersi etero ed avere una sessualità affettiva etero, ma certo non hanno una sessualità affettiva gay. Un ragazzo etero che ha un impatto con queste persone finisce per ritenersi gay perché si è masturbato in cam con dei ragazzi e trascura del tutto la dimensione affettiva che nell’orientamento sessuale è essenziale. Ci sono tanti ragazzi che fanno sesso coi ragazzi per le ragioni più varie, gioco, confronti … ma tutto questo non fa di quei ragazzi dei gay e meno ancora un ragazzo affettivamente e sessualmente etero dovrebbe sentirsi potenzialmente gay per aver pensato che masturbarsi in video con dei ragazzi fosse un modo per confrontarsi con loro. Il rischio del disorientamento sessuale a seguito all’uso delle video chat esiste eccome, ansi si possono creare delle vere e proprie dipendenze dalle quali è bene disintossicarsi quanto prima per tornare a una sessualità affettiva a una masturbazione affettiva e proiettiva che permetta di rivivere e di anticipare emotivamente l’esperienza del contatto sessuale di coppia. Mi capita sempre più spesso di parlare in chat con ragazzi autenticamente etero profondamente condizionati dall’idea di poter essere gay per il fatto di aver vissuto qualche esperienza “solo sessuale” che ai loro occhi appare nettamente gay, ma quando si vede chiarissimo che a quelle esperienze si associano solo sensi di colpa senza nessun coinvolgimento affettivo è evidente che si tratta di esperimenti sessuali di origine nevrotica che nulla hanno a che vedere con l’orientamento sessuale spontaneo.
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24/11/2011
AMORE E SESSUALITÀ DEI VERI GAY
Ciao Project,
sono anni che seguo progetto gay e lo faccio perché mi sembra che sia uno dei pochissimi siti che dicono cose vere. Ho letto il tuo articolo sulla vera sessualità gay e mi ci ritrovo, ed è proprio partendo da quelle premesse che vorrei dire una cosa sulla quale mi hai fatto riflettere. La grande maggioranza della pornografia cosiddetta gay ai gay, o meglio ai veri gay, non interessa più se non come puro sfogo momentaneo e forse nemmeno quello. Io ho 24 anni e ho fatto sempre uso di pornografia ma poi sono arrivato al livello di saturazione, francamente vedere ragazzi che fanno sesso nelle condizioni più improbabili non solo mi annoia ma certe volte mi disgusta addirittura, vorrei dire che un video dovrebbe avere anche un minimo di senso e non essere solo un esercizio fisico di sesso e basta, che poi, per come viene rappresentato, diventa così volgarmente recitato da perdere qualunque interesse. Un film serio con qualche scena di sesso mi piace molto più di un porno che francamente fa pena per la stupidità e la meccanicità dei comportamenti. È un po’ di tempo che ho cominciato a seguire dei blog fotografici, dove c’è anche un po’ di nudo, ma ci sono delle foto bellissime di ragazzi bellissimi in pose naturali, anche di intimità, ma senza nessun atteggiamento strillato o da film porno. Francamente preferisco un nudo semplice a qualsiasi porno. Il mio sogno sarebbe vedere in un blog fotografico quello che accade veramente in una storia d’amore, ma io parlo d’amore, anche di intimità sessuale ma intesa come tenerezza, non come esercizio ginnico e poi quando parlo di un bel ragazzo non intendo riferirmi a certi mezzi ercoli che sono oggettivamente brutti per quando hanno i muscoli pompati, un bel ragazzo è un’altra cosa, deve essere normale, al limite nemmeno bellissimo, ma deve ispirare dolcezza. Ma queste cose non si vedono nemmeno nei blog fotografici. Ci sono blog fotografici che fanno proprio schifo perché sono solo mezzi di propaganda per la pornografia e per quella di bassissimo livello, ma ce ne sono di veramente belli, fatti con amore e senza finalità commerciali, certe volte mi incanto a guardarli, penso francamente che siano stati fatti da veri gay, nel senso che dai tu a questa espressione, cioè da ragazzi che amano i ragazzi, perché ci vedi un altro rispetto, un’altra attenzione per non scadere nel volgare. Ci può anche essere il nudo, che non dispiace certamente, ma è, per dire così, un nudo quotidiano e non sguaiato che dà il senso della intimità e non della teatralizzazione del sesso. Nella mia vita mi sono innamorato solo due volte e ho avuto una vita sessuale con quei due ragazzi e credo che non li dimenticherò mai. Il primo era più grande di me e mi ha insegnato che cosa significa volersi bene, anche io gli volevo bene ma non ne ero innamorato anche a livello sessuale come lui lo era di me, quando gli ho detto che avevo conosciuto un altro ragazzo coetaneo temevo che la prendesse male e invece si è fatto da parte per lasciarmi campo libero e mi sono sentito amato anche per questo. L’altro ragazzo è il mio attuale ragazzo, i primi tempi tra noi non è stato facile, ho temuto parecchie volte che il nostro rapporto sarebbe finito ma non è successo. Credo che non sarei mai capace di fare a meno di questo ragazzo perché ne sono