26/01/2012

GAY E FRUSTRAZIONE

Chiarisco in premessa che intendo parlare propriamente di “frustrazione”, non di ansia o ancora più genericamente di disagio, cose peraltro che possono essere legate alle frustrazioni. Naturalmente cercherò di condurre la mia analisi con stretto riferimento ai gay.

L’etimologia stessa del termine “frustrazione” derivato dall’avverbio latino “frustra” = ”invano, inutilmente”, indica chiaramente che la frustrazione è una forma di disagio conseguente al mancato conseguimento di un risultato desiderato o sperato. La frustrazione è uno dei possibili esisti del desiderio. La riduzione del senso di frustrazione può derivare solo dal contenimento del bisogno o del desiderio entro l’ambito del possibile e ancora meglio del probabile, in altri termini solo una capacità di valutare ex ante la maggiore o minore realizzabilità del proprio desiderio consente di limitare i suoi eventuali esisti frustranti. È qui che entra in gioco la radicale distinzione degli obiettivi in relazione al fatto che la loro realizzazione dipenda o meno soltanto da noi. Chiarisco il discorso con due classici esempi:

1) Il portare a termine di studi (obiettivo individuale).

2) Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo (obiettivo condiviso).

Si tratta di due obiettivi radicalmente diversi.

Il portare a termine gli studi dipende solo all’azione, più o meno condizionata, del singolo che può trovare ostacoli oggettivi ma che è consapevole che il conseguimento dell’obiettivo (obiettivo individuale), al di là dei condizionamenti esterni, dipende in modo essenziale dal suo impegno e dalla sue capacità, in questo caso la frustrazione è percepita essenzialmente come senso di “inadeguatezza”.

Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo è invece un fatto sostanzialmente connesso ad una relazione interpersonale, questo significa che il conseguimento dell’obiettivo non dipende unicamente dalla persona che sta puntando su quell’obiettivo ma anche da un’altra persona che dovrebbe condividere quell’obiettivo (obiettivo comune). In questo caso la frustrazione è percepita come “rifiuto”.

Non è raro però che la frustrazione-rifiuto sia vissuta anche come frustrazione-inadeguatezza sulla base della individuazione delle cause del rifiuto nella propria inadeguatezza: “mi ha rifiutato perché non sono all’altezza della situazione o perché ho sbagliato qualcosa”, alla base di questi ragionamenti c’è comunque una visione non autenticamente relazionale dei rapporti affettivi che sono interpretati come una specie di partita a scacchi in cui, se non si sbagliano le mosse, si arriva comunque a vincere la partita. In questo modo l’altro è visto come oggetto da conquistare con una strategia che, se adeguata, porta necessariamente al risultato. Questo modo di vedere le cose, pur essendo in molti casi del tutto incongruo, appare assolutamente ovvio a chi lo adotta come proprio modello interpretativo, al punto da ottenebrare l’oggettività dei fatti. Mi spiego con un esempio concreto. Un ragazzo gay che si innamora perdutamente di un ragazzo “oggettivamente” etero è indotto a vedere il suo oggetto d’amore come gay represso e non come etero e a pensare che con una opportuna strategia sarà possibile far sì che prenda atto della sua presunta omosessualità repressa. In situazioni del genere, il vivere la frustrazione come inadeguatezza può durare anni e si può anche non arrivare mai a vedere le cose come stanno, nemmeno quando l’altro si sposa.

È fondamentale rendersi conto che alcune cose, per quanto desiderate profondamente, sono di fatto impossibili. Un ragazzo etero non può innamorarsi di un ragazzo gay, qualunque strategia usi il ragazzo gay la cosa rimarrà comunque impossibile, bisognerebbe quindi mettere da parte l’idea di essere inadeguati (non abbastanza belli, non abbastanza solari, non abbastanza affidabili, troppo nevrotici ecc. ecc.) e rendersi conto che il rifiuto non è un rifiuto della persona in quanto tale ma una manifestazione della oggettiva o soggettiva impossibilità di condividere gli obiettivi dell’altro.

Mi fermo un attimo a riflettere sulla sensazione di essere rifiutati. La sensazione di rifiuto che si prova quando l’altro non condivide il nostro obiettivo è spesso vissuta, in particolare dai ragazzi gay innamorati di ragazzi etero, come un rifiuto non genericamente della persona ma della persona “in quanto gay”, piuttosto che come impossibilità di condividere un obiettivo dell’altro, e questo rende talora più difficile il processo di accettazione della omosessualità.  Aspettarsi che un ragazzo etero si innamori di un ragazzo gay non ha senso ma aspettarsi che possa essere amico di un ragazzo gay è invece realistico. Un ragazzo gay in queste situazioni è spesso portato al tutto o nulla, e la cosa è anche comprensibile e un ridimensionamento dell’obiettivo che consenta che possa essere realmente un obiettivo condiviso è spesso difficile perché anche quando un ragazzo gay dovesse accontentarsi di un rapporto di amicizia con il ragazzo etero di cui è innamorato, resterebbe comunque frustrato nel suo “vero (anche se irrealistico) obiettivo” che è quello di costruire una storia d’amore condivisa. Comunque metabolizzare la sensazione di rifiuto di un coinvolgimento affettivo e sessuale da parte di un ragazzo etero, per un ragazzo gay è ancora tutto sommato un processo di presa di coscienza della realtà non troppo traumatico, perché si tratta in fondo di difficoltà oggettive e oggettivamente insuperabili.

La questione si fa invece molto più delicata quando la sensazione di rifiuto interviene nel rapporto con un altro gay, qui si tratta di un rifiuto su basi soggettive che per la persona rifiutata è molto più difficile da accettare ed è molto più frequentemente accompagnato da sensazione di inadeguatezza. Entrano tipicamente in gioco in queste situazioni meccanismi proiettivi per i quali si proiettano nell’altro le proprie sensazioni e le proprie attese e non si capisce che l’altro è oggettivamente un altro, con una diversa storia individuale, con altri desideri e con un vissuto del tutto autonomo. In genere, quando un ragazzo gay si innamora, la prima e assillante domanda che si pone concerne l’orientamento sessuale dell’altro, se l’altro non è gay c’è poco da fare, ma se l’altro è gay “sembra” che il problema sia risolto e che la reciprocità non possa non esserci, è il tipico teorema “gay + gay = amore” dietro il quale si nascondo meccanismi proiettivi molto forti che ci fanno vedere nell’altro, in quando gay, un individuo identico a noi. Che cosa può metterci al riparo da questi meccanismi proiettivi che ci portano spesso alla frustrazione? La risposta è quasi ovvia, si tratta della socializzazione. Più un ragazzo ha una vita sociale e affettiva ricca, parlo soprattutto di amicizie, più ha esperienza diretta della variabilità dei soggetti con i quali interagisce e meno è portato a meccanismi proiettivi. Faccio un esempio concreto. Un ragazzo gay che mi scriveva la sua prima imbarazzatissima mail mi diceva: “non ho mai incontrato un ragazzo gay” per lui la categoria “ragazzo gay” era ancora unitaria e non avendo riferimenti precisi la completava proiettivamente vedendo nel “ragazzo gay” un altro se stesso. Quello stesso ragazzo, dopo un po’ di giorni trascorsi con serate passate in chat diceva: “mi sono reso conto che con tanti ragazzi riesco ad andare d’accorso ma con qualcuno è come se ci fosse una distanza più grande, pure se si tratta sempre di bravissimi ragazzi, hanno un altro modo di ragionare, però con alcuni mi trovo veramente bene.” Questi discorsi sono il tipico segno di una progressiva socializzazione e quindi della progressiva diminuzione della tendenza proiettiva. L’altro elemento chiave, oltre la generica socializzazione, per prevenire i sensi di frustrazione è l’esperienza. Il primo rifiuto può essere veramente traumatico, i successivi lo sono certamente di meno, in sostanza la nostra psiche considera i primi traumi da rifiuto come una specie di vaccinazione che attenua la virulenza dei successivi. Il trauma da rifiuto porta spesso a comportamenti che appaiono come tentativi di superare il rifiuto, ossia come delle insistenti richieste di conferme da parte dell’altro, che ovviamente non fanno che rimarcare la sensazione di rifiuto. Tutto questo, che appare come un comportamento inadeguato, ha invece un senso preciso e serve alla “definizione” della questione (mettere un confine o un limite) ossia al suo superamento “definitivo”, al suo inquadramento. Va sottolineato che chi dopo un primo rifiuto si ostina a chiedere ulteriori conferme si giudica per ciò stesso inadeguato, ma è in realtà alla ricerca di un meccanismo di frattura che crei le condizioni per passare oltre. In questo senso i rifiuti non chiari, impliciti, detti e non detti, non fanno altro che evitare questo momento di frattura e impedire di fatto fa definizione della questione che resta perennemente irrisolta. Al di là della percezione soggettiva, le vere situazioni di disagio si concretizzano dove permane uno stato di costante incertezza e il tempo passa senza che ci si possa rendere conto della presenza o dell’assenza di una vera dimensione simmetrica in un rapporto affettivo.

Vorrei aggiungere che le frustrazioni in campo affettivo sono spesso complicate dalla presenza di altre frustrazioni, questa volta di matrice strettamente individuale, connesse al mancato conseguimento di obbiettivi legati alla ricerca e alla stabilizzazione del lavoro o al successo negli studi, specialmente quando gli insuccessi sono percepiti come derivanti da mancanza di impegno individuale nella soluzione di un problema che, questo sì, sarebbe realmente risolubile. In genere le frustrazioni dovute a sostanziale disimpegno a livello individuale vengono mascherate da frustrazioni nei rapporti affettivi o di coppia che sono ingigantite per farne il nucleo del proprio stato di disagio, in questo caso si motivano gli insuccessi nella vita affettiva con incapacità primarie, originarie, che è impossibile superare e che incombono quasi come un destino ineluttabile, è il momento del “tanto io sono così, sono fatto male, non ci posso fare niente …”. Le singole frustrazioni, non riportate alle loro cause ma viste come espressione di qualcosa di incontrollabile innescano idee con contenuti vagamente depressivi che rischiano di pervadere la vita a vari livelli e di mettere in moto circoli viziosi dai quali è difficile uscire. L’esperienza insegna che i problemi si affrontano e si risolvono uno alla volta. La cosa più sensata è evitare di dare al proprio cervello modo di girare a vuoto sempre sui soliti contenuti scegliendo invece obiettivi concreti a breve scadenza da realizzare concentrandosi seriamente su di essi. L’antidoto alla frustrazione e il modo per spezzare una serie di frustrazioni che rischia di innescare un meccanismo depressivo è conseguire i primi successi, mette le basi per guardare al concreto e a quegli obiettivi che sono realmente conseguibili a breve con uno sforzo di impegno individuale, come fare un esame, mandare un curriculum per la ricerca di un lavoro, non lasciare che il tempo scorra quando ci sono problemi da affrontare subito. In questa prospettiva l’essere gay può anche portare a delle frustrazioni in campo affettivo difficili da accettare, ma piuttosto che avvitarsi su se stessi nella ricerca di che cosa si è sbagliato, ha senso concentrarsi su obiettivi individuali e concreti il cui conseguimento può portare ad un netto aumento dell’autostima e quindi anche della capacità di affrontare le frustrazioni nella vita di coppia con maggiore concretezza e serenità.   

Concludo dicendo che le frustrazioni sono un elemento ineliminabile nella vita di chiunque e che pertanto è necessario imparare a conviverci, ricordandosi sempre che come ci è capitato di essere rifiutati ci sarà certamente capitato e ci capiterà, più o meno coscientemente, di rifiutare altre persone o altre forme di coinvolgimento, tutto questo non ha nulla di patologico ma fa parte della  normale amministrazione della vita affettiva.

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23/01/2012

AMORE GAY SCONTATO

Ciao Project,

ti scrivo perché ho un dubbio in testa che è come un tarlo. Ho 24 anni e il mio ragazzo ne ha 23, ci conosciamo dai tempi della scuola, in pratica siamo cresciuti insieme e il nostro metterci insieme è venuto assolutamente naturale,  quasi una cosa scontata, e magari il problema è tutto lì. Ci vogliamo bene, di questo penso di non avere dubbi ma in realtà i dubbi ce li ho. Quando stiamo insieme va tutto bene e allora i dubbi spariscono proprio, ma penso che quando non stiamo insieme il suo cervello vada perennemente alla ricerca di un altro, non di uno in particolare ma di uno che sia meglio di me. Io non sono un bello cinematografico, sono un ragazzo passabile, diciamo al massimo un po’ più che passabile, e forse non corrispondo sempre al suo modello. Ci siamo lasciati tante volte ma poi siamo tornati sempre insieme ma mi viene l’idea che sia successo perché non ha ancora trovato di meglio, anche se stiamo insieme da quattro anni e lui di ragazzi ne ha conosciuti tanti, qualche volta me lo dice pure, io lo dovrei mandare a quel paese, almeno in teoria sarebbe la reazione giusta, ma quando ci ho provato realmente, è successo una volta sola un paio di anni fa, lui è stato così male che sono dovuto tornare sui miei passi e sono stato anche contento di averlo fatto, ma poi a distanza di tempo si sono ripresentati più o meno gli stessi fatti. In pratica lui non mi ha scelto, non c’è stato il classico colpo di fulmine, il fatto che ci dovessimo mettere insieme era già nei fatti, due ragazzi che si conoscono da quando avevano 11 anni, che sono arrivati a dichiararsi gay reciprocamente quando ne avevano 19/20, poi alla fine si mettono insieme perché stanno bene insieme, perché hanno un mondo in comune e poi, forse, anche perché è la strada più facile. Questo dubbio un po’ mi tormenta. A lui manca l’esperienza dell’innamoramento che ti capita tra capo e collo come cosa del tutto inattesa, con me non c’è stato niente di simile. Forse ha bisogno di innamorarsi anche in un altro modo. Onestamente mi sento messo da parte o meglio strumentalizzato, ma non lo fa con cattiveria e ci soffre pure seriemente. Certe volte ne parliamo per ore, io cerco di scuoterlo ma vedo che il suo pensiero è lontano e che continua a fantasticare su altri ragazzi, ma su ragazzi che magari con lui hanno scambiato poche parole, ma lui a quelle parole cerca di dare chissà quale senso anche se il senso non c’è. Certe volte ho l’impressione che tenda anche a costruire, sulla base di ricordi, delle ipotesi di storie che avrebbero potuto esistere e che gli servono per fantasticare. Sia chiaro, Project, io non ci vedo niente di patologico, se mai un lasciarsi andare un po’ alle malinconie delle reali o presunte occasioni perdute, ma questo fa parte della sua personalità. Lui è veramente un bel ragazzo ma è stato sempre complessato dall’idea di essere brutto, una cosa che non ho mai capito, tendeva a svalutarsi, a pensare che nessuno si sarebbe interessato di lui e invece, piano piano, si sta accorgendo che sui ragazzi ha realmente un fascino forte, vede che gli vanno appreso, che lo cercano ed è portato a vedere dietro queste cose un interesse vero per lui come persona. È portato ad innamoramenti molto profondi anche se unilaterali e penso che, se troverà un po’ di disponibilità in qualcuno, lo perderò, o forse semplicemente andrà violentemente in crisi perché tenderà a mettere insieme il mio volergli bene con l’immagine di quel ragazzo, in fondo lo so che io gli vado bene per tante cose importanti e che anche lui mi vuole bene in modo autentico ma non riesce a trattenersi dal dare corda ai ragazzi e questo certe volte mi fa stare proprio male. Qualche giorno fa siamo andati in un locale a Milano e lui si è messo a fare la corte a un ragazzo ma in modo molto determinato, l’ambiente era gay e quel ragazzo era anche un po’ interessato, lui lo guardava, gli faceva gli occhi dolci, pensava che quello stesse lì da solo, quello per qualche minuto è stato al gioco, poi gli ha detto sorridendo che c’era il suo ragazzo. La reazione è stata di apparente disinteresse, ma era ovvio che non era così. Quando siamo usciti ne abbiamo parlato, mi ha detto che tanto lui è sfigato e mi ha abbracciato stretto. Il mio ragazzo un potere enorme su di me ce l’ha perché probabilmente io ne sono innamorato molto più di come lui è innamorato di me, ma forse anche questo non è vero. Certe volte discutiamo per ore, mi fa arrabbiare al punto che lo pesterei e poi finiamo a fare l’amore come non mi è mai successo con nessun altro perché vedo che è contento e che con me sta bene. Project, io penso di essere la sua vita reale, la sua ordinaria amministrazione, quella senza la quale perde l’orientamento, ma penso anche che lui abbia bisogno di altro, brutalmente anche di sesso fatto con altre persone, lui la vede come una possibile alternativa alla nostra storia ma io penso che potrebbe essere invece un modo di rivalutare la nostra storia, ormai ci conosciamo bene, sono quasi 4 anni che stiamo insieme e non credo che crollerà ma sto sempre sulle montagne russe, dalla stelle alle stalle nel tempo di una settimana, prima pensavo che fossero crisi passeggere o anche periodiche, adesso comincio a pensare che siano delle componenti ineliminabili del nostro rapporto. La nostra non è la classica storia di due ragazzi contro il mondo, è tutto più complicato eppure, ti giuro Project, io non riuscirei ad adattarmi a vivere senza di lui, perché quando c’è è autentico, non mi imbroglia mai, magari mi dice cose che mi fanno male ma sono sicuro che la verità è quella. Mi ha detto che se si dovesse innamorare di un altro ragazzo me lo direbbe certamente e che non farebbe mai le cose di nascosto e gli credo perché è fatto così. Quando ci siamo messi insieme mi sembrava di toccare il cielo col dito, era tutto così ovvio, così lineare, così naturale, ma evidentemente era troppo ovvio, troppo lineare e troppo naturale, forse abbiamo solo scelto la strada più semplice e ne stiamo pagando adesso le conseguenze, francamente vorrei tanto che non fosse così. Il mio sfogo è finito, sto pensando che mi manca tantissimo però c’è sempre il tarlo che lui magari adesso sta pensando ad altro. Ti saluto, Project, se vuoi, pubblica pure la mail.

Davide

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21/01/2012

GAY E LAVORO

Ciao Project,

ti scrivo per vedere che effetto fa, cioè che affetto fa a me, tanto non ci conosceremo mai. Non ne posso  più di vedere passare i giorni così uno appresso all’altro senza nessuna prospettiva, solo tempo che se ne va, di anni ne ho finiti 31 da un pezzo a vedo avvicinarsi i 32, che ho concluso nella mia vita? Laurea, grandi sogni, non gradi forse ma qualcosa mi sarei aspettato e invece il mio 110 e lode non è servito a nulla ormai sono anni che faccio di tutto, concorsi che non finiscono mai e per le cose più assurde, lavoretti di tutti tipi che nulla hanno a che vedere con la mia laurea e adesso da un po’ nemmeno quei lavoretti. In pratica un mucchio di promesse fasulle, tanta fatica e poi quasi niente. Potrei fare dei master, sarebbero altri soldi buttati e altro tempo sprecato, alcuni amici miei che li hanno fatti stanno a zero lo stesso, sarà il momento ma è così e poi a tutto questo bel po’ di cose ci aggiungo pure le frustrazioni sentimentali. Coi ragazzi più giovani di me non mi sento a mio agio, loro stanno passando adesso la fase dei sogni e delle pie illusioni, quando parlo con loro mi considerano uno sfigato che ha buttato la spugna. Con quelli della mia età la reazione è duplice: o sono sostanzialmente dei falliti come me e allora ci facciamo buona compagnia accusando di altri di essere ladri e imbroglioni o sono gente arrivata e non capisci nemmeno per quale ragione, qualcuno forse se lo merita ma certi proprio non sai come hanno fatto ad arrivare dove stanno perché anche a livello di competenze professionali fanno pena, e io con questa gente non ho nulla da spartire, mi sento orgoglioso e stupido nello stesso tempo. I gay sono arrivisti e disposti a vendere la madre pur di arrivare dove vogliono, almeno quelli che conosco io. Uno in particolare, di quelli ben piazzati che non ho mai capito come facessero a essere ben piazzati, mi fa sempre la paternale come se fossi un completo imbecille al quale bisogna insegnare ancora l’abbiccì del saper campare in società, e questo è uno dei meno peggio. Allora mi sono detto che se i gay arrivati sono così, io ne voglio uno sfigato come me e pure più sfigato di me che magari potrebbe essere umanamente un po’ meglio e almeno  non mi farebbe prediche sul farmi furbo e cose simili, che poi sarebbe un altro modo per dirmi che è maglio imbrogliare che essere imbrogliati. Ma chi mi dice che un gay sfigato e magari pure io stesso, una volta avuta la poltroncina buona non ci si vende l’anima e non si fa come fan tutti? Un’altra cosa che mi ha fatto strano del tuo forum è che secondo te i gay pensano soprattutto ai sentimenti, ma questa è una balla colossale, io ne ho visti di quelli che del loro ragazzo se ne fregavano alla grande e, passami il termine, se lo sarebbero venduto al migliore offerente pur di fare un passetto in avanti nella scala sociale. Io ho conosciuto ambienti gay, mica quelli dei locali o della gente sbandata, no, ambienti gay su, dove i ragazzi li mettevano proprio sotto i piedi, e non erano nemmeno quelli di 50 o 60 anni che li mettevano sotto i piedi, che quelli almeno un po’ di dignità ce l’avevano, ma quelli di 25 o 30 che si sentivano proprio i padroni e i ragazzi li vedevano solo come servi da attirare con la bella vita e da allontanare con un calcio in culo quando dicevano anche solo mezza parola che avesse un senso. Io questo ho visto, perciò la parola gay usata come la usi tu mi fa strano, ci saranno pure quelli buoni ma io non li ho ancora visti da nessuna parte, anche se realmente conosco forse solo un tipo di gay e li vedo nella competizione del lavoro e non mi piacciono per niente. Mi sento avvilito, Project, praticamente preso nel vortice di un mondo che dovrebbe essere il mio ma certe volte mi fa proprio schifo. È vero che sul lato etero la cosa è esattamene la stessa, non sono solo i gay che fanno schifo ma è il mondo nel suo complesso che fa schifo. Vorrei proprio ricominciare tutto da capo, con gente diversa, sono stufo dell’idea che tutto debba essere sempre e solo un compromesso con la propria coscienza e che ci si debba vendere per forza. Non sai quanto chi ha i soldi si approfitta di chi non ce li ha! E sto parlando di gay che si approfittano di ragazzi gay. Una cosa sola potrebbe migliorare la situazione di un ragazzo gay che non ha i miliardi ed è un lavoro vero che gli permetta di fregarsene di chi lo vorrebbe mettere sotto i piedi. Io non cerco l’amore, di queste cose non me ne frega niente, io vorrei solo un po’ di dignità e la potrei avere solo lavorando, ma un lavoro vero non lo trovo e ho sempre davanti agli occhi il mio perenne dover chiedere, parlo di chiedere lavoro, abbassando la testa di fonte a gente che stimo meno di zero ma che ha su di me quasi potere di vita e di morte. Io sono un professionista serio e un tipo, poco più che un ragazzo, mi ha detto facendomi un sorrisetto, quasi come se mi facesse una grazia, che mi avrebbe fatto avere un contrato a tre mesi perché esiste una “solidarietà fra gay” e io l’ho mandato a cagare lui e il suo contratto e non ha nemmeno capito il perché e mi ha vomitato appresso una valanga di insulti di una violenza inaudita! Ma perché uno non può avere la sua dignità? Perché la mancanza di lavoro deve diventare il sistema per schiavizzare la gente? Il primo problema di un gay, come di chiunque, è avere un lavoro e una dignità senza dover strisciare davanti a nessuno! Tutto il resto viene dopo!

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15/01/2012

RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Ciao Project,
mi fa proprio strano scriverti questa mail perché non ho mai parlato con nessuno di queste cose. Dove vivo io devo stare attento a tutto e preferisco stare solo perché se avessi amici, diciamo così che si farebbero anche gli affari miei. Qui va così, e allora resto solo, ma è dura, ho solo internet, un po’ di foto e di video li cerco pure io, però quelle cose degli incontri oppure delle chat per farsi le se..e non mi interessano, magari sono rimasto un bambino dentro perché mi incanto a guardare certe foto, non mi piace il porno spinto, mi piacciono le foto dove di un ragazzo di vede tutto ma anche il sorriso, però delle cose naturali, come nella vita di tutti i giorni, cioè un po’ come farei io. Adesso queste cose in rete si cominciano a trovare e mi piacciono molto, proprio mettere insieme la faccia del ragazzo e tutto il resto, non lo so, sarò pure tarato che penso a queste cose ma le immagino dolci quando mi faccio una se.a, non mi piacciono quelle cose esagerate che si trovano in giro, un ragazzo mi piacerebbe carezzarlo, baciarlo, pure il resto certo, ma se viene spontaneo a tutti a due, se no non fa niente, penso che mi starebbe benissimo anche solo stare abbracciato con un ragazzo, cioè non con uno qualunque ma col ragazzo mio. Se mi vuole bene, di quello che facciamo non me ne importa niente ma voglio che mi voglia bene. Mi dico tante volte che il ragazzo io non ce lo avrò mai, anzi diciamo che in pratica ne sono sicuro, non ci so fare coi ragazzi, mi considerano un ragazzino anche se ho quasi 19 anni perché sono timidissimo, avere un ragazzo vicino mi imbarazza, divento rosso e non parlo, lo so che sembra stupido ma succede e poi non sono proprio un bel ragazzo, insomma non male, almeno non bruttissimo, quelli belli li vedo e sono belli veramente, io sono diciamo passabile e poi mi sentirei terribilmente in imbarazzo proprio a stare con un ragazzo, cioè a starci nudo insieme, e fare altre cose, sono molto complessato in queste cose e penso che potrei essere proprio una frana e questo mi frena molto, poi non mi so vestire, mi dicono che sono uno zombi ecc. ecc.. Ho paura che queste paure non me le leverò più dalla testa e poi non ne posso parlare con nessuno. A parte che amici non ne ho, anche se ne avessi che faccio? Se gli dico cose così mi prendono per un matto. Allora ho pensato di scriverti così mi dici quello che pensi di me e poi, se ti va, parliamo un po’ su msn. Magari a parlare non cambia niente però almeno uno si sfoga un po’. Aspetto con ansia la tua risposta.
Luca

Ciao Project,
ieri notte è stata stranissima, all’inizio mi tremavano proprio le mani, mi faceva proprio un effetto tipo panico, poi invece sono stato a mio agio, mi dispiace di averti trattenuto fino a quell’ora a raccontarti tutte quelle cose, te ne dicevo una e poi stavo in ansia per la tua risposta. In pratica mi sono sentito meno strano, cioè allora non sono poi tanto fuori. Tante cose che a me sembravano strane a te non lo sembravano affatto e questo mi tranquillizzava. Mi dicevo ma vuoi vedere che alla fine sono un ragazzo normale pure io!! Allora il modo mio di pensare a un ragazzo non è così assurdo e di ragazzi come me ce ne sono tanti! Magari!! Questa cosa mi fa stare meglio. Mi è piaciuta alla fine quando mi hai detto che io in fondo veri problemi non ne ho, mi sembrava quasi incredibile, ma detto da te dopo tante ore che parlavamo voleva dire che era proprio così e in effetti grossi problemi non ne ho, un po’ imbranato sono ma penso che di ragazzi imbranati come me ce ne siano tanti. Io in fondo l’idea di essere uno un po’ fuori me l’ero messa in testa anche per dirmi che la timidezza tanto non la potevo superare però se lo trovassi veramente un ragazzo che mi vuole bene, penso che tutta questa paura sparirebbe completamente. Certe volte mi sento scemo a cercare l’amore quando vedo che magari gli altri cercano solo il sesso, ma io voglio di più, sarò pure ingenuo ma voglio di più, cioè un ragazzo se sta con me deve essere proprio felice di stare con me, lo so che sono uno un po’ mediocre, ma io mica voglio uno bello come il sole, mi sta bene uno come me e pure peggio, però mi deve volere bene e allora sì che saprei volergli bene anche io. Grazie Project, mi sa che ti scoccerò ancora, ma già così mi sento più normale e mi piace.
A presto.
Luca
Se vuoi mettere le mail nel forum, fallo, non mi dispiace mica.

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09/01/2012

OMOFOBIA E DOC

Questo post è dedicato alla omofobia nel DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), non riguarda quindi gli atteggiamenti di omofobia sociale, cioè gli episodi di intolleranza verso i gay di cui si legge sulla stampa (fobia “contro i gay”) determinati dall’ignoranza e dall’incitazione all’aggressione verso i gay, ma propriamente la fobia, ma meglio sarebbe dire l’idea ossessiva, “di essere gay” che si manifesta nell’ambito del DOC, si tratta di un disturbo che può creare stati di sofferenza profonda e che va riconosciuto e affrontato con mezzi adeguati, ricorrendo all’aiuto di uno specialista. Riconoscere un DOC con idea ossessiva di essere gay non è cosa facile perché si è portati spesso a vedere tutta l’omofobia, anche quella del DOC, come un fenomeno di origine sociale o culturale trascurando del tutto il fatto che si tratti una vera patologia che non va sottovalutata e che ha cause non riferibili a fenomeni sociali e culturali. Nell’ambito dell’attività di Progetto Gay mi è capitato qualche volta di avere colloqui con ragazzi affetti dal DOC con l’idea ossessiva di essere gay. Ultimamente ho scambiato una serie di mail con un ragazzo 22enne che mi ha permesso di chiarire molto meglio le cose esponendole dal suo punto di vista. Devo molto a questo ragazzo che mi ha permesso di farmi un’idea del DOC nelle sue connessioni con l’idea di essere gay con una compiutezza e una chiarezza che non avevo mai raggiunto. Questo è un brano di una sua mail: “se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità, sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà.” Direi che questa frase è il segno della maturità umana oltre che culturale di questo ragazzo che ringrazio sentitamente. Ho chiesto esplicitamente ed ottenuto dal mio interlocutore il permesso di pubblicare i contenuti del nostro scambio epistolare.

 

Nell’avvicinarmi per gradi al nucleo del problema, sempre nel pieno rispetto della privacy, seguitò lo stesso percorso che ha seguito il mio interlocutore, chiamiamolo Marco, nelle sue mail. Chiedo scusa a chi legge se il percorso sarà lungo, ma fare chiarezza su queste cose richiede anche al lettore uno sforzo di attenzione non piccolo.

 

Marco ha 22 anni, è uno studente universitario, comincia così la sua prima mail: “ti scrivo con un’ansia e un terrore addosso che sono quasi indescrivibili ma ho bisogno di avere un confronto”. Racconta quindi la sua situazione familiare, certamente non facile, rapporti fortemente conflittuali con i genitori, una prima adolescenza sbandata e senza punti di riferimento, brutti momenti come ribellione, insuccessi scolastici, capelli tinti, risse, droghe leggere, atti vandalici, fughe ecc., successivamente il contatto con altre persone gli ridà fiducia e lo reinserisce in un clima vivibile. Intraprende una strada di crescita molto profonda che lo porta a formarsi una “personalità indipendente in parte da tutto e tutti” che però concentra, a suo giudizio, il meglio di tutti quelli che  lo hanno cresciuto “in buona fede e con amore” e si sente in buona parte un loro risultato.

 

Dal punto di vista della sessualità l’adolescenza di Marco è stata piuttosto complessa. Fin da piccolo ha avuto la passione per i piedi e non faceva molta distinzione fra uomo e donna ma il piede femminile per lui restava oggetto di un piacere speciale, crescendo e scatenandosi gli ormoni la masturbazione si è incentrata su tutte le donne che conosceva, professoresse  incluse, “fino a sbocciare  alle medie con vere e proprie occasioni di approfondimento...” ma prima che accadesse tutto ciò, come talvolta succede, Marco con i suoi  amici scopre e sperimenta la masturbazione di gruppo sui porno etero, logicamente facendo ognuno per se ... un giorno però un amico un po’ effeminato vuole andare oltre e Marco lo segue “facendo varie volte prove, anche arrivando alla penetrazione ma pensando sempre alle donne soprattutto desiderando che accadesse con una ragazza il più in fretta possibile”. Verso i 12-13 anni sia Marco che il suo compagno di esplorazioni sessuali iniziano a trovarsi “la fidanzata” e i momenti di sperimentazione e curiosità sessuale tra loro si fermano. “Io e questo amico effeminato non avevamo ancora trovato una donna e talvolta non sapendo ancora come fosse questo rapporto con le donne e molto incuriositi sognavamo di averlo e abbiamo continuato quelle esperienze senza mai avere rapporti affettivi i quali ci schifavano e anzi evitavamo proprio certi contatti perché erano fastidiosi e ci inducevano talvolta anche dei veri e propri disturbi. Va notato che Marco sottolinea l’effeminatezza del suo amico. Finite queste esperienze, sempre considerate pure curiosità, Marco e il suo amico si trovano entrambi la ragazza. Marco sottolinea che anche durante le esperienze con il suo amico la masturbazione era al 99% eterosessuale e molto desiderata e soddisfacente e per ripiego talvolta non avendo la possibilità di avere ragazze vere, le fantasie “cadevano su una dimensione maschile che riguardava cosa potevamo fare alle donne ma facendolo fra noi, niente più.”

“Tornando alle ragazze, sono iniziate le esperienze con loro, i colpi di fulmine (sempre avuti fin dall'asilo tant'è che spesso venni messo in castigo perché sorpreso a toccare le mie coetanee o comunque mi ricordo sogni sulle mie amiche e il desiderio profondo di averle e annusarle), il desiderio era feroce e incontrollabile, da stare male ... ho iniziato a vivere in un altro mondo tant'è che ho pensato con ribrezzo alle cose fatte fra amici e ho avuto alcuni problemi personali.
Per farla breve la mia adolescenza è scoppiata con una dipendenza e fame di donna fortissima che mi ha portato a trascurare lo studio ed innamorandomi spesso e avendo voglia in continuazione di avere una ragazza, sentire il suo odore, toccarla, leccarla ecc. ecc. ho avuto la prima storia seria di 4 anni, precedentemente varie esperienze ma tortuose perché cambiavo spesso target in quanto mi interessavo anche di più ragazze contemporaneamente e con una masturbazione continua e quasi incontrollabile perché era il mio massimo desiderio giornaliero.”

 

Fin qui, direi, l’adolescenza di Marco, per quanto agitata, non presenta elementi oggettivamente patologici, ma lui stesso ci descrive il primo apparire dell’idea ossessiva.

“Tra i fidanzamenti, le coccole, i baci, la voglia di essere amato da una ragazza, di essere suo, di avvertire la gelosia sua, sentirsi proprietà di una ragazza, fare l'amore ecc. ecc. non avevo mai notato però un mio comportamento: tendevo ad ossessionarmi svariate volte su varie cose, toccare un tot di volte le cose, fare le scale veloci altrimenti sarei stato "sbagliato", mettere in ordine, pulire, parlare dicendo certe cose, chiedere scusa agli oggetti, soffrire per cose assurde ecc. ecc. e da qui iniziò al'età di 14 anni un po’ la mia identità ossessiva, pacata ma presente, che sfociò un giorno durante una vacanza in montagna sentendo un racconto di un amico di famiglia, il quale parlava dell'outing di un suo collega insospettabile. Mi prese il terrore e la paura che anche io potessi diventare gay e sarei stato obbligato ad andare con gli uomini e lo collegai subito le cose fatte anni prima, senza paura e senza alcun significato, fra amici, e iniziarono i rimuginamenti: “ma non è che sei gay?", "sei sicuro?" così saltuariamente nel procedere degli anni la cosa è andata acutizzandosi a periodi e sparendo in altri ... nel frattempo iniziavo a conoscere nuovi amici, a frequentare la palestra e persone molto più belle e grandi di me per le quali provavo invidia e anche sottomissione perché ero non in grado di competere con loro. La mia personalità sicura e forte quasi bullesca è andata scemando fino a che mi sono sentito praticamente una pecora che si crede leone, mi sono accorto che ero solo un pallone gonfiato e che le mie qualità erano solo quelle che avrei voluto avere ma non le possedevo per cui ho dovuto "costruirmi" davvero ... mattone su mattone, fisico, mente, sex appeal ecc. ecc.. Per cui talvolta, mi capitava di ammirare alcune persone per la loro bellezza e mi sentivo schiavo: "sono inferiore, loro sono belli ... non è che sei gay?" e lì iniziai ad ossessionarmi sempre di più e la mia mente giocava all'opposto, tutte le cose che (perdona la franchezza) mi facevano schifo e mi davano molto fastidio come i rapporti omosessuali comparivano come un obbligo perché loro erano belli e se quindi capivo e apprezzavo la loro bellezza (sempre con invidia) dovevo farmeli piacere ... via così finché non si è automatizzato questo timore fino a sfociare ad una vera e propria crisi di panico, ansia e quasi anoressia ... prima di arrivare a tutto ciò ero impanicato ma saltuariamente e nel frattempo continuavo ad innamorarmi a destra e a manca di amiche donne e desideravo ritrovare l'amore, fare sesso ecc. ecc. finché non incontrai la mia attuale ragazza, che conobbi per amicizie in comune. Non scattò come un colpo di fulmine bensì lentamente tant'è che ci lasciammo pure ma io, quando lei si fidanzò, mi sentii come se mi avessero portato via qualcosa e le scrissi che avevo bisogno di lei e che se si fosse lasciata un giorno mi avrebbe trovato lì pronto ad aspettarla ... intanto l'ossessione che capitava già pochissime volte ed era quasi inconsistente non era quasi più presente.”

Devo sottolineare che quando l’idea ossessiva retrocede Marco ritrova una piena sessualità etero.

Marco prosegue: “Un giorno lei mi scrive, si è lasciata col ragazzo perché non stava più bene con lui e perché il mio messaggio l'aveva fatta pensare ... intanto io mi ero fatto un mio mondo e iniziavo a sentirmi bene da solo ma al cuore, come sai, non si comanda e allora ci siamo buttati in questa relazione che ora perdura ed è ben solida tant'è che dipendiamo fortemente l’uno dall’altra ... nel frattempo io sono continuato a cambiare, a crescere, a divenire indipendente mentalmente: ho capito di non credere in Dio e mi sono riconosciuto ateo, ho iniziato ad amare la scienza ed analizzare gli aspetti della vita sotto un profilo logico e non più di mistero o trascendentale, ho sdoganato l'omofobia e ho tessuto amicizie con persone omosessuali che tutt'ora perdurano e sono ottime. In questo ultimo hanno ho fatto amicizia con un ragazzo tramite una nostra amica in comune, fin da subito ci siamo trovati in sintonia come due fratelli separati alla nascita, era uno di quegli amici che si contano sulle dita della mano, uno dei pochi che avevo con cui condividere argomenti profondi della vita, come dio, scienza, vita ecc. ecc., pochi mesi fa però questo mio amico (io intanto mi sono ossessionato sempre di più sulla omosessualità, avevo paura che qualcuno mi volesse stuprare o che un uomo mi obbligasse a fare certe cose, avevo timore e rifuggivo le manifestazioni affettuose fra amici maschi) INSOSPETTABILE mi rivela che è gay, io tranquillamente gli dico che è tutto ok e che deve stare tranquillo, deve essere quello che è e che spero di non essermi comportato male magari con qualche battuta tipica sugli omosessuali, il tutto si trasforma in una ancora più solida amicizia tant'è che mi confida le sue pene d'amore come niente fosse ... lì però nel giro di pochi giorni la mia ossessione monta sfociando in un attacco di panico, ansia e anoressia profonda, da non riuscire a dormire e mangiare per settimane, e allora sono andato su internet cercando "si può diventare gay?", "paura di essere gay?" ecc. ecc. e ho trovato un forum che parlava di un disturbo che si chiama "Disturbo ossessivo-compulsivo legato alla paura di diventare omosessuali" come quei disturbi del lavarsi le mani o controllare sempre il gas e mi ci sono riconosciuto in pieno. Sono due mesi che sono in terapia farmacologica, in psicanalisi e un po’ depresso ... ho perso completamente me stesso e la ricerca di rassicurazioni mi ha portato a stravolgere la mia naturale attrazione per le donne con immagini intrusive di atti sessuali e di sensazioni fasulle di piacere, come se dovessi seguire quella via ... ne fossi obbligato ... questo mi fa stare molto male ... le medicine mi tolgono già di loro la libido e quindi faccio fatica a fare l'amore con la mia ragazza (mentre fino ad un mese prima non riuscivamo ad uscire di casa perché la voglia di fare sesso era incontenibile) ... e le idee in testa divengono sempre più fitte e leggendo sul tuo sito di omosessualità repressa, latente e cose così mi sono imparanoiato sempre di più fino ad avere vere proprie crisi di identità; ora sono molto sotto, ho una crisi fortissima che non mi lascia respiro ... perciò volevo chiederti che cosa puoi trarre dal mio racconto secondo te e la tua esperienza. Aggiungo che mi è stato diagnosticato sia da uno psichiatra, sia dallo psicologo che da amici professionisti il DOC, il disturbo che sopra ti dicevo, soffro di ansia e ossessività fin da piccolo ma la caratteristica di questo male è che tende a farti sentire ciò che non sei per coprire altri problemi, a dire dello psicologo riguardo a mio padre e/o esperienze della mia vita molto dolorose ... Sto davvero male perché sto perdendo me stesso e sento come se non potessi più amare le donne e il loro sesso del quale sento il bisogno che però questa ossessione blocca con pensieri e ragionamenti che mi inducono a credere che io sia diventato gay. Concludo dicendoti che io ho cancellato l'omofobia perché ho capito che è naturale e normale essere gay, ho trovato persone interessanti e ho piacere che vivano la loro vita serenamente e odio profondamente tutti coloro i quali condannano queste cose ... per cui non ho, come da definizione del male, problemi con l'omosessualità e ancora di più non ne avevo con il mio orientamento sessuale ... però tutto questo mi ha posto mille dubbi sulla mia intera vita e ho tanta paura e non posso essere più me stesso ...”

 

Alla prima mail di Marco ho risposto così:

 

“Ho letto con molta attenzione la tua mail. Da tutto quello che scrivi emerge piuttosto chiaramente il quadro del DOC che si manifesta anche attraverso la paura di essere gay. Che la paura sia infondata mi sembra abbastanza chiaro, nessuna delle cose che dici è indicativa di orientamento sessuale gay, né le esperienze preadolescenziali con altri ragazzi, né le idee ricorrenti legate alla paura di essere gay. Ti sento decisamente preoccupato, e il DOC può fare questo effetto, ma ti vorrei dire che mi è capitato più di una volta di conoscere ragazzi con questo tipo di disturbo connesso all’idea ossessiva di poter essere gay, in alcuni casi il disturbo faceva proprio stare male quei ragazzi, però, seguiti da persone esperte, sia a livello farmacologico che a livello psicologico di sostegno, quei ragazzi hanno visto cambiare le cose in modo molto netto, gradualmente e con tempi non brevissimi ma il peso delle idee ossessive è stato progressivamente minore, al punto che la loro vita di relazione non ne è stata realmente condizionata. La maggior parte di questi ragazzi non sono omosessuali e vivono l’omosessualità solo come fobia e come condizionamento, qualcuno però, ma sono una minoranza, alla fine supera la dimensione ossessiva con l’accettazione della omosessualità come condizione normale della sua vita. Proprio la settimana scorsa parlavo in chat con uno di questi ragazzi, che conosco da anni ormai, e sono rimasto veramente stupito dalla strada che ha fatto, dall’equilibrio che ha raggiunto e dalla maturità emotiva che dimostrava. Alcune osservazioni andrebbero tenute presenti, anche se mi rendo conto che per un ragazzo con il DOC sono argomentazioni che non possono essere risolutive, in primo luogo non credo proprio che tu sia gay, ma ammesso e non concesso che tu lo fossi questo non condizionerebbe realmente la tua vita. Conosco tantissimi ragazzi che sono felici di esserlo e si sentono realizzati così. Ma, ripeto, non credo che tu abbia niente a che vedere con i gay e anzi mi fa veramente piacere il fatto che tu possa avere amici gay e che tu ne dia un buon giudizio. Puoi avere idee ossessive, certo, puoi averle e bisogna cercare di rendersi conto che la situazione di disagio può essere molto alleviata da terapie comportamentali che mirano ad ridurre il senso della responsabilità che puoi provare e a prevenire le risposte di tipo ossessivo attraverso una consapevolezza razionale. Fino a non molti anni fa questi disturbi di fatto non erano curati se non con forme di psicoterapia aspecifica, oggi esiste la possibilità di ricorrere a farmaci altamente specifici che aiutano molto a contenere il problema. Le situazioni purtroppo si complicano per quei ragazzi che sono lasciati a sé stessi fin oltre i 35/40 anni, allora un approccio efficace diventa più difficile, ma alla tua età la combinazione tra terapia di sostegno e terapia farmacologica può veramente cambiare le cose, cioè può permetterti di vivere una vita normale. Aggiungo una cosa, i ragazzi con DOC sono in genere ragazzi con quozienti di intelligenza superiori al normale. Sei uno studente di una facoltà scientifica e lo studio potrà aiutarti molto a ritrovare una serenità di fondo, proprio attraverso l’apprendimento di un metodo scientifico di analisi della realtà. Nell’avvio del DOC conta certamente anche il clima familiare e in particolare lo stress affettivo nei rapporti con i genitori e tu certamente non hai vissuto da questo punto di vista una situazione ideale, hai reagito, è vero, ma ne hai anche sofferto. Se potrò esserti utile in qualcosa lo farò molto volentieri.”

 

Marco mi risponde:

 

“Grazie project per l'attenta analisi di quanto ti ho riportato, se posso rubarti ancora un po’ di tempo avrei piacere di parlare con te perché anche se saprai bene che il mio disturbo mi porta a cercare rassicurazioni, informazioni, fare autotest e via dicendo fino a sfinirsi (e chi mi ha in cura dice che è come drogarsi e dovrei cercare di smettere di informarmi, testarmi e rassicurarmi ma è davvero dura), pensa che non riesco a studiare ed il mio pensiero è praticamente centrato quasi esclusivamente su questo problema ... vorrei ricordarti ancora che nutro grande rispetto per le persone omosessuali e non le reputo nemmeno "omosessuali" perché parto dal concetto di libertà personale e quindi, detta franca, non mi interessa cosa fai a letto, chi ami o se ti piace il rosso o il blu, a me interessano le persone per quello che sono e se sono "diverse" da me, come io per loro, meglio ancora ... avremo di più da raccontarci.
Già ora mentre ti scrivo la mia mente mi sta portando immagini e sensazioni che mi danno ansia, paura e terrore … tutto perché ho paura di non poter più amare la mia ragazza, di non poter fare l'amore come un tempo con lei, che, se mai un giorno finisse, io non sia più in grado di innamorarmi di altre donne, di godere di cotte dolorose e dell'affetto passeggero (per non dire scappatelle) di qualsiasi ragazza mi attragga, per tutte queste domande che mi sto facendo, per la crisi che ho e per le conseguenze che giorno per giorno pago”.

 

Quindi Marco si sofferma sulla terapia farmacologica ed è evidente che ha acquisito una notevole capacità di interpretare il significato terapeutico dei farmaci che gli sono stati prescritti.

 

“Sappi che mi è stata modificata la terapia, ora prendo un farmaco in più oltre ai due di inizio terapia: [omissis] un ansiolitico che "dovrebbe" tenere a bada l'ansia provocata dai pensieri e dalle immagini intrusive che fa, poveretto, il suo magro effetto, a lungo andare ... già lo noto.
[omissis] questa è la novità che dovrebbe bloccare l'ideazione ovvero dovrebbe aiutarmi a non cadere nelle trappole del "domandarsi" in continuazione con il conseguente effetto dell'autoconvinzione e sensazione di essere ciò che si teme (omosessuale, sporco, malato di aids, gas aperto, non amare il proprio partner ecc. ecc.), dovrebbe cioè limitare l'affioramento di immagini e pensieri intrusivi”.

 

Poi Marco prosegue:

 

“tornando a noi, volevo esporti vari miei dubbi dato quel che ho letto sul tuo sito, l'ho spulciato per bene ... da vero doccato come si dice in gergo, ho letto anche su internet e spesso si parla di "accettazione", di "omosessualità latente", per farti un esempio: da un estratto di un intervista a Tiziano Ferro lui dichiara che gli piacevano le donne, che era fidanzato ecc. ecc. ho letto talvolta di queste storie ... persone che vivono vite etero "gratificanti" per poi "scoprirsi" (mi mette un'ansia e un panico addosso che non ti immagini) omosessuali. La vedo un po’ strana come cosa ... vediamola al contrario: un eterosessuale che nasce in una società omosessuale si sentirà "inadatto" al contesto sociale e alle tipiche relazioni che esso principalmente e moralmente accetta, si sentirà differente dai suoi coetanei perché non riuscirà a tessere e fare le stesse esperienze che fanno gli altri, oppure ci proverà ma ne resterà alquanto scontento e scottato (per non dire traumatizzato) per cui capirà molto presto che la sua felicità dipende da alcuni fattori ben differenti da quelli dai quali dipende la felicità della maggior parte degli altri, che queste cose potrebbero non piacere agli altri e che quindi potrebbe non essere accettato. Io penso sia questo il percorso che una persona con un determinato orientamento sessuale compie nel "capire chi è" ma rispetto alla società, non credo rispetto a se stessi ... mi spiego meglio: io non ho mai capito che mi piacevano le donne, da quando sono nato fino alla prima cotta il tutto gravitava intorno ad esse, poi le polluzioni, poi le cotte, il primo bacio (taaaaaaaaaaaaaaanto desiderato [immagine intrusiva con pensiero annesso "e se volessi anche un primo bacio con un uomo?" dolore, ansia e panico ]), le esperienze sessuali (togliendo quel piccolo e breve stralcio di conoscenza in cui c'era curiosità ed impossibilità di averle con l'altro sesso, come già ti ho raccontato) tanto bramate nonché desiderate quasi più di ogni altra cosa ... cioè il mio comportamento, che per motivi
familiari non aveva nessun impatto e/o riscontro in quanto la mia famiglia "non c'era" e quindi non mi dovevo vergognare di nulla, andava liberamente a zonzo fin dove la mia naturale tendenza spingeva ... e spingeva davvero forte ... io credo che sia tale anche per chi ha una tendenza differente dalla mia, non è che ci si guarda allo specchio e si nota un "bruffolo" nuovo che non si era visto "to’ ve’ sono gay" oppure "va là sono etero!" io credo che sia la paura dell'etichetta, come ho letto molto spesso, che manda in casino le persone che sanno di avere desideri differenti da quelli degli altri ... ma non il rapporto con il proprio piacere, quello credo sia indiscutibile e non soggetto a dubbi ovvero "so che mi piacciono i ragazzi, sono felice di quello che provo ma ho paura a mostrarmi" oppure per le persone più sensibili "mi piace andare con gli uomini, la società però dice che è da malati, che schifo che faccio!!!" però il piacere e il desiderio resta ... non piomba dal cielo così come una goccia di pioggia o mi sbaglio anche qui?

In questo periodo sto studiando una materia in cui si parla molto di ordine e di leggi, di come le "cose" viventi e non rispondano al caos bensì ad un ordine ... che in realtà, parere mio, è una forma differente di caos ... il caos ha la finalità di rendere una equazione insensata, l'ordine l'opposto, un po’ come l'oracolo e l'architetto di matrix ... concordi?? Tornando ai dubbi ... perciò quando il DOC attacca furibondo, come in questi due giorni, che ho passato chiedendomi ad ogni bacio della mia ragazza cosa sentivo, cosa volevo, cosa provavo perché lo facevo, "ma ne sei sicuro?", "non sento nulla", "tanto se chiudo gli occhi non provo quel piacere che provavo quando ero innamorato o quando l'ho baciata 4 sere fa" e così via fino alla morte cerebrale ... sento davvero sprofondare la terra sotto, io voglio stare con lei come ho fatto fin ora ... ti dirò di più, caro project (caro perché mi ascolti e perché chissà quanta roba ti tocca leggere ogni dì!) ieri sera a casa del mio carissimo amico gay a vedere un film fra amici oltre ai pensieri ossessivi e un po’ di doc ma abbastanza controllato mi ci si sono infilati con mio grande piacere anche pensieri a sfondo sessuale con relativa implacabile voglia di faccende orali verso una mia cara amica seduta accanto alla mia ragazza (mi sono sentito per questo anche traditore, ma mi ha rincuorato molto) ma davvero con desiderio...mentre sentivo che il resto era, sempre con il dubbio che attanagliava la mente, una cosa forzata, meschina, sadica fatta a posta per farmi del male ...

Concludo questa mail con altre due piccole cose, io credo, project, che tutti noi sappiamo da sempre cosa davvero ci rende felici e cosa ci fa piacere, l'amore ne è la testimonianza indegradabile (se si può dire), l'innamoramento sia in età adolescenziale che adulta (per motivi di opportunità nel trovare partner o nei casi dei paesini retrogradi dispersi in Italia), è la spia che non vediamo e che in futuro ci farà orientare, così per definirsi, in quale "rango" si è ... poi logicamente dovrebbe finire lì la cosa in una società realmente libera ... ma questo è un altro discorso ...

Io in sunto non credo esistano "chiamate" alla sessualità gay ... simili alla chiamata per la vocazione o altra religione che sia ... che spuntano così da un giorno all'altro, che nascono dopo anni e anni e anni di matrimonio o di rapporti eterosessuali profondi, amorosi e con desiderio anche doloroso ... mi permetto, senza fonte precisa, di riportarti all'attenzione anche la casistica che nessuno ha mai pensato di stilare ma che io mentalmente ho fatto su quanti omosessuali si sono mai poi scoperti eterosessuali ... non credo esista NULLA del genere ... un omosessuale è ben fiero di esserlo e di morire tale ... come lo è un etero ... e quindi io credo che il mio problema, i miei dubbi come quelli di tanti altri nella mia condizione (project non ti immagini quanti siamo e i suicidi che accadono per questo male, davvero) si basano su una grande disinformazione fatta dal "partigianato" gay e sull'omofobismo gobbo e laico di taluni "sofisti" che hanno credenze personalissime su una condizione naturalissima che non sono in grado di accettare nella loro mente ... l'unico esempio di chi non accetta sono costoro ... che sono un po’ come gli integralisti islamici, i nazisti ecc. ecc. gli xenofobi per eccellenza ... ma parlando fra noi, fra chi non ha paura ne di omo ne di etero ... accettarsi significa solo prendere coraggio in “un mondo così” di comportarsi liberamente ... ma non c'entra nulla con lo "scoprire" qualcosa che c'è sempre stato ma non si è mai visto ... questo è quello che mi fa terrorizzare ... quello che ha distrutto in questi due giorni la voglia di baciare e fare l'amore con la mia ragazza (in questo i farmaci danno una botta MICIDIALE), però davvero ... sentire persone che dicono "prima andavo a donne e ora solo ho capito che sono gay" mi sembra come dire, insultando, ho scoperto solo ora di avere quel neo li ... come fai a scoprire che ti piacciono gli uomini a 50 anni????? e la masturbazione dove la metti? le cotte?? i sogni erotici? le fantasie in classe o a lavoro?? e ce ne sarebbe da elencare ... su quanto detto, se hai tempo, voglia e senza alcun obbligo mi piacerebbe confrontarmi ... ti ringrazio anticipatamente e ti chiedo nuovamente se possa scriverti altre volte così da avere un buon confronto liberatorio e magari curativo per il problema che ho ora ...”.

 

Questa è stata la mia risposta:

 

“Premetto che puoi scrivermi quando vuoi e che cercherò di leggere le tue mail con la massima attenzione e di risponderti senza filtri, passo a risponderti. Al di là delle cose che si raccontano e che ben poco hanno di realistico, è assolutamente ovvio che nella stragrande maggioranza dei casi quando si dice che un ragazzo “si è scoperto gay a 25 anni” si intende che quel ragazzo ha accettato la sua omosessualità a 25 anni. L’orientamento sessuale ha origini molto lontane e le sue prime manifestazioni sono molto precoci, poi matura piano piano attraverso la masturbazione durante l’adolescenza, ma nella sostanza è chiaramente definito già a 13/14 anni. Quando si parla di omosessualità latente il discorso è un po’ diverso, ma devo premettere un concetto molto netto che ti mette certamente fuori di questa categoria. Per omosessualità latente si intende che una persona che finirà per riconoscersi gay può vivere per anni da perfetto etero, ma quella persona non sarà “minimamente sfiorata da alcun dubbio” relativo al proprio orientamento sessuale. Vorrei dire che una persona con omosessualità latente vive l’emergere del suo orientamento gay in modo problematico solo quando ne ha consapevolezza piena, non si tratta di dubbi sull’orientamento sessuale, che quando emerge si manifesta senza oscillazioni, ma di disorientamento essenzialmente sociale e comportamentale. I dubbi sono una caratteristica sostanzialmente assente nei casi di omosessualità latente sia prima che dopo (vedi caso ”forse” di Tiziano Ferro). Le sensazioni che tu provi manifestano, se mai, la consapevolezza di un problema che oggettivamente non sussiste, quindi l’esatto contrario di quello che accade a un gay latente per il quale “non esiste alcun problema”. Messa da parte l’idea della omosessualità latente, che comunque è una cosa oggettivamente rara (credo di averne incontrato un paio di casi in tutto), resta che si usa impropriamente l’espressione omosessualità latente come sinonimo di omosessualità repressa, negata, ma comunque oggettivamente consapevole. L’orientamento della masturbazione è fondamentale e un ragazzo sa benissimo dove sono orientati i suoi desideri sessuali spontanei. I discorsi che sento molto spesso (perché i ragazzi repressi sono molti) da parte dei ragazzi gay repressi manifestano in modo evidente lo “sforzo” presente e passato per adeguarsi ad una sessualità etero che a loro non appartiene, per “farsi piacere” una ragazza. Le cose che scrivi tu sono proprio diverse e francamente l’idea che tu possa essere gay non mi sembra proprio credibile. Non te lo dico per darti un contentino (che col doc non ti potrebbe comunque tranquillizzare) ma perché è schiettamente quello che penso. Parli della tua ragazza come un ragazzo profondamente innamorato anche se angosciato da mille dubbi, ma quei dubbi in fondo sai bene che non hanno nulla a che vedere con l’orientamento sessuale ma che provengono dal doc. Mi è capitato anni fa di parlare spesso con un ragazzo allora 19enne che aveva fatto pericolosamente vita gay, stava con un uomo 40enne, andava in giro per locali gay e ne faceva di tutti i colori anche molto a rischio, poi ha incontrato una ragazza e con questa ragazza ha cominciato a stare bene. Mi ha raccontato la storia e mi ha chiesto se era strano che un gay potesse avere una migliore amica etero. Gli ho risposto: “Quale gay? Tu non sei gay!” ha insistito nel dire che lo era, ma in effetti i discorsi che faceva sul suo compagno 40enne e quelli che faceva sulla ragazza erano di tipo completamente diverso, in riferimento al compagno parlava solo di sesso senza una vera componente affettiva, mentre in riferimento alla ragazza, con la quale non aveva allora rapporti sessuali, usava il linguaggio tipico degli innamorati veri. Dopo qualche mese ha lasciato il 40enne e si è messo con la ragazza, con la quale ho parlato anche io diverse volte, e la cosa è andata benissimo. Ti racconto questa storia per sottolineare che i tuoi discorsi a proposito della tua ragazza sono proprio come quelli di quel ragazzo. I tuoi sono i discorsi tipici di un ragazzo etero innamorato messo in crisi dal doc. Hai cambiato terapia e questo inevitabilmente ti metterà un po’ a disagio ma a medio termine ne sentirai i benefici. Tra l’altro alcuni farmaci [omissis] hanno spesso effetti collaterali sulla sfera sessuale. Il problema tipico dell’uso di questi farmaci è legato alla definizione del dosaggio di equilibrio, perché gli effetti collaterali dipendono sensibilmente dalle dosi e le variabilità individuali sono notevoli. Ha certamente senso che tu abbia anche l’appoggio di una terapia psicologica che può sostenerti nei momenti più problematici legati alla terapia e soprattutto può darti delle certezze di tipo quasi-affettivo che ti permettano di avere punti fermi sui quali contare. Da quello che si capisce leggendo, la tua ragazza ti vuole bene veramente e questo è importantissimo. Non sei lasciato a te stesso, hai intorno persone che ti vogliono bene. È vero che hai vissuto anche sotto il profilo familiare anni molto difficili ma ormai ne hai piena consapevolezza anche se passare tranquillamente oltre, con un fardello di ricordi come i tuoi, non è facile. Se hai dubbi per i quali tu pensi che io possa dirti qualcosa di utile, io sono qui, per tutto quello che posso, ma ci sono anche, se vuoi, per scambiare mail su altre questioni anche non legate alla sessualità. Per il momento ti abbraccio e ti invio questa mail.”

 

Marco mi risponde:

 

 “Ciao Project,

buon anno innanzitutto. Volevo fare altre due chiacchiere con te, la mia ossessione si è resa più indipendente e l'ho proprio "vista" … la sento arrivare e colpire apposta ciò a cui tengo, però da qui all'uscirne ce ne vuole molto, soprattutto da quando mi hanno detto che si basa su un problema mentale e che si deve imparare a conviverci. Se posso romperti le scatole volevo aggiornarti sulla mia condizione attuale e avere un piccolo confronto con te:
Mi sono lasciato con la mia ragazza, sotto la spinta di una voglia tremenda di nuove esperienze … mi sono scritto con nuove ragazze, mi attirano tutte e per capodanno mi sono cotto di una ... che è una meraviglia ... non riuscivo a staccarle gli occhi da dosso!!! Avevo gli ormoni talmente a palla che ho cercato di baciarle tutte facendo delle figuracce, per fortuna che mi conoscono essendo mie colleghe di lavoro e alcune di loro sono in facoltà con me e quindi sanno come sono in realtà, non posso nascondere però che davvero avevo voglia di farmele tutte, ma vabbe’ ... naturale no? ha ha ha.

Sta di fatto che non so che fare con la mia (ex) ragazza, che tanto mi stava a cuore ... a volte la penso e mi manca, però credo che la voglia di avventura ed aver provato queste sensazioni non possano convivere con una vera voglia esclusiva verso una sola persona, giusto? Per cui credo che sia finita ma l'idea di perderla per sempre è qualcosa che ancora faccio fatica ad accettare.
Sarà che il disturbo se ne era un po’ andato, si era un poco calmato o comunque era controllabile anche se colpiva facendo male, oggi sono tornato alla routine ... e mi sono fregato andando a fare test, autotest, letture ecc. ecc. e come non capitare sul tuo forum??
Ho riletto per l'ennesima volta l'articolo su ragazzi che si scoprono gay dopo una vita eterosessuale, che fanno fatica ad accettarsi :

 

"Per i ragazzi che hanno vissuto una precedente fase eterosessuale l’identificarsi come gay non coincide ovviamente con la maturazione sessuale ma segue la pubertà anche di parecchi anni, la grande maggioranza di questi ragazzi arriva ad identificarsi come gay tra i 20 e i 25/26 anni ma per alcuni l’età è spostata ancora più avanti."

 

ma quindi si può DIVENATARE gay? Non lo dico con disprezzo, sai come la penso ... ci sono davvero persone che non si rendono conto della loro sessualità?? Io la consapevolezza l'ho avuta chiara e netta fino a ieri l'altro con punte di ossessione ma esistono davvero persone che ne prendono "coscienza" solo a 20-25 anni?? Io ne ho 22 è ho un po’ il terrore di questa cosa, non voglio perdere le occasioni con le ragazze che tutt'ora mi attirano, io voglio le attenzioni di una donna :(

Sappi che è un periodo un po’ così, i farmaci che prendo mi hanno distrutto la vita sessuale in quanto faccio fatica a fare tutto ... la masturbazione è molto rara e ho paura di aver un rapporto con una ragazza perché magari non sarei in grado di arrivare a fondo.”.

 

Rispondo a mia volta.