innamorato. Il sesso che ho vissuto col mio primo ragazzo per me non era del tutto soddisfacente ma non è mai stato una cosa stupida, aveva un valore affettivo sia per lui che per me, e ora con il mio ragazzo attuale il sesso è proprio una forma di tenerezza totale. Sono stato fortunato, questo è verissimo. Ho fatto l’amore (perché di quello si trattava, non di fare sesso) solo con due gay e se faccio il paragone con la pornografia siamo proprio su un altro pianeta. Penso che se non avessi conosciuto il mio primo ragazzo avrei cominciato a cercare sesso non solo virtuale e probabilmente avrei cominciato a buttare via la mia vita correndo appresso ai modelli di quella che pensavo fosse la sessualità gay. Per un po’ mi sono sentito perfino strano, avevo cominciato a frequentare certi locali ma mi sentivo un pesce fuor d’acqua e mi chiedevo che cosa ci potessero trovare gli altri che ci andavano. Il mio primo ragazzo l’ho conosciuto per puro caso all’università e con me è stato serissimo, forse era un po’ complessato perché aveva 5 anni più di me ma è stata una cosa bella, sul piano sessuale sono stato io a portarci lui, perché lui tendeva a tenere le cose sul piano dell’amicizia, abbiamo fatto prima il test, come dici tu, Project, è stata una cosa voluta e molto bella anche se lui non era realmente il mio tipo al 100%. Col mio attuale ragazzo, adesso, a livello sessuale l’affiatamento è totale, ci leggiamo nel pensiero e abbiamo costruito una sessualità tutta nostra fatta soprattutto di coccole, di avere tempo per stare abbracciati. Il coinvolgimento proprio passionale c’è eccome, specialmente quando stiamo lontani per qualche giorno, ma poi torniamo a un livello più tranquillo soprattutto di intimità. Una delle cose più belle in assoluto è, quando ci rivediamo dopo una pausa più lunga, vedere come è spasmodicamente in attesa di un contatto sessuale che è quasi liberatorio, come d’altra parte succede a me, lo vedo completamente partito e abbandonato alla sua sensualità ed è una cosa bellissima perché totalmente spontanea. Non credo di poter immaginare niente di più coinvolgente. Nei suoi comportamenti mi ci rivedo, li sento totalmente miei, perché anche a me vengono del tutto spontanei. Anche con lui ci siamo conosciuti all’università, quindi fuori da ambienti gay e devo dire che l’intesa sessuale è arrivata dopo perché per lui all’inizio il sesso era molto legato ai modelli della pornografia e ci ha messo parecchio tempo a capire che per me era proprio un’altra cosa. Mi sembrava che recitasse, gliel’ho detto e si è molto arrabbiato, poi, col passare del tempo certi modelli li ha messi da parte e abbiamo trovato un equilibrio veramente nostro. Tra l’altro né io né i miei due ragazzi siamo dichiarati e questo penso abbia contato molto perché la nostra vita affettiva era solo nostra e non doveva essere raccontata a nessun altro. C’è un solo problema che un po’ mi angoscia e un po’ cerco di tenere tutto per me, se il mio ragazzo si stancasse di me non so se sarei capace di mettermi da parte come ha fatto con me il mio primo ragazzo, penso francamente che ci starei malissimo, ma al momento attuale sono solo paure teoriche, al momento almeno mi sento veramente realizzato e penso che anche lui sia felice. Penso che nel nostro rapporto il sesso conti molto, forse troppo, non lo so, adesso va tutto bene così ma col mio ragazzo mi piacerebbe proprio avere un progetto di vita comune. Ultimamente abbiamo passato nottate intere abbracciati a raccontarci di quando eravamo piccoli e mi sono sentito felice. Qualcuno potrebbe pensare che sono cose da bambini e che non siamo ancora cresciuti, bene, lo pensi pure! Noi stiamo bene così! Adesso per me la sessualità non è più una cosa a sé staccata dalla vita reale e dico sessualità deliberatamente e non sesso. Adesso la sessualità mi sembra una cosa assolutamente ovvia, e voglio dire la sessualità a due, quella condivisa, non solo le fantasie ma il poter stare in intimità vera col mio ragazzo, ormai è una cosa che fa parte delle vita ordinaria sia per me che per lui, è il nostro mondo. Io sono gay, per la verità non ho mai avuto problemi ad accettarlo ma non avrei mai pensato che sarei riuscito veramente a realizzare una vita mia come la desideravo e invece è successo ed è successo in modo del tutto naturale, fuori di qualsiasi ambiente gay, preciso che non ho mai frequentato chat o siti di appuntamenti, i miei due ragazzi li ho riconosciuti dalle loro esitazioni, mi sento felice di essere gay e non ci rinuncerei per nulla al mondo, la mia vita ha avuto un senso perché ho trovato persone che mi hanno amato veramente. Project, un po’ del merito è anche tuo perché piano piano comincio a capire veramente che cosa significa essere veri gay. Forse non è un caso ma anche i miei due ragazzi conoscevano progetto gay. Mi farebbe piacere se tu pubblicassi la mia mail. Grazie per tutto quello che hai fatto e che continuerai a fare!