Ciao Marco, leggere la tua ultima mail non fa che confermare che non hai nulla a che vedere con i gay e che la ricerca di notizie sullo scoprirsi gay dopo l’adolescenza è frutto dei disturbi che purtroppo non ti fanno stare bene. Non solo nella tua mail mancano del tutto elementi gay ma sono presenti in abbondanza elementi nettamente etero che non lasciano aperti spiragli all’idea che tu possa essere gay. Ma qui vorrei fermarmi un attimo, perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente. Il DOC induce paure legate sempre ad elementi visti come negativi e intrinsecamente disturbanti, ma mentre la paura delle malattie è una paura di cose che realmente fanno paura, la paura di essere gay è la paura di una condizione (l’essere gay) alla quale si può attribuire un significato negativo solo perché si è assimilata dall’ambiente in cui si è cresciuti l’idea che essere gay sia una calamità e una cosa terribile, cosa che oggettivamente non ha alcun senso. Non sarebbe male provare a sfatare il mito negativo dell’essere gay. Di gay ne conosco tanti e sono persone rispettabilissime e in molti casi proprio persone ottime e per niente ossessionate o sconvolte dall’idea di essere quello che sono. Sono gay, e basta, vivono la loro vita, hanno i loro affetti, non somigliano nemmeno un po’ a quello che la gente vede come gay, sono persone normali che si innamorano di persone dello stesso sesso. Nota bene che se un gay non ha nessuna paura di essere quello che è e non se ne sente affatto sconvolto, a maggior ragione la semplice paura di poter essere gay non dovrebbe neppure esistere, in pratica è come se un biondo avesse paura di diventare bruno, a parte che la cosa non è proprio possibile, non si capisce che cosa avrebbe da temere, non sarebbe uno sconvolgimento da nessun punto di vista a parte l’abitudine ad essere biondo. L’unica cosa della tua mail che mi desta qualche perplessità è il fatto che tu stia archiviando il rapporto con la tua ragazza, alla quale sembravi e probabilmente eri legatissimo. Per un verso dici che le terapie limitano la tua vita sessuale anche a livello di masturbazione ma per l’altro parli di coinvolgimento sessuale forte nei confronti, lo sottolineo, sempre e solo di ragazze. Però tu parli di questo forte desiderio sessuale in direzione etero proprio in una fase in cui il disturbo dovuto al DOC era diminuito nettamente, il che non fa che confermare che, al di là del DOC, la sessualità gay non fa proprio parte dei tuoi orizzonti. Quello che dici delle ragazze per un gay sarebbe assolutamente inconcepibile. Il DOC ti condiziona in certi momenti, ma noto che vedi l’idea di ricercare informazioni sui gay più come una tentazione che come un elemento realmente compulsivo. Questo fatto, unito al fatto che hai passato periodi sostanzialmente senza il condizionamento del DOC fa ben sperare perché il DOC è controllabile e non è violentemente intrusivo al punto di cancellare le tue pulsioni spontanee etero, che ci sono e che si notano eccome. Posso dirti che tutto questo mi sembra un passo in avanti e anche la tua mail non ha il sapore di una cosa scritta sotto un pesante condizionamento di tipo compulsivo perché parli ampiamente di sessualità etero, cosa che se fossi sotto una forte influenza del DOC non accadrebbe perché saresti totalmente dominato da un’idea invasiva. In buona sostanza sembra che le terapie un effetto lo abbiano eccome e questo è importantissimo. Ti faccio notare un’ultima cosa e poi ti mando questa mail. Tu mi scrivi in modo molto libero e cerchi un confronto con me tramite un sito gay e tutto questo non ti terrorizza affatto, anzi, manifesti una forma di rispetto profondo per me e per quello che rappresento, e tutto questo non accadrebbe se tu avessi una reale ossessione di essere gay. Si tratta di questioni che comunque sono sotto controllo e c’è da credere che non ti rovineranno la vita perché già adesso hai un atteggiamento che non sembra proprio dominato da un’idea realmente ossessiva. L’aiuto dei farmaci è importante, è vero, ma prendere coscienza della inconsistenza oggettiva delle proprie paure non è certo un elemento trascurabile.

Un abbraccio e ancora un sincero augurio di tanta tanta serenità per questo 2012 appena cominciato.

 

La successiva mail di Marco è probabilmente quella più interessante perché puntualizza e chiarisce gli aspetti fondamentali del DOC.

 

“Ehi Project,

piacere che tu abbia risposto, avevo paura che ti sembrasse la solita "compulsione", grazie!!

 

"perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente"

 

questo era un tempo, io ho capito che era una cosa naturale, ovvia e anzi degna di stima perché tale e quale amore come fra uomo e donna tempo fa ... prima che scoppiasse il tutto.

Io sono un po’ ossessivo dalla nascita e questo è venuto fuori dallo psichiatra. Io non ho terrore dell'omosessualità come cosa nefasta, brutta e non auspicabile ma come cosa che non voglio perché non mi piace e non mi appartiene! E' come per il poveretto che nasce in un paesino di montagna ove l'omosessualità è considerata un crimine e si sente obbligato a non essere quello che sente, a dover stare con una donna, a fare cose che gli fanno schifo ... questo io dico, io impazzisco perché il mio cervello mi parla sussurrandomi queste cose, cose che non fanno parte di me, che non mi piacciono ... mi propone immagini su chiunque, anche sui miei cari ... mi storpia le sensazioni verso le ragazze (la ragazza di cui mi sono cotto ha un fratello ben posato, ci credi che mentre ammiravo lei e sbavavo il mio cervello mi diceva "non è che sei indeciso e potrebbero piacerti entrambi?" ... al che mi sono sentito male per un istante e ho cercato di non pensare a quando suggeritomi ma concentrandomi sul mio cuore e il mio senso ... piacevolmente appagato dalla ragazza); il problema è proprio qui, è un qualcosa che mi vuole cambiare, che beffardamente non avendo io problemi con l'omosessualità, rispettandola e anzi essendo interessato a capirne il mondo e le sue problematiche me la rigira contro ... facendomi assumere la mia pacificità come una volontà inconscia ... quindi che sia io in fallo e qui è l'innesco dell'ossessione.  Tu mi hai fatto l'esempio del biondo e del bruno ma è un po’ troppo semplicistico ... se prendi la sessualità, essa concentra l'individuo in una dimensione che tocca l'essere in punti davvero alla radice, la natura e lo "spirito" che si sentono in pericolo, perché c'è una forza (l'ossessione o nel caso del ragazzo del paese che viene obbligato) che si impone e scattano dei meccanismi automatici di difesa ... non perché sia un male essere biondo o bruno ma perché IO NON SONO BRUNO e diventarlo sarebbe un bel problema … tu potresti immaginarti una vita con una donna, che ti tocca, fa sesso con te, ti bacia, il suo odore la sua presenza?? Credo sia orribile PER TE non come cosa oggettiva ma PER TE non sarebbe auspicabile ... per me è la stessa cosa ma al contrario ... è  una cosa bella che due persone si amino, non c'è dubbio e come ti dico io sono per l'amore libero e che ognuno faccia quello che si sente ...  ma io non mi sento tale, io ho un problema, una patologia diagnosticatami che non si sviscera con l'abbattimento del feticcio "omosessualità" che non è niente di malsano nella mia mente ... anzi ti ribadisco che ho dei rapporti di amicizia e di stima profonda con tante persone omosessuali e come tu stesso hai detto io ti stimo moltissimo e ti reputo appunto una persona a cui ho voluto raccontare la mia storia della quale mi vergogno e non ti immagini quanto!!! Parlo da solo, mi picchio, urlo, tremo, faccio incubi, sono stato anoressico, tutto perché dentro di me qualcosa non va...la mia sessualità è intatta, il mio rapporto con le persone che amano persone dello stesso sesso è accettato ed anzi proficuo e ne sono anche orgoglioso tant'è che nell'ambiente familiare mio in cui la cosa non è ben vista io vi difendo a spada tratta perché nessuno è in diritto di criticare, denigrare un'altra persona per il suo comportamento sessuale o d'amore ... nessuno. Come non sopporto questo e mi infervoro facilmente avendo una visione molto razionale delle cose ed avendo messo la dimensione sentimentale/istintiva sotto controllo, lo stesso faccio nei miei confronti e questo mi uccide perché non posso vivere serenamente la cotta per una donna perché il DOC nasconde dei problemi molto più profondi tant'è che la prima cosa che mi hanno detto quelli che da più tempo hanno il mio problema e mi ha ribadito il mio psichiatra è il fatto che non c'entri nulla con la concezione dell'omosessualità ed anzi ricerche ulteriori in questo campo hanno evidenziato che l'omofobia non fa parte del disturbo ma ne è talvolta una fittizia conseguenza per motivi di psicosi e nevrosi che quindi portano alla errata difesa ... ma questa è un'altra storia.

Io Project sono in una crisi che mai avevo affrontato prima proprio perché sono libero di pensare come voglio, sono indipendente ed aperto a tutti volendo bene a chiunque … ma il mio cuore e la mia sessualità avendo un solo verso non possono in quel caso piegarsi a quelle cose ... perché sarebbero un problema, io mi sento male a pensare di dover andare con un uomo ed immaginarlo mi fa sentire sporco, stuprato e tante altre brutte sensazioni ... questo mi provoca ... perciò non è una cosa bella per me pensare a me stesso in quelle condizioni, per me è una cosa felice pensare che due persone che amano lo stesso sesso lo possano fare, liberamente alla luce del sole, che possano essere amici degli etero e che le etichette decadano prima o poi e che la sessualità sia una cosa che passa sottocchio come un neo sulla schiena...
La mia mente è talmente aperta che il solo caso in cui si verifica il collasso è quando qualcosa mi viene imposto e va contro la mia salute ... contro il mio essere, contro la mia natura.
Ecco quanto.

Questo ha distrutto la mia immagine, la mia forza e la mia sicurezza nella sessualità ... mi ha portato ad avere comportamenti strani e ha chiudere un amore che andava bene ma non era giusto in questo momento, ad andare male all'università ecc. ecc.

Ora la finisco con la lista della spesa, che ne avrai piene le scatole, scusami se mi sono dilungato ma volevo che fosse chiara la questione: il mio medico di base fu il primo a non capire la cosa ed è scritto nel DSM che spesso è di difficile diagnosi la patologia proprio perché confusa con una non accettazione, una omofobia interiorizzata ecc. ecc. ma non è così, sfortunatamente ... non è una questione culturale; non sai quanto io mi senta in colpa verso il mondo gay per le cose che penso perché so che sono persone qualunque, buone e senza niente di cui vergognarsi ma una mente che ha dei problemi, come la mia, non ti immagini cosa ti porti a pensare ... e cosa ti porti a fare ... io talvolta non sono in grado di capire se è finzione o realtà quello che ho intorno, sento male al petto e piango senza fine ... perché qualcosa mi vuole uccidere dentro, perché non posso più amare le donne, essere amato da loro, non posso più essere ... io so chi sono ma mi sono perso ed è dura.

Grazie per l'ascolto, scusa lo sfogo, non era il mio scopo.

Un abbraccio,”

 

Ho risposto a mia volta a Marco.

 

Ciao Marco,

ho letto ma tua ultima mail con estrema attenzione e mi si è come aperto il cervello, in pratica ho cominciato a capire realmente di che cosa parli e ho messo da parte l’idea, oggettivamente molto superficiale, che i tuoi disturbi potessero avere una dimensione diciamo così culturale o ambientale. Adesso arrivo anche a capire che cosa vuol dire il senso di impossibile coinvolgimento “per te” in una sessualità che non è la tua e il quadro generale mi è molto più chiaro. Ho provato dirti quello che pensavo partendo da presupposti totalmente sbagliati, adesso me ne rendo conto, ma mi hai corretto con grande lucidità e con estremo tatto, cosa della quale ti ringrazio moltissimo, e mi hai fatto entrare più seriamente nel tuo mondo. Quanto ho imparato dalla tua ultima mail mi sarà utilissimo anche in futuro per valutare meno superficialmente situazioni simili. Se tu pensi che io possa essere utile in qualche modo, sono a tua disposizione. Sei veramente un ragazzo di notevolissimo spessore umano e mi sento onorato di averti conosciuto, te lo dico in tutta sincerità.

 

E Marco mi ha risposto a sua volta.

 

Ehi Project,

sono felice di averti reso una idea più chiara del mio problema e magari una testimonianza utile per i tuoi futuri aiuti alle persone, se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà, penso.

Se ti fa piacere possiamo ancora chiacchierare, trovo un buon riscontro verso di te.

Ti ringrazio come sempre.

A presto

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:

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02/01/2012

DISAGIO GAY

Partiamo da un presupposto che è ampiamente e oggettivamente documentato: la vita di un ragazzo gay presenta spesso motivi di stress che non esistono nella vita di coetanei etero o che esistono ma in modo meno problematico. Solo per fare alcuni esempi, la sessualità per un ragazzo gay è spesso un tabù vissuto come trasgressione e con sensi di colpa, l’accoglienza nel gruppo dei pari evidenzia che il confronto è limitato e ha spesso il sapore di una più o meno marcata emarginazione, il rapporto con la religione è complesso e spesso contraddittorio e le pressioni in direzione etero da parte della famiglia rappresentano parecchie volte condizionamenti molto difficili da superare. Si comprende facilmente quindi perché i ragazzi gay presentino delle forme di fragilità psicologica che sono meno comuni tra i coetanei etero. In buona sostanza esistono serie motivazioni oggettive alla base del disagio dei ragazzi gay. Questo post mira a mettere in evidenza alcuni meccanismi psichici che spesso condizionano i ragazzi gay e li espongono al rischio di marginalità e di atteggiamenti depressivi. Basta scorrere l’indice del Forum di Progetto Gay per notare come il maggior numero di post si concentra proprio sulla sezione “Disagio gay” e su quella relativa al “Coming out”, tipico motivo di disagio per i gay.

Come è ovvio il panorama del disagio gay è quanto mai articolato e complesso in relazione alle condizioni ambientali dei singoli e alla storia individuale ma ci sono elementi ricorrenti che possono essere presi utilmente in considerazione.

LO STAR BENE CON SE STESSI

Mi capita spesso di vedere ragazzi che sono alla spasmodica ricerca di un rapporto affettivo forte dal quale sperano di ottenere la soluzione di tutti i loro problemi, ma la vita di coppia richiede come presupposto lo star bene con se stessi, condizione senza la quale si costruisce su basi molto fragili una serie, talvolta assai estesa, di attese poco realistiche. Che cosa significa stare bene con sé stessi? Significa prima di tutto mantenere un equilibrio interno complessivo che non polarizzi in modo radicale tutta la vita affettiva e mentale di una persona su una sola questione, per quanto importante essa possa essere. Così come una dieta sana è caratterizzata da un equilibrio tra i vari nutrienti, lo star bene con se stessi comporta l’armonia di vari elementi “tutti essenziali” al raggiungimento dell’equilibrio complessivo. In questo senso va sottolineato che l’autostima dipende certamente e in modo molto significativo dal successo negli studi e nel lavoro e che l’abbandono degli studi, il continuo rinvio nell’affrontarli seriamente, o la perdita del lavoro possono essere causa di fortissimo stress al quale si reagisce spesso tramite un meccanismo di compensazione, ossia concentrando tutta la propria attenzione su un oggetto diverso che molto frequentemente è la vita affettiva, che viene così caricata di attese e finisce per fornire una auto-giustificazione del lasciarsi andare. Il vero rischio dei ragazzi gay non è rappresentato da una deriva sessuale della vita affettiva, cosa peraltro piuttosto rara, ma dal lasciarsi andare, dal farsi portate dalla corrente nella convinzione che “tanto” non ci si può fare nulla. In realtà è vero esattamente il contrario, il futuro è nelle nostre mani e, da qualsiasi condizione si parta, la possibilità di migliorarlo esiste certamente anche se richiede uno sforzo serio di volontà. Sottolineo che la volontà non è un sentimento astratto, ma ha un senso quando si traduce in scelte concrete cioè in pratica nel destinare il proprio tempo ad attività produttive di risultati. Vedo ragazzi che, di fonte a difficoltà nello studio o nel trovare lavoro, difficoltà quest’ultima particolarmente seria in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo, si lasciano vincere  da atteggiamenti passivi e dall’idea di un destino ingovernabile contro il quale nulla può la volontà individuale. Affermazioni come: “Se non avrò un ragazzo accanto a me non avrò mai la serenità per mettermi a studiare seriamente”, oppure come “Tanto nella vita non combinerò mai nulla” sono due modi tipici per abbandonarsi alla corrente. L’abulia, cioè la mancanza di volontà è un segno di sofferenza individuale molto significativo, ne deriva la mancanza di una progettualità rivolta al futuro e la sensazione percepita di essere portati dalla corrente e, gradualmente, partendo da qui, si scivola verso atteggiamenti depressi. In un equilibrio psichico complessivo l’autostima dipende fortemente da elementi legati alla volontà oltre che all’affettività e la volontà va esercitata per gradi, nel concreto, nel quotidiano, con progetti a breve termine e non con discorsi astratti. Per fare ripartire il meccanismo degli studi bisogna andare a lezione tutti i giorni, studiare tutti i giorni per ore e fare gli esami, solo questo lavoro concreto e oggettivamente pesante ha un senso effettivo nella ricostruzione dell’autostima. Qui va chiarito che vanno affrontati risolutamente quei problemi che possono oggettivamente essere risolti con un impegno di volontà “individuale”, questo significa che non ha molto senso cercare di affrontare pervicacemente problemi la cui soluzione dipende dal rapporto con altre persone, l’esempio tipico è il coming out, e in particolare il coming out familiare, sul quale spesso si concentra l’attenzione di molti ragazzi. Riflettere sul coming out familiare e eventualmente realizzarlo quando le condizioni sono effettivamente favorevoli ha un senso e aumenta l’autostima, ma fare del coming out “oggettivamente impossibile” il centro della propria vita quando mancano le condizioni minime per poterlo affrontare senza grossi rischi, significa polarizzare tutta la propria vita intorno a un problema la cui soluzione non dipende da noi e in molti casi è oggettivamente impossibile. Mi spiego con un esempio. Se un ragazzo vive in una famiglia difficile, perché conflittuale, quel ragazzo vivrà indubbiamente una condizione di disagio familiare ma la soluzione del problema non dipende da lui, farà quindi bene ad assumere un atteggiamento di distacco e a farsi coinvolgere il meno possibile in questioni sulle quali può avere solo un’influenza molto relativa. Se volesse cercare di risolvere comunque il problema andrebbe incontro a inevitabili frustrazioni. C’è poi un’altra questione fondamentale, ciascuno è prima di tutto un individuo, poi, eventualmente, è parte di una coppia o di un gruppo sociale più largo in cui si riconosce. Voglio dire che se i problemi di tipo sociale devono essere affrontati in gruppo e quelli di coppia devono essere affrontati in due, quelli individuali devono essere affrontati e risolti essenzialmente a livello individuale e non devono essere trasferiti in dimensione di coppia o in dimensione sociale. Fare pesare sulla vita di coppia o sulla vita sociale i problemi individuali non risolti significa considerare la coppia o il gruppo come un possibile modo di superare il disagio individuale, ma questa impostazione è decisamente fragile.

LA CONQUISTA DELL’AUTONOMIA

 

Partiamo da un esempio fisico, una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione, se alimentata da una corrente di vapore a pressione progressivamente crescente aumenta progressivamente il numero di giri dell’albero motore, al limite fino alla rottura della macchina, al calare della pressione del vapore diminuisce il numero di giri. Questo significa che il regime di una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione è totalmente dipendente dall’alimentazione. Nel 1782 James Watt brevettò il regolatore di Watt, un meccanismo collegato all’albero motore di una macchina a vapore che, all’aumentare del numero di giri, modificando la propria geometria per effetto della forza centrifuga, provvedeva a chiudere progressivamente la valvola di accesso del vapore, in questo modo il regime della macchina a valore poteva rimanere costante anche in caso di aumento della pressione di alimentazione.

Che cos’è l’autonomia? È la possibilità di autoregolarsi anche in casi di sovraesposizione o di aumento di stimoli esterni. Anche il cervello ha bisogno di meccanismi di autoregolazione che impediscano che la sovreccitazione possa portare a condizioni di stress pericoloso. Sono esempi classici di meccanismi di autoregolazione quelli legati all’abitudine che abbassa i livelli di coinvolgimento e quelli relativi all’applicazione di filtri o di tempi di ritardo prima della risposta. Una vera autonomia si raggiunge quando una persona è capace di regolarsi da sé per mantenere un equilibrio interiore tra le varie componenti affettive, volontarie e razionali della sua personalità. Come si acquisisce l’autonomia? La risposta è necessariamente articolata. Come in tutti i comportamenti umani esiste una base solida di tipo genetico sulla quale si inserisce un lungo processo di apprendimento di comportamenti. Come si impara ad amare, così si impara ad essere autonomi vedendo degli esempi, prima di tutto in ambiente familiare e poi anche in altri ambienti. Chi vive in famiglie e in società fortemente gerarchizzate e con un senso della gerarchia molto interiorizzato, difficilmente tende a sviluppare una vera autonomia di comportamento, per quelle persone l’omologazione è un valore e l’essere accettati in famiglia o in società è il giusto premio di quella omologazione, in quei casi raggiungere una vera autonomia è un processo difficile da sviluppare contro-corrente. L’autonomia non è l’indipendenza da un ambiente ma la capacità di autoregolarsi che è il presupposto per potersi allontanare da qualsiasi ambiente. Allontanarsi non significa andarsene  via fisicamente ma rendersi indipendenti. Come accade che uno stato, per rendersi indipendente da un altro, debba sviluppare un suo proprio sistema di regole, così accade anche per le persone: l’autonomia, cioè l’autoregolazione, in pratica la capacità di darsi delle regole che permettano la conservazione dell’indipendenza nel tempo, è la condizione per creare una vita adulta indipendente. Chi scappa da un ambiente ma non è autonomo perché incapace di darsi delle regole che permettano il mantenimento della situazione di indipendenza prima o poi finirà in nuove situazioni di dipendenza.

Esistono alcune regole fondamentali che permettono il mantenimento di un autonomo equilibrio personale. La prima di queste regole consiste nel non trascurare nessuno degli aspetti della propria personalità e nel non farsi travolgere dagli eventi. L’esperienza è maestra di autonomia, in particolare l’esperienza ripetuta della frustrazione e della delusione porta nella dimensione dell’usuale eventi che quando accadono per la prima volta hanno un alto potenziale dirompente. In altre parole l’esperienza insegna ad essere autonomi controllando e riducendo il senso dei delusione e di frustrazione. Un vero scoglio nella conquista dell’autonomia è dato dalla difficoltà di auto-valutarsi che ha come conseguenze la sopravalutazione o la sottovalutazione di sé in diversi campi e la conseguente errata valutazione degli obiettivi in rapporto alla reale possibilità di conseguirli. L’autostima cresce attraverso un meccanismo di determinazione di obiettivi, di impegno per raggiungerli e di effettivo conseguimento di quegli obiettivi. Se l’obiettivo è fuori portata, cioè è scelto senza tenere conto delle proprie possibilità, il risultato finale non sarà un aumento ma una diminuzione dell’autostima.

L’esito più comune della mancanza di autonomia è il vittimismo, purtroppo piuttosto diffuso tra i gay. Il vittimismo da radici oggettive e solide, cioè è spiegabile sulla base di forme di disagio molto concrete ma resta in ogni caso un atteggiamento mentale diametralmente opposto alla vera autonomia. L’atteggiamento vittimistico cerca consolatori, cioè persone che favoriscano e confermino quell’atteggiamento. Nella dimensione vittimistica ogni tipo di impegno della volontà è inutile, le colpe sono integralmente scaricate all’eterno e tutti i ragionamenti conducono inevitabilmente al fatto che “tanto” non c’è nulla da fare. Contro questo atteggiamento esistono varie possibilità di intervento, prima di tutto la socializzazione in un ambiente non votato al vittimismo, possibilmente con degli obiettivi concreti a breve termine che richiedano un impegno immediato e impediscano l’infinito bla bla inconcludente che spesso accompagna il vittimismo. In secondo luogo, alle persone con atteggiamenti vittimistici non bisogna fornire una spalla su cui piangere ma delle alternative concrete, un fare in luogo di un parlare, una fare concreto che abbia un inizio e una fine e che produca dei risultati visibili. Non dimentichiamoci mai che dietro questi atteggiamenti ci possono essere forme di sofferenza profonda, quindi nessun atteggiamento di contrapposizione o di polemica, nessun tentativo di convincere in astratto la persona portatrice di atteggiamenti vittimistici ad accettare altre visioni della vita. Sottolineo che spesso il vittimismo è legato alla netta sopravvalutazione dei livello di soddisfazione altrui e a una netta sottovalutazione del peso della volontà nella costruzione dell’autostima, il confronto con la realtà è quindi essenziale per riportare le valutazioni entro termini realistici.

Il disagio gay esiste ma esistono anche molte vie per superarlo o per imparare a conviverci, in ogni caso però resta essenziale la componente dell’impegno volontario e serio per cambiare le cose.

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10/12/2011

MIO FIGLIO E' GAY E MI ALLONTANA DALLA SUA VITA

Caro Project,
le inviai una mail nell’estate del 2009 (
https://sites.google.com/site/progettog ... figlio-gay ), alla quale lei ebbe la gentilezza di rispondere e sempre nell’estate del 2009 avemmo la possibilità di parlare qualche volta su msn. Non le nascondo che con mio figlio l’atmosfera tuttora non è distesa, il discorso è rimasto nel vago e nel non detto e quel che è peggio, penso che lui abbia rinunciato a qualsiasi tentativo di dialogo. Esce la mattina presto per andare all’università e torna la sera tardi, non mangia mai con coi, è sfuggente, se provo a avviare un minimo di conversazione se ne va senza rispondere. Ma questo succede qualsiasi sia l’argomento di conversazione. Con l’università se la è sempre cavata benissimo e dovrebbe essere ormai quasi alla fine ma a noi non dice nulla, nemmeno se ha esami da fare o se li ha fatti. Cioè io non so a che punto sta con gli studi. Prima non era così, un minimo di dialogo c’era, portava a casa i suoi amici, insomma lo sentivamo più vicino, adesso, dopo quel discorso tra detto e non detto (ed è passato tantissimo tempo) si è chiuso ancora di più, tra l’altro questo fatto è motivo di discussione anche con mia moglie che mi dice che non sono stato in grado di fare nulla ma anche lei non ha saputo o potuto fare nulla. Le confesso che provo una sensazione di fallimento a livello familiare che prima non provavo, come se anche io in fondo mi sentissi un estraneo in casa mia. Ho letto diverse volte il forum, e vorrei che mio foglio fosse come uno di quei ragazzi, ma non è così. Forse ho troppe paure, non lo affronto in modo diretto, non ho la credibilità che un padre dovrebbe avere ma mi sento sinceramente a disagio, è un po’ come se mio foglio lo avessi perso e certe volte mi sento proprio male per questo. Adesso siamo quasi a Natale e io sono certo che per Natale mio figlio non sarà con noi, che se ne andrà via senza nemmeno dirci dove va e che tornerà magari due o tre gironi dopo con un muso lungo del quale non capirò mai la ragione. D’altra parte non so come comportarmi, la mattina si alza prima di noi e esce presto io vorrei provare a parlarci, sento i rumori che fa prima di uscire e mi viene in mente che dovrei uscire dalla stanza e dirgli almeno buongiorno, ma non ci riesco perché quando ci ho provato mi ha risposto con un sorriso di sufficienza e quasi di disprezzo. È praticamente come se fosse un estraneo in casa. Non mi chiede più nemmeno soldi e anzi non avrebbe nemmeno bisogno di chiedermeli perché se li potrebbe prendere direttamente senza dirmi nulla (prima lo faceva), ma adesso non tocca più una lira della famiglia, come se fosse un gesto di disprezzo anche quello. Come faccia ad andare avanti non lo so e la cosa mi preoccupa. Ma che cosa gli abbiamo fatto? Lo abbiamo deluso? Ma perché non ce lo dice? Forse l’essere gay non c’entra nulla con tutto questo ma tutto è cominciato con quel mezzo discorso nell’estate 2009, come se da allora le cose avessero preso un’altra piega. Che posso fare? Mi dia un consiglio perché più passa il tempo più questa storia mi fa stare male. Spero di sentirla presto. Se vuole, pubblichi pure questa mail.
M. A.

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27/11/2011

STATISTICHE DI PROGETTO GAY

STATISTICHE DI PROGETTO GAY

ANALISI STATISTICA DEI DATI DI ORIENTAMENTO SESSUALE

STATISTICHE  su1940 risposte

 

LA MIA ETA'  media 24,53

ORIENTAMENTO SESSUALE PERCEPITO

 

1 Mi sono sentito sempre gay fin dall’inizio

 

229

12%

2 All’inizio ho avuto anche una fase etero ma ora mi sento nettamente gay

 

209

11%

3 Mi sento gay, ma ogni tanto avverto anche pulsioni etero

 

167

9%

4 Mi sento gay ma le ragazze non mi sono sessualmente indifferenti

 

77

4%

5 Mi sento bisessuale con una forte prevalenza gay

 

171

9%

6 Mi sento bisessuale con una lieve prevalenza gay

 

91

5%

7 Mi sento bisessuale senza un particolare orientamento gay o etero

 

80

4%

8 Mi sono sentito o pienamente etero o pienamente gay a seconda dei periodi

 

80

4%

9 Mi sento bisessuale con una live prevalenza etero

 

52

3%

10 Mi sento bisessuale con una forte prevalenza etero

 

84

4%

11 Mi sento etero, ma i ragazzi non mi sono sessualmente indifferenti

 

158

8%

12 Mi sento etero, ma ogni tanto avverto anche pulsioni gay

 

319

16%

13 All’inizio ho avuto anche una fase gay ma ora mi sento nettamente etero

 

35

2%

14 Mi sono sentito sempre etero fin dall’inizio

 

188

10%

PRESSIONI FAMILIARI

 

1 La mia famiglia non ha in pratica nessun peso sulle mie scelte affettive/sessuali

 

389

20%

2 La mia famiglia penso che alla fine mi lascerebbe libero di seguire il mio orientamento affettivo/sessuale senza grossi problemi

 

495

26%

3 La mia famiglia si aspetta che io sia etero

 

722

37%

4 La mia famiglia non accetterebbe affatto che io non fossi etero

 

334

17%

ATTESE SOCIALI

 

1 Il contesto sociale in cui vivo non ha in pratica nessun peso sulle mie scelte affettive/sessuali

 

293

15%

2 Il contesto sociale in cui vivo penso che alla fine sarebbe del tutto indifferente al mio orientamento affettivo/sessuale e non mi causerebbe grossi problemi

 

472

24%

3 Il contesto sociale in cui vivo non mi accetterebbe facilmente come gay

 

854

44%

4 Nel contesto sociale in cui vivo, come gay, avrei la vita impossibile

 

321

17%

SESSUALITA' EFFETTIVA DI COPPIA

 

1 Non ho mai avuto rapporti sessuali

 

749

39%

2 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi

 

273

14%

3 All’inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazze ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazzi

 

72

4%

4 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi nonostante qualche fantasia etero

 

46

2%

5 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi ma sono attratto anche dalle ragazze

 

49

3%

6 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazzi ma qualche volta anche con ragazze

 

38

2%

7 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazzi ma anche con ragazze

 

26

1%

8 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze

 

26

1%

9 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze a seconda dei periodi

 

24

1%

10 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazze ma anche con ragazzi

 

28

1%

11 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazze ma qualche volta anche con ragazzi

 

53

3%

12 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze ma sono attratto anche dai ragazzi

 

110

6%

13 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze nonostante qualche fantasia gay

 

196

10%

14 All’inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazzi ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazze

 

47

2%

15 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazze

 

203

10%

DICHIARATO / NON DICHIARATO

 

1 Sono gay dichiarato con tutti

 

33

2%

2 Sono gay ma lo sanno solo alcuni amici e i miei familiari

 

132

7%

3 Sono gay ma lo sanno solo pochissimi amici e a casa non lo sanno

 

213

11%

4 Sono gay ma mi comporto da etero con i miei familiari

 

23

1%

5 Sono gay ma mi comporto da etero con tutti

 

300

15%

6 Sono bisex e lo sanno tutti

 

12

1%

7 Sono bisex ma lo sanno solo alcuni amici e i miei familiari

 

34

2%

8 Sono bisex ma lo sanno solo pochissimi amici e a casa non lo sanno

 

140

7%

9 Sono bisex ma mi comporto da etero con i miei familiari

 

37

2%

10 Sono bisex ma mi comporto da etero con tutti

 

430

22%

11 Sono etero

 

586

30%

PESO DEI MIEI RAPPORTI CON I COETANEI NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE

 

0

 

274

14%

1

 

70

4%

2

 

79

4%

3

 

120

6%

4

 

81

4%

5

 

271

14%

6

 

226

12%

7

 

273

14%

8

 

285

15%

9

 

108

6%

10

 

153

8%

PESO DEI MIEI RAPPORTI CON I GENITORI NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE

 

0

 

467

24%

1

 

172

9%

2

 

152

8%

3

 

136

7%

4

 

110

6%

5

 

188

10%

6

 

148

8%

7

 

147

8%

8

 

171

9%

9

 

78

4%

10

 

171

9%

PESO DELLA RELIGIONE NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE

 

0

 

986

51%

1

 

168

9%

2

 

124

6%

3

 

92

5%

4

 

76

4%

5

 

95

5%

6

 

87

4%

7

 

80

4%

8

 

91

5%

9

 

38

2%

10

 

103

5%

IL PESO DELLA PORNOGRAFIA NELLA MIA EDUCAZIONE SESSUALE

 

0

 

313

16%

1

 

79

4%

2

 

80

4%

3

 

79

4%

4

 

88

5%

5

 

189

10%

6

 

165

9%

7

 

219

11%

8

 

292

15%

9

 

151

8%

10

 

285

15%

ORIENTAMENTO AFFETTIVO PERCEPITO

 

1 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi

 

308

16%

2 All’inizio mi sono innamorato di ragazze ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazzi

 

176

9%

3 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma penso che di qualche ragazza potrei anche innamorarmi

 

179

9%

4 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma con certe ragazze sto proprio benissimo

 

111

6%

5 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazzi ma anche di qualche ragazza

 

44

2%

6 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazzi

 

68

4%

7 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze

 

34

2%

8 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze a seconda dei periodi

 

30

2%

9 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazze

 

26

1%

10 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazze ma anche di qualche ragazzo

 

57

3%

11 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma con certi ragazzi sto proprio benissimo

 

82

4%

12 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma penso che di qualche ragazzo potrei anche innamorarmi

 

215

11%

13 All’inizio mi sono innamorato di ragazzi ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazze

 

24

1%

14 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze

 

586

30%

POLARIZZAZIONE DELL'INTERESSE SESSUALE

 

1 Le mie fantasie sessuali si concentrano su una sola persona che ha per me un significato affettivo forte

 

267

14%

2 Le mie fantasie sessuali si concentrano su due persone che hanno per me un significato affettivo forte

 

53

3%

3 Le mie fantasie sessuali si concentrano su un gruppo ristretto di persone che hanno per me un significato affettivo forte

 

122

6%

4 Le mie fantasie sessuali sono indirizzate soprattutto a persone che ho conosciuto e che mi attraggono sessualmente

 

522

27%

5 Le mie fantasie sessuali sono orientate soprattutto da particolari episodi particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale

 

259

13%

6 Le mie fantasie sessuali sono legate soprattutto a ricordi di episodi passati particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale.

 

173

9%

7 Le mie fantasie sessuali sono orientate soprattutto dalla pornografia

 

544

28%

DIFFICOLTA' DI ACCETTAZIONE DELLA PROPRIA SESSUALITA' NEL PASSATO

 

0

 

570

29%

1

 

89

5%

2

 

112

6%

3

 

118

6%

4

 

98

5%

5

 

156

8%

6

 

115

6%

7

 

160

8%

8

 

194

10%

9

 

105

5%

10

 

223

11%

DIFFICOLTA' DI ACCETTAZIONE DELLA PROPRIA SESSUALITA' NEL PRESENTE

 

0

 

553

29%

1

 

108

6%

2

 

149

8%

3

 

146

8%

4

 

108

6%

5

 

224

12%

6

 

135

7%

7

 

133

7%

8

 

157

8%

9

 

79

4%

10

 

148

8%

ORIENTAMENTO SESSUALE DELLA MASTURBAZIONE

 

1 Mi masturbo solo con fantasie gay

 

474

24%

2 All’inizio mi masturbavo con fantasie etero ma ora lo faccio solo con fantasie gay

 

160

8%

3 Mi masturbo solo con fantasie gay, ogni tanto ho anche fantasie etero ma non collegate alla masturbazione

 

110

6%

4 Mi masturbo con fantasie gay ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazza

 

70

4%

5 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie gay, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazza

 

113

6%

6 Mi masturbo prevalentemente con fantasie gay ma qualche volta anche pensando alle ragazze

 

150

8%

7 Mi masturbo indifferentemente sia pensando ai ragazzi che alle ragazze

 

163

8%

8 Mi masturbo pensando ai ragazzi o alle ragazze a seconda dei periodi

 

165

9%

9 Mi masturbo prevalentemente con fantasie etero ma qualche volta anche pensando ai ragazzi

 

94

5%

10 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie etero, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazzo

 

60

3%

11 Mi masturbo con fantasie etero ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazzo

 

53

3%

12 Mi masturbo solo con fantasie etero, ogni tanto ho anche fantasie gay ma non collegate alla masturbazione

 

80

4%

13 All’inizio mi masturbavo con fantasie gay ma ora lo faccio solo con fantasie etero

 

30

2%

14 Mi masturbo solo con fantasie etero

 

218

11%

IL PESO DELLA MASTURBAZIONE RISPETTO ALLA SESSUALITA' DI COPPIA NELLA MIA VITA SESSUALE

 

0

 

507

26%

1

 

65

3%

2

 

82

4%

3

 

140

7%

4

 

95

5%

5

 

224

12%

6

 

124

6%

7

 

143

7%

8

 

146

8%

9

 

79

4%

10

 

335

17%

LIVELLO DI SODDISFAZIONE SESSUALE DELLA MIA VITA DI COPPIA REALE O IPOTETICA (per chi non ha avuto rapporti sessuali)

 

0

 

355

18%

1

 

31

2%

2

 

56

3%

3

 

87

4%

4

 

87

4%

5

 

213

11%

6

 

178

9%

7

 

260

13%

8

 

335

17%

9

 

153

8%

10

 

185

10%

LIVELLO DI SODDISFAZIONE AFFETTIVA DELLA MIA VITA DI COPPIA REALE O IPOTETICA (per chi non ha avuto rapporti sessuali)

 

0

 

397

20%

1

 

38

2%

2

 

53

3%

3

 

66

3%

4

 

67

3%

5

 

154

8%

6

 

167

9%

7

 

194

10%

8

 

291

15%

9

 

186

10%

10

 

327

17%

LIVELLO DI SODDISFAZIONE SESSUALE DELLA MIA MASTURBAZIONE

 

0

 

137

7%

1

 

31

2%

2

 

50

3%

3

 

70

4%

4

 

75

4%

5

 

141

7%

6

 

216

11%

7

 

322

17%

8

 

391

20%

9

 

204

11%

10

 

303

16%

LIVELLO DI SODDISFAZIONE AFFETTIVA DELLA MIA MASTURBAZIONE

 

0

 

489

25%

1

 

140

7%

2

 

124

6%

3

 

142

7%

4

 

131

7%

5

 

222

11%

6

 

160

8%

7

 

166

9%

8

 

159

8%

9

 

64

3%

10

 

143

7%

 

ANALISI STATISTICA DEI DAT SULLA SESSUALITA' GAY

STATISTICHE SU 534 risposte

 

LA MIA ETA'  MEDIA = 29,24

DOVE VIVO

 

In un grande metropoli

 

105

20%

In una città di media grandezza

 

127

24%

In una piccola città

 

100

19%

In un grosso paese

 

76

14%

In un piccolo paese

 

114

22%

In una zona isolata

 

8

2%

CON CHI VIVO

 

Vivo con i miei genitori

 

378

71%

Condivido un appartamento con altri studenti nella città dove studio

 

56

11%

Vivo per conto mio e non coabito con nessuno

 

74

14%

Vivo con il mio ragazzo

 

22

4%

I MIEI GENITORI

 

I miei genitori convivono serenamente

 

344

65%

I miei genitori convivono burrascosamente

 

74

14%

I miei genitori sono separati

 

24

5%

I miei genitori sono divorziati

 

23

4%

Ho solo mio padre

 

13

2%

Ho solo mia madre

 

40

8%

Non ho più i genitori

 

12

2%

 

FRATELLI/SORELLE  IN MEDIA 1,32

 

QUANTO MI RITENGO SODDISFATTO DEL MIO INSERIMENTO SOCIALE

Vivo condizioni di disagio profondo

 

Mi sento totalmente gratificato

1 -

Vivo condizioni di disagio profondo

18

3%

2

 

21

4%

3

 

34

6%

4

 

52

10%

5

 

58

11%

6

 

77

15%

7

 

116

22%

8

 

92

18%

9

 

34

6%

10 -

Mi sento totalmente gratificato

22

4%

I MIEI AMICI

 

Non ho amici

 

46

9%

Ho un solo amico

 

18

3%

Ho una sola amica

 

15

3%

Ho pochissimi amici

 

97

18%

Ho pochi amici

 

197

37%

Ho molti amici

 

157

30%

I MIEI AMICI GAY

 

Non ho amici gay

 

254

48%

Ho un solo amico gay

 

60

11%

Ho pochissimi amici gay

 

102

19%

Ho pochi amici gay

 

74

14%

Ho molti amici gay

 

40

8%

IL MIO ORIENTAMENTO SESSUALE

 

Mi sono sempre ritenuto gay

 

252

48%

Ho avuto esprienze etero in precedenza

 

103

19%

Sono ancora incerto sul mio orientamenro sessuale

 

93

18%

Mi sento bisex più che gay

 

82

15%

LE MIE CONOSCENZE SUL MONDO GAY

 

Non so nulla della realtà gay

 

50

9%

Ho un po' di idee desunte da Internet

 

165

31%

Ho amci gay che non sanno di me

 

23

4%

Ho amici gay che sanno di me ma li sento solo in chat

 

36

7%

Conosco di persona ragazzi gay che sanno di me

 

93

18%

Frequento chat gay

 

37

7%

Frequento siti di incontri

 

26

5%

Sono inserito a piano nel mondo gay ma non sono pubblicamente dichiarato

 

63

12%

Sono inserito in ambienti gay e sono pubblicamente dichiarato

 

37

7%

 

A CHE ETA' HO CAPITO DI ESSERE GAY    IM MEDIA 15,46

 

COME HO CAPITO DI ESSERE GAY

 

Non no hai desiderato sessualmente una ragazza

 

71

13%

Non ho mai avuto rapporti sessuali con una ragazza

 

17

3%

Non mi sono mai masturbato pensando a una ragazza

 

17

3%

Non sono mai andato in erezione pensando a una ragazza

 

5

1%

I miei rapporti sessuali con le ragazze non erano del tutto soddisfacenti

 

26

5%

Con le ragazze non avevo l’erezione

 

6

1%

Con le ragazze l’orgasmo non era spontaneo

 

4

1%

Facevo sesso con una ragazza ma pensavo a un ragazzo

 

7

1%

Facevo sesso con una ragazza ma mi masturbavo pensando a un ragazzo

 

14

3%

Mi masturbavo pensando ai ragazzi

 

214

40%

Quando stavo vicino a certi ragazzi andavo in erezione

 

37

7%

Quando ero nello spogliatoio con gli altri mi eccitavo

 

23

4%

Mi ero innamorato di un mio amico

 

89

17%

 

A CHE ETA' HO ACCETTATO DI ESSERE GAY IN MEDIA 20,14

 

IL MIO ATTEGGIAMENTO DI FRONTE ALL'ESSERE GAY

 

Sono felice di essere gay e mi sento bene così

 

294

55%

Putroppo sono gay ma non posso farci nulla

 

115

22%

Mi vergogno di essere gay

 

33

6%

Vorrei tanto essere etero

 

88

17%

QUANTO MI RITENGO GAY

Raramente ho qualche fantasia gay ma mi ritengo etero

 

Sono gay al 100%

1 -

Raramente ho qualche fantasia gay ma mi ritengo etero

3

1%

2

 

8

2%

3

 

10

2%

4

 

18

3%

5

 

35

7%

6

 

53

10%

7

 

78

15%

8

 

89

17%

9

 

81

15%

10 -

Sono gay al 100%

149

28%

COME HO REAGITO ALLA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE GAY

 

Non ho avuto nessun problema

 

122

23%

All’inizio ho provato a forzarmi alla eterosessualità ma è durato poco

 

109

21%

Ho cercato di evitare di masturbarmi perché pensavo ai ragazzi

 

9

2%

Mi sono messo con una ragazza per cercare di non pensare di essere gay

 

33

6%

Ho provato senso di colpa e vergogna

 

74

14%

Ho cercato di non pensare, rinviando ogni decisione

 

183

35%

CHI SA DI ME

 

Mio padre

 

79

16%

Mia madre

 

129

26%

Mio fratello (i miei fratelli)

 

62

13%

Mia sorella (le mie sorelle)

 

82

17%

Un solo amico etero di cui mi fido

 

70

14%

Una sola amica etero di cui mi fido

 

83

17%

Un solo amico gay di cui mi fido

 

66

13%

Una sola amica gay di cui mi fido

 

9

2%

Pochissimi amici tutti etero

 

55

11%

Pochissimi amici tutti gay

 

67

14%

Pochissimi amici sia gay che etero

 

64

13%

Molti dei miei amici

 

62

13%

Tutti i miei amici

 

35

7%

Un collega di lavoro o un compagno di studi

 

21

4%

Pochi colleghi di lavoro o pochi compagni di studio

 

33

7%

Tutti i miei colleghi di lavoro o tutti i miei compagni di studio

 

12

2%

Sono pubblicamente dichiarato

 

26

5%

Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%.

IL TEMPO DELL'ACCETTAZIONE

 

Non ho mai avuto problemi legati alla mia sessualità gay

 

112

21%

Quando ho capito di essere gay ho avuto qualche problema, ma è durato poco

 

116

22%

Ho impiegato parecchio tempo ad accettarmi come gay

 

115

22%

Non credo di esseremi ancora accettato del tutto come gay

 

187

35%

COME VIVO LA MIA SESSUALITA'

 

Non sono mai stato con un ragazzo e non penso che succederà mai

 

48

9%

Cerco il più possibile di sublimare mia sessualità

 

43

8%

Vivo la mia sessualità attraverso la masturbazione con delle fantasie tutte mie

 

176

34%

Mi masturbo guardando foto e video gay su internet

 

258

49%

Ho una relazione stabile con un ragazzo e vivo la mia sessualità con lui

 

98

19%

Qualche volta faccio sesso con un amico

 

68

13%

Cerco sesso nelle chat erotiche e nei siti di incontri

 

60

11%

Vorrei un ragazzo serio ma trovo solo gente che vuole sesso

 

107

20%

Mi innamoro ma non dico nulla e vivo tutto dentro di me

 

115

22%

Vorrei dare e ricevere tanto amore, del sesso mi importa meno

 

169

32%

Ho soprattutto bisogno di essere abbracciato e accarezzato

 

185

35%

Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%.

LA MIA FANTASIA MASTURBATORIA DOMINATE

 

Immagino di accarezzare e baciare un ragazzo

 

66

12%

Immagino di essere accarezzato e baciato da un ragazzo

 

37

7%

Immagino di masturbare un ragazzo

 

19

4%

Immagino di farmi masturbare da un ragazzo

 

9

2%

Immagino di praticare sesso orale su un ragazzo

 

105

20%

Immagino che un ragazzo pratichi sesso orale su di me

 

31

6%

Immagino di penetrare un ragazzo

 

55

10%

Immagino di farmi penetrare da un ragazzo

 

134

25%

Immagino di vedere un ragazzo nudo

 

20

4%

Immagino di essere nudo insieme con un ragazzo

 

54

10%

LE ALTRE MIE FANTASIE MASTURBATORIE

 

Immagino di accarezzare e baciare un ragazzo

 

198

38%

Immagino di essere accarezzato e baciato da un ragazzo

 

179

34%

Immagino di masturbare un ragazzo

 

188

36%

Immagino di farmi masturbare da un ragazzo

 

141

27%

Immagino di praticare sesso orale su un ragazzo

 

265

51%

Immagino che un ragazzo pratichi sesso orale su di me

 

181

35%

Immagino di penetrare un ragazzo

 

171

33%

Immagino di farmi penetrare da un ragazzo

 

244

47%

Immagino di vedere un ragazzo nudo

 

173

33%

Immagino di essere nudo insieme con un ragazzo

 

198

38%

Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%.

ETA' DEL PARTNER IDEALE

 

In genere mi innamoro di persone più giovani di me

 

97

18%

In genere mi innamoro di persone più o meno della mia età

 

298

56%

In genere mi innamoro di persone più grandi di me

 

135

25%

I MIEI RAPPORTI SESSUALI

 

Non ho mai avuto rapporti sessuali con un altro ragazzo

 

206

39%

Ho avuto pochissimi contatti sessuali con altri ragazzi, ma non ho mai fatto veramente sesso con un ragazzo

 

75

14%

Ho avuto rapporti sessuali con un ragazzo solo sporadicamente

 

47

9%

Ho avuto un ragazzo per un periodo e facevo sesso con lui

 

52

10%

Ho un ragazzo da molto tempo e ho regolarmente rapporti sessuali con lui

 

71

13%

Ho un ragazzo da tanto tempo e faccio sesso con lui ma non solo con lui

 

16

3%

Ho avuto molti ragazzi e ho fatto spesso sesso con loro

 

67

13%

COME VIVO O DESIDERO UN RAPPORTO SESSUALE

 

Un rapporto a ruoli fissi attivo-passivo finalizzato penetrazione

 

92

17%

Un rapporto finalizzato alla penetrazione con ruoli non necessariamente fissi

 

69

13%

Un rapporto finalizzato alla penetrazione ma con ruoli scambievoli

 

81

15%

Un rapporto che non comprende la penetrazione ma il sesso orale e la masturbazione reciproca

 

65

12%

Un rapporto che non comprende la penetrazione ma la masturbazione reciproca

 

7

1%

Un rapporto diluito in cui le coccole e la tenerezza hanno un’importanza fondamentale

 

216

41%

IL PESO DEL SESSO IN UN RAPPORTO GAY

L'affettività è tutto

 

il sesso è tutto

1 -

L'affettività è tutto

11

2%

2

 

14

3%

3

 

31

6%

4

 

29

6%

5

 

79

15%

6

 

64

12%

7

 

90

17%

8

 

115

22%

9

 

50

10%

10 -

il sesso è tutto

42

8%

QUANTO MI RITENGO SESSUALMENTE SODDISFATTO

Del tutto insoddisfatto

 

Perfettamente soddisfatto

1 -

Del tutto insoddisfatto

105

20%

2

 

47

9%

3

 

48

9%

4

 

43

8%

5

 

64

12%

6

 

41

8%

7

 

54

10%

8

 

54

10%

9

 

38

7%

10 -

Perfettamente soddisfatto

35

7%

 

ANALISI STATISTICA DEI DATI SULL'USO DELLA PORNOGRAFIA

STATISTICHE SU 296 RISPOSTE

1 La mia età, in media 26,57

 

2 Dichiarato / Non dichiarato

 

1 Nessuno sa che sono gay

 

127

43%

2 Solo un amico (un’amica) sa che sono gay

 

48

16%

3 I miei amici veri sanno che sono gay

 

95

32%

4 Sono pubblicamente dichiarato

 

26

9%

3 Uso della pornografia

 

1 Non faccio mai uso di pornografia

 

3

1%

2 Qualche volta vado su siti porno ma solo per curiosità

 

14

5%

3 Uso siti porno per masturbarmi ma lo faccio di rado

 

41

14%

4 Uso siti porno per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona

 

123

42%

5 In pratica mi masturbo quasi soltanto guardando siti porno

 

81

27%

6 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia, ci sto sopra tutto il tempo che posso

 

26

9%

7 La pornografia per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno e non riesco a farne a meno

 

8

3%

4 Faccio uso della pornografia perché

 

1 Non posso esprimere liberamente la mia sessualità e la pornografia è in pratica l’unico sfogo sessuale che ho

 

102

34%

2 Le occasioni concrete di coinvolgimento sessuale nella vita di tutti i giorni sono poche e la pornografia aiuta a vivere una sessualità almeno virtuale

 

120

41%

3 Potrei benissimo farne a meno ma non vedo perché dovrei, dato che c’è e che presa con spirito critico non fa alcun danno

 

74

25%

5 A quanti anni hai cominciato a fare uso della pornografia

 

 

mai cominciato

 

10

3%

prima dei 14

 

69

23%

14

 

42

14%

15

 

38

13%

16

 

37

13%

17

 

20

7%

18

 

19

6%

19

 

9

3%

20

 

7

2%

21

 

5

2%

22

 

5

2%

23

 

1

0%

24

 

3

1%

25

 

5

2%

26

 

3

1%

27

 

0

0%

28

 

4

1%

29

 

1

0%

30

 

6

2%

31

 

1

0%

32

 

0

0%

33

 

0

0%

34

 

0

0%

35

 

2

1%

36

 

1

0%

37

 

1

0%

38

 

0

0%

39

 

0

0%

40

 

6

2%

41

 

0

0%

42

 

0

0%

43

 

0

0%

44

 

0

0%

45

 

0

0%

46

 

0

0%

47

 

0

0%

48

 

0

0%

49

 

0

0%

50

 

1

0%

6 Quante volte, in percentuale, ti masturbi facendo uso della pornografia?

 

1 Mai

 

6

2%

2 Meno del 5%

 

22

7%

3 Tra il 5% e il 10%

 

14

5%

4 Tra il 10% e il 20%

 

14

5%

5 Tra il 20% e il 30%

 

15

5%

6 Tra il 30% e il 40%

 

14

5%

7 Tra il 40% e il 50%

 

14

5%

8 Tra il 50% e il 60%

 

14

5%

9 Tra il 60% e il 70%

 

32

11%

10 Tra il 70% e l'80%

 

33

11%

11 Tra l'80% e il 90%

 

42

14%

12 Tra il 90% e il 95%

 

29

10%

13 Tra il 95% e il 100%

 

29

10%

14 il 100%

 

18

6%

7 Protagonisti dei porno

 

1 Preferisco video con un solo ragazzo in scene di nudo in condizioni non sessuali (doccia, spogliatoio, nudismo)

 

16

5%

2 Preferisco video con un solo ragazzo che si masturba

 

17

6%

3 Preferisco video con due o ragazzi in condizioni non sessuali (doccia, spogliatoio, nudismo)

 

17

6%

4 Preferisco video con due ragazzi che si masturbano insieme ma ciascuno per proprio conto

 

7

2%

5 Preferisco video con due ragazzi che fanno sesso tra loro

 

169

57%

6 Preferisco video con più di due ragazzi in condizioni non sessuali (doccia, spogliatoio, nudismo)

 

10

3%

7 Preferisco video con più di due ragazzi coinvolti in rapporti sessuali

 

60

20%

8 Tipologia del porno

 

1 Preferisco video di spy cam con ragazzi (non attori porno) in situazioni reali di nudo non sessuale

 

15

5%

2 Preferisco video di spy cam con ragazzi (non attori porno) che si masturbano

 

19

6%

3 Preferisco video di spy cam con ragazzi (non attori porno) coinvolti in rapporti sessuali

 

37

13%

4 Preferisco video amatoriali di vita collettiva (università, squadre sportive) in cui si creano situazioni sessualmente coinvolgenti ma senza rapporti sessuali

 

28

9%

5 Preferisco video in cui intervengano attori porno in cui ci sia anche una storia e non solo sesso

 

118

40%

6 Preferisco video che presentino esclusivamente rapporti sessuali

 

79

27%

9 In base che cosa scelgo i porno

solo in base al fatto che i protagonisti sono ragazzi che mi piacciono fisicamente

 

solo in base al contenuto del porno cioè a quello che fanno i protagonisti

0 -

solo in base al fatto che i protagonisti sono ragazzi che mi piacciono fisicamente

38

13%

1

 

19

6%

2

 

14

5%

3

 

33

11%

4

 

22

7%

5

 

65

22%

6

 

23

8%

7

 

22

7%

8

 

21

7%

9

 

15

5%

10 -

solo in base al contenuto del porno cioè a quello che fanno i protagonisti

24

8%

10 Sei mai andato su un sito porno a pagamento?

 

1 Mai

 

269

91%

2 Una volta sola

 

9

3%

3 Da 2 a 5 volte

 

5

2%

4 Da 6 a 10 volte

 

5

2%

5 Da 11 a 20 volte

 

1

0%

6 Ci vado spesso

 

7

2%

11 Hai mai acquistato film porno?

 

1 Mai

 

222

75%

2 Una volta sola

 

29

10%

3 Da 2 a 5 volte

 

15

5%

4 Da 6 a 10 volte

 

11

4%

5 Da 11 a 20 volte

 

13

4%

6 Ne acquisto spesso

 

6

2%

12 Quanti siti porno visiti abitualmente?

 

1 Nessuno

 

10

3%

2 Un unico sito porno

 

53

18%

3 Da due a cinque

 

180

61%

4 Da cinque a dieci

 

28

9%

5 Oltre dieci

 

25

8%

13 Variabilità delle fantasie masturbatorie

 

1 Le mie fantasie masturbatorie sono praticamente sempre le stesse

 

48

16%

2 Le mie fantasie masturbatorie cambiano poco nel tempo

 

133

45%

3 Le mie fantasie masturbatorie sono molto variabili

 

115

39%

14 In che misura le tue fantasie masturbatorie sono ispirare dalla pornografia?

per niente

 

totalmente

0 -

per niente

19

6%

1

 

13

4%

2

 

31

10%

3

 

25

8%

4

 

25

8%

5

 

40

14%

6

 

37

13%

7

 

33

11%

8

 

41

14%

9

 

13

4%

10 -

totalmente

19

6%

15 Le mie esperienze sessuali

 

1 Nessuna esperienza sessuale

 

102

34%

2 Rare e solo etero

 

16

5%

3 Rare sia etero che gay

 

37

13%

4 Rare solo gay

 

70

24%

5 Frequenti e solo etero

 

8

3%

6 Frequenti sia etero che gay

 

13

4%

7 Frequenti solo gay

 

50

17%

16 Le mie esperienze para-sessuali

 

1 Ho spiato la nudità di altri ragazzi inconsapevoli

 

149

50%

2 Ho fatto in modo che altri ragazzi si trovassero in situazioni sessualmente imbarazzanti

 

42

14%

3 Mi capita di trovarmi in situazioni di nudità collettiva (spogliatoi, docce in comune) senza mio coinvolgimento sessuale (senza erezione)

 

146

49%

4 Mi capita di trovarmi in situazioni di nudità collettiva (spogliatoi, docce in comune) che mi stimolano sessualmente, mi sento in imbarazzo perché non riesco a controllarmi (erezione)

 

43

15%

5 Scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale subiti (esempio: denudamento forzato in pubblico)

 

8

3%

6 Scherzi pesanti di gruppo a sfondo sessuale fatti ad altri (esempio: denudamento forzato in pubblico)

 

10

3%

Gli utenti possono selezionare più caselle di controllo, pertanto le percentuali possono dare una somma maggiore del 100%.

17 Frequenti chat erotiche?

 

1 Mai

 

147

50%

2 Sì qualche volta ma solo per curiosità

 

51

17%

3 Mi è capitato qualche volta perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessuno di persona tra quelli che ho conosciuto sulle chat erotiche

 

32

11%

4 Mi è capitato qualche volta perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona alcuni di quei ragazzi.

 

30

10%

5 Mi è capitato molte volte perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessuno di persona tra quelli che ho conosciuto sulle chat erotiche

 

17

6%

6 Mi è capitato molte volte perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona molti di quei ragazzi

 

15

5%

7 Frequento regolarmente chat erotiche e conosco così moltissimi ragazzi anche di persona

 

4

1%

18 Frequenti siti di incontri?

 

1 Mai

 

134

45%

2 Sì qualche volta ma solo per curiosità

 

46

16%

3 Mi è capitato qualche volta perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessuno di persona tra quelli che ho conosciuto nei siti di incontri

 

28

9%

4 Mi è capitato qualche volta perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona alcuni di quei ragazzi.

 

51

17%

5 Mi è capitato molte volte perché cercavo ragazzi da contattare ma non ho mai contattato nessuno di persona tra quelli che ho conosciuto nei siti di incontri

 

6

2%

6 Mi è capitato molte volte perché cercavo ragazzi da contattare e poi ho conosciuto di persona molti di quei ragazzi

 

21

7%

7 Frequento regolarmente siti di incontri e conosco così moltissimi ragazzi anche di persona

 

10

3%

19 Sei mai stato in un locale dichiaratamente gay?

 

1 Mai

 

183

62%

2 Sì qualche volta ma solo per curiosità

 

38

13%

3 Mi è capitato qualche volta perché ci vado con amici

 

29

10%

4 Mi è capitato qualche volta perché cercavo ragazzi da contattare

 

9

3%

5 Mi è capitato molte volte perché ci vado con amici

 

18

6%

6 Mi è capitato molte volte perché cercavo ragazzi da contattare

 

5

2%

7 Frequento regolarmente i locali gay

 

14

5%

20 Se mi innamoro di un ragazzo

 

1 Evito di masturbarmi

 

33

11%

2 Mi masturbo pensando a lui ma dopo ho sensi di colpa

 

30

10%

3 Mi masturbo tranquillamente pensando a lui

 

107

36%

4 Mi masturbo pensando anche ad altri ragazzi ma dopo ho sensi di colpa perché mi sembra di tradirlo

 

25

8%

5 Mi masturbo tranquillamente anche pensando ad altri ragazzi

 

89

30%

6 Mi masturbo solo pensando ad altri ragazzi, se lo facessi pesando a lui mi sentirei in colpa

 

12

4%

21 Quando mi innamoro di un ragazzo

 

1 Non vado più sulle chat erotiche e sui siti di incontri

 

184

62%

2 Cerco di evitare le chat erotiche e i siti di incontri ma non sempre ci riesco

 

65

22%

3 Continuo ad andare sulle chat erotiche e sui siti di incontri

 

47

16%

22 Quando sono innamorato di un ragazzo

 

1 Non ho più bisogno di siti porno per masturbarmi

 

87

29%

2 Cerco di non andare nei siti porno per masturbarmi ma qualche volta succede

 

100

34%

3 Continuo tranquillamente a masturbarmi guardando siti porno

 

109

37%

 

GAY E CORAGGIO DI CAMBIARE

Caro Project,
leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me. Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene. Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti. Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo. Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso. Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo. Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta. Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello. Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito. Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere. Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute
http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po' di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.
[lettera firmata]