Angelo
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01/11/2011
LA VERA SESSUALITÀ GAY
Su che cosa sia la sessualità gay ci sono in giro molte leggende metropolitane basate su cose che con la vera sessualità gay non c’entrano nulla, come la pornografia o le improbabili analogie con i comportamenti sessuali etero, come se la sessualità gay fosse una specie di brutta copia della sessualità etero. Nella sessualità etero, che è una sessualità di complementarità, esistono atti (la penetrazione vaginale) senza i quali un rapporto sessuale non è neppure tale, la distinzione tra preliminari e atto sessuale vero e proprio ha un significato biologico in termini di procreazione, i ruoli sono essenziali perché un uomo e una donna sono sessualmente differenziati. In un rapporto tra ragazzi, cioè in un rapporto omosessuale, nell’altro non si cerca una complementarità, lo si ama perché lo si sente simile a sé da tutti i punti di vista, non si cerca il sostituto di una donna, non ha alcun senso parlare di ruoli e non ha alcun senso pensare che ci sia un comportamento senza il quale il rapporto sessuale non è più tale. La pornografia tradizionale veicola concetti molto diversi da quelli appena espressi. Proviamo a chiederci il perché. Tra la definizione di “gay come ragazzo che si innamora di ragazzi” che è quella che qui nel progetto diamo per scontata e credo a ragione, e la definizione di “gay come ragazzo che fa sesso con i ragazzi”, che è la definizione comune di gay, c’è un abisso. Si tratta di due concetti molto diversi e di ragazzi che fanno l’amore con i ragazzi senza minimamente innamorarsene ce ne sono moltissimi, per loro viene prodotta la maggior parte della pornografia, e si tratta spesso di persone che hanno anche una vita sessuale etero e considerano il sesso con un ragazzo un diversivo, naturalmente queste persone tendono a riportare in un rapporto con un ragazzo modelli di comportamento tipicamente etero come l’idea che l’essenziale della sessualità sia la penetrazione o l’idea dei ruoli che è lontanissima dalla sessualità spontanea dei ragazzi che si innamorano di altri ragazzi. Quando parlo di sessualità gay non mi riferisco alla pornografia né a quello che la gente crede essere tipicamente gay ma a quello che la maggior parte dei ragazzi che si innamorano di ragazzi (cioè dei gay in questo senso) vive e desidera. Questa “vera” sessualità gay non ha nulla a che vedere con la pornografia dilagante, al punto che un ragazzo gay (nel nostro senso) in un video porno tende a vedere soprattutto la prima parte e ad abbandonare il video quando la dimensione affettiva sparisce del tutto, ma aggiungo che i video più gettonati dai ragazzi che amano veramente i ragazzi, sono video di coccole e di tenerezze sessuali, cose che in genere ai consumatori di pornografia, che fanno sesso con i ragazzi ma non li amano, appaiono prive dell'essenziale e quasi banali. In una dimensione di affettività-sessualità gay come forma di tenerezza sono proprio i gesti affettuosi che acquistano un valore enorme, anche sessuale, certo, ma di una sessualità profondamente affettiva. Per capirci, guardarsi negli occhi e scambiare un sorriso affettuoso durante un contatto fisico con un altro ragazzo, mentre ci si accarezza, anche intimamente, è una cosa che ha un significato enorme in termini di scambio affettivo. L’affiatamento sessuale, cioè il viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda è anche il segno di un affiatamento affettivo che sta alla base di quella sessualità. E poi c’è una cosa fondamentale: non conta quello che si fa, ma con chi lo si fa. Chi cerca sesso (cosiddetto gay) in una chat per andare subito al sodo mira al che cosa non al chi, vorrei dire che queste persone non sono gay ma sono solo ragazzi che fanno sesso coi ragazzi.