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=54&t=2060

25/11/2011

GAY E VIDEOCHAT ETERO

Mi è capitato più volte in questo ultimo periodo di parlare con ragazzi tra i 20 e i 30 anni che manifestavano dubbi circa il loro orientamento sessuale ma in un quadro molto particolare, seriemente connotato in termini di eterosessualità. Si tratta di ragazzi ormai fuori dall’adolescenza, sostanzialmente di giovani uomini che hanno una vita affettiva e sessuale etero certamente non solo di facciata, hanno una ragazza, non dico hanno avuto ma hanno tuttora una ragazza e ne parlano come si parla di una ragazza della quale si è innamorati in senso serio, sia affettivo che sessuale, ma non solo, si tratta di ragazzi che hanno una storia sessuale adolescenziale fino ai 19-20 anni circa del tutto priva di episodi che possano fare pensare ad una omosessualità repressa nel passato o anche nel presente. Un elemento importante riguarda la masturbazione che non è mai in chiave gay ma non è sempre in chiave etero perché la masturbazione comincia a manifestarsi in una certa percentuale almeno come puro fatto fisico, del tutto staccato da fantasie sessuali. Per questi ragazzi la masturbazione con fantasie etero resta comunque soddisfacente ma la frequenza della masturbazione solo fisica senza fantasie arriva anche al 60/70% dei casi, il che significa che la masturbazione perde quasi completamente il suo valore affettivo-proiettivo, in questi casi si parla di masturbazione meccanica o anaffettiva. Questi ragazzi non hanno problemi a parlare in modo esplicito della loro sessualità e lo fanno in modo non nevrotico ma spontaneo e nello stesso tempo razionale. In linea teorica nulla sembra indicare nella loro sessualità una dimensione gay neppure repressa, con le ragazze non hanno particolari problemi e vivono la sessualità etero di coppia in una dimensione affettiva vera. Nella vita di questi ragazzi ci sono stati però degli episodi assolutamente non trascurabili che li hanno condizionati. Questi episodi derivano dalla necessità di darsi risposte che non si sono trovate nella vita ordinaria a causa di un ambiente in cui parlare seriemente di sessualità è praticamente impossibile, l’educazione sessuale è totalmente demandata al gruppo dei pari e di fatto alla pornografia e lo sviluppo della sessualità è dato per scontato come necessaria evoluzione di una pulsione naturale. Sembra incredibile ma ancora nel XXI secolo esiste il tabù della masturbazione, che viene vista come fenomeno solo adolescenziale che deve essere superato attraverso la sessualità di coppia. Questa idea, che non ha alcuna base se non un preconcetto di vecchissima ascendenza, crea ancora situazioni di disagio nei ragazzi che, pur avendo una ragazza e avendo nei limiti del possibile una vita sessuale con lei, continuano a praticare la masturbazione. Qui i sensi di colpa non hanno nulla a che vedere con la religione ma dipendono dal l’idea di non riuscire ad essere sessualmente adulti, cioè di non accontentarsi della sola sessualità di coppia, che tra l’altro, per varie condizioni ambientali, per molti ragazzi etero non è certo cosa frequentissima. Parlare di queste cose ovviamente non è facile e non è facile in particolare parlarne con la propria ragazza, da qui nasce il desiderio di conoscere meno superficialmente la vita sessuale degli altri ragazzi per capire come vivono il rapporto tra sessualità di coppia e sessualità masturbatoria. Il primo posto dove un ragazzo etero andrebbe a cercare un confronto con altri ragazzi etero è una chat etero e qui cominciano a sorgere gli equivoci. In una chat etero un ragazzo etero dovrebbe andare a cercare ragazze ma non ne trova molte e quelle che ci sono sono oggetto di attenzione da parte di parecchi ragazzi. Capita, e non è affatto raro, che un ragazzo etero cerchi in una chat etero un confronto con altri ragazzi etero per parlare con loro di sessualità in condizione di anonimato, dando per scontato che in una chat etero si incontrino solo ragazzi etero in senso stretto, cosa che è molto lontana dalla realtà. Capita spesso che le chat etero siano frequentate da ragazzi gay, o almeno da ragazzi che fanno sesso anche con i ragazzi, che utilizzando discorsi e argomentazioni tipicamente etero cercano di coinvolgere ragazzi etero in atmosfere che di etero non hanno proprio nulla. Faccio un esempio concreto, se incontro un ragazzo “etero” in chat e questo mi propone di masturbarmi con lui in video pensando a una ragazza o per capire come reagisco di fonte a una ragazza che a lui piace molto, dovrebbe suonarmi il campanello di allarme, un comportamento del genere non è un comportamento tipicamente etero. La scusa accampata di solito è che masturbarsi insieme è una cosa che tutti gli etero fanno, cosa assolutamente falsa, e che se uno si fa condizionare da queste cose vuol dire che è gay, o che ce l’ha piccolo, ecc. ecc.. Questi ragionamenti arrivano spesso a vincere le inibizioni e, oggi, trovare ragazzi “etero” che si masturbano insieme in video su chat “etero” non è affatto raro. Può accadere effettivamente che ragazzi gay fortemente repressi arrivino alla sessualità gay cercando inconsciamente sesso gay su una chat etero e anzi è un meccanismo di giustificazione piuttosto efficiente: io non cerco sesso gay ma confronti con altri ragazzi etero! In situazioni simili si arriva prima o poi a capire il senso vero di quello che si sta facendo, ma nel caso in cui arrivi su una chat “etero” un ragazzo realmente “etero” e si trovi poi coinvolto in masturbazioni in cam con ragazzi pretesi “etero”, la situazione si complica parecchio perché quel ragazzo sarà automaticamente portato a vedersi come possibile gay, quel tipo di esperienze che ai suoi occhi sono o erano “etero” lo convincono che per un ragazzo etero sia o possa essere realmente normale masturbarsi in cam con un altro ragazzo e lo inducono a ripetere l’esperienza, che spesso di accompagna ad un crescente interesse per la sessualità o meglio per il sesso dell’altro ragazzo, cosa che aumenta la confusione, ma subentrano dopo la masturbazione in cam sensi di colpa profondi nei confronti della propria ragazza e la sensazione di avere buttato via la propria sessualità finisce per produrre situazioni violentemente ambivalenti, da un lato la masturbazione in cam attira perché paradossalmente qualifica il ragazzo etero come un “etero normale” perché “tutti lo fanno” ma per l’altro respinge perché provoca sensi di colpa pesantissimi. Dietro tutto questo poi si cela lo spettro del poter essere gay e non sono infrequenti le risposte nevrotiche tipiche dell’incertezza dell’orientamento sessuale come gli esperimenti sessuali per verificare il proprio orientamento, in pratica dei modi di mettersi alla prova per verificare la propria risposta sessuale, si tratta di meccanismi nevrotici che con la sessualità spontanea non hanno nulla a che fare e che proprio per la loro origine nevrotica non forniscono mai risposte attendibili o definitive. Osservo che in tutto questo discorso la dimensione è strettamente sessuale e che l’affettività è del tutto assente. Chiediamoci per un attimo chi sono i ragazzi “gay” che vanno in chat etero per indurre i ragazzi alla masturbazione in cam, la risposta è una sola, non sono “veri” gay cioè ragazzi che amano i ragazzi ma solo ragazzi che fanno sesso coi ragazzi e che non se ne innamorano. Questi ragazzi tendono a trasmettere un’immagine solo sessuale della omosessualità perché per loro il coinvolgimento affettivo di fatto non esiste e possono anche ritenersi etero ed avere una sessualità affettiva etero, ma certo non hanno una sessualità affettiva gay. Un ragazzo etero che ha un impatto con queste persone finisce per ritenersi gay perché si è masturbato in cam con dei ragazzi e trascura del tutto la dimensione affettiva che nell’orientamento sessuale è essenziale. Ci sono tanti ragazzi che fanno sesso coi ragazzi per le ragioni più varie, gioco, confronti … ma tutto questo non fa di quei ragazzi dei gay e meno ancora un ragazzo affettivamente e sessualmente etero dovrebbe sentirsi potenzialmente gay per aver pensato che masturbarsi in video con dei ragazzi fosse un modo per confrontarsi con loro. Il rischio del disorientamento sessuale a seguito all’uso delle video chat esiste eccome, ansi si possono creare delle vere e proprie dipendenze dalle quali è bene disintossicarsi quanto prima per tornare a una sessualità affettiva a una masturbazione affettiva e proiettiva che permetta di rivivere e di anticipare emotivamente l’esperienza del contatto sessuale di coppia. Mi capita sempre più spesso di parlare in chat con ragazzi autenticamente etero profondamente condizionati dall’idea di poter essere gay per il fatto di aver vissuto qualche esperienza “solo sessuale” che ai loro occhi appare nettamente gay, ma quando si vede chiarissimo che a quelle esperienze si associano solo sensi di colpa senza nessun coinvolgimento affettivo è evidente che si tratta di esperimenti sessuali di origine nevrotica che nulla hanno a che vedere con l’orientamento sessuale spontaneo.

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24/11/2011

AMORE E SESSUALITÀ DEI VERI GAY

Ciao Project,

sono anni che seguo progetto gay e lo faccio perché mi sembra che sia uno dei pochissimi siti che dicono cose vere. Ho letto il tuo articolo sulla vera sessualità gay e mi ci ritrovo, ed è proprio partendo da quelle premesse che vorrei dire una cosa sulla quale mi hai fatto riflettere. La grande maggioranza della pornografia cosiddetta gay ai gay, o meglio ai veri gay, non interessa più se non come puro sfogo momentaneo e forse nemmeno quello. Io ho 24 anni e ho fatto sempre uso di pornografia ma poi sono arrivato al livello di saturazione, francamente vedere ragazzi che fanno sesso nelle condizioni più improbabili non solo mi annoia ma certe volte mi disgusta addirittura, vorrei dire che un video dovrebbe avere anche un minimo di senso e non essere solo un esercizio fisico di sesso e basta, che poi, per come viene rappresentato, diventa così volgarmente recitato da perdere qualunque interesse. Un film serio con qualche scena di sesso mi piace molto più di un porno che francamente fa pena per la stupidità e la meccanicità dei comportamenti. È un po’ di tempo che ho cominciato a seguire dei blog fotografici, dove c’è anche un po’ di nudo, ma ci sono delle foto bellissime di ragazzi bellissimi in pose naturali, anche di intimità, ma senza nessun atteggiamento strillato o da film porno. Francamente preferisco un nudo semplice a qualsiasi porno. Il mio sogno sarebbe vedere in un blog fotografico quello che accade veramente in una storia d’amore, ma io parlo d’amore, anche di intimità sessuale ma intesa come tenerezza, non come esercizio ginnico e poi quando parlo di un bel ragazzo non intendo riferirmi a certi mezzi ercoli che sono oggettivamente brutti per quando hanno i muscoli pompati, un bel ragazzo è un’altra cosa, deve essere normale, al limite nemmeno bellissimo, ma deve ispirare dolcezza. Ma queste cose non si vedono nemmeno nei blog fotografici. Ci sono blog fotografici che fanno proprio schifo perché sono solo mezzi di propaganda per la pornografia e per quella di bassissimo livello, ma ce ne sono di veramente belli, fatti con amore e senza finalità commerciali, certe volte mi incanto a guardarli, penso francamente che siano stati fatti da veri gay, nel senso che dai tu a questa espressione, cioè da ragazzi che amano i ragazzi, perché ci vedi un altro rispetto, un’altra attenzione per non scadere nel volgare. Ci può anche essere il nudo, che non dispiace certamente, ma è, per dire così, un nudo quotidiano e non sguaiato che dà il senso della intimità e non della teatralizzazione del sesso. Nella mia vita mi sono innamorato solo due volte e ho avuto una vita sessuale con quei due ragazzi e credo che non li dimenticherò mai. Il primo era più grande di me e mi ha insegnato che cosa significa volersi bene, anche io gli volevo bene ma non ne ero innamorato anche a livello sessuale come lui lo era di me, quando gli ho detto che avevo conosciuto un altro ragazzo coetaneo temevo che la prendesse male e invece si è fatto da parte per lasciarmi campo libero e mi sono sentito amato anche per questo. L’altro ragazzo è il mio attuale ragazzo, i primi tempi tra noi non è stato facile, ho temuto parecchie volte che il nostro rapporto sarebbe finito ma non è successo. Credo che non sarei mai capace di fare a meno di questo ragazzo perché ne sono innamorato. Il sesso che ho vissuto col mio primo ragazzo per me non era del tutto soddisfacente ma non è mai stato una cosa stupida, aveva un valore affettivo sia per lui che per me, e ora con il mio ragazzo attuale il sesso è proprio una forma di tenerezza totale. Sono stato fortunato, questo è verissimo. Ho fatto l’amore (perché di quello si trattava, non di fare sesso) solo con due gay e se faccio il paragone con la pornografia siamo proprio su un altro pianeta. Penso che se non avessi conosciuto il mio primo ragazzo avrei cominciato a cercare sesso non solo virtuale e probabilmente avrei cominciato a buttare via la mia vita correndo appresso ai modelli di quella che pensavo fosse la sessualità gay. Per un po’ mi sono sentito perfino strano, avevo cominciato a frequentare certi locali ma mi sentivo un pesce fuor d’acqua e mi chiedevo che cosa ci potessero trovare gli altri che ci andavano. Il mio primo ragazzo l’ho conosciuto per puro caso all’università e con me è stato serissimo, forse era un po’ complessato perché aveva 5 anni più di me ma è stata una cosa bella, sul piano sessuale sono stato io a portarci lui, perché lui tendeva a tenere le cose sul piano dell’amicizia, abbiamo fatto prima il test, come dici tu, Project, è stata una cosa voluta e molto bella anche se lui non era realmente il mio tipo al 100%. Col mio attuale ragazzo, adesso, a livello sessuale l’affiatamento è totale, ci leggiamo nel pensiero e abbiamo costruito una sessualità tutta nostra fatta soprattutto di coccole, di avere tempo per stare abbracciati. Il coinvolgimento proprio passionale c’è eccome, specialmente quando stiamo lontani per qualche giorno, ma poi torniamo a un livello più tranquillo soprattutto di intimità. Una delle cose più belle in assoluto è, quando ci rivediamo dopo una pausa più lunga, vedere come è spasmodicamente in attesa di un contatto sessuale che è quasi liberatorio, come d’altra parte succede a me, lo vedo completamente partito e abbandonato alla sua sensualità ed è una cosa bellissima perché totalmente spontanea. Non credo di poter immaginare niente di più coinvolgente. Nei suoi comportamenti mi ci rivedo, li sento totalmente miei, perché anche a me vengono del tutto spontanei. Anche con lui ci siamo conosciuti all’università, quindi fuori da ambienti gay e devo dire che l’intesa sessuale è arrivata dopo perché per lui all’inizio il sesso era molto legato ai modelli della pornografia e ci ha messo parecchio tempo a capire che per me era proprio un’altra cosa. Mi sembrava che recitasse, gliel’ho detto e si è molto arrabbiato, poi, col passare del tempo certi modelli li ha messi da parte e abbiamo trovato un equilibrio veramente nostro. Tra l’altro né io né i miei due ragazzi siamo dichiarati e questo penso abbia contato molto perché la nostra vita affettiva era solo nostra e non doveva essere raccontata a nessun altro. C’è un solo problema che un po’ mi angoscia e un po’ cerco di tenere tutto per me, se il mio ragazzo si stancasse di me non so se sarei capace di mettermi da parte come ha fatto con me il mio primo ragazzo, penso francamente che ci starei malissimo, ma al momento attuale sono solo paure teoriche, al momento almeno mi sento veramente realizzato e penso che anche lui sia felice. Penso che nel nostro rapporto il sesso conti molto, forse troppo, non lo so, adesso va tutto bene così ma col mio ragazzo mi piacerebbe proprio avere un progetto di vita comune. Ultimamente abbiamo passato nottate intere abbracciati a raccontarci di quando eravamo piccoli e mi sono sentito felice. Qualcuno potrebbe pensare che sono cose da bambini e che non siamo ancora cresciuti, bene, lo pensi pure! Noi stiamo bene così! Adesso per me la sessualità non è più una cosa a sé staccata dalla vita reale e dico sessualità deliberatamente e non sesso. Adesso la sessualità mi sembra una cosa assolutamente ovvia, e voglio dire la sessualità a due, quella condivisa, non solo le fantasie ma il poter stare in intimità vera col mio ragazzo, ormai è una cosa che fa parte delle vita ordinaria sia per me che per lui, è il nostro mondo. Io sono gay, per la verità non ho mai avuto problemi ad accettarlo ma non avrei mai pensato che sarei riuscito veramente a realizzare una vita mia come la desideravo e invece è successo ed è successo in modo del tutto naturale, fuori di qualsiasi ambiente gay, preciso che non ho mai frequentato chat o siti di appuntamenti, i miei due ragazzi li ho riconosciuti dalle loro esitazioni, mi sento felice di essere gay e non ci rinuncerei per nulla al mondo, la mia vita ha avuto un senso perché ho trovato persone che mi hanno amato veramente. Project, un po’ del merito è anche tuo perché piano piano comincio a capire veramente che cosa significa essere veri gay. Forse non è un caso ma anche i miei due ragazzi conoscevano progetto gay. Mi farebbe piacere se tu pubblicassi la mia mail. Grazie per tutto quello che hai fatto e che continuerai a fare!

Angelo

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01/11/2011

LA VERA SESSUALITÀ GAY

Su che cosa sia la sessualità gay ci sono in giro molte leggende metropolitane basate su cose che con la vera sessualità gay non c’entrano nulla, come la pornografia o le improbabili analogie con i comportamenti sessuali etero, come se la sessualità gay fosse una specie di brutta copia della sessualità etero. Nella sessualità etero, che è una sessualità di complementarità, esistono atti (la penetrazione vaginale) senza i quali un rapporto sessuale non è neppure tale, la distinzione tra preliminari  e atto sessuale vero e proprio ha un significato biologico in termini di procreazione, i ruoli sono essenziali perché un uomo e una donna sono sessualmente differenziati. In un rapporto tra ragazzi, cioè in un rapporto omosessuale, nell’altro non si cerca una complementarità, lo si ama perché lo si sente simile a sé da tutti i punti di vista, non si cerca il sostituto di una donna, non ha alcun senso parlare di ruoli e non ha alcun senso pensare che ci sia un comportamento senza il quale il rapporto sessuale non è più tale. La pornografia tradizionale veicola concetti molto diversi da quelli appena espressi. Proviamo a chiederci il perché. Tra la definizione di “gay come ragazzo che si innamora di ragazzi” che è quella che qui nel progetto diamo per scontata e credo a ragione, e la definizione di “gay come ragazzo che fa sesso con i ragazzi”, che è la definizione comune di gay, c’è un abisso. Si tratta di due concetti molto diversi e di ragazzi che fanno l’amore con i ragazzi senza minimamente innamorarsene ce ne sono moltissimi, per loro viene prodotta la maggior parte della pornografia, e si tratta spesso di persone che hanno anche una vita sessuale etero e considerano il sesso con un ragazzo un diversivo, naturalmente queste persone tendono a riportare in un rapporto con un ragazzo modelli di comportamento tipicamente etero come l’idea che l’essenziale della sessualità sia la penetrazione o l’idea dei ruoli che è lontanissima dalla sessualità spontanea dei ragazzi che si innamorano di altri ragazzi. Quando parlo di sessualità gay non mi riferisco alla pornografia né a quello che la gente crede essere tipicamente gay ma a quello che la maggior parte dei ragazzi che si innamorano di ragazzi (cioè dei gay in questo senso) vive e desidera. Questa “vera” sessualità gay non ha nulla a che vedere con la pornografia dilagante, al punto che un ragazzo gay (nel nostro senso) in un video porno tende a vedere soprattutto la prima parte e ad abbandonare il video quando la dimensione affettiva sparisce del tutto, ma aggiungo che i video più gettonati dai ragazzi che amano veramente i ragazzi, sono video di coccole e di tenerezze sessuali, cose che in genere ai consumatori di pornografia, che fanno sesso con i ragazzi ma non li amano, appaiono prive dell'essenziale e quasi banali. In una dimensione di affettività-sessualità gay come forma di tenerezza sono proprio i gesti affettuosi che acquistano un valore enorme, anche sessuale, certo, ma di una sessualità profondamente affettiva. Per capirci, guardarsi negli occhi e scambiare un sorriso affettuoso durante un contatto fisico con un altro ragazzo, mentre ci si accarezza, anche intimamente, è una cosa che ha un significato enorme in termini di scambio affettivo. L’affiatamento sessuale, cioè il viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda è anche il segno di un affiatamento affettivo che sta alla base di quella sessualità. E poi c’è una cosa fondamentale: non conta quello che si fa, ma con chi lo si fa. Chi cerca sesso (cosiddetto gay) in una chat per andare subito al sodo mira al che cosa non al chi, vorrei dire che queste persone non sono gay ma sono solo ragazzi che fanno sesso coi ragazzi.

Il cerchio in rosso rappresenta l’insieme dei ragazzi che fanno sesso coi ragazzi, la comune definizione di gay,

Il cerchio in celeste rappresenta i ragazzi che si innamorano dei ragazzi, la nostra definizione di gay, esiste una zona comune 2 in cui la sessualità è accompagnata dall’innamoramento, una zona 1 in cui la sessualità e priva di una componente seriamente affettiva, e la zona 3 in cui ci si innamora di ragazzi ma non si hanno contatti sessuali con loro. La gente intende comunemente come sessualità gay quella della zona 1, ma la vera sessualità gay è quella della zona 2 ed è una sessualità tipicamente affettiva.

12/10/2011

GAY E RAGAZZE INNAMORATE - RIFLESSIONI

Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.
Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.
L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.
Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?
In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:
1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,
2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,
3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.
4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,
5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.
Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?
Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.
Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.

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11/10/2011

UN ALLENATORE GAY SI INNAMORA IN PALESTRA

Caro Project,
sono un ragazzo di 24 anni, mi dicono un bel ragazzo, almeno le ragazze ne sono convinte. Sono sempre stato uno sportivo a 360° dal calcio all’atletica, al nuoto, alla pallavolo. Dovrei finire gli studi in breve tempo e avviarmi verso la mia professione che con lo sport non ha proprio nulla a che fare e che, se devo essere onesto, non mi piacerà nemmeno, ma adesso sono troppo avanti per cambiare rotta. Insomma, un po’ inaspettatamente, per avere qualche soldo in tasca mi sono trovato a fare il trainer in una palestra per 24 ore alla settimana. È una cosa seria e anche faticosa, mi hanno messo in regola con tanto di contratto e mi pagano anche i contributi, cosa, penso, importantissima per uno come me che potrebbe magari aspettare anni prima di cominciare veramente a guadagnare. La palestra è grande e ha anche una piscina, in pratica è un centro sportivo di tutto rispetto. Gli allenatori sono parecchi, sia uomini che donne e poi ci sono quelli della società che vengono a vedere come lavori e sulla base di quello che fai ti spostano da un corso all’altro secondo le capacità che dimostri. Io ho cominciato con gli anziani, over 50, all’inizio avevo solo quelli, non è proprio il massimo per un allenatore e quindi li danno all’ultimo arrivato, adesso ho 12 ore con gli over 50 e le altre e altre 12 con il gruppo 18-24 anni, in pratica miei coetanei, per metà delle 12 ore si fa ginnastica generale non divisi tra ragazze e ragazzi, per l’altra metà si fa attrezzistica e potenziamento divisi per sesso. Io ho anche il compito di accompagnare i ragazzi ai campi sportivi quando vanno per qualche gara o per qualche selezione, e per questo mi pagano a parte, ma si tratta in genere di una mattina per settimana o di una mattina ogni 15 giorni. Tutto questo sarebbe normale amministrazione, si lavora e si lavora in modo molto serio e controllato e si guadagna pure, facendo una cosa che non pesa e per la quale si è portati, al punto che stavo pensando di rallentare l’impegno dell’università, che non mi piace affatto, per dedicarmi del tutto a fare l’allenatore, anche perché per un ragazzo gay l’ambiente di un centro sportivo è veramente bellissimo, coi ragazzi sto proprio bene, si crea un ambiente molto affettuoso e gradevole e poi gli ambienti sportivi non agonistici o agonistici a livello medio basso, come questo, sono tranquilli e direi pure puliti sotto tutti i punti di vista. La nudità nello spogliatoio non mi crea nessun imbarazzo, né quella altrui né la mia, ci sono talmente abituato che non mi fa più né caldo né freddo. Gli spogliatoi sono separati per sesso ma io ci posso stare pochissimo perché ho gli orari di allenamento dei vari gruppi, mi capita di starci di più nelle mattinate in cui si va allo stadio ma non c’è proprio nessun imbarazzo. La cosa di cui ti vorrei parlare è un’altra e riguarda un ragazzo di 22 anni che viene ad allenarsi con me in palestra e che mi ha messo un po’ in imbarazzo. Sono stato suo allenatore da gennaio a marzo, poi la direzione mi ha cambiato il turno e sono passato ad un altro gruppo e con altri orari. Lui lo ha saputo e ha cambiato gruppo e orari per continuare ad avere me come allenatore. Quando l’ho rivisto mi ha fatto piacere e lui mi ha spiegato che aveva cambiato perché gli venivano più comodi gli orari del mio gruppo, ma io non gli avevo chiesto nessuna spiegazione. Sono convinto che Daniele, chiamiamolo così, abbia cambiato turno proprio per restare con me. Non che mi dispiaccia, anzi, tra l’altro è anche un bel ragazzo, ma non so che fare, non so come comportarmi. Diciamocelo chiaro, è un po’ imbranato, non con le macchine e con l’allenamento, anzi, in quello è molto bravo, ma parla pochissimo, è molto schivo, si vede che quando sta con gli altri sorride ma sorride un po’ per necessità. In palestra in genere si formano coppie di amici, ma lui tende a stare da parte, anche con me parla pochissimo ma quando gli faccio i complimenti mi sorride in un modo che mi tocca molto, non è una cosa qualunque, vuole comunicare qualcosa ma io non so come fare per rompere il ghiaccio. Per il resto è tutto perfettamente nella norma, fa la doccia con gli altri, perché una volta l’ho visto “quasi” casualmente, scambia con gli altri qualche chiacchiera generica e magari va più a fondo su cose tecniche che riguardano l’allenamento. Project, che devo fare? Con Daniele mi sento in imbarazzo, ci vorrei parlare eccome ma mi sento sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Io con gli altri sono spigliatissimo, con lui no! Mi mette in crisi e credo che lui se ne renda anche conto. Solo una volta, allo stadio, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola, discorso molto lento e difficile ma molto significativo, i contenuti erano vaghi, sfuggenti, ma si notava la volontà di continuare a parlare. Il tutto è durato non più di 15 minuti, un tempo lunghissimo per Daniele. Chi è Daniele? Non lo so, di lui non so nulla. Sembra un bravissimo ragazzo e vorrei saperne molto di più. Ti dico, Project, non me ne importa niente di sapere se è gay oppure etero però mi piacerebbe molto avere un ruolo nella sua vita, anche un ruolo secondario, ma un ruolo vero. Non so dire se mi sono innamorato di Daniele, per altri ragazzi ho preso delle cotte pesanti, per Daniele no, è una cosa diversa, come faccio a spiegartelo? Vorrei che stesse bene, ecco questo è il centro di tutta la faccenda. Se ha cambiato gruppo e orari per restare con me, come io penso, un motivo ci sarà. Ultimamente c’è stata anche un’altra cosa che mi ha fatto immensamente piacere. Un giorno hanno chiuso gli impianti per dei controlli tecnici e abbiamo dovuto avvisare i ragazzi che l’allenamento era spostato e siamo stati noi allenatori a dover chiamare i ragazzi. Quando ho chiamato Daniele non è stato come quando ho chiamato gli altri, la chiamata è durata qualche secondo in più e non è stata per niente formale, gli altri in genere dicono “ah, ok, grazie!” e finisce lì, lui ha detto: “Ho capito … mi ha fatto piacere sentirti, ciao!” la voce stessa voleva comunicare qualcosa e io gli ho risposto: “Ha fatto piacere anche a me! Ci vediamo domani Dani!” Mi potresti dire che sono solo banalità e che ci sto costruendo sopra un castello ma la sensazione che ho è che non siamo affatto cose banali. Come si fa a rompere il ghiaccio in una situazione del genere? Mi sento in imbarazzo e nello stesso tempo penso che con questo ragazzo si potrebbe creare un rapporto serio, a che livello non lo so, ma una cosa come si deve, mi fa una immensa tenerezza, non è un interesse sessuale nel senso che si dà in genere a questa espressione, vorrei abbracciarlo, vorrei fargli capire che ci sono e che a lui ci penso, ma vorrei anche non essere invadente, vorrei lasciargli tutta la sua privacy. Non sono abituato a rapporti di questo genere. Con i ragazzi che ho conosciuto, anche con quelli etero, per i quali avevo perso la testa, alla fine non è stato difficilissimo arrivare ad un discorso esplicito o quasi, con Daniele è tutto in una situazione quasi di stallo, ci sono dei minimi movimenti, o almeno questa è la mia impressione: un sorriso un po’ più disinvolto, qualche incontro di sguardi (che brivido quando succede!) e poi la sua presenza fisica che comincio a desiderare, aspetto proprio le giornate quando ho l’allenamento con lui. In genere gli altri qualche volta mancano, lui non manca mai, fino adesso non è mancato nemmeno una volta. Quando facciamo ginnastica generale a gruppo misto si mette sempre in fondo sulla estrema sinistra e nei momenti prima e dopo l’allenamento non parla con nessuno né con le ragazze né coi ragazzi. Qualche ragazza ha provato a scambiare due parole con lui ma sono rimaste solo due parole. Adesso, quando lui è presente, mi sento meno disinvolto con gli altri ragazzi, come se pensassi che la cosa magari potrebbe dargli fastidio e mantengo un atteggiamento più formale. Questo significa innamorarsi? Non lo so, certo è tutto diversissimo da altre situazioni in cui mi sono venuto a trovare, è tutto lentissimo ma nonostante tutto provo uno strano senso di sicurezza, non so che fare ma ho l’idea o meglio la sensazione chiara che si tratti di una cosa importante, di un contatto di un altro tipo, forse, ma di una cosa vera, io lo so che lui c’è, di questo non ho dubbi, non so che cosa possa aspettarsi da me, ma so che per lui io conto qualcosa e forse più di qualcosa. Ho fatto di tutto per non scoraggiarlo in nessuna situazione, per fargli capire che a me farebbe piacere creare un rapporto più forte ma lui per un verso tende a sfuggire, anche se per l’altro ho la netta impressione che sia tentatissimo di fare un passo avanti. Ma, Project, esistono ragazzi gay come Daniele? Io non ne avevo mai trovati. È realmente possibile che abbia paura? E paura di che, poi? Io cerco di manifestargli prima di tutto il mio assoluto rispetto e la mia simpatia e magari di fare un passo avanti nel senso di dire due parole o di prenderci una bibita dopo l’allenamento, perché in fondo si potrebbe anche fare, non vedo che cosa dovrebbe temere. E poi se, come penso, è stato lui a fare il primo passo, cambiando gruppo, perché fare solo il primo passo e poi fermarsi? Qualsiasi cosa voglia da me avrebbe comunque senso cercare di ottenerla. Io però mi comporto con lui esattamente nello stesso modo. Mi dispiacerebbe moltissimo che si perdesse una possibilità importante solo per le reciproche paure e per di più ingiustificate. Adesso ho il suo numero, perché quando l’ho chiamato per spostare l’allenamento me lo sono salvato nel cellulare, mi piacerebbe chiamarlo o mandargli un sms, ma non lo faccio, ho paura di essere invadente. Eppure, Project, non mi sono mai comportato così, prima, non sono mai stato così esitante. Ne ho pensata una: se entro natale non è cambiato nulla, mando un sms di auguri a tutti i ragazzi del gruppo, ma a lui glielo mando diverso, un po’ più personale, almeno questo penso di poterlo fare. A quel ragazzo ci tengo, Project, certe volte sogno che si sia veramente rotto il ghiaccio e come sarebbe bello potergli stare vicino, poterlo coccolare un po’ e vedere che è contento. Chissà se sto farneticando oppure magari tra un anno le cose potranno anche andare come io vorrei. Certo è che mi ritrovo a pensare spesso a Daniele ma con affetto, con tenerezza, è un pensiero molto dolce, mi torna in mente il suo sorriso, l’esitazione della sua voce al telefono. Con gli altri ragazzi non è mai successo così, è stato tutto molto più facile e molto più rapido e soprattutto non ho mai provato lo stesso senso di tenerezza che provo per lui e comincio a pensare che in fondo quello che sto provando adesso sia proprio amore, una cosa dolcissima che non avevo mai provato prima. Project, ti ho scritto queste cose perché leggendo il tuo blog ho avuto la sensazione che tu potessi capire il senso di fondo di quello che sto vivendo adesso e poi vorrei che tu pubblicassi questa mail, pensa come sarebbe bello se Daniele leggendo il tuo blog trovasse la nostra storia! Io sogno che sia così.
Un forte abbraccio.
Allenatore innamorato

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GAY MEGLIO SOLO CHE MALE ACCOMPAGNATO

Ciao Project,
ho 35 anni, 12 anni fa ho vissuto una storia d’amore con un ragazzo etero, forse non era esattamente una storia d’amore ma ci volevamo bene e di questo ero certo, poi lui ha trovato una ragazza e si è innamorato, io ci sono stato male, ma in fondo sapevo che sarebbe finita così. Il punto non è questo. Per un paio d’anni siamo rimasti amici anche se sempre meno stretti, il fatto che fosse etero e che fosse sposato non mi metteva in crisi, sapevo che era la sua vita, poi ci siamo persi di vista del tutto per diversi anni. La scorsa settimana ci siamo incontrati di nuovo per caso, a me faceva piacere e evidentemente anche a lui. La famiglia era fuori città e siamo andati a cena insieme. Lui parlava di sé, dei successi che aveva ottenuto, io ho un lavoro qualsiasi, lui invece è lanciatissimo e guadagna un pozzo di soldi, ha una supermacchina, va in vacanza dove vanno quelli che contano ecc. ecc., tutto questo in effetti mi starebbe benissimo ma ho notato tante cose che non mi sono piaciute per niente, una tendenza ad usare qualunque mezzo pur di arrivare al risultato, una spregiudicatezza assoluta, uno direbbe la disponibilità ad ammazzare anche la madre pur di fare quattrini, e tutto questo elevato a filosofia di vita, ammannito come pillole di saggezza, uno scarso rispetto del prossimo, un’arroganza che mi dava fastidio. Ho resistito per tutto il tempo della cena, che ho pagato io prima che lui potesse farlo, poi mi ha riaccompagnato a casa e mi ha salutato come se niente fosse successo, in pratica era talmente occupato a fare il suo show che non si è nemmeno accorto che lo spettacolo non è piaciuto. A casa avevo una scatola con i ricordi della nostra storia e qualche oggetto che aveva comprato per me (un portachiavi, un disco e una penna). Ho preso la scatola e ho gettato tutto nell’immondizia e, non contento di questo, sono sceso per gettare l’immondizia nel cassonetto. Ma come ho fatto 12 anni fa ad innamorarmi di un tipo simile? Avevo proprio gli occhi foderati di prosciutto! Mi sento così contento del fatto che non fosse gay che mi viene da sorridere! Se fosse stato gay avrei potuto buttare la vita appresso a un tipo che crede di essere il padrone solo perché ha il portafoglio pieno e si vanta anche di come lo ha riempito. Dopo di lui ho conosciuto un ragazzo gay col quale, a seguito di un infinto gioco di tira e molla, non si è concluso nulla, evidentemente io non ero il suo tipo (e per la verità nemmeno lui il mio) però siamo rimasti amici. Io adesso vivo da solo in una città lontana da quella della mia famiglia, l’inverno scorso sono stato male, con la febbre alta e lui veniva a casa a portarmi il pranzo e lo ha fatto per una settimana, beh se devo fare i dovuti paragoni, quello che mi dispiace è che con lui non sia stato possibile costruire niente di più di un’amicizia, io, anche senza un grande trasporto, penso che con lui sarei stato bene, lui con me non lo so. Insomma per fortuna certe storie finiscono presto, altrimenti si rischierebbe di finire nei guai, perché forse le persone cambiano e forse, molto più probabilmente, l’amore rende proprio incapaci di vedere e di capire chi realmente si ha di fonte.
Project, questo è solo uno sfogo ma, se vuoi, pubblicalo, potrebbe forse servire a mettere in guardia qualcuno e a fargli tenere gli occhi aperti!
Un caro saluto.
Umberto76

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10/10/2011

ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.

Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.

I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.

Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.

Come in tutti i problemi di carattere psicologico, una volta individuata la causa, si comincia un lavoro di razionalizzazione e di presa di coscienza che parte dal fornire innanzitutto una visione realistica della omosessualità e, in particolare, di quella dei gay non dichiarati, che pur essendo invisibili, costituiscono la grande maggioranza degli omosessuali. Credo che tutti i gay abbiano chiara coscienza del fatto che ancora oggi, nel 2011, è estremamente difficile trovare informazioni serie sul tema e ancora più difficile è che la televisione affronti questi problemi fuori della logica del gossip. In pratica, per un gay non dichiarato, trovare notizie serie su come vive la maggioranza non dichiarata dei gay è quasi impossibile. La priorità va data quindi ad una informazione seria sul tema della omosessualità non in astratto, ma come rappresentazione di vissuto reale, perché solo così emerge il concetto di “omosessualità come normalità”. È ovvio che questo concetto non la lo stesso supporto sociale che ha l’idea di “eterosessualità come normalità” e quindi, per un gay non dichiarato, tanto più se molto chiuso nel proprio ambiente, l’idea di “omosessualità come normalità” non è affatto facile da interiorizzare. Molti gay, e lo dico con rammarico, sono tuttora convinti che la loro sessualità abbia qualcosa di intrinsecamente patologico, ed è proprio su questo che bisognerebbe lavorare prima che su qualsiasi altra cosa. Come si fa a rendersi conto che la omosessualità è una condizione normale di vita? Certamente le affermazioni di principio lasciano il tempo che trovano, c’è invece una strada naturale per arrivare a quella conclusione ed è avere la possibilità di conoscere ragazzi gay non dichiarati che vivono tranquillamente la loro vita, in coppia o no, ma la vivono serenamente dando alla loro omosessualità il senso non di una condanna ma di un valore che connota profondamente l’identità personale e dal quale non ci si vorrebbe staccare per nessun motivo. Permettetemi un esempio che potrebbe risultare strano per un gay ma in fondo è significativo: se una persona ha in mente che i cani sanno solo mordere c’è un solo modo per convincerla che con un cane si può avere un rapporto affettivo profondo ed è mostrare a quella persona come si può giocare con un cane e coinvolgerla direttamente nel gioco. La paura pregiudiziale si supera solo attraverso l’esperienza che dimostra che si tratta appunto di effetto di pregiudizi.

Per un ragazzo che non ha mai avuto amici e, a maggior ragione, non ha mai avuto amici gay, poter parlare con dei ragazzi gay in tutta tranquillità, con la garanzia dell’anonimato, rappresenta una svolta epocale. I pregiudizi cadono progressivamente attraverso la creazione di rapporti di amicizia. Ci vorrà un po’ di tempo ma alla fine ci si arriva.

Il muro della solitudine che rappresenta la prigione di questi ragazzi si sgretola quando essi si rendono conto di non essere soli, che ci sono moltissimi ragazzi che hanno vissuto e vivono tuttora problemi molto simili ai loro, che con quei ragazzi è possibile stringere rapporti di amicizia vera che non è finalizzata ad altro che allo stare entrambi meglio. Ogni forma di amicizia è uno scambio affettivo bilaterale.

Sono profondamente convinto sulla base dell’esperienza, e Progetto Gay me ne ha date molte conferme, che da soli non si sta bene, per stare bene bisogna sentirsi inseriti  in una rete di rapporti affettivi seri, come quelli della famiglia, delle amicizie e anche ma non esclusivamente quelli con il proprio ragazzo.  Le amicizie gay tendono a ricostruire l’immagine della omosessualità nella mente di un ragazzo che l’ha sempre vista come un disvalore. Le amicizie si possono costruire anche in chat, e possono benissimo non essere cose banali ma, ovviamente, le amicizie che si concretizzano in una conoscenza e in una frequentazione personale, anche se episodica, hanno certamente ben altro peso. Bisogna che i ragazzi che devono ricostruire la loro immagine della omosessualità si rendano conto che tutto questo non solo è possibile ma è addirittura facile. Capita che con i ragazzi del Progetto ci si incontri per una pizza o per una passeggiata in città, gli argomenti affrontati sono lo studio, il lavoro, la vita sociale, la politica,l’attualità e “anche”, se capita, qualcosa che ha a che vedere con l’omosessualità, che non è certamente l’argomento centrare della conversazione. La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola. Amicizia significa poter passare una serata tranquilla tra amici, sapere che non si è soli, che gli altri ragazzi condividono con noi aspetti fondamentali della vita.

Vorrei riportare qui la mia esperienza diretta nel parlare con questi ragazzi. L’impressione che ho riportato pressoché sempre è di un forte disagio iniziale, come se si facesse forza a se stessi per portare avanti la conversazione, ma una volta rotto il muro della iniziale diffidenza il dialogo diventa serissimo e si capisce che corrisponde ad una esigenza profonda e repressa per moltissimo tempo. In pratica attraverso msn questi ragazzi si rendono conto che la realtà gay è una cosa seria della quale non si deve avere paura, che con un gay si può parlare benissimo e, anzi, è in grado di capirti come altri non potrebbero fare, parlo in particolare di psicologi o psicoterapeuti che non sono omosessuali e che trattano anche di omosessualità a livello professionale. Osservo spesso che questi ragazzi tendono ad accentuare molto il peso di questioni che non sono di fatto i problemi di fondo di un gay, tendono ad andare indietro nel loro passato alla ricerca della causa della loro omosessualità e si stupiscono quando cerco di mettere in chiaro che bisognerebbe ricercare invece la causa della rimozione della loro omosessualità.

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08/10/2011

INTERVISTE SULLA SESSUALITA' GAY IN VERSIONE MULTILINGUE

Dopo un lavoro tutt’altro che trascurabile, sono finalmente riuscito a mettere in rete le INTERVISTE DI PROGETTO GAY in versione multilingue. 
È ora possibile scorrere integralmente il sito delle interviste e leggere le schede sulla base del numero d’ordine ed è possibile farlo in tutte le lingue, ma non solo, è anche possibile compilare il test nella propria lingua (anche diversa dall’Italiano). Ciò che è fondamentale è che, in qualunque lingua siano scritte, le schede appariranno tradotte nella lingua dell’utente. Per esempio, se un utente americano compila il questionario in Inglese, un utente spagnolo leggerà quella scheda direttamente in Spagnolo. E’ altresì possibile accedere alla tavola di ricerca tra le interviste, che viene presentata nella lingua scelta da chi effettua la ricerca. Siccome al momento tutte le schede sono in Italiano, le parole (o parti di parole) da inserire nei campi per effettuare la ricerca devono essere in Italiano, ma se ci fossero molte schede in Inglese o in Spagnolo si potrebbero inserire anche nella tavola di ricerca parole o parti di parole in quelle lingue, in questo caso però la ricerca sarebbe limitata alla sola lingua inglese o alla sola lingua spagnola. In questo modo il sito delle interviste online è veramente e totalmente internazionale. Limitazioni esistono solo per l’inserimento (non per la lettura) di interviste in lingue che non utilizzano l’alfabeto latino, questo perché la codifica del DB è unica ed è basata sull’alfabeto latino. Cercherò ora di dare la massima diffusione al nuovo sito su tutti i vecchi linck relativi alle interviste online di Progetto Gay. Siccome il programma è modulare è funziona per un qualsiasi numero di domande, è ormai facilissimo creare nuovi test, è sufficiente, una volta per tutte, prima di caricare il programma sul server, settare un solo parametro relativo al DB. Quindi, se avete da proporre altre interviste di reale interesse per i gay mandatemi una mail:  

28/09/2011

GAY PROJECT INTERNATIONAL

 

GAY PROJECT INTERNATIONAL

Read and browse Gay Project sites in youR language

GAY PROJECT SITES

IN YOUR LANGUAGE

 

GAY PROJECT FORUM
GAY PROJECT BLOG
GAY STORIES BLOG
GAY STORIES AND MORE
GAY PROJECT SITE When you open the home page on the right below you can find the “translate” button to translate pages in a lot of languages.
GAY PROJECT CHAT Mibbit device allows you to use the online translator to read and write directly in your own language.

If your language is not among those specifically listed above, no fear, click on the link to English and then, in the upper part of the page, choose the language in which you want to read the site.  

26/09/2011

READ GAY PROJECT FORUM IN YOUR OWN LANGUAGE

GAY PROJECT FORUM
IN YOUR OWN LANGUAGE
Dear friends of Gay Project who reside outside of Italy, Gay Project gives you a new and exciting opportunity, you can now directly read the Gay Project Forum in you own language. Pages will appear automatically translated into your language. In practice it is as if the Forum was fully written in your language.
Allowed Languages: Arabic, Bulgarian, Catalan, Czech, simplified Chinese, traditional Conese, Korean, Danish, Hebrew, Estonian, Finnish, French, Japanese, Greek, Haitian, Hindi, Indonesian, English, Italian, Latvian, Lithuanian, Norwegian, Dutch, Polish, Portuguese, Romanian, Russian, Slovak, Slovenian, Spanish, Swedish, Thai, German, Turkish, Ukrainian, Hungarian, Vietnamese.
If your language is not included among those linked explicitly below, no fear, click on the link to the Forum in English and then, in the upper part of the page, choose the language in which you want to read the forum.  
Gay Project Forum - English
Dear friends of Gay Project who reside outside of Italy, Gay Project gives you a new and exciting opportunity, you can now directly read the Gay Project Forum in English. Pages will appear automatically translated into English. In practice it is as if the Forum was fully written in English.
Chers amis de Projet Gay qui résidez au dehors de l'Italie, le Projet Gay vous offre une nouvelle et passionnante possibilité, vous pouvez maintenant lire directement le Forum Projet Gay en Français, faisant défiler les pages qui vont apparaître automatiquement traduites en Français. Dans la pratique, c'est comme si le Forum avait été entièrement écrit en Français.
Queridos amigos de Proyecto Gay que residen fuera de Italia, el Proyecto Gay ofrece una oportunidad nueva y excitante, ahora se puede leer directamente el foro del proyecto Gay en Español desplazándose a través de las páginas que aparecerá automáticamente traducido en Español. En la práctica es como si el foro fue escrito totalmente en Español.
Liebe Freunde der Gay Projekt, wenn Sie nicht wissen Italienisch, Gay Projekt bietet eine neue Chance und spannend, können Sie jetzt direkt lesen Sie die Gay Projekt Forum in Deutsch. Die Seiten werden automatisch ins Deutsch übersetzt. In der Praxis ist es, als ob das Forum wurde komplett in Deutsch verfasst
 
Queridos Amigos do Projeto Gay que residem fora da Itália, o Projeto Gay oferece novas e excitantes oportunidades, agora você pode ler diretamente o Fórum Projeto Gay em Português percorrendo as páginas que aparecerão automaticamente traduzido em Português. Na prática, é como se o Fórum foi totalmente escrito em Português.
 Cari amici di Progetto Gay, è ora possibile leggere l'intero Forum di Progetto Gay in moltissime lingue. Ciascuno potrà navigare tranquillamente tra le pagine che appariranno tutte direttamente nella lingua da lui scelta. In pratica, per l'utente straniero è come se il forum fosse stato scritto tutto nella sua lingua.
 

25/09/2011

RAGAZZI GAY E FANTASIE SESSUALI INTERGENERAZIONALI

Caro Project,
volevo ringraziarti per tutto quello che fai, adesso mi sento veramente meglio. Ti ho fatto perdere la nottata in chat ma ho capito tante cose. Hai ragione, essere gay non è una questione solo di sesso e cercarsi il ragazzo non deve diventare una fissa, c’è bisogno di tante altre cose. Non avevo mai parlato di cose intime come ne abbiamo parlato ieri ma è stato tutto facilissimo. Per un ragazzo può essere imbarazzante perché uno è abituato a pensare a certe cose solo come pornografia, insomma come una cosa che non si dovrebbe fare e che se la fai te ne devi vergognare e non ne devi parlare con nessuno, hai paura di essere giudicato male, di essere considerato uno che non vuole crescere. E poi non potevo parlare di queste cose con nessuno. Mia madre non l’ho mai sentita parlare di sesso in nessuna circostanza e mio padre nemmeno. Parlare con un sacerdote magari in confessione, ma nemmeno ti stanno a sentire. Col medico amico di famiglia non è pensabile. Con gli amici finisce in barzelletta e in battute cretine. A 21 anni non avevo mai, e dico mai, parlato di queste cose seriamente. Mi sono fatto sempre un sacco di complessi con una parola che è stata un po’ la mia tortura dai sedici anni in poi, la parola è “normale”. È normale quello che faccio? Se reagisco così è normale? Ecc. ecc.. Poi l’idea fissa di avere un ragazzo pure se non sono innamorato di nessuno. Avere un ragazzo per fare sesso con lui, perché questo è “normale” mentre farsi le seghe “non è normale”, è una cosa da ragazzini, roba così. E penso che se non fossi capitato sul tuo blog avrei finito per cercarmi un ragazzo comunque proprio per cercare di essere “normale” almeno come gay. Non mi sono mai posto il problema se essere gay fosse o non fosse normale, diciamo che per me non lo era, ma era il mio modo di essere e ho finito per accettarlo, anche perché l’idea di andare con una ragazza per me non esiste proprio, non ce la farei a nessun livello. Non ho mai pensato a una ragazza in termini sessuali e anche come amiche, così, a livello superficiale va bene, ma come amicizia vera, cioè che puoi dire tutto proprio con una ragazza non ci riuscirei, perché una ragazza certe cose le capisce da fuori, magari le capisce da fuori anche un ragazzo etero ma è già un’altra cosa. Ho sempre visto il fatto di essere gay come una questione solo sessuale, o meglio, ho cercato di svalutare al massimo i sentimenti verso altri ragazzi o, meglio ancora, verso i non più ragazzi, perché la mia ossessione di non essere normale, me lo hai fatto capire ieri sera, è proprio legata al fatto che mi innamoro di uomini adulti e questo non l’ho mai considerato “normale”. Non sai quante volte mi sono detto che sarei rimasto solo tutta la vita perché gli uomini che mi piacciono non si sarebbero mai interessati a me. Prima di tutto sono in pratica tutti etero, sono pure sposati e poi mi considererebbero un ragazzino non cresciuto. Ho cercato in tutti i modi di interessarmi ai miei coetanei ma mi sembrano superficiali, anche i gay per quello che ne so, perché non ne conosco di persona. Degli uomini adulti mi innamoro proprio, anche sessualmente, ed è questo che non mi sembra normale, penso che magari se un uomo adulto si innamora di un ragazzo in fondo può essere normale ma il contrario proprio non riseco a vederlo come una cosa normale e invece è proprio quello che mi succede, con i miei coetanei non riesco a creare un rapporto vero e non ci provo nemmeno. Ieri notte per la prima volta, parlando con te del fatto che mi innamoro di uomini molto più grandi di me, mi è sembrato che la cosa non fosse “anormale”, almeno in un certo senso, che fosse una cosa di cui non ci si deve vergognare, come dire che la mia sessualità ha una dignità, ha un valore anche se è strana, alla base ci sono sentimenti veri e non perversioni. Non sai quanto mi mette in difficoltà il fatto che mi considero uno non normale, cioè non normale nemmeno come gay. Io penso che un ragazzo gay normale se si innamora di un altro ragazzo e ci fa le sue fantasie e si masturba pensando a quel ragazzo non si sente in colpa per questo, ma quando mi vengono intesta fantasie sessuali su uomini adulti (in pratica ho solo quelle) e mi lascio andare a masturbarmi pensando a queste cose mi sento uno schifo, è come se fosse la conferma del fatto che non sono normale e che una vita mia con un’altra persona non ce l’avrò mai. Queste cose ti scavano dentro, soprattutto sento che mentre gli altri ragazzi gay possono cercarsi un ragazzo, possono in qualche modo pensare ai loro desideri e a metterli in pratica, io non ci posso pensare, per me non ci sarà mai nulla. Un uomo adulto con me o ci si metterebbe per fare solo sesso o non mi prenderebbe proprio sul serio, mentre io ho bisogno di un affetto serio, cioè ho bisogno non di uno che abbia pena di me o che mi consideri come una gioco sessuale ma di uno che mi prenda sul serio e sarei disposto a fare di tutto per un uomo così. Parlare di queste cose non è facile e in pratica me le sono tenute sempre dentro. Ieri notte, parlando con te, mi sono sentito rispettato, trattato come non pensavo che fosse possibile. Ieri in effetti abbiamo cominciato a parlare di cose legate alla sessualità ma poi siamo finiti a parlare di altro, della mia famiglia, dei rapporti che ho con i miei genitori e di come vorrei che fossero e mi sono sciolto parecchio, siamo stati a parlare quasi fino all’alba, il tempo è passato e non me ne sono accorto. Ho bisogno di parlare, di buttare fuori tutto quello che mi sono tenuto dentro per anni. Tu dici che spesso da situazioni come la mia se ne viene fuori e che col tempo arriva anche un interesse sessuale verso i coetanei, però su questo ho i miei dubbi e penso che tu me lo abbia detto un po’ come consolazione, però mi fa piacere che tu me lo abbia detto perché conosci queste cose e potresti anche avere ragione. Certe volte penso che con queste cose mi sto fissando e che potrebbe essere anche tutta una nevrosi, però per me la sessualità è quella. Ieri notte mi sono sentito a mio agio, pensare e vedere in concreto che parlare di sé in modo molto diretto è possibile e che è possibile anche essere ascoltati e capiti trasmette tanta serenità. E poi da tante cose che mi hai raccontato non mi sono sentito solo sulla terra, non mi sono sentito l’unico “anormale”. È bellissimo pensare che la mia vita possa realmente essere vissuta! Non so se sarà realmente così ma mi sento meno in trappola, è come se il futuro mi potesse portare anche cose positive. Grazie Project per aver messo su il progetto, non sai quanto una cosa del genere sia importante. Spero di risentirti quando avrò un po’ più di tranquillità, adesso sono anche occupatissimo per gli esami che stanno arrivando ma passerà anche questo periodo di superlavoro.
A presto.
p. s. Se vuoi pubblica questa mail, non so che effetto potrà fare a chi la legge ma quello che ti ho scritto è tutto vero.

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17/09/2011

RAPPORTI SESSUALI GAY-ETERO TRA DUE RAGAZZI

In questo ultimo periodo ho ricevuto alcune mail concernenti tematiche molto importanti, attinenti alla sessualità gay di coppia. Si tratta di mail estremamente serie che mi spingono ad affrontare il discorso in modo sistematico.
Molti ragazzi gay, prima di avere piena coscienza di essere gay o prima di accettarsi del tutto, hanno avuto esperienze sessuali etero, e spesso hanno continuato ad avere rapporti con ragazze anche dopo avere avuto piena consapevolezza di essere gay, non è quindi il mero fatto di avere rapporti sessuali etero a qualificare quei ragazzi come etero. Spessissimo la presa di coscienza della propria sessualità gay è legata al fatto che la sessualità spontanea della masturbazione è orientata verso i ragazzi anche quando la sessualità di coppia è etero. Quando un gay cerca una ragazza la sceglie in genere priva di esperienze, in modo che non possa fare confronti tra il suo comportamento sessuale e quello di altri ragazzi. Mettiamoci ora dal lato della ragazza. È evidente che in un rapporto sessuale con un ragazzo gay una ragazza, che abbia un minimo di esperienza della sessualità etero, avverte qualcosa di incerto, di esitante, avverte un cedere del ragazzo alle sue insistenze più che un desiderio sessuale primario. Qui è il punto. Un gay può anche, in certe situazioni molto particolari provare interesse sessuale e anche eccitazione per una donna al punto di arrivare ad avere rapporti sessuali soddisfacenti, ma quella non è la sua scelta primaria, le sue fantasie sessuali restano gay, la sua masturbazione resta gay spesso al 100%. Per un gay questo ragionamento, applicato ai rapporti sessuali con una ragazza non fa una grinza: il ragazzo è e resta gay, ha rapporti eterosessuali più o meno soddisfacenti, la ragazza se non è molto interessata al sesso può anche accettare le cose in questi termini, ma un discorso per molti versi simmetrico a quello appena fatto si può applicare anche ai rapporti sessuali tra un etero e un gay. Voglio dire che presupporre che un ragazzo che faccia sesso con un ragazzo sia necessariamente gay è esattamente come presupporre che un gay che fa sesso con una ragazza sia necessariamente etero, cose che, entrambe, non reggono. Come un gay in certe circostanze può provare interesse sessuale per una ragazza, così un etero, in certe circostanze, può provare interesse sessuale per un ragazzo. Quell’etero resterà etero anche se avrà contatti sessuali con un ragazzo, la sua sessualità primaria, la sua masturbazione e le sue fantasie sessuali resteranno dirette verso le ragazze anche al 100%. Nel caso appena descritto di un etero che ha rapporti sessuali con un ragazzo gay, mettiamoci dalla parte del ragazzo gay, è ovvio che il ragazzo gay avvertirà che l’interesse sessuale che il ragazzo etero manifesta verso di lui non è simmetrico al suo, perché la sessualità del ragazzo etero si è strutturata negli anni su altre fantasie erotiche che vengono estese al campo gay ma non sono originariamente gay.
Intendo dire che, mentre è ormai abbastanza pacifico che un gay possa avere rapporti sessuali con una donna, non è altrettanto pacifico che un etero possa avere rapporti sessuali con un ragazzo, e anzi, si dà quasi per scontato che un ragazzo che faccia sesso con un altro ragazzo sia gay. Ma di etero che hanno rapporti sessuali anche con ragazzi ce ne sono e non pochi. Ai gay sembrano gay ma non lo sono, la loro sessualità primaria è orientata verso le ragazze. Esattamente come un ragazzo che faccia sesso con una ragazza può apparire etero a quella ragazza ma non è affatto detto che lo sia.
Tanto premesso vengo all’argomento centrale del post. Accade spesso che un ragazzo gay si innamori di un amico, dichiaratamente etero e, piano piano, a forza di insistenze, riesca ad indurlo ad avere contatti sessuali con lui. Questa cosa che, nell’attesa, appare al ragazzo gay un momento esaltante, quando si realizza manifesta tutti i suoi lati deboli. Il gay avverte qualcosa di anomalo, di originariamente non gay, di non corrispondente alle fantasie sessuali tipiche di un ragazzo gay, cioè alle sue fantasie sessuali. Il primo elemento che suona stonato per un gay è il disinteresse del proprio compagno per il pene del partner, o un interesse debole indotto solo dal non voler apparire disinteressato. Il ragazzo etero non masturba il ragazzo gay mentre si fa masturbare da lui, il ragazzo etero è disponibile al sesso orale ma solo se praticato sul suo pene mentre è estremamente riluttante se si tratta di scambiare i ruoli. Ma non solo, il rapporto sessuale si concentra su quello che il ragazzo gay ha di meno maschile, in pratica il gay si rende conto di non costituire l’interesse sessuale primario del suo partner, continua tuttavia a considerare il suo partner un gay strano piuttosto che un etero. Aggiungo che spesso, dopo contatti di questo genere il gay cerca di insistere per creare altre occasioni di incontro mentre l’etero manifesta forti resistenze. Se ne deduce che sarebbe il caso di mettersi in mente che come ci sono i gay che vanno anche qualche volta con le ragazze, così ci sono gli etero che vanno anche qualche volta con i ragazzi ma restano etero a tutti gli effetti, il che significa che per costruire un rapporto serio con un gay manca una reciprocità di fondo e gli interessi sessuali primari non sono compatibili. Rendersi conto di questo, per un gay, è spesso difficilissimo e doloroso, perché si tratta di capire che una storia che sembrava giunta all’apice, di fatto, non è neppure una storia e che la fantasia si è proiettata troppo lontano. La sessualità per essere realmente soddisfacente deve essere condivisa in modo profondo, l’equilibrio sessuale di una coppia gay si basa sulle affinità sessuali, ossia su un insieme condiviso di desideri sessuali e di fantasie. I ragazzi gay avvertono molto nettamente quanto i ragazzi etero abbiano archetipi sessuali diversi dai loro e quanto diversa sia la sessualità etero dalla loro e lo avvertono anche solo parlando con i loro amici etero. Quando invece si arriva a un rapporto sessuale gay-etero tra due ragazzi preceduto da mille aspettative e da mille proiezioni e ci si rende conto solo al momento del vero contatto sessuale che c’è qualcosa che non va per il verso giusto, la disillusione è profonda al punto che si oscura la realtà e si evita di ragionare. L’espressione: “abbiamo fatto sesso insieme quindi non può essere etero anche se lui lo ripete sempre” è del tutto sovrapponibile a frasi analoghe che le ragazze innamorare dei gay usano per sostenere che il loro ragazzo è etero.
I meccanismi attraverso i quali si arriva a un rapporto gay-etero tra due ragazzi è del tutto analogo a quello che porta un ragazzo gay a stare con una ragazza. Si parte dell’amicizia, spesso sessualizzata da una parte sola (il ragazzo gay si masturba pensando al suo amico, ma il ragazzo etero continua a masturbarsi pensando alle ragazze), poi si creano occasioni di intimità sempre più spinta che per il ragazzo gay appaiono come chiaro segno che l’altro è gay mentre al ragazzo etero appaiono solo come forme di amicizia stretta e nulla più, si arriva spesso a situazioni parasessuali, docce in comune in ambienti sportivi, nudità casuale senza imbarazzo e simili, alle quali il gay attribuisce molto significato e che per l’etero sono cose del tutto insignificanti, e così si può arrivare anche ad un rapporto sessuale che per l’etero è accettabile proprio perché non lo vede come una conversione gay (e non lo è di fatto) ma come una cosa qualunque, magari come una forma di generosità verso un amico che ne ha bisogno.
Per costruire una storia seria non basta certo che due ragazzi siano gay, quella è solo una condizione necessaria, non sufficiente, ma è appunto una condizione necessaria, deve trattarsi realmente di due ragazzi gay e il fatto che tra quei due ragazzi siano intercorsi contati sessuali nulla dice sul fatto che siano entrambi realmente gay. L’orientamento sessuale non è una questione di comportamenti ma di pulsioni e di desideri.

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15/09/2011

AMICIZIA E INNAMORAMENTO GAY IN CHAT

Questo post mira a chiarire alcuni punti focali dei rapporti virtuali (chat, e-mail e forum) che possono crearsi tra ragazzi gay. Sulla definizione dell’amore e dell’amicizia in termini generali sono stati scritti moltissimi libri e non è mia intenzione discutere dei massimi sistemi ma, se alla parola amore si vuole dare una connotazione che non sia eccessivamente astratta, si deve presupporre che un innamoramento non possa ridursi ad una affinità intellettuale o ad una condivisione di valori morali ma debba necessariamente comportare un coinvolgimento fisico-fisiologico che coinvolga in modo profondo la sessualità.

A questo punto una osservazione è d’obbligo. Quando, nella vita reale, un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo, l’innamoramento non parte dai livelli intellettuali o dalle possibili affinità elettive ma dall’attrazione fisica, ossia da tutto un insieme di fattori che dipendono dalla fisicità dell’altro: il sorriso, la prestanza fisica, la voce, gli atteggiamenti corporei, la tendenza ad un comportamento più o meno seduttivo. Questo è talmente vero che spessissimo i ragazzi gay si innamorano di ragazzi etero lontanissimi da loro sotto ogni aspetto, ma capaci di incarnare “fisicamente” il loro ragazzo ideale. Se un ragazzo ci appare fisicamente attraente cominciamo a farci domande su di lui e a voler cercare una prossimità anche in termini di dialogo, in pratica ci interessiamo a quel ragazzo. Questo meccanismo dell’innamoramento, che è tipico della vita reale, non si può realizzare attraverso internet dove tutto resta comunque staccato dalla dimensione fisica. In queste situazioni interviene un meccanismo proiettivo che ci fa immaginare il ragazzo col quale stiamo parlando in chat secondo le nostre categorie.

Mi fermo un attimo a chiarire che cosa sia un meccanismo proiettivo e quanto possa essere condizionante partendo da un esempio concreto. Alla pagina http://esserein2.wordpress.com/2011/09/14/triangolo-bdh/ di un sito che appare per ogni altro verso di orientamento etero, si legge una storia non sessualmente connotata, cioè che non presenta nel testo nessun elemento che permetta di chiarire con certezza se uno dei protagonisti sia un ragazzo o una ragazza (mancanza di pronomi come lui o lei, mancanza di participi passati o di aggettivi concordati al maschile o al femminile). Il testo quindi, di per sé, è neutro. Quando quella storia viene letta da un ragazzo etero, quel ragazzo la interpreta secondo le sue categorie e la legge come la storia di una ragazza che ha due ragazzi che la desiderano entrambi. Quando invece quella storia è letta da un ragazzo gay la lettura non è affatto così automatica e si arriva spesso a notare che il testo non è sessualmente connotato, cosa che ad un ragazzo etero sfugge pressoché sempre. Su questa base si possono costruire test proiettivi per la determinazione dell’orientamento sessuale che hanno una discreta affidabilità. La lettura proiettiva è in fondo la ragione del fascino della letteratura o del cinema perché ci proiettiamo nelle vicende e le interpretiamo secondo il nostro vissuto.

Uno scambio di mail, una conversazione in chat o un dialogo su un forum creano un testo, anzi costruiscono un testo a quattro mani. Quel testo ha le caratteristiche della letteratura, ancora più accentuate dal fatto che è costruito a quattro mani, è cioè il luogo di elezione per le letture proiettive ma mentre nella lettura proiettiva di un libro non si mira alla costruzione di un rapporto interpersonale e tutto resta interno alla mente del lettore, negli scambi via internet la tendenza proiettiva deve prima o poi fare i conti col fatto che dall’altra parte c’è un altro ragazzo con le sue proiezioni sulla stessa conversazione. C’è in buona sostanza il rischio dell’equivoco, aggravato dal fatto che molte conversazioni in chat restano a livelli estremamente sublimati e simbolici e quindi estremamente aperti alle interpretazioni proiettive. L’instaurazione di meccanismi proiettivi importanti nei contatti via internet può essere così determinante da portare addirittura a mettere da parte l’idea di una conoscenza personale tra i due interlocutori che potrebbe interrompere o distruggere il meccanismo proiettivo che di per sé è almeno apparentemente gratificante.

Aggiungo che spesso nei colloqui in chat tra ragazzi gay è comune in meccanismo della “deriva del linguaggio amoroso” cioè del progressivo e automatico lasciarsi andare ad un linguaggio che assomiglia sempre di più ad un linguaggio amoroso, questo significa che non affatto raro che finiscano per parlare come due innamorati due ragazzi che non si sono mai incontrati di persona. L’investimento affettivo in questi meccanismi è spesso molto alto e la dimensione proiettiva è tale che il rischio che la conversazione sia solo lo spunto per la costruzione di storie che esistono solo a livello proiettivo è molto concreto. In buona sostanza ci si crea un interlocutore a nostra misura, completando proiettivamente gli elementi reali (spesso scarsi e di incerto significato) che emergono dal dialogo reale. Questo è tanto vero che si arriva ad innamorarsi di un etero, interpretando ogni minimo elemento che non appaia etero al 100% come il segno di una possibile omosessualità e si svalutano del tutto quegli elementi, pure ben chiari, che dimostrano che non si tratta affatto di un gay. Ma devo sottolineare che il meccanismo opera anche nei rapporti tra ragazzi gay, cioè tra ragazzi che sanno con certezza che l’altro è gay. Il meccanismo proiettivo giunge al punto di attribuire all’altro una fisicità presupposta, cioè di incarnarlo in una immagine che rappresenta il nostro ragazzo ideale. Si arriva al punto che l’immagine proiettiva dell’altro viene caricata anche di valenze sessuali e si prova un trasporto sessuale niente affatto superficiale per un ragazzo che non si è mai incontrato. In pratica ci si innamora anche sessualmente di un personaggio che al 90% è creato dalla nostra fantasia proiettiva che gli attribuisce anche una fisicità secondo quello che noi desideriamo. La deriva del linguaggio amoroso poi fa il resto e dà la netta impressione che si stia costruendo una vera storia d’amore. Ma in tutto questo c’è un errore di fondo, in pratica il meccanismo naturale che porta dall’attrazione fisica all’innamoramento affettivo è del tutto stravolto.