Il cerchio in rosso rappresenta l’insieme dei ragazzi che fanno sesso coi ragazzi, la comune definizione di gay,
Il cerchio in celeste rappresenta i ragazzi che si innamorano dei ragazzi, la nostra definizione di gay, esiste una zona comune 2 in cui la sessualità è accompagnata dall’innamoramento, una zona 1 in cui la sessualità e priva di una componente seriamente affettiva, e la zona 3 in cui ci si innamora di ragazzi ma non si hanno contatti sessuali con loro. La gente intende comunemente come sessualità gay quella della zona 1, ma la vera sessualità gay è quella della zona 2 ed è una sessualità tipicamente affettiva.
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12/10/2011
GAY E RAGAZZE INNAMORATE - RIFLESSIONI
Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.
Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.
L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.
Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?
In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:
1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,
2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,
3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.
4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,
5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.
Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?
Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.
Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.
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11/10/2011
UN ALLENATORE GAY SI INNAMORA IN PALESTRA
Caro Project,
sono un ragazzo di 24 anni, mi dicono un bel ragazzo, almeno le ragazze ne sono convinte. Sono sempre stato uno sportivo a 360° dal calcio all’atletica, al nuoto, alla pallavolo. Dovrei finire gli studi in breve tempo e avviarmi verso la mia professione che con lo sport non ha proprio nulla a che fare e che, se devo essere onesto, non mi piacerà nemmeno, ma adesso sono troppo avanti per cambiare rotta. Insomma, un po’ inaspettatamente, per avere qualche soldo in tasca mi sono trovato a fare il trainer in una palestra per 24 ore alla settimana. È una cosa seria e anche faticosa, mi hanno messo in regola con tanto di contratto e mi pagano anche i contributi, cosa, penso, importantissima per uno come me che potrebbe magari aspettare anni prima di cominciare veramente a guadagnare. La palestra è grande e ha anche una piscina, in pratica è un centro sportivo di tutto rispetto. Gli allenatori sono parecchi, sia uomini che donne e poi ci sono quelli della società che vengono a vedere come lavori e sulla base di quello che fai ti spostano da un corso all’altro secondo le capacità che dimostri. Io ho cominciato con gli anziani, over 50, all’inizio avevo solo quelli, non è proprio il massimo per un allenatore e quindi li danno all’ultimo arrivato, adesso ho 12 ore con gli over 50 e le altre e altre 12 con il gruppo 18-24 anni, in pratica miei coetanei, per metà delle 12 ore si fa ginnastica generale non divisi tra ragazze e ragazzi, per l’altra metà si fa attrezzistica e potenziamento divisi per sesso. Io ho anche il compito di accompagnare i ragazzi ai campi sportivi quando vanno per qualche gara o per qualche selezione, e per questo mi pagano a parte, ma si tratta in genere di una mattina per settimana o di una mattina ogni 15 giorni. Tutto questo sarebbe normale amministrazione, si lavora e si lavora in modo molto serio e controllato e si guadagna pure, facendo una cosa che non pesa e per la quale si è portati, al punto che stavo pensando di rallentare l’impegno dell’università, che non mi piace affatto, per dedicarmi del tutto a fare l’allenatore, anche perché per un ragazzo gay l’ambiente di un centro sportivo è veramente bellissimo, coi ragazzi sto proprio bene, si crea un ambiente molto affettuoso e gradevole e poi gli ambienti sportivi non agonistici o agonistici a livello medio basso, come questo, sono tranquilli e direi pure puliti sotto tutti i punti di vista. La nudità nello spogliatoio non mi crea nessun imbarazzo, né quella altrui né la mia, ci sono talmente abituato che non mi fa più né caldo né freddo. Gli spogliatoi sono separati per sesso ma io ci posso stare pochissimo perché ho gli orari di allenamento dei vari gruppi, mi capita di starci di più nelle mattinate in cui si va allo stadio ma non c’è proprio nessun imbarazzo. La cosa di cui ti vorrei parlare è un’altra e riguarda un ragazzo di 22 anni che viene ad allenarsi con me in palestra e che mi ha messo un po’ in imbarazzo. Sono stato suo allenatore da gennaio a marzo, poi la direzione mi ha cambiato il turno e sono passato ad un altro gruppo e con altri orari. Lui lo ha saputo e ha cambiato gruppo e orari per continuare ad avere me come allenatore. Quando l’ho rivisto mi ha fatto piacere e lui mi ha spiegato che aveva cambiato perché gli venivano più comodi gli orari del mio gruppo, ma io non gli avevo chiesto nessuna spiegazione. Sono convinto che Daniele, chiamiamolo così, abbia cambiato turno proprio per restare con me. Non che mi dispiaccia, anzi, tra l’altro è anche un bel ragazzo, ma non so che fare, non so come comportarmi. Diciamocelo chiaro, è un po’ imbranato, non con le macchine e con l’allenamento, anzi, in quello è molto bravo, ma parla pochissimo, è molto schivo, si vede che quando sta con gli altri sorride ma sorride un po’ per necessità. In palestra in genere si formano coppie di amici, ma lui tende a stare da parte, anche con me parla pochissimo ma quando gli faccio i complimenti mi sorride in un modo che mi tocca molto, non è una cosa qualunque, vuole comunicare qualcosa ma io non so come fare per rompere il ghiaccio. Per il resto è tutto perfettamente nella norma, fa la doccia con gli altri, perché una volta l’ho visto “quasi” casualmente, scambia con gli altri qualche chiacchiera generica e magari va più a fondo su cose tecniche che riguardano l’allenamento. Project, che devo fare? Con Daniele mi sento in imbarazzo, ci vorrei parlare eccome ma mi sento sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Io con gli altri sono spigliatissimo, con lui no! Mi mette in crisi e credo che lui se ne renda anche conto. Solo una volta, allo stadio, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola, discorso molto lento e difficile ma molto significativo, i contenuti erano vaghi, sfuggenti, ma si notava la volontà di continuare a parlare. Il tutto è durato non più di 15 minuti, un tempo lunghissimo per Daniele. Chi è Daniele? Non lo so, di lui non so nulla. Sembra un bravissimo ragazzo e vorrei saperne molto di più. Ti dico, Project, non me ne importa niente di sapere se è gay oppure etero però mi piacerebbe molto avere un ruolo nella sua vita, anche un ruolo secondario, ma un ruolo vero. Non so dire se mi sono innamorato di Daniele, per altri ragazzi ho preso delle cotte pesanti, per Daniele no, è una cosa diversa, come faccio a spiegartelo? Vorrei che stesse bene, ecco questo è il centro di tutta la faccenda. Se ha cambiato gruppo e orari per restare con me, come io penso, un motivo ci sarà. Ultimamente c’è stata anche un’altra cosa che mi ha fatto immensamente piacere. Un giorno hanno chiuso gli impianti per dei controlli tecnici e abbiamo dovuto avvisare i ragazzi che l’allenamento era spostato e siamo stati noi allenatori a dover chiamare i ragazzi. Quando ho chiamato Daniele non è stato come quando ho chiamato gli altri, la chiamata è durata qualche secondo in più e non è stata per niente formale, gli altri in genere dicono “ah, ok, grazie!” e finisce lì, lui ha detto: “Ho capito … mi ha fatto piacere sentirti, ciao!” la voce stessa voleva comunicare qualcosa e io gli ho risposto: “Ha fatto piacere anche a me! Ci vediamo domani Dani!” Mi potresti dire che sono solo banalità e che ci sto costruendo sopra un castello ma la sensazione che ho è che non siamo affatto cose banali. Come si fa a rompere il ghiaccio in una situazione del genere? Mi sento in imbarazzo e nello stesso tempo penso che con questo ragazzo si potrebbe creare un rapporto serio, a che livello non lo so, ma una cosa come si deve, mi fa una immensa tenerezza, non è un interesse sessuale nel senso che si dà in genere a questa espressione, vorrei abbracciarlo, vorrei fargli capire che ci sono e che a lui ci penso, ma vorrei anche non essere invadente, vorrei lasciargli tutta la sua privacy. Non sono abituato a rapporti di questo genere. Con i ragazzi che ho