Bisogna ricordarsi che per innamorarsi nel senso vero della parola il coinvolgimento fisico-fisiologico è indispensabile ma deve essere rivolto ad una persona reale, non ad una immagine creata dalla fantasia proiettiva. Alcuni surrogati della presenza fisica, come le foto o la videocamera non possono in nessun modo sostituire la presenza fisica stessa che è e resta l’elemento necessario dell’innamoramento vero, intendo dire che senza la presenza fisica e senza un’autentica forma di coinvolgimento fisico-fisiologico non esiste innamoramento.

Vorrei mettere in guardia i ragazzi che si conoscono in chat dal lasciarsi andare alla deriva del linguaggio amoroso che non fa che creare aspettative che possono poi essere del tutto distrutte anche da un brevissimo incontro nel quale ci si rende conto che le nostre proiezioni non avevano nulla in comune con la realtà e che il discorso (ma solo il discorso) è andato avanti a ruota libera, ben oltre la realtà. È in genere molto facile lasciarsi andare in chat a grandi discorsi, a dire “ti voglio bene” e anche “ti amo” senza che alla base ci sia qualcosa di concreto ma è molto difficile ridimensionare queste affermazioni dopo, quando ormai hanno creato aspettative consolidate che la conoscenza personale diretta ha contraddetto. A questo punto, se quando ci si conosce di persona la disillusione è reciproca, tutto sommato, il problema si risolve facilmente perché vengono meno contemporaneamente le aspettative da tutte e due le parti, ma se uno dei due resta disilluso e l’altro invece si sente anche fortemente attratto fisicamente le dissimmetrie diventano molto forti e le situazioni diventano difficili da gestire.

In chat o via e-mail, cioè senza conoscenza personale diretta, è invece possibilissimo e, direi, assai mano rischioso, creare dei rapporti di amicizia, che sono molto meno condizionati da meccanismo proiettivi rispetto alle possibili storie d’amore. Noto che la tendenza spontanea dei ragazzi è quella di cercarsi il ragazzo, l’innamorato, piuttosto che uno o più amici veri in chat, ma gli strumenti informatici sono molto più adatti alla creazione e al mantenimento di amicizie che alla creazione di storie d’amore. Come buona norma di prudenza direi che sarebbe bene riservare discorsi con forte connotazione affettiva solo a persone che si siano effettivamente conosciute anche fuori dalla chat o dal forum, cioè che siano conosciute di persona. E qui interviene una riflessione importante. Incontrarsi “in due” nella vita reale dopo essersi conosciuti in chat, dà a quell’incontro una connotazione affettiva molto forte e lo fa apparire come un passo verso la costruzione di una storia importante e reciproca. È per questo che in genere è meglio costruire rapporti che partano dall’amicizia, dal vedersi in gruppo, cioè da rapporti che non creino troppe aspettative che potrebbero trasformarsi in disillusioni. L’amicizia è sempre e comunque il primo passo, se la presenza fisica è coinvolgente e incoraggiante allora può avere senso fare un passo ulteriore, altrimenti l’amicizia resta e non viene compromessa dal fatto che non ne segua una storia con un maggiore coinvolgimento perché non sono state alimentate aspettative al buio.

Vorrei concludere che la rete (usata con la massima prudenza, per carità!) offre delle possibilità ma può creare anche delle pesantissime disillusioni e che, se si vuole bene a qualcuno, anche solo come amico, bisogna evitare di illuderlo e di portalo poi a docce fredde finali che lasciano con una senso di amarezza profonda. Quindi è bene mantenere sempre un atteggiamento di responsabilità e pensare prima alle possibili conseguenze di ciò che si fa e che si dice.

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13/09/2011

LA NORMALITÀ DELLA VITA DEI RAGAZZI GAY

I gay si trovano spesso a dover fare i conti con l’ignoranza e il pregiudizio nei loro confronti. Ignoranza e pregiudizio costituiscono un binomio strettamente connesso fatto di non sapere e di credere di sapere. Poche persone etero hanno un’idea realistica di che cosa significhi l’essere gay, confondono l’omosessualità con l’effeminatezza e le attribuiscono una serie di caratteristiche che nulla hanno a che vedere con la realtà, la questione è, per loro, puramente accademica o tocca al massimo qualche loro conoscente, sapere non è quindi per loro nemmeno necessario, le risposte che si trovano nel cinema, nella cronaca e in televisione vengono recepite acriticamente e vanno a costituire la base del pregiudizio, cioè del giudicare una realtà senza conoscerla. Va tenuto presente che perfino la comunità scientifica ha considerato per moltissimi anni l’omosessualità una patologia, oggi le cose sono formalmente cambiate ma è innegabile che il pregiudizio resta comunque  fortemente radicato anche nella comunità scientifica, che è fatta di uomini e di donne che, pure occupandosi di scienza, hanno, come tutti, il loro bagaglio più o meno pesante di pregiudizi. Mi astengo deliberatamente da qualunque riferimento a persone o fatti specifici. Ma ci sono anche grandi istituzioni come la Chiesa Cattolica, che contribuiscono a sottolineare la dimensione patologica della omosessualità con espressioni nettissime che si trovano in documenti ufficiali, che la definiscono come “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. Anche qui mi astengo dal commentare perché queste espressioni si commentano da sole, mi vorrei invece soffermare sul fatto che, in questo caso, la scusante dell’ignoranza non regge e si tratta di affermazioni volute in modo determinato e consapevole, anche contro il punto di vista ufficiale della comunità scientifica. Si tratta, in fondo, di una scelta oscurantista, cioè di un rifiuto a priori di aprire gli occhi sulla realtà, anche questa è una forma di ignoranza ma di ignoranza consapevole innalzata al rango di valore.  Quali sono le conseguenze di tutto questo? Purtroppo le vedo ogni giorno. Ragazzi cresciuti in famiglie in cui il pregiudizio è diventato una assunzione di principio finiscono per interiorizzare il pregiudizio sulla omosessualità, sono portati a svalutare tutti i fatti e i comportamenti che sono segno di orientamento omosessuale e tendono invece a sopravvalutare qualunque elemento possa loro sembrare un segno di orientamento etero. In questo modo l’adolescenza si trascorre tra dubbi, paure e tentativi di farsi coinvolgere comunque in storie etero che non soddisfano, tutto questo accentuato dal fatto che non è possibile nessuna forma di dialogo minimamente serio con i genitori su questi temi, che la scuola non fa che rafforzare i pregiudizi e che manca del tutto qualunque forma di educazione sessuale che prenda in considerazione anche l’omosessualità. Il risultato di tutto questo è una serie infinita di sensi di colpa legati al fatto di vivere l’omosessualità come vizio, attraverso la pornografia e la masturbazione, come patologia e come devianza contro la quale non si riesce a fare nulla che in qualche modo risulti efficace. È il meccanismo tipico dell’auto-repressione, del “non voglio essere gay”, delle scelte razionali che tentano di frenare l’istintività, della lotta con se stessi, degli esperimenti sessuali per cercare di avvalorare l’idea di essere etero ma, purtroppo, dato che in queste condizioni è di fatto impossibile vivere una omosessualità affettiva innamorandosi di un ragazzo, la visione distorta della omosessualità si radica al punto che diventa difficilissimo viverla come normalità e la si vive solo come trasgressione sessuale. Da qui in poi le possibili strade sono due: mettere in piedi una dubbia storia etero e arrivare fino al matrimonio sperando (in modo del tutto irrealistico) che un matrimonio senza amore o con una dimensione affettiva priva di una corrispettiva dimensione sessuale, significhi superare di fatto l’omosessualità, oppure fingere con gli altri e spesso anche con se stessi di non avere incontrato la donna giusta. Al livello privatissimo  dalla pornografia si passa ai siti di incontri e alle chat erotiche con tutti i rischi per la salute che possono comportare, si pensa di potere, anzi di dovere, darsi da fare per vivere una sessualità gay che di fatto ha perso del tutto la dimensione affettiva. In sostanza una educazione basata sul pregiudizio trasforma l’omosessualità, che per se stessa potrebbe essere vissuta come perfetta normalità, in un vissuto nevrotico che può comportare stati di sofferenza psichica profonda.

Il punto di svolta sta nell’arrivare a capire che l’omosessualità è una forma di normalità, che essere gay non vuol dire affatto essere condannati a non realizzarsi, che essere gay non ha nulla a che vedere con i modelli che la gente crede gay ma è un modo di amare, che l’omosessualità comporta dimensioni affettive profonde, che crea legami umani che possono essere serissimi e possono durare tutta la vita, in sostanza che essere gay è una condizione che deve essere riempita di umanità, deve essere valorizzata, deve essere capita e accettata come un valore fondamentale che caratterizza una persona e la rende quello che è. Non è certo l’unico valore di un individuo ma è uno dei valori che lo contraddistinguono in modo più profondo. Essere gay non significa fare sesso con un ragazzo ma “innamorarsi” di un ragazzo, vedere in quel ragazzo il proprio completamento umano, sentirne la prossimità affettiva come essenziale.

La normalità della vita dei ragazzi gay si rivela soprattutto nei rapporti di amicizia che ci sono eccome e sono cose nello stesso tempo semplici e belle. Parlo qui di amicizia vera che consiste nel creare una fiducia reciproca che favorisca il confronto senza pregiudizi, che dia la possibilità di parlare apertamente di sé a chi è in grado di capire fino in fondo e ha vissuto o sta vivendo esperienze molto simili. L’amicizia tra ragazzi gay non è, come la gente spesso pensa, un primo approccio per arrivare a un contatto sessuale ma ha un valore grandissimo che permette di rompere il muro della solitudine e dell’isolamento e di creare un rapporto autentico. Se tanti ragazzi gay invece di andare in cerca del loro ragazzo ideale comprendessero il valore del coltivare amicizie serie, molto probabilmente starebbero molto meglio con se stessi e sarebbero capaci di affrontare con maggiore tranquillità le prove cui sono chiamati sul terreno sociale e familiare. L’amicizia dà il senso dell’accettazione, crea un ambiente comunicativo sereno e gradevole e non ha fini strumentali. Non si cerca di avere amici per nessun altro scopo che non sia la gradevolezza dell’amicizia stessa. Condividendo parte del proprio tempo con i propri amici gay ci si rende conto della realtà della loro vita, della normalità della loro vita e, direi, anche del loro disagio, quando c’è una forma di disagio.

Il mondo gay visibile presenta spesso ai ragazzi dei modelli facili di realizzazione di sé, in cui si tende a sostituire alla costruzione di rapporti di amicizia vera a due, dei rapporti basati su una appartenenza di gruppo che si sostanzia di riti collettivi e di conformità di comportamenti. Una cosa bisognerebbe non dimenticare mai e cioè che per vivere bene qualunque cosa, e in particolare la sessualità, ci vuole un impegno morale di fondo, non si tratta di un gioco o di un diversivo, ma dei livelli più profondi della vita individuale. La moralità dell’essere gay non è un principio astratto ma una forma di impegno individuale verso se stessi e verso gli altri. Su questa base è possibile costruire rapporti affettivi solidi, questa dovrebbe essere la normalità dell’essere gay. La capacità di resistenza dei gay sta proprio nel non lasciare che ciò che nasce come una forma d’amore si trasformi agli occhi degli stessi gay in qualcosa di patologico o in un vizio per effetto del pregiudizio sociale interiorizzato. Troppi ragazzi gay sono ancora convinti che, in fondo, la loro sessualità sia solo un problema del quale vorrebbero fare a meno, se potessero, troppi ragazzi sono ancora convinti che l’intrinseca bontà morale di qualcosa si identifichi con l’approvazione sociale o con l’approvazione della famiglia. Per un ragazzo gay il primo passo verso la conquista di una autentica serenità interiore consiste nel superare del tutto la concezione della omosessualità come vizio o come patologia e nel restituirle la sua dignità originaria di modo di amare. È ovvio che per chi considera l’omosessualità come un vizio o come una condizione patologica  da reprimere sarà impossibile viverla come un valore, cioè per quelle persone l’omosessualità resterà causa di sofferenza e i tentativi di vivere comunque una vita etero non faranno che accentuare il senso di sofferenza che non viene dalla omosessualità ma dal tentativo di reprimerla. È proprio su questi meccanismi che può incidere il fatto di avere amici gay e di prendere atto della normalità della loro vita. Se identifichi l’essere gay con un insieme di comportamenti nei quali non ti riconosci, per te, ovviamente, l’essere gay costituirà sempre un problema, se invece comincerai a renderti conto che la realtà del mondo gay, cioè la vita della stragrande maggioranza dei ragazzi gay, ha moltissimi aspetti in comune con la tua vita, allora comincerai a sentire l’essere gay come una condizione di vita normale e comincerai a vivere la tua affettività e la tua sessualità come un valore e non come un vizio. Vedo ogni giorno quanto senso abbia nella vita dei ragazzi gay il sentirsi finalmente meno soli, il potersi confrontare in modo serio con persone in grado di capire e penso realmente che per un gay avere veri amici gay sia un elemento essenziale. È ovvio che anche questo richiede un impegno ma i livelli di gratificazione affettiva che ne possono derivare sono notevolissimi.

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01/08/2011

GAY TRA LEGGI ITALIANE E NORME EUROPEE

È vero, per paradossale che possa essere, la Camera ha approvato la pregiudiziale di costituzionalità ed ha di fatto respinto l’idea di una tutela penale rafforzata per gli omosessuali.

 Non si comprende, in termini oggettivi, che cosa distingua le motivazioni omofobe dalle motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose, esimendole da qualsiasi aggravante, mentre il Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, coordinato con la legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205, recante: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, prevede che sia punto con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; e che sia punto con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

L’art.  3 del medesimo Decreto legge recita testualmente “Articolo 3 Circostanza aggravante.

1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

Non occorre un costituzionalista per notare che si tratta di incongruenze legislative palesi.

Tuttavia neppure invocando l’Unione Europea si può sperare di risolvere in concreto qualcosa.

La  Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea all’Articolo 9 “Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia” recita testualmente: “Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio”, norma quanto mai evasiva. All’ Articolo 21 “Non discriminazione” recita “1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale”.

 Come si vede, a livello di norme positive dell’Unione Europea, c’è ben poco che possa tutelare oggettivamente i gay e il lunghissimo elenco di risoluzioni e di esortazioni rimaste inascoltate rivolte dall’Unione ai singoli Stati su questa materia ricorda molto da vicino le gride di manzoniana memoria mille volte replicate perché sempre disattese.

 Può essere interessante dare uno sguardo alla Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2002) (2002/2013 (INI)) della Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni Relatore: Fodé Sylla. Ne riposto alcuni tratti che confermano quanto detto.

 La Commissione

“Discriminazione fondata sull'orientamento sessuale

81. ribadisce la propria richiesta agli Stati membri di abolire qualsiasi forma di discriminazione - legislativa o de facto - di cui sono ancora vittime gli omosessuali, in particolare in materia di diritto al matrimonio e all'adozione;

82. si compiace dei diversi progressi registrati nel 2002 in Austria (abolizione dell'articolo 209 del codice penale), in Finlandia (riconoscimento dei diritti dei transessuali) e in Belgio (matrimonio tra omosessuali);

83. invita ciò nondimeno l'Austria a chiudere tutte le procedure in corso inerenti all'articolo 209 del codice di diritto penale (vecchio) e adottare misure di riabilitazione per coloro che sono stati condannati ai sensi di dette disposizioni legislative; sollecita altresì un'applicazione in maniera non discriminatoria del nuovo articolo 207b del codice di diritto penale;

84. invita il Portogallo, l'Irlanda e la Grecia a modificare senza indugi le proprie legislazioni che contemplano una differenza di età in materia di consenso al rapporto sessuale in funzione dell'orientamento sessuale, dato il carattere discriminatorio di tali disposizioni;

85. raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione;”

 E più avanti:

­­­­“3. Omosessuali

A. Evoluzione giuridica

a) Convenzione internazionale

- Consiglio d'Europa

Il protocollo 12 della CEDU (STE n. 177) non è ancora stato firmato da Danimarca, Spagna, Francia, Svezia, Regno Unito e non è stato ancora ratificato da alcuno Stato membro. Il protocollo vieta in generale tutte le forme di discriminazione.

b) Legislazione europea

- Decisione del Consiglio 2000/750/CE del 27 novembre 2000 che istituisce un programma d'azione comunitaria contro la discriminazione (2001-2006), dotato di un bilancio di 100 milioni di euro;

- va sottolineata l'importanza della direttiva 2000/78/CE del Consiglio che stabilisce un quadro per la parità di trattamento in materia di lavoro e la necessità di assicurarne l'effettiva attuazione negli Stati membri nel 2002.

- la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 settembre 2002 che modifica la direttiva del Consiglio 76/207/CEE sull'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. La direttiva vieta qualsiasi discriminazione in funzione del genere nell'ambito lavorativo poiché la normativa UE considera la discriminazione dei transessuali come una forma di discriminazione basata sul sesso.

Relazioni del PE

- La relazione per parere del Parlamento europeo sulla direttiva del Consiglio sui criteri minimi per la qualificazione e lo status di cittadini di paesi terzi ed apolidi quali profughi o persone che necessitano di altro tipo di protezione internazionale (Relazione Jean

Lambert).

c) Giurisprudenza

- Corte europea per i diritti dell'uomo

La Corte europea per i diritti dell'uomo ha ritenuto, nella causa Fretté contro Francia, che, in assenza di consenso a livello europeo, il rifiuto di concedere l'autorizzazione necessaria per l'adozione di un bambino da parte di un omosessuale ricade nel margine di valutazione degli Stati membri e, di conseguenza, non può essere considerata una violazione dell'articolo 8 della convenzione europea sui diritti dell'uomo in relazione con l'esigenza di non-discriminazione.

Tale sentenza non può essere però interpretata come significativa del fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ammette che non costituiscono discriminazione le differenze che gli Stati interessati creano tra categorie di persone di diverso orientamento sessuale a livello di vita privata o familiare.

d) Conferenze internazionali o europee

ILGA, "Riconoscimento della diversità e promozione dell'uguaglianza", Lisbona, Portogallo, 23-27 ottobre 2002, 24a Conferenza internazionale dell'associazione delle lesbiche e degli omosessuali.

B. Quadro generale della situazione attuale

Milioni di persone in Europa continuano ad essere oggetto di discriminazione in funzione del loro orientamento sessuale o del loro genere; tuttavia, nel 2002 sono stati realizzati alcuni progressi.

In Austria la Corte costituzionale ha dichiarato anticostituzionali le disposizioni di cui all’articolo 209 del Codice penale, relative all’età necessaria fra le parti consenzienti in una relazione tra omosessuali e ha chiesto al legislatore di modificare l’articolo entro il 2003. Tuttavia, malgrado la revisione del codice penale sia in vigore dal 14 agosto 2002, i procedimenti avviati in precedenza non sono stati annullati, bensì proseguono il loro iter, invece di essere archiviati.

Le età di consenso ai rapporti sessuali in funzione dell’orientamento sessuale continuano a variare e di conseguenza ad essere discriminatorie in Portogallo, Irlanda e Grecia.

In Finlandia, la legge del 3 maggio 2002 riconosce i diritti dei transessuali. La sentenza Goodwin/Regno Unito, emessa dalla Corte di Strasburgo, era giunta alle medesime conclusioni.

In Svezia, la legislazione che condanna l’odio razziale è stata estesa alle persone vittime di discriminazione a causa dei loro orientamenti sessuali. Infine, le leggi del Belgio consentono i matrimoni tra omosessuali.

Tuttavia, andando in senso diametralmente opposto, la Corte di Strasburgo (causa Fretté/Francia), non ha ritenuto discriminatorio, ai sensi dell’articolo 14 della Convenzione, il rifiuto di autorizzare l’adozione di un bambino da parte di un omosessuale.

Gli Stati membri dovrebbero adottare una definizione giuridica più ampia di famiglia che permetta di riconoscere gli stessi diritti segnatamente per le coppie costituite da persone dello stesso sesso.

In Italia, la legge del 2002 sull’immigrazione non considera la persecuzione in ragione dell’orientamento sessuale come un caso di persecuzione che giustifichi il diritto d’asilo. Gli Stati membri dovrebbero incorporare la persecuzione in funzione dell'orientamento sessuale o del sesso nella definizione dello status di rifugiato o di richiedente asilo.

In linea generale l’UE prima o poi dovrà adottare provvedimenti che rendano possibile la libera circolazione delle coppie omosessuali, senza che ciò comporti per loro la perdita dei diritti riconosciuti nel paese d’origine.

Infine gli Stati membri dovrebbero attivamente aumentare la consapevolezza e promuovere un approccio di "mainstreaming" contro la discriminazione in funzione dell'orientamento sessuale e del sesso in tutte le politiche, i programmi e le iniziative comunitarie.”

 Oltre l’Unione Europea, anche il Consiglio d’Europa, che non è una istituzione dell’Unione Europea, si è occupato di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale proponendo delle risoluzioni molto serie e coraggiose, come la seguente  proposta dal socialista svizzero Andreas Gross:

 

“La Commissione giuridica e per i diritti dell'uomo puntualizza che l'orientamento sessuale - sia che si tratti di eterosessualità che di bisessualità o di omosessualità - è una parte profonda della identità di ciascuno di noi. Secondo il diritto internazionale nessuno può essere trattato in modo diverso a causa del suo orientamento sessuale. Eppure lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutta Europa devono ancora affrontare profondi pregiudizi e discriminazioni diffuse che possono presentarsi sotto forma di violenze fisiche - tra cui, nel peggiore dei casi, gli omicidi -  di crimini d'odio, di espressioni di disprezzo, di divieto di manifestazioni, di intrusioni dello Stato nella vita privata e di trattamento sleale a scuola o sul posto di lavoro.

 Persone transgender si vedono rifiutato il trattamento di cambiamento di sesso o viene loro negata la registrazione del loro nuovo sesso. Si contribuisce così agli alti tassi di suicidio in questo gruppo di persone.

Secondo il Comitato, tali violazioni dei diritti umani devono finire, così come l’incitamento a commetterle da parte di personaggi pubblici. Nel frattempo, i Paesi membri del Consiglio d’Europa dovrebbero garantire il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, riconoscendo in particolare in questi casi la qualifica di "parenti prossimi" e la possibilità di adottare congiuntamente i figli l’uno dell’altro, se non anche il diritto di ciascun singolo partner di adottare figli dell’altro.

 Il dialogo tra tutti gli organismi [internazionali e del Consiglio d’Europa], basato sul rispetto reciproco, è essenziale al fine di migliorare la comprensione reciproca, al fine di combattere i pregiudizi e favorire dibattiti pubblici e riforme su questioni che riguardano lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. ”

Ma le resistenze sono state e sono fortissime, fino a rasentare vere operazioni sabotaggio per via diplomatica. Rinvio ad un mio articolo in proposito del Gennaio 2010 http://progettogay.myblog.it/archive/2010/01/28/gay-e-consiglio-d-europa.html

La strada è ancora molto lunga e la società civile è condizionata da una profonda ignoranza su queste tematiche, alle iniziative parlamentari, che sono comunque degne del massimo rispetto e che contribuiscono a sollevare il problema, deve affiancarsi un’azione costante di educazione della società civile e degli stessi gay sulla libertà e sull’uguaglianza come valori supremi di una vera democrazia.

09/06/2011

GAY E ISTINTI REPRESSI

Ciao Project,
è tanto che leggo il tuo sito, è una cosa seria, una assoluta eccezione in rete, ed è confortante sapere che esistono siti del genere, per me è stato veramente utilissimo e mi ci sento a mio agio. Ho 23 anni, non sono dichiarato praticamente con nessuno ma diciamo che sono stato spesso sul punto di fare cose che a te sembrerebbero del tutto sbagliate. Leggo nel forum di ragazzi che si sanno controllare, che riescono a vivere aspettando una occasione seria, ma io mi sento esplodere e non riuscirò ancora per molto a fare come loro. Sono circa tre anni che la mia vita è del tutto cambiata, diciamo che fino a 20 anni ero totalmente represso, mille complessi ai limiti dell’assurdo: non andavo mai al mare, mai in spiaggia, ma in costume, proprio mai, non riuscivo a dormire con un’altra persona in camera, non sopportavo l’idea della vicinanza fisica, non dico del contatto ma proprio dello stare a 50 cm di distanza, e questo sia con i ragazzi che con le ragazze, mi sentivo sempre a disagio con tutti, come se potessero riuscire a leggermi dentro e a capire il mio segreto e soprattutto cercavo di reprimermi nel modo più spietato, addirittura non mangiando o non bevendo perché il mio copro non stesse bene e non mi venissero in testa cose relative al sesso. Tutto questo più o meno fino a tre anni fa, poi ho conosciuto un ragazzo e mi sono preso una cotta fortissima per lui e ho buttato via tutti i miei tabù e ho cambiato radicalmente atteggiamento, non in pubblico perché ho paura delle reazioni della gente ma non mi reprimo più, le pulsioni sessuali le sento fortissime e non le combatto più, anzi cerco di coltivarle. I primi tempi, prima che conoscessi quel ragazzo, c’è stata la pornografia, mi piaceva ma mi sembrava una cosa falsa e io avrei voluto una cosa vera. Mi sono fatto mille film per capire come sarebbe stato con un ragazzo, ma poi restavano solo film nella mia fantasia. A quel ragazzo non ho mai detto nulla e non lo farò perché penso che sia etero, si vede comunque che a me non ci tiene, ma io da lui mi sento attratto proprio come da una forza magnetica fortissima. Di lui so tutto quello che si può sapere cercando informazioni in giro, gli ho fatto anche delle foto a distanza e non se ne è accorto. Puoi immaginare che cosa faccio con le sue foto. Le foto porno non mi eccitano, ma le foto di quel ragazzo vestito di tutto punto mi mandano in orbita, a parte le reazioni fisiologiche, vivo sognando di poter stare con lui in tutti i sensi, cerco di immaginare (tutto a fantasia) come reagirebbe se mettessi in pratica quello che mi viene in mente. Certe volte quando sto vicino a lui provo proprio l’istinto irrefrenabile di abbracciarlo e non solo, penso che hai capito quello che voglio dire. Project, non ce la faccio più, lo so che probabilmente è etero, lo so che mi potrei rovinare la reputazione e che il mio è un paese omofobo, ma a stare vicino a questo ragazzo e a trattenermi non ce la faccio più? Ma in fondo perché non gli posso dire che mi sono innamorato di lui, mi basterebbe un suo sorriso, mi basterebbe che mi capisse, che non si ritenesse offeso. Ma perché mi devo reprime così? E se glielo dicessi? Se la pazzia la facessi veramente? Gli ho chiesto se gli piace lo sport, sai, così magari se lui fosse andato in palestra ci sarei andato pure io, così, quasi casualmente, ma no! Lui non va da nessuna parte: studio e chiesa, anzi no, studio, chiesa e la ragazza, ma della ragazza non è entusiasta, ne parla come di una cosa ovvia ma io ho visto altri ragazzi che quando parlavano della ragazza gli brillavano gli occhi, ma lui no, quasi neutro. Ma questo ragazzo come lo vive il sesso? Tra la chiesa e una ragazza che non ama? Ho provato a fere dei piccoli esperimenti per vedere come reagisce ma non reagisce, forse non gliene frega niente ma come fa un ragazzo come lui a lasciare cadere delle occasioni non dico di chissà che cosa, ma di parlare con me. Con me ci parla, mi risponde, ma non prende mai una iniziativa. Ma perché un ragazzo così bello sceglie di sacrificare la sua sessualità? E per che cosa poi? Io per lui farei qualunque cosa. Una volta l’ho visto con la ragazza, lei lo rimproverava, lo comandava a bacchetta e lui si faceva comandare e a me veniva una rabbia che non ti dico. Ma caspita, potresti godertela la tua vita e invece niente! Fai il baccalà appresso a una ragazza che ti ha preso per il suo cavalier servente e non ti accorgi nemmeno che io mi sto sciogliendo appresso a te! Sono un imbecille Project? Ma perché mi sono innamorato di questo baccalà? Ha un sorriso dolcissimo, ma è un vero baccalà e io vado avanti a sognare e butto via la vita così. Sono quasi tre anni che va avanti così e forse farei bene a dirglielo, così se mi manda a farmi f… almeno con lui spezzo la dipendenza perché non ce la faccio più. Un etero si dichiara e come va va, ma io non lo posso fare. Vabbe’ basta, ma a che mi è servito non reprimermi più? A capire che tanto non cambia nulla lo stesso? Quasi quasi gli salto addosso e come va a. Se penso che ci potrebbe pure stare mi ribolle il sangue. Non posso andare avanti così! Ciao.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=1595

05/06/2011

COMUNICAZIONI

 

Comunicazioni

Stamani non risultava possibile collegarsi con il forum al sito:

http://progettogayforum.altervista.org  

Ho chiesto immediatamente una consulenza all’ing. che si occupa dei nostri siti, è stato effettuato un test di connettività che è stato trasmesso ad Altervista. Altervista ha comunicato che il server che contiene il forum non è online per lavori di manutenzione straordinaria e che stanno provvedendo per cercare di rimetterlo online al più presto. Vi prego di scusare l’interruzione del servizio.

Project

01/06/2011

UN RAGAZZO GAY ASSILLATO DAI GENITORI

Ciao Project, finalmente trovo un po’ di tempo per scriverti.
 
Sono successe delle cose in queste settimane, ma ti parlo della mia famiglia.
Sarò molto lungo nella mail, un romanzo.. Ma non preoccuparti, rispondi quando puoi.
 
Sopportare la situazione è diventato sempre più difficile, il fatto che io viva in una grande città – nonostante torni a casa più volte al mese – manda i miei genitori in uno stato di assoluta frenesia per il semplice fatto che non possono controllarmi. Sono patetici e incredibilmente oppressivi, sono assolutamente convinti ad esempio che io vada in piscina per chissà quale oscuro motivo a sfondo sessuale, magari perché ho conosciuto qualcuno, tant’è che mio padre mi dice “non è che vai lì a fare qualche cazzata ?”, ripetutamente e continuamente entrambi dicono che verranno a fare irruzione in casa senza avvisarmi. Se fosse solo questo non mi preoccuperei, il fatto è che sono ossessionati dal pensiero che io possa essere gay, tanto da dirmi continuamente cose sconce, che davvero fin ora non ho letto nella mail di nessun ragazzo su progettogay.. Appena appaiono delle ragazze in tv, mio padre commenta schifosamente (davanti a mia madre) e poi insieme mi fanno domande del tipo “e a te, ti piacciono ? (riferito alle tette delle ragazze semi-nude), oppure mi chiedono se mi piacciono i culi delle stesse, mi assillano con domande sessuali ! Allora io sarò anche omertoso, ma non ipocrita, quindi davanti a queste domande non rispondo. Al che, mio padre continuava ad insistere, e a chiedere 4, 5 volte consecutive, dicendo che la cosa gli importa eccome. In pratica mi hanno costretto a fare un mezzo coming out semplicemente non facendomi dire che mi piacciono tette e culi femminili. Mia madre non è da meno, anzi. In un servizio di un tg, in cui si mostrava una manifestazione di baci collettivi, lei guardava, e le sue parole erano “hhh… che schifo…che schifo !” con una espressione - che ben conosco - di disgusto tale, che mi sono sentito morire. Ma il vero macigno di tutta questa storia è permanente, c’è sempre e non va via mai.. Quando siamo insieme, avverto sempre un senso di profondo disagio perché non rispondono come dovrebbero, ogni tanto mi fanno strani sguardi, tutto ciò in un clima di apparente normalità, ma nei fatti mi sento perennemente con un senso di colpa. Mi sento trattato come qualcuno che commette, che ha commesso o che continua a commettere degli sbagli, e anche se non me lo dicono, sono sempre lì a ricordarmelo con gli atteggiamenti, ma non con le parole. Non ce la faccio più a vivere come se avessi commesso chissà cosa, mi fanno sentire sbagliato.. E a volte ci credo, e mi dico che se davvero non avessi nulla da nascondere di me stesso, potrei benissimo dire la verità, ma non lo faccio mai. A contribuire a questo quadretto pittoresco della mentalità della mia famiglia, si è aggiunto mio zio. Un bel giorno mentre parliamo mi dice : “mamma mia sai che è successo ieri nel pullman ? Io dormivo, ma dietro di me sentivo delle voci di due fidanzati, a un certo punto mi giro ed erano 2 gay ! Che schifo.. Stavano lì sui sedili a due che si baciavano, si davano effusioni in pubblico.. Mamma mia che schifo (e ride sbalordito).. pure l’autista poteva vederli.. a fianco a me dalla parte sinistra del bus,  c’erano 2 signori – un marito e una moglie - che li guardavano e ridevano, quante risate si sono fatti ! Ma io quel ragazzo l’avevo squadrato bene, si vedeva che era un po’ ricchione, i modi strani e i capelli particolari.. e poi ad aspettarlo all’arrivo come se niente fosse, c’era la madre.. come se fosse tutto normale ! Mamma mia che schifo.. ”
Inutile dire quel che sentivo dentro, ma al che sorrido e dico: vabbè qui siamo di mentalità molto ristretta, già al nord è una cosa molto più comune..
Macché ! Ma dai.. che schifezza, in pubblico !
Conversazione chiusa. Questa è la mentalità del 95 % delle persone del paese sperduto in cui ho la sfortuna di vivere. Basti dire che mio padre – un uomo col chiodo fisso – tempo fa, dopo tutta la violenza psichica che ho dovuto subire da uno psicologo dal quale fui portato forzatamente, mi chiese : allora, sei guarito ? Sicuro che sei guarito ? Per uno come lui, la più grande punizione divina è un figlio gay. Non gli importa dell’università tanto quanto gli importa delle ragazze. Preferirebbe di gran lunga vedermi muratore con una famiglia che avvocato senza.         
 