conosciuto, anche con quelli etero, per i quali avevo perso la testa, alla fine non è stato difficilissimo arrivare ad un discorso esplicito o quasi, con Daniele è tutto in una situazione quasi di stallo, ci sono dei minimi movimenti, o almeno questa è la mia impressione: un sorriso un po’ più disinvolto, qualche incontro di sguardi (che brivido quando succede!) e poi la sua presenza fisica che comincio a desiderare, aspetto proprio le giornate quando ho l’allenamento con lui. In genere gli altri qualche volta mancano, lui non manca mai, fino adesso non è mancato nemmeno una volta. Quando facciamo ginnastica generale a gruppo misto si mette sempre in fondo sulla estrema sinistra e nei momenti prima e dopo l’allenamento non parla con nessuno né con le ragazze né coi ragazzi. Qualche ragazza ha provato a scambiare due parole con lui ma sono rimaste solo due parole. Adesso, quando lui è presente, mi sento meno disinvolto con gli altri ragazzi, come se pensassi che la cosa magari potrebbe dargli fastidio e mantengo un atteggiamento più formale. Questo significa innamorarsi? Non lo so, certo è tutto diversissimo da altre situazioni in cui mi sono venuto a trovare, è tutto lentissimo ma nonostante tutto provo uno strano senso di sicurezza, non so che fare ma ho l’idea o meglio la sensazione chiara che si tratti di una cosa importante, di un contatto di un altro tipo, forse, ma di una cosa vera, io lo so che lui c’è, di questo non ho dubbi, non so che cosa possa aspettarsi da me, ma so che per lui io conto qualcosa e forse più di qualcosa. Ho fatto di tutto per non scoraggiarlo in nessuna situazione, per fargli capire che a me farebbe piacere creare un rapporto più forte ma lui per un verso tende a sfuggire, anche se per l’altro ho la netta impressione che sia tentatissimo di fare un passo avanti. Ma, Project, esistono ragazzi gay come Daniele? Io non ne avevo mai trovati. È realmente possibile che abbia paura? E paura di che, poi? Io cerco di manifestargli prima di tutto il mio assoluto rispetto e la mia simpatia e magari di fare un passo avanti nel senso di dire due parole o di prenderci una bibita dopo l’allenamento, perché in fondo si potrebbe anche fare, non vedo che cosa dovrebbe temere. E poi se, come penso, è stato lui a fare il primo passo, cambiando gruppo, perché fare solo il primo passo e poi fermarsi? Qualsiasi cosa voglia da me avrebbe comunque senso cercare di ottenerla. Io però mi comporto con lui esattamente nello stesso modo. Mi dispiacerebbe moltissimo che si perdesse una possibilità importante solo per le reciproche paure e per di più ingiustificate. Adesso ho il suo numero, perché quando l’ho chiamato per spostare l’allenamento me lo sono salvato nel cellulare, mi piacerebbe chiamarlo o mandargli un sms, ma non lo faccio, ho paura di essere invadente. Eppure, Project, non mi sono mai comportato così, prima, non sono mai stato così esitante. Ne ho pensata una: se entro natale non è cambiato nulla, mando un sms di auguri a tutti i ragazzi del gruppo, ma a lui glielo mando diverso, un po’ più personale, almeno questo penso di poterlo fare. A quel ragazzo ci tengo, Project, certe volte sogno che si sia veramente rotto il ghiaccio e come sarebbe bello potergli stare vicino, poterlo coccolare un po’ e vedere che è contento. Chissà se sto farneticando oppure magari tra un anno le cose potranno anche andare come io vorrei. Certo è che mi ritrovo a pensare spesso a Daniele ma con affetto, con tenerezza, è un pensiero molto dolce, mi torna in mente il suo sorriso, l’esitazione della sua voce al telefono. Con gli altri ragazzi non è mai successo così, è stato tutto molto più facile e molto più rapido e soprattutto non ho mai provato lo stesso senso di tenerezza che provo per lui e comincio a pensare che in fondo quello che sto provando adesso sia proprio amore, una cosa dolcissima che non avevo mai provato prima. Project, ti ho scritto queste cose perché leggendo il tuo blog ho avuto la sensazione che tu potessi capire il senso di fondo di quello che sto vivendo adesso e poi vorrei che tu pubblicassi questa mail, pensa come sarebbe bello se Daniele leggendo il tuo blog trovasse la nostra storia! Io sogno che sia così.
Un forte abbraccio.
Allenatore innamorato
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GAY MEGLIO SOLO CHE MALE ACCOMPAGNATO
Ciao Project,
ho 35 anni, 12 anni fa ho vissuto una storia d’amore con un ragazzo etero, forse non era esattamente una storia d’amore ma ci volevamo bene e di questo ero certo, poi lui ha trovato una ragazza e si è innamorato, io ci sono stato male, ma in fondo sapevo che sarebbe finita così. Il punto non è questo. Per un paio d’anni siamo rimasti amici anche se sempre meno stretti, il fatto che fosse etero e che fosse sposato non mi metteva in crisi, sapevo che era la sua vita, poi ci siamo persi di vista del tutto per diversi anni. La scorsa settimana ci siamo incontrati di nuovo per caso, a me faceva piacere e evidentemente anche a lui. La famiglia era fuori città e siamo andati a cena insieme. Lui parlava di sé, dei successi che aveva ottenuto, io ho un lavoro qualsiasi, lui invece è lanciatissimo e guadagna un pozzo di soldi, ha una supermacchina, va in vacanza dove vanno quelli che contano ecc. ecc., tutto questo in effetti mi starebbe benissimo ma ho notato tante cose che non mi sono piaciute per niente, una tendenza ad usare qualunque mezzo pur di arrivare al risultato, una spregiudicatezza assoluta, uno direbbe la disponibilità ad ammazzare anche la madre pur di fare quattrini, e tutto questo elevato a filosofia di vita, ammannito come pillole di saggezza, uno scarso rispetto del prossimo, un’arroganza che mi dava fastidio. Ho resistito per tutto il tempo della cena, che ho pagato io prima che lui potesse farlo, poi mi ha riaccompagnato a casa e mi ha salutato come se niente fosse successo, in pratica era talmente occupato a fare il suo show che non si è nemmeno accorto che lo spettacolo non è piaciuto. A casa avevo una scatola con i ricordi della nostra storia e qualche oggetto che aveva comprato per me (un portachiavi, un disco e una penna). Ho preso la scatola e ho gettato tutto nell’immondizia e, non contento di questo, sono sceso per gettare l’immondizia nel cassonetto. Ma come ho fatto 12 anni fa ad innamorarmi di un tipo simile? Avevo proprio gli occhi foderati di prosciutto! Mi sento così contento del fatto che non fosse gay che mi viene da sorridere! Se fosse stato gay avrei potuto buttare la vita appresso a un tipo che crede di essere il padrone solo perché ha il portafoglio pieno e si vanta anche di come lo ha riempito. Dopo di lui ho conosciuto un ragazzo gay col quale, a seguito di un infinto gioco di tira e molla, non si è concluso nulla, evidentemente io non ero il suo tipo (e per la verità nemmeno lui il mio) però siamo rimasti amici. Io adesso vivo da solo in una città lontana da quella della mia famiglia, l’inverno scorso sono stato male, con la febbre alta e lui veniva a casa a portarmi il pranzo e lo ha fatto per una settimana, beh se devo fare i dovuti paragoni, quello che mi dispiace è che con lui non sia stato possibile costruire niente di più di un’amicizia, io, anche senza un grande trasporto, penso che con lui sarei stato bene, lui con me non lo so. Insomma per fortuna certe storie finiscono presto, altrimenti si rischierebbe di finire nei guai, perché forse le persone cambiano e forse, molto più probabilmente, l’amore rende proprio incapaci di vedere e di capire chi realmente si ha di fonte.
Project, questo è solo uno sfogo ma, se vuoi, pubblicalo, potrebbe forse servire a mettere in guardia qualcuno e a fargli tenere gli occhi aperti!
Un caro saluto.
Umberto76
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10/10/2011
ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI
In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.
Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.
I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.
Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.
Come in tutti i problemi di carattere psicologico, una volta individuata la causa, si comincia un lavoro di razionalizzazione e di presa di coscienza che parte dal fornire innanzitutto una visione realistica della omosessualità e, in particolare, di quella dei gay non dichiarati, che pur essendo invisibili, costituiscono la grande maggioranza degli omosessuali. Credo che tutti i gay abbiano chiara coscienza del fatto che ancora oggi, nel 2011, è estremamente difficile trovare informazioni serie sul tema e ancora più difficile è che la televisione affronti questi problemi fuori della logica del gossip. In pratica, per un gay non dichiarato, trovare notizie serie su come vive la maggioranza non dichiarata dei gay è quasi impossibile. La priorità va data quindi ad una informazione seria sul tema della omosessualità non in astratto, ma come rappresentazione di vissuto reale, perché solo così emerge il concetto di “omosessualità come normalità”. È ovvio che questo concetto non la lo stesso supporto sociale che ha l’idea di “eterosessualità come normalità” e quindi, per un gay non dichiarato, tanto più se molto chiuso nel proprio ambiente, l’idea di “omosessualità come normalità” non è affatto facile da interiorizzare. Molti gay, e lo dico con rammarico, sono tuttora convinti che la loro sessualità abbia qualcosa di intrinsecamente patologico, ed è proprio su questo che bisognerebbe lavorare prima che su qualsiasi altra cosa. Come si fa a rendersi conto che la omosessualità è una condizione normale di vita? Certamente le affermazioni di principio lasciano il tempo che trovano, c’è invece una strada naturale per arrivare a quella conclusione ed è avere la possibilità di conoscere ragazzi gay non dichiarati che vivono tranquillamente la loro vita, in coppia o no, ma la vivono serenamente dando alla loro omosessualità il senso non di una condanna ma di un valore che connota profondamente l’identità personale e dal quale non ci si vorrebbe staccare per nessun motivo. Permettetemi un esempio che potrebbe risultare strano per un gay ma in fondo è significativo: se una persona ha in mente che i cani sanno solo mordere c’è un solo modo per convincerla che con un cane si può avere un rapporto affettivo profondo ed è mostrare a quella persona come si può giocare con un cane e coinvolgerla direttamente nel gioco. La paura pregiudiziale si supera solo attraverso l’esperienza che dimostra che si tratta appunto di effetto di pregiudizi.