A proposito di sessualità, una cosa che invece non ti ho mai detto è la visione distorta che io avevo della sessualità da piccolo. Iniziai presto a rendermi conto di provare attrazione per i ragazzi, ma mi ricordo addirittura che da bambino (circa 8 anni) quando mia madre si assentava, occasionalmente – sarà capitato 3-4 volte nella vita – mi travestivo da donna, con tanto di tacchi e parrucca, e giocai a fare la donna, a recitare nel ruolo di una donna. Capitò una volta che mi beccò, e ricordo che ne fece una vera tragedia, mentre io non davo molta importanza, lo ritenevo semplicemente un “gioco proibito”. Tuttavia nell’adolescenza, quando a 12 anni capii di essere gay, nella mia mente non conoscevo la possibilità di un amore tra uomo e uomo, pensavo al binomio uomo-donna come l’unico possibile, e così – desiderando gli uomini – pregavo tutte le sere chiedendo come mai non fossi nato donna, come mai fossi un ragazzo e non una ragazza. Solo col passare del tempo ho capito che potevo amare un uomo pur essendo me stesso, che non dovevo per forza essere una donna, ma potevo benissimo essere me stesso, e lì finalmente ho capito il mondo. Ciò detto, c’è da dire che non sono assolutamente effeminato, anzi.. Nessuno e poi nessuno conoscendomi superficialmente può pensare a me come ad un gay, tant’è che mi parlano con naturalezza delle varie “schifezze” che vedono in giro, ribadendo tutti la stessa cosa come un disco rotto : che “quelli” si riconoscono subito. Lo psicologo dal quale fui portato di peso, sai cosa disse ai miei ? Che uno è gay se durante l’infanzia si è travestito, se giocava con le bambole (cosa che peraltro non ho mai fatto), se aveva più amicizie femminili che maschili, e cose simili. Immediatamente mia madre mi puntò il dito e disse: si, mi ricordo io che si è travestito, e giocava molto di più con le ragazze.
Oggi penso con rabbia a quel cretino, peraltro non scomparso definitivamente dal mio mondo. Rappresentava l’unica e la grande occasione per spiegare davvero il mondo gay ai miei e spingerli ad accettarmi, nonostante io negassi. Invece, dopo quelle sedute forzate che mi hanno violentato nel profondo, i loro comportamenti sono notevolmente peggiorati, e guarda caso nell’ultimo incontro si videro loro e lui, senza di me . Non so cosa abbia potuto dire, so solo che era molto vicino alla chiesa e il risultato è questo, nonostante mi diceva continuamente “io ho tanti amici gay, apriti con me”. Sono strafelice di non averlo fatto.
Ad oggi sono sempre più convinto che fosse una trappola per farmi “confessare”.
Ti dico ciò perché in qualche maniera si collega a un particolare episodio accaduto. Sono tornato a casa, e nei piccoli paesi come il mio ogni cazzata che si svolge diventa un evento imperdibile, così è accaduto che una semplice commedia (peraltro di mediocre qualità, fatta da ragazzi della mia età all’incirca), divenisse uno di quegli eventi imperdibili ai quali non si può non andare. Sacrilegio ! Ho osato rifiutarmi di seguire capofamiglia, matrona e prole, ed ecco di nuovo gli spietati attacchi al loro ritorno. Me ne hanno dette di tutti i colori, dicono da tempo una frase : “tu non esci per paura ! Hai paura della gente, sei un asociale (a volte anormale) ecc..” E’ da molto tempo che ogni volta che mi rifiuto di uscire (quasi sempre) mi accusano di “paura della gente”. Ho validi motivi per credere che questa stramba teoria gliel’abbia inculcata lo psicologo di allora. E’ proprio da allora che continuano a dire queste cose, ma non hanno capito niente..  E’ verissimo che io non esco affatto nel mio paese, tranne le volte in cui sono obbligato, ma avviene questo per un semplice motivo : non ho come interesse quello di uscire insieme a gente che non mi sarà mai amica, ma al massimo buona conoscente per i motivi che sai, oltre al fatto che non ho un solo argomento in comune con loro, che corrono appresso a gossip e grotteschi eventi paesani come quello di fare un’insulsa commedia di pessima qualità. Ma purtroppo io sono a dir poco isolato. Su una cittadina intera, tutti pensano che uscire sia sacrosanto e doveroso, tutti ! E’ opinione comune, dai bambini agli anziani, che chi non esce la sera ha problemi psichiatrici e va aiutato. Il fatto di preferire un film o un buon libro a una commediucola da strapazzo fatta da 15enni o – comunemente – di preferirli a una semplice uscita la sera in un paesino di 8 mila anime,  li sbalordisce.
 La teoria dello psicologo che posso dedurre abbia inculcato ai miei è questa : “non esce perché si sente a disagio tra  la gente, e questo accade perché sa di essere gay e riconosce di essere in errore, quindi voi (i miei genitori) dovete aiutarlo a sopprimere questa parte malata di sé costringendolo o mettendolo nelle condizioni di frequentare gente normale e uscire”.
Cosa è accaduto ? Proprio domenica pomeriggio mentre ero di ritorno a Napoli dove studio, mi chiama la figlia di un tizio amico di mio padre (col padre presente al momento). Ora, questa tizia che ho visto una sola volta prima nella mia vita, mi chiede candidamente “perché non esci ? Ti ho chiamato perché non ti vedo mai.. Ti volevo dire che vorrei che uscissi con noi o con me..” Allibito. Sono rimasto allibito, oltre che profondamente umiliato, ed ero seriamente tentato di mandare questa sciocca affanculo, ma poi la gentilezza ha avuto la meglio e le ho spiegato con calma che io venerdì sera arrivo tardi, sabato sono impegnato con lo sport e domenica alle 5 torno a Napoli, quindi NON CI SONO.
Mi pare scontato che tutto questo è stato ordito dai miei, guarda caso all’indomani della commediucola mancata.
Un episodio per un 21enne trattato come un bambino, di un’umiliazione che è facile immaginare.
Sai cos’è che li sta mandando in bestia ? Il fatto che ogni giorno di più, come hai potuto notare, alzo la testa e sono sempre più orgoglioso di me, di quello che sono. E lo faccio capire in tutti i modi, in tutte le maniere implicite possibili e immaginabili. Sono fiero di me, e questo non lo accettano. In passato invece mi vergognavo, arrossivo dinanzi ai personaggi gay in tv, e loro ci godevano, come a dire “si rende conto di essere sbagliato, di essere in difetto”. Questo lo hanno capito, e mi stanno rendendo la vita impossibile. Sono solo come non mai, ringrazio ogni giorno Dio per il fatto che almeno sto più tempo a Napoli, lontano, senza di loro. A casa mia non ho nemmeno un briciolo di libertà e dignità, dato che nemmeno in bagno posso andare senza che spiino per vedere se ho pisciato o ho fatto altro.

Non immagino come sarà domani, io mi sto impegnando ma in questa situazione non so quanto resisterò. Sono senza amici e senza – non dico amore – ma quantomeno una storia, e questo mi sta rendendo duro, di pietra, nei confronti della vita. A volte piango ricordando com’era una volta, ai tempi delle prime medie, quando tutto non era ancora iniziato, quando la spensieratezza delle amicizie era l’unica cosa nella mia vita. Adesso sono disilluso, morto dentro, senza neppure una famiglia nel vero senso della parola, con una durezza incredibile, insolita da trovare in un 21enne.
Li vedo i miei coetanei, correre per le discoteche, lottare per le vere amicizie, piangere per i primi amori finiti male, gioire per il primo bacio, la prima volta, e inseguire il sogno di una vita, una vita possibile.
Il mio percorso di vita invece sarà anche non scontato, ma intanto mi sogno di poter andare nelle discoteche per quelli come me, non posso lottare per le amicizie vere, non piango per i primi amori finiti male, non gioisco per il primo bacio o per la prima volta, e inseguo il sogno di una vita impossibile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
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28/05/2011

AMORE GAY NON CORRISPOSTO O SEMPLICE IMBARAZZO?

Carissimo Project,

ho trovato solo da poco il tuo sito, e mi chiedo come possa essermi sfuggito per così lungo tempo viste le mie numerose ricerche sulle tematiche gay. Credevo che in italiano non esistessero siti che discutessero dei gay con serietà o con la normalità che si dovrebbe usare per questo argomento. Mi ero rassegnato a consultare siti del genere solo in lingua inglese, in prevalenza americani. Da quando ti ho scoperto circa 3 settimane fa, sto sottraendo tempo al mio sonno a forza di leggere le storie condivise da altri ragazzi che provano le mie stesse emozioni e che vivono le mie stesse difficoltà. E' stato illuminante sapere che anche qui nel nostro Paese ci sono tanti gay "in gamba", cioè non è come sembrerebbe dalle ricerche Internet che tutti i gay si devono per forza incontrare solo negli appositi locali o se sono 'del giro' , o peggio ancora darsi fugaci appuntamenti a solo scopo di sesso. L'unico cruccio leggendo molti di quei post è stato 'cavolo, avrei voluto incontrare io sulla mia strada questo o quell'altro ragazzo, lui ha quello che cerco io in un'altra persona'. Come ben sai Project, per noi è ben + difficile che per la maggioranza etero riuscire a trovare la nostra metà, per una serie di motivi che sono stati ampiamente discussi in tanti altri interventi.

Eppure io chiedo il tuo consiglio per questo mio caso, per certi versi simile ad altri già sottoposti, ma per altri versi particolare. Innanzitutto io ho 30 anni, sebbene me ne senta e ne dimostri di meno (questa è sempre stata una mia costante, nel bene e nel male), e ritengo di essere tutto sommato passabile, non fosse che per la domanda di rito che mi sento chiedere sin troppo spesso 'ma perché un bel ragazzo come te non è ancora impegnato?'. Sono cresciuto e vivo in una realtà di provincia del profondo Nord, e da quasi 3 anni vivo per conto mio. Ho cominciato a provare interesse per lo stesso sesso a circa 12-13 anni, ma ho preso coscienza di essere per davvero gay solo qualche anno dopo. Storie etero alcune, ma tutte caste anche considerato l'ambiente molto religioso in cui sono cresciuto e le altrettanto religiose frequentazioni femminili. L'ultima storia però è stata un incubo: lei che faceva discorsi di mettere su famiglia dopo soli pochi mesi, che cercava sempre più contatto fisico e io che non riuscivo provare lo stesso trasporto, che anziché avvicinarmi la respingevo sempre più. Dopo un po' di tempo ho deciso di mettere fine in maniera abbastanza drastica alla nostra storia, consapevole di averle spezzato il cuore ma sicuro che poi avrebbe trovato chi la potesse amare per davvero. E infatti ora lei è felicemente sposata. Io invece, resto single e cerco di godermi i vantaggi che questo e l'indipendenza economica possono portare, ma la verità è che a 30 anni, mi sento troppo spesso solo, e questo ovviamente non lo vivo bene. Ma venendo al caso di cui ti anticipavo, lo scorso anno mi sono recato al Centro Commerciale poco distante da casa mia e sono entrato in un negozio di abbigliamento alla ricerca di un paio di pantaloni: è qua che incontro Fabio (nome cambiato), di 25 anni, che mi chiede come può essere utile. Noto subito che è davvero un bel ragazzo, più alto di me che pure sono abituato a guardare quasi tutti dall'alto al basso, e con un sorriso e una disponibilità che mi colpiscono. Penso subito che la sua cortesia faccia parte del suo mestiere e non valuto neanche l'idea che possa essere gay o interessato in qualche modo a me. Da subito però si dimostra particolarmente premuroso nei miei confronti, attacchiamo bottone quasi subito e scatta una scintilla. Per 'allungare il brodo' fingo do essere interessato anche ad un abito, provo giacca e pantaloni e quando lui mi chiede la misura del collo anche per la camicia, rispondo che non la conosco. Lui quindi viene col metro da sarto, in questo angolo defilato del negozio, si porta di fronte me quasi in contatto fisico e molto lentamente mi prende la misura. La tensione va alle stelle. Stando in silenzio, noto anche lui deglutire un po' nervosamente, io idem e non riesco a controllare l'erezione, coi pantaloni in lino e i boxer sotto la cosa risulta evidente e divento viola, e distolgo lo sguardo da lui. Lui termina, sento il suo sguardo su di me e poi mi dice, sempre sorridendo "devo dire che l'abito ti sta davvero bene, di solito dobbiamo sistemarli su misura, ma a te sta proprio bene'. Da quel giorno in poi le mie visite al negozio si fanno + frequenti, trovo altre conferme che la sua gentilezza nei miei confronti va ben oltre la cortesia da dimostrare ai Clienti, vengo anche senza comperare nulla e lui risponde ai Clienti che chiedono di lui che è impegnato, o chiede ai suoi colleghi di occuparsene, anche rischiando perché spesso abbiamo parlato a lungo e ovviamente non di acquisti. Va avanti così per 5-6 volte, quando lui mi vede entrare noto x davvero che è molto contento di vedermi. Nasce un'intesa davvero grande e in breve io me ne innamoro  perdutamente. Non mi era mai successo di provare dei sentimenti così profondi per un altra persona ne' avevo mai flirtato tanto apertamente con un altro ragazzo. Tocchiamo l'argomento sentimentale solo di striscio e lasciamo intendere l'uno all'altro di non avere la ragazza. L'obiettivo però è quello di vederci fuori, in un luogo dove poter discorrere tranquillamente ed aprirci ancora di più, mi rendo conto che tutti e due in realtà siamo molto cauti a fare un passo in più. Prendo coraggio e con la scusa di mostrargli le foto del mio viaggio in Nord Europa gli lascio il mio num. di cellulare per metterci d'accordo su dove vederci. Lui mi dice senz'altro, ne sembra entusiasta, ma non mi contatta. Lascio passare un po' di tempo perché non voglio passare per un ossessivo, torno di nuovo e lui si scusa perché mi dice di essere stato molto occupato, dice che preferirebbe scrivermi un' e-mail x metterci d'accordo, attendo ma anche stavolta invano. Faccio passare dell'altro tempo ancora e torno di nuovo, ma lui non c'è ed entro nel panico. Con nonchalance mi avvicino alla cassa e chiedo alla sua collega dove fosse Fabio; lei (che mi ero accorto averci notato in passato durante le nostre conversazioni) mi squadra e con un mezzo sorrisetto mi dice che quello era il suo giorno libero.
Ritorno la settimana successiva e mi accorgo che la collega mi aveva individuato dalla vetrina ancora prima che entrassi, e poi la vedo andare di corsa nel settore maschile del negozio, dandomi come l'impressione che andasse ad annunciare il mio arrivo. Entro già un po' innervosito da questo fatto, e noto che lui si trova alla cassa. Giro un po' per il reparto maschile ma incrocio solo la collega che continua a guardarmi con un sorriso beffardo. Non so se lui mi avesse visto o meno, ma mi sento le gambe di gelatina, mi viene voglia di piangere e mi sento all'improvviso stupido e patetico. Faccio dietrofront e mi allontano velocemente dal negozio e dal Centro Commerciale. Da quel giorno non ci sono + ritornato. Mi dico che se lui fosse stato davvero interessato a me mi avrebbe scritto, si sarebbe fatto sentire, anche se il cuore mi dice che lui stesso è probabilmente prigioniero delle sue paure, di una prospettiva socialmente insostenibile soprattutto in un contesto così chiuso come il nostro, in fondo un po' le mie stesse paure anche se con la maturità ho cominciato a non permettere loro di sopraffarmi. Mi sono detto tante volte (e sono passati alcuni mesi ormai) che sarei dovuto ritornare lì in barba alla collega o a qualunque malalingua e spiegarmi apertamente con lui, ma non l'ho mai fatto proprio perché gli voglio così bene che mi sembra così facendo di fargli una violenza, oltre ad avere come un'idea di metterlo a disagio agli occhi dei colleghi con la mia presenza (anche se può darsi che nella mia mente la stia facendo + seria di quello che è ). Ma soprattutto, ho pensato che una confessione così aperta potrebbe molto + probabilmente spaventarlo e allontanarlo da me del tutto, facendomi sentire ancora peggio.
Da allora ho provato in tutti i modi a cacciare via il suo ricordo dalla mia mente, ad 'archiviarlo', a dirmi che col tempo lo avrei dimenticato, ma è inutile..non passa praticamente giorno in cui non lo pensi almeno una volta.. tra l'altro la mia condanna è che per forza mi ritrovo a passare davanti a quel Centro Commerciale quasi ogni giorno, e pensare a cosa stia facendo in quel momento è inevitabile.
Pensa che il mese scorso proprio per cercare una distrazione, una via di fuga da questa situazione, ho risposto per la prima vota in vita mia ad un'inserzione su un portale di annunci gay, era difficile perché quasi tutti erano a sfondo sessuale e queste cose mi hanno sempre fatto repulsione. Eppure c'era un annuncio che sembrava decente, di qualcuno che diceva di voler incontrare un altro ragazzo per conoscersi meglio. Un po' nervoso vado all'appuntamento e mi ritrovo un signore sui 50 il cui scopo era chiaramente quello di un certo tipo di divertimento..dopo un po' di tempo trascorso a parlare non senza disagio, me ne sono andato via ancora più deluso e sconfortato di prima. E' poco dopo che ho trovato il tuo sito e con grande sorpresa e sollievo ho visto che esistono tanti altri ragazzi come me. Non che prima pensassi che non ce ne fossero, ma sapevo che appartenevano al mondo invisibile. Leggere tutte le loro storie oltre che alcune fiction molto ben scritte, mi ha appagato tantissimo. E naturalmente Project, ho apprezzato davvero molto le tue risposte, sempre piene di utili consigli e di buon senso, la voce dell'esperienza e della saggezza. Sei davvero una bellissima persona.
Mi farebbe molto piacere se tu mi potessi dare una risposta o un consiglio sul caso di Fabio. Il mio contato msn è [omissis] Se ti fa piacere pubblica pure questo mia storia sul forum, perchè spesso anche le risposte degli altri utenti si sono rivelate utili.
Un abbraccio

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25/05/2011

NON SO SE SONO GAY O CHE ALTRO SONO

Ciao Project,
sono arrivato sul tuo forum da google e mi sono fermato a leggere. È vero che ero in internet per cercare contenuti gay. Francamente non lo avevo mai considerato un fatto importante. Ho 24 anni, non sono proprio di primo pelo e in campo etero ho una certa esperienza, però forse in me un filino di gay c’è stato sempre. Mi innamoro delle ragazze, mi piacciono proprio sessualmente, o meglio, mi piacciono sessualmente ma non me ne innamoro in senso veramente profondo, diciamo che ci sto bene ma ci sto bene perché hanno il significato di un interesse sessuale, di uno sfogo. Le ragazze d’altra parte non mi sono mai mancate, non ho mai capito perché si innamorano di me, io le tratto bene, capita anche che si faccia sesso, ma non mi capita di pensare a una ragazza come a una persona con la quale voler passare la vita. Ho detto che probabilmente in me c’è anche un filino di gay perché invece con certi ragazzi, direi proprio pochissimi, però è successo, mi capitava di desiderare la loro presenza, paradossalmente di preferire la loro compagnia semplice al fatto di passare la notte con una ragazza. Questa cosa la vivo da quando avevo 14/15 anni e qualche volta mi ha fatto pensare. Ho sempre avuto pochissimi amici veri ma con loro avevo un rapporto assolutamente unico, o almeno io lo vivevo così, c’era complicità maschile e mi piaceva molto. Poi, certo, se loro potevano scegliere se stare con me o stare con la ragazza preferivano stare con la ragazza, per me non era la stessa cosa. Altra cosa: la masturbazione. Direi quasi sempre etero, ma quasi, non sempre, questo in pratica dall’inizio ma non l’ho mai considerato un problema. Una cosa invece mi ha fatto pensare, specialmente in questi ultimi tempi, i miei sogni erotici sono solo gay. Non faccio sogni erotici molto spesso, ma diciamo che una volta al mese capita. In pratica sono sempre a sfondo gay e sono travolgenti, molto di più dei rapporti sessuali veri con le ragazze. Scusa l’espressione ma in sogno mi eccito moltissimo e vengo senza nemmeno bisogno di toccarmi, con le ragazze ho bisogno di una stimolazione molto intensa quasi sempre autoprodotta (hai capito). Che significa tutto questo? Che sono un gay represso? Francamente non saprei che cosa dire perché dalle ragazze sono attratto eccome e quasi tutta la mia masturbazione è rivolta alle ragazze (accidenti a quel quasi). Poi c’è un altro problema per il quale ho pensato di scrivere a te e cioè che io di queste cose non posso parlare con nessuno, con gli amici etero non è proprio il caso, con un ragazzo gay che conosco è rischioso perché proprio non vorrei che si illudesse, il mio tipo non è lui, quindi la mia fantasia me la tengo per me. Figuriamoci se posso fare un discorso del genere a una ragazza! Come sono capitato sul tuo forum veramente? Lo puoi immaginare: cercando un po’ di cose gay per eccitarmi. Anche qui c’è una cosa strana, preferisco leggere piuttosto che guardare, leggere un racconto erotico, ma ho bisogno di un racconto che sia erotico in senso molto dolce, che mi permetta di innamorarmi del protagonista. Le cose tutto sesso non mi sono mai piaciute. Arrivo sul tuo forum e comincio a leggere. Anche qui l’impressione è strana, non ho l’impressione che quello che leggo appartenga realmente alla mia identità, però non poso negare che ho letto molto e che incontrare dei ragazzi come quelli di cui ho letto le storie mi piacerebbe moltissimo. Perché se ho questi interessi gay non sono, cioè non mi sento, veramente gay? Non mi sconvolgerebbe affatto, ma io continuo quasi sempre a pensare sessualmente alle ragazze anche se la cosa mi soddisfa solo da un punto di vista diciamo così tecnico. Ho letto che tanti ragazzi prima si credono bisex e poi si accettano come gay ma il fato è che io non mi sento gay e nemmeno bisex, se mi ci sentissi mi starebbe bene, senza problemi, ma proprio non mi ci sento. E se sono etero, perché questo filino gay me lo porto sempre appresso? Sono bisex? Però ho letto che in genere i ragazzi che dividono sesso e affettività vivono il sesso in chiave gay e l’affettività con le ragazze, a me succede esattamente il contrario. Sono strano? Perché non riesco a riconoscermi in nessuna delle situazioni di cui parla il forum? Francamente non so che pensare. Se non ti do troppo fastidio, mi piacerebbe parlare un po’ con te. Non sono preoccupato ma così per chiarirmi un po’ le idee. Il mio contatto è [omissis].
Ciao Project, spero di poter parlare presto con te. Comunque non avevo mai trovato cose come progetto gay in internet, hai fatto un lavoro che penso sia utilissimo.

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03/05/2011

VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

Ciao Project,

ti ringrazio per tutto il tempo che mi hai dedicato e per la pazienza che hai avuto. In pratica sono riuscito per la prima volta a parlare di me in modo serio. Non penso di avere risolto tutti i miei problemi ma sicuramente mi sento meno spaventato e mi sono reso conto che il mondo gay può essere veramente diversissimo da quello che pensavo e da cui ero piuttosto turbato. Comincio a pensare che essere gay possa essere una cosa vivibile, non dico normale come essere etero ma nemmeno una specie di carnevale. In effetti progetto gay mi aveva fatto capire tante cose sui gay però a rompere il ghiaccio ci ho messo anni. Devo ringraziarti soprattutto perché mi hai tolto definitivamente dalla testa l’idea di provare, cioè di sperimentare magari mettendomi anche a rischio. Comincio a pensare che innamorarsi di un ragazzo possa essere una cosa bella, una cosa vera, una cosa che coinvolge sentimenti profondi e puliti. Mi restano ancora tanti dubbi per la testa ma penso che aver trovato almeno una persona con cui scambiare una mail con la certezza di una risposta seria mi abbia tranquillizzato almeno un po’. Non mi sento ancora di iscrivermi al forum, questa cosa le devo metabolizzare per un altro po’ di tempo, però mi piacerebbe sapere se ci sono altri che hanno vissuto esperienze simili alla mia e soprattutto come le hanno affrontate. Nel forum ho trovato dei post che sento abbastanza vicini alla mia condizione ma mi piacerebbe ricevere delle risposte mie, cioè date a me e proprio in rapporto alla mia situazione. Non è assolutamente per mancanza di fiducia verso di te che faccio questo, anzi è proprio un modo di dirti grazie. Se lo ritieni opportuno (e da quello che mi hai detto penso proprio di sì) pubblica pure la mail.

Sono un ragazzo di 22 anni (fatti da poco), fino al Natale del 2008, cioè fino ai 19 anni e mezzo mi sono ritenuto sempre etero. Ho avuto una ragazza in pratica da quando avevo 17 anni, di quella ragazza ero innamorato, me ne sentivo profondamente attratto soprattutto a livello affettivo, lei a me ci teneva moltissimo. Uscivamo un pomeriggio sì e uno no (perché bisognava pure studiare). Premetto che ho avuto una educazione cattolica piuttosto rigida, al punto che la masturbazione per me praticamente non esisteva. In pratica avevo eliminato la sessualità del mio orizzonte, capisco che sia difficile crederci ma era successo così, mi sentivo gratificato da tante altre cose e mi facevo un merito di non masturbarmi e di non usare pornografia. Mettermi con quella ragazza, tra l’altro conosciuta in parrocchia, cioè uscire spesso con lei, per me era gradevole, ci stavo bene e il fatto che tutto questo non mi procurasse quasi nessuna reazione sessuale (perché sul momento l’erezione c’era e questo mi faceva pensare ad un amore da tutti i punti di vista, tenuto a freno da ragioni morali, tanto più che dopo la fantasia non ci tornava più) mi sembrava una cosa ovvia dato che non mi masturbavo nemmeno. Con lei stavo bene e lei stava bene con me, io non tentavo nessun approccio sessuale e lei nemmeno e la cosa andava bene così, almeno per me, probabilmente per lei non era la stessa cosa. Avevo degli amici maschi, ma anche quelli per la maggior parte conosciuti o a scuola o in parrocchia, bravi ragazzi coi quali ci si vedeva appunto o a suola o in parrocchia. Anche con quei ragazzi stavo bene, ma tutto sommato erano rapporti alquanto superficiali. A Natale ho conosciuto un ragazzo più grande di me di un anno e siamo diventati amici. All’inizio eravamo amici come lo ero con tutti gli altri ragazzi, poi ho cominciato a sentire la sua presenza come più importante, aspettavo di poterlo vedere e cercavo di allontanare il più possibile il momento di salutarlo. Lui con me era dolcissimo, era attento a tutto quello che dicevo, cosa che nemmeno la mia ragazza aveva fatto fino a quel punto. Le cose sono andate avanti così per qualche mese e quando non potevo vederlo perché dovevo stare con la mia ragazza la cosa mi dispiaceva. Lui sapeva che avevo la ragazza e non ha mai mostrato alcuna attenzione sessuale verso di me. A lui mi ero affezionato moltissimo. Dopo circa sei mesi che lo conoscevo la mia ragazza ha cominciato ad insistere per avere dei rapporti sessuali, sulle prime le ho detto che prima del matrimonio non si deve fare, ma lei insisteva e piano piano provava delle forme di contatto fisico che mi davano fastidio perché mi sembravano aggressive. In pratica mi sono convinto che quella ragazza non fosse una brava ragazza come la volevo io, cioè capace di fare a meno del sesso, e siamo arrivati alla rottura, ovviamente senza combinare nulla prima, in questo modo ho potuto tenere il punto per motivi morali, diciamo così. Ma devo dire che quando ho lasciato la mia ragazza io ero convinto di lasciarla perché una brava ragazza non deve pensare al sesso prima del matrimonio, a distanza di tempo ho capito che le motivazioni vere erano molto diverse. Una volta lasciata la ragazza il rapporto col mio amico è divenuto fortissimo, lo vedevo tutti i pomeriggi e passavamo insieme molte ore ma anche in queste situazioni non provavo alcuna forma di coinvolgimento sessuale. Il problema si è creato quando mi è venuta la malaugurata idea di iscrivermi alla palestra dove andava lui. Era gennaio 2010. Sono andato in palestra senza alcuna attesa e senza alcun problema, ma vedere qual ragazzo nudo mi ha turbato profondamente. Sottolineo che non mi ha turbato la disinvoltura dell’ambiente ma proprio il fatto di vedere lui nudo e in uno stato se non di erezione, non proprio in uno stato di riposo. Io non ho fatto la doccia, mi sono cambiato e basta. All’uscita lui era del tutto normale ma io no anche se ho fatto finta che non fosse successo nulla. Intanto ero in mezza erezione e dovevo coprirmi e poi mi sentivo anche imbarazzato dal parlare con lui dopo che lo avevo visto nudo. Tra noi non è cambiato nulla. Io quella sera ho ricominciato a masturbarmi ma il trauma e il senso di sconfitta per aver ripreso a masturbarmi mi ha fatto passare del tutto in secondo piano il fatto che mie fantasie erano tutte per quel ragazzo ed erano fortissime, come mai mi era capitato prima. Il giorno appresso depressione nera! Mi sentivo uno che aveva tradito i suoi ideali, ecc. ecc. una specie di fissato col sesso, ecc. ecc., sono andato a confessarmi, con terribili sensi di colpa, ma per la masturbazione in sé, non perché avessi fatto mente locale sul fatto che fosse successo pensando a un ragazzo. Al prete la cosa sembrò una vera banalità, ne uscii rincuorato e giurai a me stesso che non sarebbe mai più successo, così dissi a quel ragazzo che non lo avrei più potuto accompagnare in palestra e non ci andai più, ma è inutile dire che mi sembrò un sacrificio sovrumano, il pensiero tornava sempre lì ed è così che mi è cominciata a venire l’idea, o meglio sarebbe dire la paura, di essere gay, mi facevo tutti i ragionamenti più strani per arrivare alla conclusione che io con la gente del gay pride non avevo niente a che vedere. Per di più i rapporti con quel ragazzo erano ottimi e quando stavo con lui andavo in erezione e allora cercavo di non starci ma stavo malissimo e lui si chiedeva perché lo schivavo. Non so se abbia mai capito qualcosa, fatto sta che ci siamo un po’ allontanati, continuavamo a vederci ma meno anche perché c’era l’università di mezzo, questo fatto mi ha permesso di stare meglio per qualche mese, di nuovo niente masturbazione e di nuovo contento di me stesso. Poi quel ragazzo l’ho rivisto con una ragazza in un parco e si baciavano in un modo che non lasciava spazio ad equivoci. In teoria quindi i miei problemi erano risolti e così ho pensato per qualche mese, poi non ce l’ho fatta più. Ho messo da parte i sensi di colpa e mi sono buttato sulla pornografia. Oscillavo dall’esaltazione ai sensi di colpa più profondi, ma è diventata una fissazione, al punto che pensavo di dovermi proprio rivolgere a uno specialista. Ma la cosa non si è fermata lì, ho provato le chat erotiche ma ne sono rimasto proprio disgustato, e devo dire che sarei arrivato magari anche a fare qualche esperienza a rischio per la smania di provare. Allora mi sono ricordato di progetto gay che mi sembrava proprio un mondo a parte. Devo dire che lo avevo trascurato parecchio perché avevo cominciato proprio a cercare occasioni per fare sesso, anche se poi la paura era tale che non l’ho mai fatto. È così che ho scritto a project. Ho bisogno di credere che nel mondo gay ci sono anche persone come me che non vogliono buttarsi via, anche se per un po’ io l’ho fatto. Ho bisogno di credere che per un gay la vita non è solo sesso, ho bisogno di staccare l’idea di essere gay dalla fissa per la pornografia, ho bisogno di amare e di essere amato e poi ho bisogno di trovare una mia dignità da gay perché mi sembra che ormai ho tagliato i ponti con la mia vita precedente e ho paura di non trovare nulla di buono in una nuova vita gay. Ecco questo è tutto.

Il nome lo salto

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