Per un ragazzo che non ha mai avuto amici e, a maggior ragione, non ha mai avuto amici gay, poter parlare con dei ragazzi gay in tutta tranquillità, con la garanzia dell’anonimato, rappresenta una svolta epocale. I pregiudizi cadono progressivamente attraverso la creazione di rapporti di amicizia. Ci vorrà un po’ di tempo ma alla fine ci si arriva.
Il muro della solitudine che rappresenta la prigione di questi ragazzi si sgretola quando essi si rendono conto di non essere soli, che ci sono moltissimi ragazzi che hanno vissuto e vivono tuttora problemi molto simili ai loro, che con quei ragazzi è possibile stringere rapporti di amicizia vera che non è finalizzata ad altro che allo stare entrambi meglio. Ogni forma di amicizia è uno scambio affettivo bilaterale.
Sono profondamente convinto sulla base dell’esperienza, e Progetto Gay me ne ha date molte conferme, che da soli non si sta bene, per stare bene bisogna sentirsi inseriti in una rete di rapporti affettivi seri, come quelli della famiglia, delle amicizie e anche ma non esclusivamente quelli con il proprio ragazzo. Le amicizie gay tendono a ricostruire l’immagine della omosessualità nella mente di un ragazzo che l’ha sempre vista come un disvalore. Le amicizie si possono costruire anche in chat, e possono benissimo non essere cose banali ma, ovviamente, le amicizie che si concretizzano in una conoscenza e in una frequentazione personale, anche se episodica, hanno certamente ben altro peso. Bisogna che i ragazzi che devono ricostruire la loro immagine della omosessualità si rendano conto che tutto questo non solo è possibile ma è addirittura facile. Capita che con i ragazzi del Progetto ci si incontri per una pizza o per una passeggiata in città, gli argomenti affrontati sono lo studio, il lavoro, la vita sociale, la politica,l’attualità e “anche”, se capita, qualcosa che ha a che vedere con l’omosessualità, che non è certamente l’argomento centrare della conversazione. La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola. Amicizia significa poter passare una serata tranquilla tra amici, sapere che non si è soli, che gli altri ragazzi condividono con noi aspetti fondamentali della vita.
Vorrei riportare qui la mia esperienza diretta nel parlare con questi ragazzi. L’impressione che ho riportato pressoché sempre è di un forte disagio iniziale, come se si facesse forza a se stessi per portare avanti la conversazione, ma una volta rotto il muro della iniziale diffidenza il dialogo diventa serissimo e si capisce che corrisponde ad una esigenza profonda e repressa per moltissimo tempo. In pratica attraverso msn questi ragazzi si rendono conto che la realtà gay è una cosa seria della quale non si deve avere paura, che con un gay si può parlare benissimo e, anzi, è in grado di capirti come altri non potrebbero fare, parlo in particolare di psicologi o psicoterapeuti che non sono omosessuali e che trattano anche di omosessualità a livello professionale. Osservo spesso che questi ragazzi tendono ad accentuare molto il peso di questioni che non sono di fatto i problemi di fondo di un gay, tendono ad andare indietro nel loro passato alla ricerca della causa della loro omosessualità e si stupiscono quando cerco di mettere in chiaro che bisognerebbe ricercare invece la causa della rimozione della loro omosessualità.
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17:36 Scritto da: gayproject in FORUM PROGETTO GAY, RIFLESSIONI GAY, SESSUALITA' GAY, VITA GAY | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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